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L’ArtCouseling come spazio del possibile

RED GALLERY GIOVANNA LENTINI

Giovanna Lentini – Red Gallery –

” … tutte le arti che pratichiamo sono un apprendistato di un’arte più grande: la nostra vita …”M.C.Richards

Sono almeno tre le caratteristiche che ci rivelano come il processo e lo sforzo creativo nella produzione artistica possano avere una funzione di “therapeia”, intesa come “cura di sè”:

  •  La creazione di uno spazio di comunicazione flessibile con il proprio ambiente
  • La capacità di saper distinguere tra mondo interno e mondo esterno, cioè tra fantasie, desideri, bisogni e realtà
  • La capacità di regolare e trasformare le proprie emozioni.

Tutti e tre questi fattori sono strettamente interconnessi e riproducono le trasformazioni che caratterizzano la crescita cognitiva ed emotiva di ogni persona, lo sviluppo, quindi dei processi di pensiero, la possibilità di vedere gli oggetti del mondo reale e di elaborarne una rappresentazione mentale.

Nel Counseling Espressivo la presenza di “oggetti” e il ruolo che questi assumono nel processo appaiono di notevole importanza per comprendere la tecnica in quanto tale, lo spazio di comunicazione che si viene a creare tra artcounselor e cliente e i processi di regolazione emozionale.

Quando si parla di “oggetti” ci si può riferire tanto a “oggetti pulsionali” ossia al legame che si crea con l’agevolatore, per cui quest’ultimo diventa la “base sicura” mancata e mancante, tanto a quegli oggetti concreti, come un disegno, suoni, gesti, movimenti, prodotti artistici. Questi ultimi oggetti sono più vicini a quello che la nostra attività percettiva individua come appartenenti al mondo esterno e dotati di specifiche forme e caratteristiche strutturali che diventano però, nell’ambito della creazione artistica, simbolo di un “interno” che è impossibile fare emergere in altro modo, un alter-ego della persona ed in quanto tale a tutti gli effetti ulteriore “soggetto” nel setting.

Simbolo, nel significato etimologico di “mettere insieme” il fantasmatico, che corrisponde alla creazione di un secondo universo esistente solo nella mente di chi lo attua; il cognitivo, per cui l’emergere del simbolo equivale al legare mentalmente determinati eventi del mondo esterno e a fornire così una prima chiave per una comprensione olistica del mondo esterno e l’affettività, che permette all’emergere del simbolo l’elaborazione del dolore della separazione e il controllo delle emozioni.

Nello sviluppo della trasformazione simbolica dei contenuti del mondo esterno secondo la triplice valenza fantasmatica, cognitiva e affettiva si possono individuare i confini dello spazio della creatività individuale. Spazio che diventa “area transizionale” , ciò che è a metà strada tra soggetto e oggetto. Nella misura in cui creano e sostengono il legame affettivo, gli “oggetti transizionali” svolgono un ruolo positivo e offrono una dimensione creativa che permette di superare l’angoscia di separazione e di ritrovare ad un altro livello l’oggetto amato assente.

Lo spazio di creatività suggerito da Winnicott è pertanto uno spazio che si fonda su un uso attivo dell’illusione che spinge l’individuo a vivere, a modulare e regolare le proprie emozioni utilizzando anche strumenti od oggetti che possono appartenere all’esperienza artistica.

Il setting di ArtCounseling diventa, quindi,  uno spazio del possibile in cui nulla è sicuro se non la possibilità stessa di far sì che molteplici eventi trovino un adeguato contenitore.

Il processo creativo si esplica in un vivere pieno di significati, in un adattamento alla realtà attivo. Non è l’espressione artistica che trasforma la realtà o che cambia il mondo, ma può trasformare il linguaggio umano e l’uomo in quanto tale. E’ chiaro, in tal senso, che è l’individuo in quanto “trasformato” dall’”arte” che può poi tentare di trasformare la realtà con la sua vita e con la sua capacità di vivere in maniera attiva a adeguata le proprie emozioni. Il processo creativo non significa semplicemente originalità e libertà, ma porta con sè uno sforzo a trovare nuove oggetti allargando l’ambito dell’esperienza umana.

Attraverso la regolazione delle emozioni è possibile così arrivare a nuove forme espressive che conducono alla realizzazione di opere che stimolano la ricerca di significati che prima era impossibile cogliere.

Perchè scegliere Ri-Trovarsi come scuola di Counseling.

RITROVAARSISCUOLA

” Non puoi trasmettere saggezza e visione profonda ad un’altra persona. Quei semi sono già presenti in lei; un buon insegnante li tocca e permette loro di risvegliarsi, di germogliare e di crescere” Thich Nhat Hanh

Ri-trovarsi è un centro formativo nuovo che si inserisce nel vastissimo panorama delle offerte di formazione in Counseling.

In realtà è un “soggetto” che esiste da 10 anni come luogo virtuale di condivisione e confronto legato alle tematiche del ben-essere, dell’arte e del Counseling, che si è trasformato in luogo fisico che eroga servizi per il ben-essere della persona tra cui il corso triennale in Counseling Espressivo.

Fin qui in realtà nulla di nuovo, dunque perchè sceglierci?

Perchè, per prima cosa, la scuola, una piccola struttura che vuole rimanere tale, mette al centro l’allievo, nella sua specifica e unica “umanità”, prendendosene cura in un processo educativo che prima di essere professionalizzante vuole condurre lo studente ad imparare a prendersi cura di sè, delle sue preziose fragilità, agevolandolo nella scoperta delle sue potenzialità e risorse accompagnandolo nella focalizzazione dei suoi punti di forza al fine di creare un proprio personale metodo di fare counseling.

E’ una scuola di counseling gestita e condotta da counselor che ben sanno i principi di questa professione che NON CURA ma SI PRENDE CURA della persona facilitando la ricerca di quel “senso” che si può trovare solo all’interno di se stessi, nella propria umana sostanza, riconoscendo le risorse e la capacità di autodeterminarsi di cui ognuno di noi è provvisto.

Professione, che in questo momento storico così complesso, diventa servizio sociale per ritrovare in se stessi quel punto di riferimento, quella fiducia che fuori si è persa.

E così il Counseling riprende il suo scopo originario di orientamento, una bussola in questo “mare magnum” di incertezze che ci circonda.

Il secondo motivo sono gli strumenti di cui la scuola si serve per raggiungere questo scopo, ossia l’Espressività.

L’Espressione corporea sia essa movimento o gesto grafico che arriva là dove le parole non trovano voce.

ES-PRESSIONE ossia manifestazione della nostra parte più profonda e istintuale, ancora priva di consapevolezza e quindi di un vocabolario semantico, che emerge attraverso  l’Io Corpo, che trattiene le nostre memorie più antiche, sia per mezzo di un gesto, un movimento, una traccia pittorica lasciata su un foglio.

“Oggetto” che diventa, “portato fuori”, alter-ego della persona, pronto per essere esplorato e in caso trasformato e ri-trasformato fino a trovare una “forma” sufficientemente buona.

Oggetto che diventa anche il fio rosso per uscire dal labirinto dei continui autoboicottamenti e ritrovare la strada di casa.

Questo processo si fonda sulla fiducia incondizionata che ognuno di noi possegga quell’ingrediente magico capace di modificare la nostra vita: la CREATIVITA’.

Parola che condivide l’etimologia con il termine indoeuropeo “kerè” che significa “crescita” e la crescita implica sempre una trasformazione.

Quindi Creatività che porta alla trasformazione; in questo processo che dura tutta la vita quello che fa la differenza è come ci poniamo: da soggetti attivi o passivi. Da persone attive e creative che vogliono influire sulla propria realtà, pilotando le proprie scelte, o da persone passive che aderiscono passivamente alle scelte volute da altri perdendosi in recriminazioni e rimorsi.

Il Counseling di Ri-Trovarsi ti insegna, accompagnandoti passo passo, a calarti nella tua creatività, sepolta spesso sotto tonnellate di giudizi e false credenze, spezzando la catena della paura e del controllo, lasciandoti andare al libero fluire dei gesti per riportare in superficie ciò che sei sempre stata/o. Ripartendo poi da quella certezza, da quel Diritto ad Essere ciò che sei per ridare un senso a tutto il tuo esistere.

 

Se tutto ciò non ti basta e hai voglia di saperne ancora di più scrivi a gabriellacosta@ri-trovarsi.com o telefona al 347 1751469 sarò felice di rispondere ad ogni tua domanda.

Intanto dai un’occhiata tra le pagine del sito e al corso Triennale in Counseling Espressivo che proponiamo cliccando QUI 

La relazione creativa

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immagine tratta dal sito: http://www.isideacademy.it/blog/i-colori-dellanima/

“La creatività è la risposta che apre”. A.Carotenuto

Ormai gran parte degli studiosi in ogni campo concorda nel dire che la creatività è una dote naturale di ogni essere umano.

Quando si parla di creatività si parla di quella caratteristica che ciascuno di noi ha potenzialmente come dotazione naturale alla nascita e ci accomuna tutti.

E’ ciò che ha consentito ad uno sconosciuto 25.000 anni fa di dipingere meravigliosi bisonti sulla parete di una grotta. La stessa che ha consentito ad un certo signore di Vinci di trasformare un pezzo di tela nella Gioconda. Oppure ad un fuoriuscito fiorentino di mettere insieme parole in un modo che, dopo quasi mille anni, ancora ci crea divine emozioni. E ancora ad un giovane ventenne di cavare da una grossa pietra un’opera commovente come la Pietà.

Ed è la stessa creatività che permette a tanti sconosciuti di trasformare pezzi di legno, metallo o stoffa in opere stupende, che ci accompagnano nella nostra vita quotidiana. Oppure dà a tante donne la capacità di mettere insieme alcuni modesti ingredienti per creare capolavori che fanno godere le nostre papille gustative.

E così via in una storia di millenni dove potremmo trovare una serie infinita di esempi di questa nostra meravigliosa e unica creatività.

Perché la creatività, come non mi stancherò mai di ripetere, è una dote comune a tutti gli esseri umani fin da piccoli. Perché la creatività è una capacità che accomuna l’attività artistica con ogni altra esperienza creativa dell’essere umano, anche quelle più banali della vita quotidiana che non comportano la produzione di un oggetto o la soluzione di un problema.

La creatività non è una cosa astratta, né un tratto del carattere o un’abilità tecnica o una capacità che coinvolga una sola dimensione dell’essere umano.

E’ molto più corretto quando si parla di creatività parlare di atti creativi, esperienze creative e soprattutto relazioni creative.

Che cosa significa relazione creativa?

E’ una relazione empatica in cui hanno un ruolo centrale la percezione e la comunicazione di emozioni umane profonde. Ed è proprio questo rapporto che da anima all’atto creativo.

Sia che tu sei un artista, un insegnante, un medico, un counselor, un cuoco etc….. ci si accorge presto di questa verità. Quando non si riesce a stabilire una relazione empatica con il pubblico o con i clienti, quando si lavora solo per il dovere o per il denaro, quando non si riesce a vivere o far vivere emozioni, entusiasmo, partecipazione profonda, è un fallimento.

Se invece ci si mette il cuore, l’anima, cambia tutto. Il segreto è proprio questo: stabilire un rapporto intimo, profondo tra noi e l’altro, vivere ogni esperienza con entusiasmo, come un atto creativo.

Gli elementi che caratterizzano la relazione creativa sono, come dice Fromm (“L’atteggiamento creativo”, 1972),: la “capacità di vedere” e la “capacità di rispondere”.

La “capacità di vedere” è la capacità di percepire creativamente, sviluppando un rapporto empatico profondo con l’oggetto (la persona) cogliendone gli elementi piò intimi e autentici.

La “capacità di rispondere” è la capacità di elaborare ed esprimere liberamente le proprie emozioni all’interno del rapporto. E’ un vibrare spontaneamente e liberamente in perfetta sintonia con l’oggetto/altro. La risposta creativa è la conferma di una relazione empatica per cui il soggetto è riuscito ad entrare nel mondo dell’altro.

La cosa fondamentale è che sia una risposta fondata sul rispetto, un rispecchiare senza modificare né giudicare. Non influenzata dal pregiudizio o dal bisogno di imporre le proprie convinzioni o le proprie valutazioni di bello/brutto, buono/cattivo, giusto/sbagliato.

Una risposta che tenda ad aprire ulteriormente la comunicazione invece che chiuderla in rigidi ruoli, che portano all’annullamento di ogni autentico e creativo rapporto.

Gli elementi che secondo Fromm caratterizzano la relazione creativa sono:

  • La capacità di meravigliarsi intesa non come fenomeno esteriore, bensì di un vissuto profondo ed emozionale; ciò che rende il semplice “vedere” un atto creativo. E’ quella capacità di scoprire la bellezza e l’unicità in un modo sempre rinnovato senza aspettare un evento straordinario o eccezionale.
  • La capacità di concentrarsi sul presente ossia vivere quello che ci è dato, nel momento in cui ci è dato con tutta il nostro sé unito mente emozioni e corpo, con un attenzione costante allo svolgersi del processo.
  • L’esperienza integrata di sé ossia la piena consapevolezza, rimanendo in ascolto e contatto autentico con noi stessi …. “IO SONO, io sono vivo, io sono me stesso …” (D.Winnicott, Gioco e realtà, 1974)
  • Tolleranza, armonia e integrazione. I conflitti, la contemporanea presenza di polarità opposte fanno parte della nostra vita quotidiana. E’ dall’integrazione degli opposti che nasce la vita; tutti noi nasciamo dall’unione di due entità diverse (maschile e femminile) ed proprio la coesistenza di elementi antitetici che crea il movimento, il cambiamento e la crescita. La tolleranza intesa come atteggiamento di apertura, disponibilità e rispetto per la diversità che a volte si pone in aperto conflitto con quelli che sono i nostri credo; e tolleranza verso gli ostacoli, ossia l’attitudine ad accogliere ciò che si oppone a noi rendendoci difficile la realizzazione del nostro obiettivo.
  • La ri-nascita, ciò che Fromm chiama la “disposizione a nascere ogni giorno”, ossia ad affermare quotidianamente la propria indipendenza, avendo coraggio di esprimere sempre il proprio modo di pensare, di sentire, di essere. Ri-nascita intesa anche come riappropriarsi della curiosità, di quella ingenuità e spontaneità proprie dei bambini che non danno mai nulla per scontato. In una frase: vivere ogni esperienza come un’avventura. Ma ri-nascita significa anche saper rinunciare alle certezze facili, ai sostegni sicuri; osare, mettersi costantemente in gioco avendo il coraggio di affrontare il cambiamento. La ri-nascita implica la capacità di differenziarsi dagli altri e richiede, spesso, la forza di affrontare la solitudine pur di non rinunciare al proprio sé. Esige anche la forza di esporsi in prima persona a costo di subire critiche giudizi pur di non abdicare alle proprie convinzioni, pur di non intaccare la libertà di essere se stessi

“La prima cosa che si nota nell’atto creativo è che si tratta di un incontro … la creatività è il confronto dell’essere umano intensivamente conscio con il suo mondo…” Rollo May

 

liberamente tratto da V.Cei – Libera la tua creatività – FrancoAngeli

Smarriti nella Landa Desolata

paesaggio con nebbia

Non vi siete mai persi nelle illusioni, nella nebbia di un futuro immaginario i cui contorni vi allettano ma rifiutano di manifestarsi nella realtà?

Qualunque territorio può diventare una Landa desolata se ci stiamo troppo a lungo; e in una landa desolata non c’è crescita, movimento o evoluzione, bensì una stagnazione intrappolata da pensieri ripetitivi che affievoliscono il nostro sentire.

Tutto ci sembra trasparente e senza sostanza, vaghiamo in questo paesaggio smarriti e al di fuori del tempo, finchè non ci autorizziamo a provare quelle emozioni che per paura di sentire ci hanno precipitato in questo limbo.

Come ho detto sopra ci possono essere molte “lande desolate” una di queste è la “Landa Desolata del passato”, luogo occupato da fissazioni in cui si rivive costantemente sempre lo stesso film. Non è uno spazio di presa di coscienza e scelta, piuttosto un luogo dove la nostra mente è occupata da continui rimpianti. Rimpianti però privi di sostanza, bensì ininterrotti rimuginii della mente che continua a pensare a come sarebbe potuto essere e non è stato, una sorta di ossessione che ci porta ad arrotolarci sempre più tra le spire di un circolo vizioso difficile da invertire.

Spesso in questa Landa ci vengono a trovare tre fantasmi il “dovrei”, il “vorrei”, il “potrei” pensieri al condizionale privi di reale concretezza, perché solo pensati ma non giunti a quella reale consapevolezza del cuore che li trasforma in azione.

Vivere nel passato non ci da alcun nutrimento emotivo né ci aiuta a trovare motivazioni nel presente, che è il tempo che ci è dato da vivere. Più rimaniamo lì, più il tempo ci sfugge e ci sentiamo smarriti e privi di controllo. L’essenza della vita scivola via finchè non diventiamo anche noi fantasmi.

Anche se spesso ci vuole coraggio per accettare il presente, questo è l’unico modo per cominciare a creare un futuro migliore.

Anche qui però attenti, può succedere che quando pensiamo al futuro ci ritroviamo in un’altra Landa Desolata anche se sicuramente più allettante della precedente, che ci attira con grandi promesse. Ricordiamoci che il futuro non è solido, è un pensiero, un desiderio, un sogno proiettato non ancora diventato reale.

Possiamo scrivere un vero e proprio copione sullo svolgimento della nostra vita, però il futuro non siamo in grado di controllarlo; possiamo cambiare il presente sul quale il futuro si fonda. Quando invece ci illudiamo di poter controllare il futuro, finiamo in una Landa Desolata.

Pensare ai potenziali problemi che potrebbero accaderci cercando di comprendere quali eventuali emozioni potrebbero suscitare sarebbe un buon esercizio, se lo facessimo consciamente e se, dopo, avessimo la coerenza di riflettere sulla mossa da fare e quindi realizzarla.

La difficoltà, però, sta nell’evitare il pessimismo cosmico che ottenebra la mente e la nostra possibilità di pensare creativamente ad una possibile soluzione, e la successiva fuga dal dolore ad ogni costo che ci porta a cercare di arrivare ostinatamente alla destinazione magica, dove non ci saranno problemi da risolvere.

La domanda che sorge spontanea a questo punto è: come si fa ad uscire da queste Lande Desolate?

L’uscita passa attraverso due porte l’Accettazione e l’Azione Creativa. Accettazione consapevole di quello che è, con tutto ciò che questo comporta, non avendo paura di cadere preda del dolore, bensì imparando a starci lasciando la via del pensiero per avvicinarci a quella del cuore.

Accettare che il passato “è stato” e di non essere l’unica forza a poter determinare il futuro ci permette di assumerci quella responsabilità necessaria a fare dei cambiamenti invece di aspettare che qualcuno venga a salvarci. Si mette in atto quell’Azione Creativa che comincia a lavorare nel momento in cui si lascia andare l’ossessione di raggiungere quello che non è stato e mai potrà più essere per andare verso un obiettivo che partendo dal “qui e ora”  ci porterà, attraverso un cammino vissuto consapevolmente passo dopo passo, a ciò che siamo “destinati” ad essere.

La magia della vita è dappertutto, anche nei luoghi meno probabili e se miglioriamo le nostre doti di navigatori ci risulterà più facile tollerare le regioni ostili e così facendo potremo evitare quelle Lande Desolate fuori dal tempo che ci impediscono di evolvere ingabbiandoci in un eterno limbo.

Gestione creativa delle emozioni

bicicletta 2

“ Il fondamento della vita è l’emozione” A.De Mello

Spesso nella società contemporanea le emozioni sono giudicate negativamente ed è estremamente diffuso inibirle. Dice Fromm: “ […] è diventato un ideale pensare e vivere senza emozioni ..” Riconoscere di essere emotivo è come ammettere una propria debolezza o addirittura una colpa. E’ comunque considerato un handicap che va superato, controllato per avere successo nella vita, per sentirsi forti, efficaci e ammirati dagli altri.

Eppure le emozioni possono essere effettivamente molto piacevoli. Ricordate cosa cantava il grande Lucio???

“ … seguir con gli occhi un airone sopra un fiume e poi ritrovarsi a volare e sdraiarsi felici sopra l’erba ….. e di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire dove il sole va a dormire … parlare del più e del meno con un pescatore per ore e ore … e ricoprir di terra una piantina verde sperando possa nascere un giorno una rosa rossa … tu chiamale se vuoi emozioni …..

E noi vogliamo non solo chiamarle emozioni ma anche viverle al meglio assaporando tutto quello che ci possono portare ….. La creatività umana è strettamente collegata alle emozioni, alla capacità di viverle, valorizzarle e comunicarle.

La strada per ri-trovare se stessi passa attraverso un contatto profondo con le proprie emozioni sia piacevoli che spiacevoli. La vita è un continuum di emozioni . Non è possibile vivere una vita autentica senza di esse. E’ assurdo immaginare e impossibile da realizzare un momento felice che ne sia privo.

Purtroppo nella società contemporanea abbiamo dimenticato queste evidenti verità: scambiando una risonanza emozionale spontanea, autentica e profonda per una “più immobile indifferenza”. Questo può sembrare esagerato, perché basta accendere il televisore in un qualunque momento della giornata per assistere a pubbliche manifestazioni di sceneggiate emotive. Ma questo non significa che la gente sia capace di vivere emozioni autentiche e profonde. In realtà questi individui provano dei vissuti che sono artificiosi, privi di spontaneità e intensità. Assistiamo all’incapacità di relazionarsi in modo schietto con la realtà, di provare sentimenti naturali e profondi. Sono emozioni che non si vivono, ma si indossano, quasi fossero abiti,in determinate occasioni.

Molto spesso si identifica l’emozione con una sensazione di disagio, ci si focalizza più sulle emozioni spiacevoli che su quelle piacevoli. A questo proposito ho provato a fare una ricerca su Internet e ho trovato che le emozioni con più voci e più cercate  sono per lo più quelle che indicano sensazioni spiacevoli.

Gioia, meraviglia, allegria, soddisfazione, entusiasmo, sorpresa, speranza, tenerezza,felicità, appagamento, eccitazione, compiacimento,approvazione ….. sono parole in via di estinzione oppure usate a sproposito, vuote di ogni significato.

La gestione creativa delle emozioni comporta un contatto profondo con il proprio Sé emozionale. Mira alla crescita emozionale intesa non come spinta alla perfezione e all’autocontrollo ma come libera e positiva espressione di Sé nell’ambito di relazioni creative. Mira al successo non come acquisizione e aumento del potere ma come realizzazione di tutte le proprie potenzialità creative. Aspira alla felicità come piena consapevolezza del vissuto di un momento di gioia profonda e unica, anziché come ricerca ossessiva e rincorsa frenetica alla dimensione quantitativa del piacere superficiale, piatto e insapore.

Cosa sono in realtà le emozioni? Non sono una forza astratta e travolgente, sfuggente alla nostra volontà; sono in pratica un insieme di:

  • Sensazioni fisiologiche che coinvolgono vari organi
  • Sentimenti molto intensi
  • Pensieri, cioè frasi che mentalmente diciamo a noi stessi e immagini che noi stessi ci proiettiamo con gli occhi della mente

Gestire creativamente un’emozione significa quindi vivere in modo creativo sia le componenti fisica, affettiva e cognitiva, sia l’esperienza relazionale correlata ad esse.

Proviamo a fare un esempio: l’emozione piacevole di una passeggiata in bicicletta. Cosa significa vivere fino in fondo la bellezza del momento? Prima di tutto non distruggerne la piacevolezza con pensieri negativi anche se fanno parte del vostro presente. Provate ad azzerare tutto e a stare nel “qui e ora”. Sentite le braccia che guidano con sicurezza il manubrio. Le gambe che spingono con forza sui pedali. Sentite la meraviglia dei vostri polmoni che aspirano l’aria fresca piena di ossigeno e la trasformano in energia. Sentite la sintonia tra tutti i vostri organi: cuore, muscoli, polmoni, arterie, vene, naso, bocca, occhi, mani, gambe … E sentite l’armonia tra il vostro corpo, i sentimenti e il pensiero di questi istanti. L’armonia tra questo vostro Sé integrato e tutta la parte di mondo che vive questa esperienza con voi: gli alberi, la strada, il cielo, il vento che vi soffia sul viso, l’aria che vi entra dentro …. Vivete tutto questo con la profonda consapevolezza di esserne il protagonista attivo. Assolutamente concentrati sull’istante presente ….

“ … Onestamente Folco, questo mondo è una meraviglia. Non c’è niente da fare è una meraviglia. E se ci riesci a sentirti parte di questa meraviglia – ma non tu , con i tuoi due occhi e i tuoi due piedi; se Tu questa essenza di te, sente di essere parte di questa meraviglia – ma che vuoi di più, che vuoi di più? …” (Tiziano Terzani)

Immergetevi completamente e profondamente nell’emozione, e questo può succedere facendo varie cose come leggere un libro, ascoltare una musica, guardare un film oppure ascoltare vostro figlio che vi racconta cosa ha fatto con gli amici.

Staccate da tutto il resto e calatevi nell’emozione, anche se è una cosa che agli altri sembra infantile, anche se avreste tante cose serie e urgenti a cui pensare.

Lasciatevi andare in questo istante vitale, vi assicuro che ne risalirete ancora più creativi, più leggeri e più forti di prima. E anche, da non sottovalutare, più capaci di affrontare i vari impegni che avevate…..  è una opportunità per VIVERE!!!!

Come riconoscere e alimentare gli spazi del piacere …

BAMBINO CHE GIOCA 2

Il piacere è una ricchezza che può esistere ovunque, un aspetto possibile di ogni cosa che facciamo, una fonte di energia che ci rilancia nella vita e ci rende possibile conseguire obiettivi altrimenti lontani e difficili.

Ho sempre un po’ detestato il detto “prima il dovere e poi il piacere”, perché invece è possibile rendere piacevole il dovere, o perlomeno non renderlo spiacevole.

Ogni giorno al nostro risveglio, se vogliamo, possiamo dare un rapido sguardo agli impegni che ci attendono e viverli come una intollerabile sequenza di compiti, spostamenti, orari obbligati, impegni che ci limitano, che ci espongono a prove e sacrifici, ci soffocano. In quel momento il nostro sguardo seleziona i punti critici della vita perché siamo orientati a vederla così. Ci sono, altresì, persone felici che hanno mille appuntamenti e mille doveri, persone infelici che possono fare quello che vogliono.

Personalmente, comunque sia la giornata che mi attende, cerco sempre di godere del profumo del caffè di prima mattina, di sentire fino in fondo il brivido del corpo che si risveglia e vorrebbe ancora un po’ dormire, del mio cane che cerca la mia attenzione strofinando il muso sulle mie gambe. Sono attimi, piccolissimi momenti di piacere che migliorano l’umore. La sola idea che esistano, che siano possibili, mi dispone bene.

Ma il piacere deriva anche dall’accettare quello che è necessario fare, dal darsi la possibilità di arricchire il “dovere” con la nostra impronta. Il piacere è uno spazio creativo.

E se non ci sono spazi creativi nel nostro “dovere”? Il piacere non deriva tanto da “cosa” si fa, ma da “come” lo si fa. Imbustare mille lettere, incollare gli indirizzi e chiudere le buste non è il massimo della vita, ma se lo si fa approfittandone per pensare e sognare un po’ o ascoltando musica, può essere un lavoro gradevole e rilassante. Oppure insieme a qualcuno, approfittando dell’occasione per chiacchierare e scherzare. Il piacere è uno spazio relazionale.

Possiamo sentire piacere in modo travolgente quando sentiamo di crescere, di migliorare. Il piacere è uno spazio di sviluppo della mente.

Possiamo anche vivere il piacere di essere amati, riparati dai dolori, protetti dal male. Il piacere è uno spazio consolatorio.

Spesso chiedo ai miei clienti: “Cosa le dà piacere nella vita?” Molti si bloccano, riflettono e mi guardano con aria stupita. Nulla! Sentono che nella loro vita non c’è nulla di piacevole, ma soprattutto sentono che l’idea stessa del piacere è estranea al loro mondo interno, come se da tempi antichissimi avessero preso la decisione di non concedersi questa esperienza.

Siamo troppo spesso noi, non il mondo, ad eliminare questa possibilità dalla nostra vita. Anche quando ci sembra che siano stati gli altri, le circostanze avverse, i problemi, le cattiverie.

Ri-trovare dentro sé questa fonte di bene non è facile. Spesso bisogna attraversare conflitti, affrontare ansie, disobbedire a regole. Il piacere è uno spazio trasgressivo.

E ora arrivederci … ar-rivederci con piacere ….

Tu … seme

germoglio 2 BIS

Un seme nella terra sente che è il momento di spingere con forza contro il suo guscio e di lasciare che si dissolva, mentre inizia a farsi largo nel suo spazio.

E germoglia, mentre la sua coscienza di sempre si fonde con la coscienza della pianta che in potenza, quel seme, già è.

L’energia penetra nella terra fino a raggiungerlo e a ri-svegliare le sue potenzialità latenti, la sua vera natura di pianta. Consapevole di quel sé finito che ancora non è ma già è.

In ogni sua parte la pianta è quel seme, quel piccolo seme che di colpo, risvegliandosi, ha perforato la terra con le sue radici e ne assorbe l’energia insieme a quella del sole, dell’aria, della pioggia.

Tu sei quel seme e, come quel seme, già sei, la pianta intera e i frutti e sei il viandante che si nutre di questi tuoi frutti e sei il suolo che riceve, di nuovo, il seme gettato a terra dal viandante che si è appena sfamato.

La tua vitalità creatrice ti ricorda in ogni istante che sei la vita e che la vita tutta attende la tua nuova creazione…..

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Liberamente tratto da:

S.Garavaglia – 365 pensieri per l’anima – ed-Tecniche Nuove

Il tira e molla dell’anima ….

TIRO ALLA FUNE

Lo stress dannoso, quello che ci fa ammalare si produce quando la momentanea stimolazione e la conseguente tensione divengono una condizione cronica, persistente e quantitativamente insopportabile per l’organismo.

Questa persistenza, però, non avviene, come potremmo pensare, a causa di una stimolazione continua, bensì in conseguenza di un ripetuto e logorante … tira e molla.

Contrariamente a ciò che comunemente si ritiene, infatti, non è l’esposizione ininterrotta alla tensione e alla stimolazione a stressare. Piuttosto è il continuo passaggio da uno stato di tensione a uno stato di rilassamento che mina le nostre difese indebolendoci e logorandoci.

Un’attività che ci pone di fronte a continue sollecitazioni, non solo non è una condizione stressante, ma è una caratteristica naturale della vita stessa, che è un flusso senza interruzioni. Noi invece ci chiudiamo in attività ripetitive e insopportabili, solo per sognare di staccare la spina appena possibile e sprofondare nel “dolce far niente”. Questa strada però ci porta rapidamente a non sopportare più nulla: qualsiasi cambiamento ci opprime e precipitiamo nella depressione.

Chi sa esercitare la propria creatività, al contrario, può fare tantissime cose insieme e per lunghi periodi senza assolutamente soffrirne, ma anzi, traendone energia e nutrimento vitale.

Ci sono delle analogie evidenti tra quello che succede in natura e nell’uomo; così quando sottoponiamo un materiale, ad esempio il ferro, a operazioni ripetute di allungamento e di ritorno allo stato iniziale, il materiale gradualmente mostrerà un indebolimento e perderà la sua elasticità fino a spezzarsi, allo stesso modo nell’uomo gli effetti di rottura accadono soprattutto quando abbiamo l’idea assurda di programmare il nostro “funzionamento” cerebrale, ovvero ilo nostro lavoro o, peggio ancora, la nostra vita.

Certamente tutto l’organismo funziona secondo un ritmo (il cuore, il respiro, il sonno e la veglia…) ma si tratta di un ritmo spontaneo e fluido. Noi invece pretendiamo di stabilire a priori quando far lavorare la mente e quando metterla a riposo, facendo così un’operazione del tutto innaturale.

Quando la nostra vita viene scandita da un ritmo forzato e sempre uguale a se stesso finisce per assomigliare a quell’antica e terribile tortura chiamata la “goccia cinese”.

Crediamo di staccare e di riposarci, per esempio per il week-end, ma è come se il nostro cervello stesse in penosa attesa della prossima goccia, uguale alla precedente, ovvero di quando riprenderà il solito tran-tran. Magari non ne siamo consapevoli ma dentro di noi il meccanismo dello stress funziona così.

Se imponiamo al cervello di staccare e di riattaccare lo spremiamo al massimo e poi, come se fosse una bisaccia, pretendiamo che si rilasci e si riempia fino all’orlo. E’ assurdo!

Ecco allora la scoperta più grande: l’inattività e il cosiddetto “dolce far niente” non sono utili come antistress. L’inattività il più delle volte risulta l’anticamera della noia e questo atteggiamento mentale può diventare depressogeno. In che modo dovremmo riposarci allora? … Cercando riposo nell’azione!!!

(per saperne di più aspettate il prossimo post……)

Andiamo incontro alla vita creativamente ……

PENSARE FUORI DALLA SCATOLA

La creatività è il più grande dono concesso non solo all’uomo, ma a tutto il creato. Questa meravigliosa capacità, evidentissima nei bambini, è andata via via scomparendo nell’uomo adulto, soprattutto in Occidente, dove sono prevalse la logica, il “tu devi”, il nozionismo, il rigido determinismo.

Occorre recuperare la ricchezza della creatività, divenire più elastici, più fluidi. Smetterla di fare le solite affermazioni “è così e basta!”, “questo è l’unico modo”.

L’Occidente deve avvicinarsi all’Oriente e dall’Oriente imparare a mettere in moto l’emisfero destro, quello dell’intuizione e della creatività.

Come dice Wayne W.Dyer nel suo libro “Prendi la vita nelle tue mani”, essere creativi vuol dire guardarsi intorno, in qualsiasi ambiente ci si trovi e chiedersi :” come potrei ricavarne un’esperienza positiva?”

“[…] sono mille le scelte che si offrono a chi sa vivere creativamente e non accetta, per principio, di sentirsi schiavo delle circostanze.”

Molti si sentono vittime, vedendo la vita in bianco o nero. E quelli che la considerano così la giudicheranno immancabilmente nera, se avranno avuto una serie di esperienze negative.

“[…] Ma la vita non è affatto una sola lunga esperienza. E’ costantemente mutevole, e ogni giorno che la compone e ogni momento d’ogni singola giornata rappresentano qualcosa di totalmente nuovo che non è mai esistito prima e che potrete mettere a frutto in una infinità di nuove maniere”

Le persone che si dicono “sfortunate” vivono come paralizzate dinanzi a quello che ritengono un destino ineluttabile e non muovono un dito per tentare di aggirare le difficoltà.

“[…] Ben diverso è l’atteggiamento di quelli che vedono la vita sotto l’aspetto di un continuo divenire sul quale hanno la facoltà di esercitare in buona misura il proprio controllo, perché in genere sono portati a cercare costantemente nuovi atteggiamenti invece di attenersi a quelli consueti. Non si adagiano nell’abitudine, non si lascino spaventare dai mutamenti, anzi spesso li accolgono volentieri”.

“[…] Quando eravamo bambini sapevamo aggirare le difficoltà, non trovavamo il tempo di affliggerci perché eravamo capaci di vivere creativamente ogni momento della vita”.

L’arte di vivere creativamente sottende la necessità di essere quanto più possibile duttili evitando di attenersi a quegli schemi e a quei principi rigidi, per cui ogni cosa può essere fatta solo in un modo.

La persona creativa sa che ci sono infinite possibilità; i rigidi-perdenti si rassegnano, abdicano, rinunciano.

Sono i deboli che rifiutano di cambiare idea. Assumono la rigidità quale corazza e non si rendono conto di quanto questo atteggiamento possa diventare frustrante e paralizzante.. Tali tipi rigidi possono diventare dei veri torturatori. Vivono con il paraocchi, dritti per la loro strada, gonfi dell’orgoglio di non cambiare bandiera. Guai a cadere nelle loro grinfie. E se ciò dovesse capitare bisognerà far loro capire che mai e poi mai si diverrà loro vittime.

Scegliamo di essere creativi e vincenti . Scegliamo la vita nelle sue innumerevoli sfumature , senza farci spaventare dai toni grigi o neri  a volte possono servire per dare risalto agli altri colori.

Essere creativi significa inventare, trovare vie nuove, orientarsi al positivo, in qualsiasi situazioni ci si trovi vedere soluzioni nuove, significa prendere in considerazione il non ovvio.

Essere creativi è uscire dal contingente, essere capaci di fare delle cose eccezionali, esprimersi al di fuori dei propri limiti, sapere arrivare a compiere quello che talvolta viene chiamato miracolo ….

Esperienza creativa di sè.

creativita aforisma

E’ da millenni che la conoscenza di sé  viene indicata quale obiettivo fondamentale dell’uomo. Come tutti sanno i greci lo scolpivano nel marmo, sul frontespizio dei templi – “Conosci te stesso” – . Un monito da applicare quotidianamente e da non dimenticare mai. Dobbiamo però riflettere bene su come possiamo impostare oggi una conoscenza creativa di sé, che sia applicabile alla vita di tutti i giorni. Che non sia una chimera irraggiungibile e che sia davvero utile ed efficace per migliorare la qualità della nostra vita rendendoci così artisti di noi stessi capaci di costruire la più importante e preziosa opera d’arte che sia consentita ad un uomo: la libera e massima espressione di se stesso.

Tuttavia non può esserci coscienza di sé se non si rimuovono tutta una serie di false immagini accumulate nel corso di un lungo processo di introiezione e inibizione della creatività che ha le sue radici  nelle ingiunzioni e nei divieti subiti da bambini.

Per poter esprimere liberamente tutto il nostro potenziale è necessario prendere consapevolezza di queste immagini distorte e autodistruttive che abbiamo imparato ad elaborare così da poterci liberare dai pregiudizi, che ci hanno insegnato e che ripetiamo automaticamente, credendo in essi come se fossero verità documentate. In questo modo potremo renderci conto che la nostra identità è una cosa ben diversa dai nostri preconcetti e immagini false . La  nostra personalità non si identifica con i nostri comportamenti o con il nostro abituale linguaggio autodistruttivo. E’ necessario rendersi conto che siamo noi ad elaborarlo ed è importante riappropriarsi di questa paternità e consapevolizzare che il nostro vero Sé non consiste in questo modo di fare; sono solo abitudini acquisite, che è possibile, con la creatività, cambiare completamente.

Siamo noi gli artefici dei nostri pensieri, delle nostre immagini mentali: capito questo , abbiamo già fatto un passo significativo per la vera conoscenza di Sé. Ma  non basta. Andando avanti ci accorgeremo che la nostra personalità è ben diversa, che la nostra creatività può risvegliarsi consentendoci di essere artefici di ben altre immagini e di un linguaggio positivo molto più utile e piacevole

Anche le abituali generalizzazioni ci portano fuori strada nella conoscenza della nostra identità e vanno riviste e opportunamente corrette. “Sono sempre la stessa ….” – “Sono una fallita!” – “Faccio sempre gli stessi errori” – “Non sono mai capace di …” – “ Sono negata per …. “ – “Sono una debole ….” Ecc. ecc. ecc . così via generalizzando, cioè trasformando un dettaglio o un fatto episodico in una regola generale. E ci convinciamo che queste nostre elaborazioni, questi nostri errori interpretativi siano la realtà. Dobbiamo imparare ad assumerci la paternità di queste regole, capire che come le abbiamo inventate, così possiamo cambiarle. E soprattutto è necessario distinguere lucidamente i contenuti falsi di quelle dalla verità del nostro Sé.

Addirittura può essere utile all’inizio esercitarsi nello scrivere su un quaderno queste frasi, in modo da analizzarle obiettivamente. Assumerne una chiara coscienza e utilizzarle in senso positivo, modificandole opportunamente (nel prossimo post ti insegnerò come).

Tuttavia non dovete accontentarvi di conoscere i vostri pensieri più evidenti. E’ utile capire fino in fondo gli schemi abituali, il vostro stile personale di elaborare i fatti accaduti, di filtrare gli stimoli, di selezionare i dati e i ricordi. Vi renderete conto che molto spesso si da più importanza a quei fatti che confermano i nostri pre-giudizi anziché a quelli che li contraddicono, anche se questo sono più significativi e numerosi. Addirittura potrete accorgervi che le vostre previsioni si avverano (“profezie autoavverantesi”) . Cioè le vostre aspettative vi portano a condizionare gli avvenimenti in modo che effettivamente accade ciò che vi aspettavate, sia nel bene che nel male.

Ricordiamoci che la nostra mente ha un potere straordinario sulla realtà e sulla nostra vita. Mai pensare di aver capito già tutto di noi stessi. Noi usiamo abitualmente solo il 10% del nostro cervello, se arriviamo al 20% siamo considerati dei geni. E allora non vi fermate proseguite nella conoscenza di voi stessi: scoprirete nuovi modi di vedere le stesse cose, modi di pensare completamente diversi, interpretazioni originali della realtà. Originali sia nel senso che sono innovative, sia nel senso che hanno origine da voi senza condizionamenti.

Una piena coscienza di sé è strettamente correlata alla libertà di esprimersi, di rivelare ogni parte nascosta di Sé, anche ciò che è stato represso per anni, ciò di cui siamo stati abituati a vergognarci.

Esperienza creativa di Sé significa liberare e accettare ogni tratto diverso della propria personalità, prenderne consapevolezza e rispettarlo. Scoprirete in voi un mondo interno sconosciuto e sorprendente, una varietà e una ricchezza inaspettate. Un tesoro dal valore inestimabile, sommerso per anni, ma intatto nel suo valore e nel suo potere.

Ma per fare emergere tutto questo è necessario non fermarsi in superficie, bensì farsi continue domande e lasciarsi la libertà di esprimersi tranquillamente senza pregiudizi, senza valutazioni e senza critiche o moralismi ipocriti. Le risposte non vanno selezionate né giudicate, bando ad ogni rigidità e conformismo, è necessaria la tolleranza e la ricerca di un’integrazione tra opposte polarità.

Potete vivere, con perfetta armonia, tutte le parti della vostra identità, anche quelle apparentemente inconciliabili. Violini e tromboni sono completamente diversi tra loro, ma convivono nella stessa orchestra e si armonizzano perfettamente creando una sintonia meravigliosa.

L’esperienza creativa di Sé riesce ad armonizzare tratti di personalità completamente diversi tra loro, non ha bisogno di distruggere nulla. Anzi proprio per raggiungere la liberazione completa del sé, deve elaborare nuove formulazioni, completamente differenti da quelle cui è stata abituata per anni facendo venire a galla inaspettatamente muove modalità di vivere la realtà. Un nuovo modo di parlare di se stessi, un nuovo metodo di proiettarsi immagini interne. E’ tutto un nuovo linguaggio, non più distruttivo, che emerge liberamente e che non si immaginava si nascondesse proprio dentro di noi.

 

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