Ri-Trovarsi nel 2015

Grazie a chiunque è passato di qui per curiosità, ricerca, noia…. A chi mi conosce e a chi mi ha scoperto per la prima volta …. A chi è ritornato …. A chi ha lasciato una parola … A chi le mie parole sono servite per riflettere e a chi sono servite per aprire porte dentro di sè…. Grazie a tutti!!!!

Per un 2016 pieno di sorprese da passare ancora insieme ❤️

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I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 55.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 20 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Verso l’infinito e oltre …

VERSO LINFINITO

Mi è sempre piaciuta questa frase, pronunciata molte volte da uno dei personaggi principali di “Toy Story”.

La considero molto motivante, mi trasmette energia perché mi fa capire che “oltre” a quello che sono, “oltre “ a quello che penso, “oltre” a quello che creo, c’è qualcosa di più lontano, posso andare ancora “oltre”.

Ovunque vi troviate nella vostra vita, qualunque cosa stiate sperimentando, vivendo, creando, il mio augurio per questo Natale è di ricordarvi di essere voi stessi, e per fare questo è necessario uscire dallo spazio finito della vostra realtà per sperimentare lo spazio infinito della vostra anima.

Verso l’infinito e oltre … non è un luogo, ma uno “stato d’essere” in cui scoprirete quanto è bello mostrarsi semplicemente se stessi.

Se stessi, costantemente innamorati di ogni attimo della vita, amanti delle piccole cose quotidiane.

Oltre te stesso donna/uomo che vive nello spazio finito creato dalle sue credenze e convinzioni, c’è un altro te stesso, donna/uomo che conquista l’infinito del suo potere creativo e della sua magnificenza.

Tu fai parte del tutto e oltre quello che vedi, ricorda, c’è anche quello che senti. Lo senti nel profondo, emerge dal silenzio, vibra come liberazione che scuote ogni cellula del tuo corpo.

Lì e soltanto lì esiste “semplicemente te stesso”, e lì e soltanto lì si fondono costantemente il tuo passato e il tuo futuro, plasmandosi in un presente ricco di gioia e felicità …..

Che la tua vita sia sempre il riflesso di ciò che sei e più di quello che immagini …..

BUON NATALE ……….

ALBERO DI NATALE

Ascoltare se stessi, per ascoltare meglio …

ASCOLTARSI

Gran parte dell’efficacia dell’ascolto deriva, oltreché dal sapere utilizzare le tecniche proprie dell’ascolto, dalla motivazione all’ascolto che abbiamo nei singoli contesti.

La motivazione all’ascolto è determinata essenzialmente dall’autostima e dalla considerazione che abbiamo dei soggetti coinvolti nella situazione secondo la logica del: “io sono OK – tu sei OK” ( nell’Analisi Transazionale le posizioni esistenziali”)

La consapevolezza di sé cresce gradualmente imparando a conoscere come parliamo a noi stessi, come si svolge il nostro dialogo interno. Se il dialogo interno è di carattere negativo ed è divenuto un “abito mentale”, le sue risposte si traducono in comportamenti non produttivi, difensivi, circoli viziosi, stress e soprattutto il livello di autostima diminuisce.

E’ importante ascoltarsi senza giudicarsi, essere i migliori amici di se stessi invece di essere i “peggiori nemici”. Capire quali credenze ci guidano o addirittura vivono la nostra vita. Ricordandoci che “nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso!”.

Spesso, quando si diventa coscienti di come si parla a se stessi, si è colpiti dal tono negativo del proprio dialogo interiore. Queste reazioni automatiche possono essere causa di comportamenti non produttivi che sfociano in chiusura, difesa, stress e poca determinazione. E’ difficile capire gli altri fino a quando non impariamo ad ascoltarci efficacemente.

Vivere con consapevolezza significa instaurare un accordo tra i nostri valori e i nostri obiettivi, agire in equilibrio con quello che siamo riconoscendo la propria specificità e autenticità.

La consapevolezza può portare alla com-prensione delle convinzioni sulle quali ci si basa per vivere.

Queste convinzioni possono sfociare nel pensiero che forze esterne controllano la nostra vita e che non siamo padroni di ciò che facciamo e proviamo.

Identificando i dialoghi interni non produttivi, possiamo riesaminare la convinzione che causa quel processo di pensiero.

Questo autoesame ci permette di imparare quando un determinato processo di pensiero è utile e quando è disfunzionale.

Nella vita noi formuliamo molto presto delle convinzioni che influenzano tutto il nostro comportamento e anche come ci parliamo internamento.

Ciascuno di noi per sentirsi OK mette in atto degli espedienti, chiamati in Analisi Transazionale “copioni”, “un piano di vita che si basa su una decisione presa durante la prima infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli eventi successivi e che culmina con una scelta determinante”, che ci permettono di affrontare le difficoltà e i problemi di adattamento all’ambiente.

Alla base dei copioni ci sono gli “imperativi” calati nella nostra coscienza come eco delle “ingiunzioni” ricevute dai nostri genitori o educatori, che se da un lato sono funzionali alla nostra efficacia, dall’altro hanno aspetti negativi che ci allontanano dall’ascolto di noi stessi….

IMPERATIVO: SII PERFETTO!!

CARATTERISTICHE: Persone che hanno bisogno di sapere e controllare tutto. Temono la delega. Tendono ad essere sopraffatti dai particolari. Prendere una decisione risulta molto difficile.

ASPETTI POSITIVI: Senso dell’organizzazione

ASPETTI NEGATIVI: Perfezionista ad oltranza. Problemi nella decisione. paura di lasciarsi sfuggire un particolare che possa compromettere la completa conoscenza dell’argomento

ASCOLTIAMOCI: Non si può riuscire a fare tutto, né tanto meno al primo tentativo: accettiamo i nostri limiti. Accettiamo gli errori, possono essere fonte di insegnamento.

IMPERATIVO: SII FORTE!!

CARATTERISTICHE: Soggetti addetti all’arte di arrangiarsi, sta a loro individuare da soli la soluzione. Non si fanno condizionare dagli altri né dalle proprie emozioni.

ASPETTI POSITIVI: Tenacia , affidabilità e resistenza

ASPETTI NEGATIVI: Freddi, distaccati, controllati. Parlano delle emozioni ma non le esternano mai. Perenne lotta tra la “forza” e la “debolezza”

ASCOLTIAMOCI: le emozioni fanno parte della nostra vita. Rappresentano il motore della nostra attività e della nostra efficacia.

IMPERATIVO: SBRIGATI!!

CARATTERISTICHE: Persone che non hanno mai tempo. Hanno sempre qualcosa da fare e più sono sotto pressione più hanno l’impressione che le loro azioni siano utili e legittime. La fretta e i lavori all’ultimo minuto li stimolano moltissimo

ASPETTI POSITIVI: Velocità ed efficacia. Capacità di partire da capo di fronte all’imprevisto.

ASPETTI NEGATIVI: Bisogno di essere precipitosi per sentirsi gratificati. Ridursi all’ultimo momento.

ASCOLTIAMOCI: Abbiamo bisogno di tempo per decidere da soli i nostri obiettivi e portarli a termine solo così potremmo ottimizzare la nostra energia e la nostra efficacia. Abbiamo il diritto di non metterci sotto pressione!

IMPERATIVO: CERCA DI PIACERMI!!

CARATTERISTICHE: Persone che non trovano mai il coraggio di dire di “No”. A loro piace sentirsi amate, coccolate e sono propense a soddisfare le richieste che vengono loro rivolte.

ASPETTI POSITIVI: Flessibilità Capacità di adattamento

ASPETTI NEGATIVI: Dire di “Sì” quando si pensa il contrario. Non riuscire a manifestare chiaramente le proprie intenzioni.

ASCOLTIAMOCI: Solo concentrandoci sui nostri obiettivi potremo migliorare. Rispettiamoli!! Rispettiamoci!! Impariamo a dire di “NO!”

IMPERATIVO: SFORZATI!!

CARATTERISTICHE: Persone che continuano a provare. La vita è dura e difficile e ognuno deve farsi coraggio perché deve lottare e lavorare sodo per emergere.

ASPETTI POSITIVI: Costanza Testardaggine

ASPETTI NEGATIVI: Credere che se una cosa non è difficile non è importante

ASCOLTIAMOCI:Possiamo riuscire anche senza distruggerci! Rispettiamo i nostri ritmi personali e i nostri bisogni

La caccia è aperta…. Quale è il prossimo????

Lasciare andare o cadere ….

goccia acqua 1

“E quanto coraggio ci vuole a lasciare andare qualcosa che vorresti a tutti i costi restasse? Non è forte chi trattiene, chi stringe la morsa. E’ davvero forte chi capisce quando è il momento di mollare la presa” (cit)

L’esplorazione del Sé è inestricabilmente legata con l’evolversi dell’esistenza di ciascuno di noi. Gli alti e i bassi che caratterizzano la vita possono generare la crescita personale o creare paura. Quale dei due si riveli poi dominante dipende interamente dal nostro modo di intendere il cambiamento.

Il cambiamento può essere vissuto sia come qualcosa di esaltante che come qualcosa di spaventoso, ma a prescindere da come lo intendiamo, noi tutti dobbiamo affrontare il fatto che il cambiamento rappresenta il tratto distintivo della vita.

Se si prova molta paura il cambiamento non sarà gradito e si farà di tutto per creare intorno a noi un mondo che sia prevedibile, controllabile e definibile.

Con la paura possiamo fare due cose: possiamo riconoscere di averla e metterci all’opera per lasciarla andare, oppure decidere di tenerla cercando di sfuggirle nascondendoci.

Quando abbiamo in noi paura, insicurezza o debolezza e cerchiamo di impedire che vengano innescate, il più delle volte si verificheranno nella nostra vita alcuni cambiamenti o eventi che sfidano i nostri sforzi. E poiché opponiamo resistenza a quei cambiamenti, ci sembra di stare lottando contro la vita.

Quella parte interiore di noi che non sta bene con se stessa non è in grado di fronteggiare l’evolversi naturale della vita, poiché non cade sotto il suo controllo. Se la vita si evolve in modo tale da innescare i nostri problemi interiori, allora per definizione non va bene. Noi definiamo l’intera gamma della nostra esperienza esterna in base ai nostri problemi interiori. Se vogliamo evolvere tutto questo è necessario che cambi.

Durante il nostro cammino ci renderemo conto che i nostri tentativi di proteggerci dai problemi non fanno altro che aumentarne il numero. Nel cercare di sistemare persone, luoghi e cose in modo tale che non ci creino disturbo, cominceremo ad avere l’impressione che la vita sia contro di noi. Sentiremo che l’esistenza è una lotta e che ogni giorno è pesante perché dobbiamo assumere il controllo di tutto e lottare contro tutto. Sentiremo che chiunque, in ogni momento, è in grado di suscitare la nostra inquietudine.

Questo rende la nostra vita una continua minaccia. Ed è per questo che nella nostra mente si svolgono tutti quei dialoghi cercando di immaginare come fare per impedire alle cose di succedere, o cercando di capire cosa fare, visto che ormai sono successe.

L’alternativa è quella di decidere di evitare di lottare realizzando e accettando che la vita non cade sotto il nostro controllo. Poichè la vita è in continuo mutamento, se cerchiamo di controllarla non saremo mai in grado di viverla pienamente. Anziché vivere la vita, vivremo la paura della vita.

Ma una volta che avremo deciso di non combattere con la vita dovremo fronteggiare la paura che ci costringeva a combattere.

Quando c’è paura dentro di noi, gli eventi della vita inevitabilmente la sollecitano. Come un sasso gettato nell’acqua, il mondo con i suoi continui mutamenti crea delle increspature in qualsiasi cosa custodito dentro di noi. Spesso la vita crea situazioni che ci spingono ai nostri limiti proprio per prendere coscienza di quei blocchi che limitano lo scorrere della nostra energia vitale e questo diventa una grande opportunità per liberarci dal nostro fardello di dolore. Ed è allora che ci accorgeremo che , in realtà, la vita, sta solo cercando di darci una mano.

Quindi permettiamo al dolore di venire in superficie nel nostro cuore e di attraversarlo. Se lo facciamo, il dolore transiterà. Questo rappresenta l’inizio e la fine dell’intero sentiero: arrendersi al processo di svuotamento di noi stessi.

Quando il nostro fardello viene colpito, lasciamo andare  proprio in quell’attimo; esplorare o trastullarci con il problema, sperando di mitigarlo, non ci renderà le cose più facili. Se non ci abbandoniamo, smarrendoci nelle sensazioni e nei pensieri di inquietudine che vengono a galla, verremo risucchiati e una volta caduti saremo alla mercè dell’energia che ci agita. Entreremo in un vortice senza fine che ci farà sempre più allontanare dal centro di noi stessi.

Quindi non cadiamo. Lasciamo andare; non importa di cosa si tratta, abbandoniamoci. Più grande è una cosa, maggiore sarà la ricompensa per averla lasciata andare e peggiore sarà la caduta se non lo facciamo. Non c’è alcuna zona grigia nel mezzo: o lasciamo andare , o non lo facciamo.

Permettiamo a tutti i nostri blocchi e disagi di fare da carburante per il viaggio. Quello che ora ci sta schiacciando può diventare una potente forza per elevarci. Dobbiamo semplicemente essere disposti a compiere l’ascesa……

Le donne e l’autoaccettazione

vivere la vita 2

Uno dei problemi fondamentali della donna moderna del XXI secolo continua ad essere quello di accettare, rispettare e stimare se stessa. La mancanza di autostima impedisce a molte donne di impegnarsi con coraggio per i propri obiettivi e ideali.

Spesso è difficile e laborioso guardarsi in maniera sincera, accettarsi senza riserve ed esaminare la propria natura più autentica senza illusioni. Per farlo partner, amici o il mondo esterno possono solo fungere da catalizzatori, non possono tenere pronta la soluzione; ogni donna possiede la chiave, la sua chiave, per riuscirci. La responsabilità per la propria vita è unicamente sua. Questa può essere un acquisizione sconvolgente, ma allo stesso tempo anche straordinariamente liberatoria.

Camminando sulla strada dell’autodeterminazione un ringraziamento va fatto a Bert Hellinger, di cui non so molto ma quel tanto che basta per capire l’importanza del metodo delle “costellazioni familiari” nel rendersi conto in che modo, spesso drammatico, il presente di un individuo possa essere influenzato, anche a distanza di decenni, dalle vecchie radici familiari.

Se a quest’ultimo è stato continuamente trasmesso che le sue esigenze dovevano essere messe da parte per permettere agli “altri” di stare bene, l’individuo in questione avrà enormi difficoltà a trovare se stesso e a realizzare il proprio progetto di vita. Chi è stato sollecitato a più riprese a delegare la responsabilità della propria vita “agli altri”, avrà enormi difficoltà a prendere coraggiosamente in mano la propria esistenza. Specialmente le donne, a questo proposito, è necessario che superino vecchie forme di pensiero che determinano ancora, o tentano di limitare, il loro destino e la loro libertà.

Nei miei colloqui di counseling è impressionante vedere in quale misura le donne dispongano della capacità di soffocarsi in nome dell’armonia, di ritirarsi e ammutolire. Dall’esterno sembra dominare l’armonia, ma nella loro interiorità è tutto un fermento e un ribollire; e questa lava impedita a esplodere si raffredda e si indurisce con il passare del tempo.

Se non si dà spazio ai propri processi interiori o si reprimono i propri (legittimi!!!) bisogni, allora questi subiscono una mutazione . Divengono OMBRE. Ombre che ci circondano e inducono due tipi di sviluppi spiacevoli: ci impediscono di vivere spensierate perché ci fagocitano; e oscurano la Luce. Qualsiasi definizione si voglia dare alla luce, questa è la vera Forza nella quale è immersa la nostra vita e dalla quale la nostra vita trae nutrimento. Se le ombre vengono trasformate, la nostra luce appare più bella e radiosa e tutto nel suo insieme apparirà più luminoso.

Ovviamente, va da sé, che confrontarsi con le proprie forze oscure non è né semplice, né piacevole. Vederle negli altri è di gran lunga meno problematico. E’ anche molto più gradevole richiamare l’attenzione del nostro interlocutore sui suoi errori rispetto a subire un richiamo sulle nostre ombre o sui nostri errori. Ma sono proprio queste situazioni spiacevoli a essere i nostri migliori maestri. Ed è proprio dalle relazioni o dagli incontri difficili e dolorosi che ci costringono ad una sfida con la realtà, che possono arrivare i benefici, sempre ammesso che si dia loro spazio , che li si affronti e che si traggano insegnamenti da queste esperienze. In questo caso ci saranno più occasioni in cui si individueranno nuovi aspetti della propria personalità. Ci si avvicinerà al nucleo della propria identità e si svilupperà passo dopo passo la propria vera forza interiore da cui avrà inizio una nuova vita.

Tutto ciò significa: ACCETTA TE STESSA! Vivi i tuoi pensieri e attraverso loro la tua vita! Liberati dall’oppressione facendo tutto ciò con coscienza e amore. La “battaglia dei sessi” è un disconoscimento della reale problematica. AMA TE STESSA  e smettila di preoccuparti!

Solo tu stessa puoi fare in modo di ESSERE TE STESSA.

La vita ti aspetta. Abbi il coraggio di accettarti per come sei. La vita ti ha voluta così!!!!

Il tempo della noia

noia

“Noia: il desiderio di desideri… ” Lev Tolstoj

La noia è una esperienza emozionale, o meglio esistenziale, che sconfina a volte nella malinconia. Nell’una e nell’altra si ha la dissociazione fra il tempo interiore (Kairos) e il tempo della clessidra (Kronos); nel senso che quest’ultimo cammina e avanza e l’altro invece inciampa e si arresta.

In ogni caso, nella noia il tempo vissuto (ossia l’esperienza soggettiva del tempo) è divorato dal presente ma non sprofonda nella voragine del passato.

Non c’è una sola forma di noia ma ce ne sono molte: ci sono forme leggere e profonde, motivate e immotivate, prevedibile e imprevedibili, visibili e invisibili; ci sono forme di noia che ci portano a meditare sul senso della vita e altre che ci immergono nel vuoto e nel nonsenso della vita.

L’esperienza della noia è una caratteristica che troviamo molto spesso nel mondo adolescenziale. L’elemento, che più abitualmente contrassegna la vita emotiva dell’adolescente che si annoia, è l’indifferenza.

Indifferenza emozionale che lo induce a negare valore e significato alle persone e alle situazioni e indifferenza etica che lo porta a non distinguere il bene dal male.

Dalla noia e dall’ansia di uscirne nasce la condizione di eccitamento momentaneo che, spesso nella modalità adolescenziale d vita, inducono i ragazzi ad azioni aggressive nei confronti degli altri e di se stessi, alla guida selvaggia di automobili e con frequenza sempre maggiore all’assunzione di sostanze alcoliche o stupefacenti.

Ma al di là di questi gesti, una vita emozionale immersa nella noia si fa arida togliendo lo slancio vitale necessario all’evoluzione e al benessere. Allora come è possibile vivere una vita dotata di senso quando le emozioni hanno perso la loro spontaneità? Il luogo eletto nel quale far vivere queste ambivalenze emozionali e relazionali diventa internet che coinvolge non solo la giovane popolazione “annoiata” ma anche quella adulta.

Vediamo, infatti, che molto spesso internet non  viene utilizzato come strumento di conoscenza, una finestra sul mondo , bensì diventa il principale mezzo per mettersi in “relazione” con l’altro da una distanza che protegge da ogni coinvolgimento senso-emozionale.

Dalla noia può allora nascere una vera e propria dipendenza da interne nella quale si conosce stando fermi, si stabiliscono contatti senza entrare in contatto, si provano sensazioni senza vicinanza umana.

I contesti emozionali delle famiglie, nelle quali crescono adolescenti divorati dalla noia, sono non di rado contraddistinti da aridità e da inadeguatezza nelle relazioni, dalla incapacità di ascoltare e dalla mancata volontà di confrontarsi con i problemi interiori dei figli.

La crisi e poi lo smarrire il senso della vita hanno molte radici e una di queste è rappresentata negli adolescenti, ma anche negli adulti, dall’inaridirsi delle emozioni e dal loro naufragare nella noia.

Come dice Galimberti in “L’ospite inquietante”, quello che nella nostra società si avverte sempre di più è la sovrabbondanza di stimoli esterni e la conseguente aridità di comunicazioni che portano all’indifferenza esistenziale.

Quali possono essere le cause della noia, del deserto emozionale, che ne consegue? Uno dei motivi principali è la mancanza di una educazione emotiva famigliare dove gli adolescenti trascorrono il loro tempo con la televisione ed internet sempre accesi. Anche la scuola non è sempre all’altezza nel suo compito di educare alle emozioni oltre che preoccuparsi della maturazione intellettuale dei ragazzi.

Ad accrescere poi il deserto emozionale, così intrecciato alla noia, si aggiunge il fatto che i valori dominanti di oggi sono incentrati sul successo, sulla negazione del dolore, sui soldi e difficilmente indirizzati verso la solidarietà.

Come dice ancora Galimberti, nel deserto della comunicazione emotiva, che da bambini non ci è arrivata, da adolescenti non abbiamo incontrato, e da adulti ci hanno insegnato a controllare, crescono un individualismo esasperato, e insieme una grande difficoltà ad una riflessione interiore che consenta di creare relazioni autentiche.

Così non si sa più mettere in contatto il cuore con la mente, la mente con il comportamento e il comportamento con le risonanze emozionale che gli avvenimenti destano nel cuore…….

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liberametne tratto da:

E.Borgna “Il tempo e la vita” ed. Mondadori

Camminando verso l’acquisizione del nostro potere

empowerment

Molto spesso durante un percorso di Counseling capita di portare le  persone a riflettere su cosa, nella loro vita, le fa sentire più nel proprio potere.

Il più delle volte le loro risposte sono:

“Sento di acquisire potere quando mi sento centrata”

“Sento di acquisire potere quando metto dei limiti”

“Sento di acquisire potere quando mi prendo la responsabilità di me stessa”

“Sento di acquisire potere quando mi accorgo di quanto mi sono impegnat nella mia crescita e di quanto fino ad ora ho realizzato”

“Sento di acquisire potere quando ho successo”

Senti di acquisire potere quando sono connessa al mio corpo e mi sento radicata a terra”.

Da queste affermazioni si evince che sentiamo di acquisire potere, soprattutto, quando siamo nella nostra energia, mentre ci sentiamo privati di potere quando ci sentiamo indifesi, confusi e sopraffatti dalla vita o da qualcuno.

Tuttavia siamo ingiusti verso noi stessi se basiamo il nostro potere solo sul sentirci centrati, forti, assertivi. Quando veniamo colpiti nella nostra autostima siamo spesso in uno stato di choc che ci rende incapaci di sentire noi stessi e di rispondere, quindi, in un modo appropriato. E spesso siamo così lontani da un contatto con ciò che vogliamo, desideriamo, sentiamo e pensiamo, che solo più tardi scopriamo di aver tradito noi stessi.

La nostra esperienza è che impariamo a darci potere dicendo un “sì” a noi stessi a un livello profondo. Cioè sentendo noi stessi con un senso di compassione e accettando quello che si presenta , momento per momento.

La strada verso l’acquisizione di potere ha due poli: uno femminile e l’altro maschile.

L’aspetto femminile include l’osservare e il sentire da vicino noi stessi in quei momenti in cui ci sentiamo minacciati, indifesi, senza potere, confusi, paralizzati, spaventati, insicuri.

Un osservare e un sentire senza la pressione o l’aspettativa che saremo capaci di rispondere con potere o semplicemente che sapremo in qualche modo rispondere. Lo choc può essere così profondo che quello che nel momento possiamo fare è solo osservare l’intera situazione.

Questo significa diventare consapevoli e sentire la paura, in particolare quando qualcuno vuole qualcosa da noi o quando ci sentiamo sopraffatti dalle sfide della vita. Normalmente, in queste situazioni, non siamo presenti, ci distraiamo e ci allontaniamo in un modo o nell’altro: compiacendo, isolandoci o dissociandoci. Ci vuole molto coraggio per essere presenti e sentire quello che ci accade dentro.

L’acquisizione di potere viene dal trovare il coraggio e la determinazione a rimanere presenti e a sentire la paura e le sottili sensazioni fisiche associate alla paura.

Lentamente, con il tempo e con molta pazienza, possiamo imparare a riconoscere che non siamo solo un bambino in panico, ma che abbiamo anche la forza e la determinazione per sentire noi stessi piuttosto che distrarci in qualunque modo.

Attraverso tentativi ed errori e senza il dovere di “fare la cosa giusta”, se ci impegniamo a d essere presenti e a sentire cominciamo a scoprire che cosa va bene per noi.

L’aspetto maschile dell’acquisire potere include, invece, correre piccoli rischi, dicendo di che cosa abbiamo bisogno e che cosa vogliamo, anche se questo può farci incorrere nella disapprovazione.

L’aspetto maschile comprende anche l’impegnarsi a fare piccoli passi per non permettere che le nostra pure ci facciano continuamente affondare in un continuo rimandare e nel ritirarsi.

Anche in questo caso non si tratta di fare o dire la cosa giusta, ma semplicemente correre il rischio di comportarsi in un modo nuovo, diverso, più vicino al nostro cuore.

Il correre piccoli rischi ha una grande forza trasformativa e produce un profondo cambiamento interiore. Questo cambiamento conferisce potere, gradatamente le paure diminuiscono e ritorna il senso di sé.

liberametne tratto da:

Krishnananda,Amana – “Fiducia e sfiducia” – Ed.Feltrinelli

Accettare i propri sentimenti….

accettare i propri sentimenti

Proseguendo nel cammino per ri-trovarsi un’altra tappa fondamentale è l’accettazione dei propri sentimenti qualunque essi siano.

Molto spesso le persone tendono a nascondere aspetti di sé di cui non vanno fiere e che hanno a che fare con l’esperienza di alcune emozioni quali il dolore, la rabbia, la paura, la gelosia, la sofferenza…

Come ha sottolineato Jung queste parti di noi tenute nascoste vanno a costituire la nostra “Ombra” e sono condizionate dal timore profondo che la loro manifestazione sarebbe criticata o avrebbe conseguenze terribili e spaventose.

Fin da bambini ci viene insegnato che è bene nascondere alcune emozioni e che esprimere le proprie “debolezze” emotive ci può esporre al rischio di essere vulnerabili.

I messaggi che abbiamo ricevuti sottesi a questa credenza sono:

  •  Non mostrare i tuoi sentimenti
  • I tuoi sentimenti possono spaventare gli altri
  • E’ pericoloso manifestare le tue emozioni

La paura di esprimere le proprie emozioni è ancora più netta, poi, se si è cresciuti in quei contesti familiari in cui sentimenti come odio e rabbia sono stati banditi. Ne consegue, quindi, che fin dall’infanzia si radica la convinzione di essere persone diverse da tutte le altre per cui sbagliate proprio perché si hanno fantasie o sentimenti negativi e inaccettabili.

 Una delle esperienze di cui le persone hanno più paura è quella del dolore.

Accettare se stessi significa accettare anche il dolore che può esserci dentro di noi e che spesso ha radici molto antiche. A volte ci rifugiamo nell’evitamento e nella negazione come difese che ci consentono di non far emergere i sentimenti dolorosi.

Quando proviamo un dolore intenso, fisico o psicologico questo prende tutta la nostra attenzione, rendendo difficile ricordare quando la sofferenza non c’era e immaginare di poter di nuovo sperimentare sensazioni positive.. E’ come se il dolore cancellasse tutto il passato e il possibile futuro. Siamo talmente presi nel gorgo del dolore e della paura che non ci rendiamo conto che esso viene ad ondate ed il nostro unico pensiero è rivolto a: quanto sarà forte? Quanto durerà? Sopravviverò?

Siamo davanti ad una scelta : cogliere l’opportunità di ri-conoscere la propria sofferenza attraverso i vissuti dolorosi, com-prenderne il significato integrandoli nella propria vita oppure ripiegare ancora una volta nella fuga lasciando questi aspetti nell’Ombra.

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A questo punto ti invito a provare il seguente esercizio: se ti trovi in un momento della tua vita in cui stai sentendo dolore e sofferenza per qualcuno o qualcosa prova a farti queste domande:

  • In quale parte del tuo corpo senti il tuo dolore e la tua sofferenza?
  • Se le tue lacrime potrebbero parlare cosa direbbero?
  • Cosa ti impedisce ti accettare questo dolore?
  • Cosa ti impedisce di superare questo dolore?

Prendi un foglio di carta e senza pensare troppo inizia a scrivere per almeno 15 minuti, non rileggere subito quello che hai scritto….

Prendi un altro foglio, sceglie un colore che senti in questo momento ti appartiene e prova a dare una forma al tuo dolore…..

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 Se si ha paura di soffrire, si finisce per soffrire di paura. Solo accettando il dolore possiamo verificare che l’onda fa il suo corso, alternandosi ad intervalli meno intensi che permettono il recupero dell’energia e del coraggio e che  ci ricordano “che passerà…” E’ d’aiuto in questi momenti usare affermazioni positive come : “quello che sento non è quello che sono…” piuttosto che concentrarsi su pensieri negativi come “durerà per sempre…”.

Per concludere: è fondamentale non negare i propri sentimenti, non rimproverarsi ed essere punitivi con se stessi, piuttosto cerchiamo di ascoltare i loro messaggi domandandosi se esiste un modo per soddisfare i propri bisogni senza entrare in conflitto con i propri valori. Dare la priorità al nostro bisogno più importante, senza giudicarsi per i nostri desideri contraddittori, significa riappropriarci della nostra interezza.

Anche quando abbiamo difficoltà ad accettare le nostre emozioni è comunque importante riconoscere le nostre resistenze: il primo passo per uscire da una situazione comincia proprio da dove ci troviamo.

Ri-conoscendo le nostre resistenze aumentiamo la consapevolezza e questo è un passo fondamentale verso l’integrazione.

La comunicazione dell’anima: simpatia, compassione empatia …

comunicazione 1

“Ogni relazione significa definire se stessi attraverso l’altro e definire l’altro attraverso se stessi” Robert Laing

Vorrei soffermarmi questa mattina su un importante aspetto della comunicazione: l’arte di percepire le somiglianze con l’altro vibrando all’unisono con quanto ci viene detto.

La comunicazione umana si svolge su vari livelli: intellettuale,emozionale, corporeo e a ciascun livello prevale un particolare tipo di codice.

Il linguaggio verbale è il più distaccato dei codici ed è utile soprattutto per comunicare a livello intellettuale riguardo a fatti e situazioni esteriori, esso si occupa principalmente del contenuto della comunicazione : certo, può anche essere usato per parlare di emozioni, tuttavia dire “ti amo” non è mai come sorridere, abbracciare o baciare la persona amata ….

Il linguaggio non verbale, come abbiamo visto nell’esempio sopra, è molto più partecipe e comunica con molta più intensità della parola. Esso si occupa della parte relazionale della comunicazione, esprime la nostra personalità e le nostre emozioni, parla prevalentemente di noi stessi e dei nostri stati interiori e ci avvicina all’altro.

Proseguendo nel nostro viaggio verso l’altro a mano a mano che la distanza si riduce entriamo in una dimensione sempre più intima e profonda che è quella del con-tatto. Toccarsi, abbracciarsi o guardarsi intensamente negli occhi sono forme di comunicazione che non solo suscitano particolari sensazioni fisiche ma stimolano anche parti più profonde del proprio essere mettendole in risonanza con le rispettive parti dell’altro.

Il con-tatto è comunicazione dell’anima, ci permette di entrare in relazione con l’essenza più profonda di chi ci sta di fronte: sentire noi stessi nell’altro e l’altro in noi.

Il primo livello del con-tatto è la simpatia intesa nel suo significato etimologico dal greco syn=stesso e pathos= sentire,soffrire => “stesso sentire”, “stesso soffrire”, la simpatia nasce quando i sentimenti o le emozioni di una persona provocano simili sentimenti anche in un’altra, creando uno stato di “sentimento condiviso”,cominciamo a sentirci attratti da quella persona perché troviamo tante affinità con noi stessi. La capacità di condividere emozioni, di rendersi scambievolmente partecipi del sentire dell’altro, è un elemento insostituibile per la piacevolezza delle relazioni e per quell’intima e indicibile sensazione del “sentirsi accolti e capiti”.

Un’altra dimensione del contatto si esplica nella compassione intesa anch’essa nel suo significato etimologico cum=con e pathos= sentire, soffrire => sentire assieme, soffrire assieme cioè la capacità di entrare in contatto con il sentire dell’altro a prescindere dalla somiglianza e affinità. Molto usata in ambito religioso la compassione ha assunto con l’andare del tempo l’accezione di “aver pena per la sofferenza dell’altro” , distaccandosi così dal suo significato originario. Anche per questo motivo gli psicologi hanno avvertito il bisogno , per descrivere determinati processi, di usare un concetto più neutro libero da connotazioni religiose: l’empatia dal greco empatheia “sentire dentro”.

L’empatia è un sentire l’altro senza confonderlo con il sé; è un processo volontario e consapevole in cui dopo aver sospeso ogni giudizio ci si immedesima nell’altro, ci si mette nei suoi panni, si avvertono eventuali risonanze con le proprie emozioni, mantenendo però la necessaria consapevolezza dei confini tra la propria identità personale e quella dell’altro.

E’ necessario distinguere l’empatia tout court che descrive una esperienza spontanea di immedesimazione con l’altro, dall’empatia usata dal Counselor nel suo lavoro con il cliente. Attraverso questo tipo di empatia, fondamentale per l’instaurarsi dell’alleanza, non ci si perde nell’altro, pur sentendolo dentro di sé, compartecipando del suo sentire; si è aperti ma nello stesso tempo centrati in se stessi in modo che in qualsiasi momento è possibile distinguere cosa è l’altro e cosa siamo noi . In questo modo non si rischia di affogare nelle emozioni dell’altro, è possibile sentirle vestendo i suoi panni ma anche staccare in qualsiasi momento l’interruttore e tornare in noi stessi.

Possiamo definire questa modalità di empatia un cocktail di compassione + comprensione + non identificazione , una esperienza di condivisione emotiva abbinata ad una raffinata mediazione cognitiva. Una relazione in cui non solo si sentono dentro di sé le emozioni di un’altra persona, ma se ne ha anche una profonda comprensione, senza peraltro perdersi nella identificazione con l’altro.

Questa unione di compassione, comprensione e non identificazione è una “conditio sine qua non” per comprendere davvero le opinioni, i punti di vista, i vissuti, le motivazioni, gli atteggiamenti dell’altro, senza sovrapporre il proprio punto di vista soggettivo né interpretare alla luce dei propri valori.

Questo in una “relazione d’aiuto”, come può essere un percorso di counseling favorisce l’autoesplorazione, la fiducia e il desiderio di comunicare del cliente che sentendosi compreso e accolto incondizionatamente potrà iniziare a sviluppare quella sicurezza necessaria per spiccare il volo….