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La strada verso l’Autoaccettazione

accettazione di sè

Niente è più difficile che accettare sé stessi. Max Frisch

Nel post precedente ho puntato il focus sul permettersi di essere ciò che siamo, per fare ciò è essenziale una piena autoaccettazione incondizionata.

La strada verso l’Autoaccettazione è un percorso da te a te. Si parte lasciandosi alle spalle l’autorifiuto per arrivare, attraverso l’autocompassione, all’autorispetto e quindi all’autoespressione.

In questo viaggio si impara l’impegno verso se stessi e il modo come rivendicare i propri diritti.

Una volta raggiunta la meta ci si troverà di fronte alla svolta decisiva della nostra vita.

Presupposto fondamentale del nostro viaggio è che ognuno è la persona che è e lo sarà sempre.

Siamo il contenitore di ogni nostra esperienza e accettare noi stessi significa accogliere tale spazio e quello che comprende.

Naturalmente non sempre si è felici a volte, o forse spesso, si vorrebbe cambiare qualcosa o magari molte cose e la vita è tutt’altro che perfetta.

Ci sforziamo di essere migliori, di correggere i nostri difetti, di sviluppare abitudini più sane; ciononostante , rimaniamo quello che siamo.

Quando proviamo rabbia, proviamo rabbia.

Quando ci sentiamo offesi, ci sentiamo offesi.

Quando siamo felici, siamo felici.

Possiamo avere problemi; ma siamo noi e soltanto noi che possiamo risolverli. Tutto comincia e finisce con noi!

Ricordiamoci sempre che è nostro diritto essere noi stessi. E’ nostro diritto di nascita, il più fondamentale di tutti i diritti umani, ed io aggiungo l’unico dei doveri.

Ma noi vogliamo essere veramente noi stessi? A cosa serve un diritto se non lo rivendichiamo, anche con forza se occorre.

Quando faccio questa domanda a qualcuno dei miei clienti spesso mi guarda smarrito, pensano che sia la continua autocritica a produrre la crescita e che invece l’autoaccettazione sia una forma di autocompiacimento giustificativo; invece disapprovarsi, giudicarsi e punirsi formano il carattere e rendono l’individuo migliore.

Proviamo ad immaginarci questa scena: la nostra mente come un tribunale dove siamo messi costantemente sotto processo. Nessuna giuria, solo un giudice inflessibile, un pubblico ministero accusatore e un piccolo avvocato difensore. I legali presentano le loro tesi: quello dell’accusa con forza e vigore mentre il difensore ha una voce flebile e incerta, chiamano a deporre testimoni, che chissà per quale strano motivo rafforzano sempre le tesi dell’accusa. Noi siamo l’attore che recita contemporaneamente tutte le parti. E che cosa riguarda il processo? La nostra condanna a morte. L’uccisione della nostra identità colpevole di essersi resa visibile.

Affermare il nostro diritto a esistere quali siamo è il primo segnale sulla strada verso l’autoaccettazione; sapere che meritiamo di farlo è un passo importante.

Quindi difendiamo noi stessi così come siamo, con le nostre gioie, i nostri sbagli, i nostri sbalzi di umore, i nostri problemi.

Accettiamo il miracolo del nostro Sé più profondo al di là di ogni apparenza. L’autorifiuto uccidendo la parte più vera di noi non paga. Le punizioni che ci infliggiamo sono solo dolore senza alcun vantaggio.

Accettiamoci come siamo, amiamoci con tutte le nostre contraddizioni, complicazioni e complessità. Il semplice atto dell’autoaccettazione elimina ogni resistenza. Quello che combattiamo persiste, se cediamo ci liberiamo!

L’autoaccettazione è il grembo da cui nasce l’autostima.

Il curioso paradosso è che quando accetto me stesso per come sono, allora posso cambiare. Carl Rogers

 

liberamente tratto da:

B.Mandel – Percorsi di autostima – Ed.Mediterranee

Permettete a voi stessi di essere l’essere che siete

IO SONO 8

Per essere sereni, bisogna conoscere i confini delle nostre possibilità, e amarci come siamo. Romano Battaglia

Ben ri-trovati a tutti 🙂  eccoci nuovamente all’appuntamento con il #postdellunedì e per iniziare bene questo nuovo anno lavorativo, ricominciamo da noi, provandoci ad amarci e accoglierci per ciò che siamo ………

Che cosa è esattamente l’amore verso se stessi? Secondo la mia esperienza è qualcosa di molto più sottile e profondo di un tonificante discorso di incoraggiamento, senza togliere nulla neanche a questo, portato avanti da vari guru dell’autoaiuto che proclamano: “Credi in te stesso, sei fantastico, e accidenti a te, piaci alla gente!!”

L’amore per se stessi è qualcosa di molto più sacro e misterioso di così. E’ una luce interna o un’atmosfera di calore che gradualmente ci attraversa man mano che impariamo a dire di sì a noi stessi come siamo proprio ora. La cosa più amorevole che possiamo fare per noi stessi è permettere a noi di Essere. Essere cosa? Quelli che siamo, naturalmente.

Questa è la definizione di amore che vi propongo per voi stessi: permettere a voi di essere l’essere che siete ….

L’amore per se stessi comporta un sì a me stesso in ogni esperienza di vita, anziché una visione rigida di cosa o come dovrei essere. Qualunque idea abbia su chi io sia o su chi dovrei essere non è mai perfetta perché è sempre inferiore alla mia presenza vivente, che si manifesta in modo nuovo in ogni momento. Chi sono non è un’entità fissa ma una corrente dinamica di esperienza viva in ogni momento: ogni volta che mi lascio essere.

Provate a fare questo esperimento: che cosa accade quando permettete a voi stessi soltanto di esistere, proprio in questo momento, senza fare affidamento su nessuna delle immagini familiari e delle convinzioni immagazzinate sull’hard disk della memoria per sapere chi siete? All’inizio si può provare un senso di disorientamento. Se siete in grado semplicemente di rilassarvi in questa esperienza per un attimo, ci può essere un istante in cui sentite voi stessi in modo nuovo, come una presenza viva, un essere misterioso e insondabile che è aperto e sveglio e pronto a rispondere alle mutevoli correnti di ogni momento.

Lasciatevi aderire a questo essere anche se all’inizio sarà per un momento, ogni tanto. Vi aiuterà ad entrare in contatto con voi stessi, facendovi immediatamente assaporare la vostra dignità e il vostro valore intrinsechi.

Momenti come questi rendono possibile la felicità per il mero fatto di essere vivi.

Un ulteriore passo nella crescita dell’amore di sé consiste nell’essere in grado di apprezzare ciò che solo noi possiamo offrire. Ognuno di noi ha uno speciale contributo da dare al mondo, soprattutto quando veniamo fuori come gli esseri che siamo.

L’abitudine di paragonarsi agli altri o di provare ad assomigliare a loro è uno dei maggiori ostacoli all’amore per sé. La preoccupazione di essere come gli altri, o migliori o peggiori di loro, è un modo di rifiutare se stessi. Ognuno di noi ha un talento proprio ed esclusivo: una persona può essere una madre di tipo speciale, un’altra un efficace comunicatore, un’altra un ascoltatore sensibile. La bellezza di questi talenti può brillare soltanto quando apprezziamo ciò che vuole passare attraverso di noi senza cercare di essere all’altezza di uno standard prestabilito nella nostra mente.

Vado oltre: anche tale descrizione dei talenti della persona fallisce il bersaglio perché il dono più speciale che abbiamo da offrire è la qualità viva della vostra esperienza, la scintilla indescrivibile che fa di noi Noi ….

Ogni anima ha il suo carattere pieno di sfaccettature come una pietra preziosa. Anche se nessuno può stabilire cosa sia questo “qualcosa di speciale”, è ciò che le persone amano in noi.

Specificità significa “proprio così”. Tu sei proprio così alla tua maniera, io sono proprio così alla mia. Noi tutti siamo quello che siamo e alla fine dei conti non possiamo essere altro che ciò che siamo. E questa è una ragione per rallegrarsi.

Amare se stessi per come si è potrebbe sembrare egoismo. In realtà fornisce la base più forte di tutte per amare gli altri. Lasciare noi stessi l’essere che siamo ci aiuta a riconoscere di lasciare che anche gli altri siano quello che sono. Uno dei più grandi atti d’amore è di permettere agli altri di essere diversi da noi e liberarli dalle nostre richieste e dalle nostre aspettative. Quando capiamo che gli altri hanno le loro leggi e devono seguire la propria strada nello stesso modo in cui lo facciamo noi, il bisogno di controllarli o di renderci più importanti di loro svanisce.

Allentare i concetti di sé, permettere a noi stessi di fare la nostra esperienza, permettere a noi stessi di essere l’essere che siamo, dire di sì a noi stessi, essere benevolmente comprensivi verso le nostre debolezze sono tutti modi di aprire a noi stessi il nostro cuore. Quanto più gustiamo di trovarci interiormente in contatto con noi stessi, tanto più sorge una luce interiore che è l’esperienza diretta e immediata dell’amore per noi stessi.

Mi dò l’opportunità ….

io

 

Io mi dò l’opportunità di ricominciare da capo.

Io mi dò l’opportunità di guardarmi gentilmente e apprezzarmi per quella che sono.

Io mi dò l’opportunità di circondarmi di persone che mi apprezzano e che valorizzano la mia vita.

Io mi dono il tempo per cambiare ciò che è bene che cambi, per chiedere aiuto se ho bisogno, per mostrarmi come sono, invece che adattarmi alla visione degli altri.

Io mi dono la possibilità di fare quello che non credo di saper fare, perchè non ho ancora la visione di ciò che posso o non posso fare.

Io mi dò l’opportunità di fare errori, ma anche di accettare il successo con semplicità e gratitudine.

Io mi dò la possibilità di dire le parole semplici che sono però importanti nella mia vita: “No”, “Sì”, “NOn voglio”, “Non posso”, “Ho bisogno” …..

Io mi dò l’opportunità di conoscere me stessa, poichè sono nata con me e morirò con me: se io non sono mia amica, mi sentirò sempre sola.

E come faccio a sentirmi sola se una parte del Tutto abita in me?

Per questo sono nata: perchè non basta nascere per essere, io mi dò l’opportunità di rinascere…..

Virginia Gawel

Noi esseri Unici!

ESSERE 1

“La nostra unicità è il dono più prezioso che abbiamo.” Craig Warwick

Un individuo, chiunque sia, può espandersi, evolversi, progredire, sviluppare le proprie potenzialità, correggere l’uno o l’altro dei suoi comportamenti, ma non cambiare mai radicalmente.

Jung diceva: “Cosa penseresti di una tigre che non fosse carnivora?” perchè è una cosa che non può accadere!

Nessuno può diventare un altro totalmente diverso da quello che è.

Ma, al contrario, è essenziale diventare quello che siamo, in quanto persona unica e irripetibile in tutto l’universo.

Se solo noi potessimo prendere coscienza di questo fatto incredibile: nessuno è uguale a noi!

Dunque il processo di cambiamento è necessario che sia relativizzato, non stiamo per diventare un’altra persona ma per diventare noi stessi.

Questo sarà anche molto benefico per tutte quelle persone che incontreremo o che già gravitano nella nostra sfera affettiva o professionale: rinunceremo a volerle cambiare e le prenderemo per quello che sono e ciò ci aiuterà a metterci in contatto autentico con la realtà e con chi ci circonda ….

Smettere di piacere

ESSERE SE STESSI 5

Cercare di piacere agli altri è un’occupazione che richiede molto tempo, ma che offre scarse contropartite e un tasso minimo di successo malgrado il massimo dell’impegno. Inoltre, non funziona, sia per voi che per tutte le altre persone coinvolte nella faccenda e la ragione è che quando si cerca continuamente di piacere agli altri non si è se stessi.

Proviamo ad andare per gradi ed iniziamo con l’analizzare cosa significa “essere se stessi”.

La cosa in sé sembra facile, ma probabilmente è la cosa più difficile da fare. Nel momento stesso in cui chiedete a qualcuno di agire con naturalezza essendo se stesso, state certi che quella persona diverrà troppo consapevole di sé e non saprà più essere naturale.

Come si fa quindi ad essere se stessi? In questa domanda è già evidente la contraddizione interna tra cercare di organizzare il proprio comportamento da un lato e dall’altro essere se stessi senza inutili orpelli. In verità non c’è nulla che si possa fare per essere naturali perché non appena si fa qualcosa, si pratica una manipolazione su di sé.

Essere naturali significa evitare di concentrarsi su di sé bensì porre l’attenzione su ciò che si fa. Essere se stessi vuol dire dimenticarsi di sé, smettere di preoccuparsi di quello che pensano gli altri, evitare di pensare a come si appare o a come sembriamo.

Questo, naturalmente, equivale a dire ad una persona di NON PENSARE ad un elefante rosa: la prima immagine che balza alla sua mente è proprio l’elefante rosa.

La soluzione consiste allora nell’impegnare la mente con quello che si sta facendo, concentrandosi con tutti i sensi sull’attività che ci coinvolge nel momento. E’, tuttavia, veramente difficile per certe persone “lasciarsi andare” e interessarsi a fondo a quello che fanno perché sono sempre impegnati ad osservarsi, a giudicarsi come se riflettessero sempre la propria immagine. Criticarsi e accusarsi continuamente ci fa sprecare un sacco di energia, così come agire contro i propri interessi cercando sempre di piacere agli altri.

Occorre dunque saper stabilire con certezza quello che si vuole, altrimenti ci si ritrova ad aver vissuto la vita di qualcun altro, non la propria.

Le decisioni che prendiamo dovrebbero essere basate su quello che pensiamo sia meglio per noi, e non su quello che crediamo che gli altri si aspettino che facciamo. Se qualcuno ci chiede di fargli un favore, il nostro consenso non dovrebbe giungere automaticamente, come se avessimo un meccanismo dentro di noi che ci obbliga a rispondere subito affermativamente non appena ci fanno delle richieste.

Provate a riflettere su questo punto: volete veramente fare quello che vi si chiede? Se per essere d’aiuto è necessario che vi impegnate al massimo, in maniera irragionevole, è questo quello che desiderate davvero fare?

Riflettete: quale è il prezzo che pagate per piacere agli altri???

Voglio comunque precisare che essere se stessi non significa comportarsi con maleducazione o con mancanza di rispetto, vuol solo dire vivere in armonia con il proprio io (puoi leggere QUI). Prima di compiacere gli altri, occorre imparare a piacere a se stessi, e solo allora saremo in grado di darci liberamente alle persone che ci circondano, donandosi perché ci si vuole donare, e non per senso del dovere o a causa della presunzione che la controparte se lo aspetti.

Se non si desidera fare una certa cosa, è importante imparare a dire di no ( leggi QUI) perchè rispondendo affermativamente quando il nostro desiderio sarebbe quello di rifiutare, creiamo un conflitto interiore e profonde tensioni, e più frequentemente stabiliamo questo intimo squilibrio meno saremo capaci di controllare noi stessi e la nostra vita.

Se le nostre azioni saranno in armonia con le nostre emozioni, possiamo stare certi che alla fine ci sentiremo più liberi e più felici. Se cerchiamo continuamente di piacere agli altri, significa che ci stiamo trascurando: è necessario evitare di collocare le altre persone su un piedistallo ignorando le nostre esigenze.

Ricordiamoci: più siamo felici e più saremo in grado di fare felici anche gli altri !!!!

 

Verso l’infinito e oltre …

VERSO LINFINITO

Mi è sempre piaciuta questa frase, pronunciata molte volte da uno dei personaggi principali di “Toy Story”.

La considero molto motivante, mi trasmette energia perché mi fa capire che “oltre” a quello che sono, “oltre “ a quello che penso, “oltre” a quello che creo, c’è qualcosa di più lontano, posso andare ancora “oltre”.

Ovunque vi troviate nella vostra vita, qualunque cosa stiate sperimentando, vivendo, creando, il mio augurio per questo Natale è di ricordarvi di essere voi stessi, e per fare questo è necessario uscire dallo spazio finito della vostra realtà per sperimentare lo spazio infinito della vostra anima.

Verso l’infinito e oltre … non è un luogo, ma uno “stato d’essere” in cui scoprirete quanto è bello mostrarsi semplicemente se stessi.

Se stessi, costantemente innamorati di ogni attimo della vita, amanti delle piccole cose quotidiane.

Oltre te stesso donna/uomo che vive nello spazio finito creato dalle sue credenze e convinzioni, c’è un altro te stesso, donna/uomo che conquista l’infinito del suo potere creativo e della sua magnificenza.

Tu fai parte del tutto e oltre quello che vedi, ricorda, c’è anche quello che senti. Lo senti nel profondo, emerge dal silenzio, vibra come liberazione che scuote ogni cellula del tuo corpo.

Lì e soltanto lì esiste “semplicemente te stesso”, e lì e soltanto lì si fondono costantemente il tuo passato e il tuo futuro, plasmandosi in un presente ricco di gioia e felicità …..

Che la tua vita sia sempre il riflesso di ciò che sei e più di quello che immagini …..

BUON NATALE ……….

ALBERO DI NATALE

Le donne e l’autoaccettazione

vivere la vita 2

Uno dei problemi fondamentali della donna moderna del XXI secolo continua ad essere quello di accettare, rispettare e stimare se stessa. La mancanza di autostima impedisce a molte donne di impegnarsi con coraggio per i propri obiettivi e ideali.

Spesso è difficile e laborioso guardarsi in maniera sincera, accettarsi senza riserve ed esaminare la propria natura più autentica senza illusioni. Per farlo partner, amici o il mondo esterno possono solo fungere da catalizzatori, non possono tenere pronta la soluzione; ogni donna possiede la chiave, la sua chiave, per riuscirci. La responsabilità per la propria vita è unicamente sua. Questa può essere un acquisizione sconvolgente, ma allo stesso tempo anche straordinariamente liberatoria.

Camminando sulla strada dell’autodeterminazione un ringraziamento va fatto a Bert Hellinger, di cui non so molto ma quel tanto che basta per capire l’importanza del metodo delle “costellazioni familiari” nel rendersi conto in che modo, spesso drammatico, il presente di un individuo possa essere influenzato, anche a distanza di decenni, dalle vecchie radici familiari.

Se a quest’ultimo è stato continuamente trasmesso che le sue esigenze dovevano essere messe da parte per permettere agli “altri” di stare bene, l’individuo in questione avrà enormi difficoltà a trovare se stesso e a realizzare il proprio progetto di vita. Chi è stato sollecitato a più riprese a delegare la responsabilità della propria vita “agli altri”, avrà enormi difficoltà a prendere coraggiosamente in mano la propria esistenza. Specialmente le donne, a questo proposito, è necessario che superino vecchie forme di pensiero che determinano ancora, o tentano di limitare, il loro destino e la loro libertà.

Nei miei colloqui di counseling è impressionante vedere in quale misura le donne dispongano della capacità di soffocarsi in nome dell’armonia, di ritirarsi e ammutolire. Dall’esterno sembra dominare l’armonia, ma nella loro interiorità è tutto un fermento e un ribollire; e questa lava impedita a esplodere si raffredda e si indurisce con il passare del tempo.

Se non si dà spazio ai propri processi interiori o si reprimono i propri (legittimi!!!) bisogni, allora questi subiscono una mutazione . Divengono OMBRE. Ombre che ci circondano e inducono due tipi di sviluppi spiacevoli: ci impediscono di vivere spensierate perché ci fagocitano; e oscurano la Luce. Qualsiasi definizione si voglia dare alla luce, questa è la vera Forza nella quale è immersa la nostra vita e dalla quale la nostra vita trae nutrimento. Se le ombre vengono trasformate, la nostra luce appare più bella e radiosa e tutto nel suo insieme apparirà più luminoso.

Ovviamente, va da sé, che confrontarsi con le proprie forze oscure non è né semplice, né piacevole. Vederle negli altri è di gran lunga meno problematico. E’ anche molto più gradevole richiamare l’attenzione del nostro interlocutore sui suoi errori rispetto a subire un richiamo sulle nostre ombre o sui nostri errori. Ma sono proprio queste situazioni spiacevoli a essere i nostri migliori maestri. Ed è proprio dalle relazioni o dagli incontri difficili e dolorosi che ci costringono ad una sfida con la realtà, che possono arrivare i benefici, sempre ammesso che si dia loro spazio , che li si affronti e che si traggano insegnamenti da queste esperienze. In questo caso ci saranno più occasioni in cui si individueranno nuovi aspetti della propria personalità. Ci si avvicinerà al nucleo della propria identità e si svilupperà passo dopo passo la propria vera forza interiore da cui avrà inizio una nuova vita.

Tutto ciò significa: ACCETTA TE STESSA! Vivi i tuoi pensieri e attraverso loro la tua vita! Liberati dall’oppressione facendo tutto ciò con coscienza e amore. La “battaglia dei sessi” è un disconoscimento della reale problematica. AMA TE STESSA  e smettila di preoccuparti!

Solo tu stessa puoi fare in modo di ESSERE TE STESSA.

La vita ti aspetta. Abbi il coraggio di accettarti per come sei. La vita ti ha voluta così!!!!

Amare se stessi per essere se stessi

amore per sè

 

Vuol dire sapersi interrogare ed ascoltare. Conoscersi. Vuol dire verificare se le risposte, gli atteggiamenti, i comportamenti, le scelte, i desideri, i bisogni che riconosciamo abitualmente come nostri, nostri lo sono veramente. Se corrispondono cioè alle nostre attitudini, alla nostra natura più intima e segreta, alla nostra sensibilità.

Essere se stessi vuol dire cambiare se non ci corrispondiamo. Fare ciò che realmente ci interessa e ci appassiona. Divenire la persona che più profondamente aspiriamo ad essere.

Questa decisione porta delle conseguenze: scoprire l’impagabile sensazione di essere liberi e in armonia con se stessi, trovare subito e spontaneamente una maggiore determinazione, una maggiore energia, ottenere validi risultati nelle attività che vorremo intraprendere, sentirci meglio nella nostra dimensione fisica.

Essere se stessi vuol dire ancora saper agire senza dover attendere autorizzazioni o investiture, cercando di esprimere al meglio tutto il nostro potenziale.

Essere se stessi è una formula che non può comprendere alcuna regola o principio, ma che invece rispetta e rispecchia l’evoluzione interiore di ogni persona.

Essere se stessi testimonia anche un riconoscimento di valore e di significato alla nostra vita che riveste un’importanza fondamentale; che raggiunge il confine con l’amore per noi stessi.

Noi siamo importanti, in quanto espressione della vita che da sempre, nel tempo e nello spazio, in infiniti modi si manifesta. Le relazioni che sviluppiamo e stabiliamo con noi stessi, con il nostro personaggio, con la nostra immagine nei suoi lineamenti fisici e psicologici, sanno il senso alla nostra esistenza. Possiamo accettarci, migliorarci, vivere. Oppure rifiutarci e fermarci.

La nostra verità interiore è la realtà più sicura ed autentica da cui possiamo partire. Dobbiamo riconoscere l’importanza, la meraviglia e il significato della nostra vita per il solo fatto di esistere e di partecipare all’espressione della grande Vita che si manifesta in infiniti modi fuori e dentro noi; nei colori, nelle luci, nelle forme, nei suoni, nel divenire, nelle complesse interrelazioni, nel silenzio, nella continuità, nel cambiamento.

Ascoltiamo e guardiamo con libertà interiore. Diveniamo consapevoli del valore della nostra presenza, dei nostri atteggiamenti, di tutto ciò che esprimiamo, di ogni nostro gesto, oltre che del nostro lavoro.

Ha valore un sorriso, il complimento e l’apprezzamento delle cose belle e buone che vediamo.

Ha valore una carezza, il contatto, il calore del tuo corpo per il corpo e la vita interiore degli altri.

Ha valore la disponibilità , l’affetto e la comprensione.

Hanno valore a volte la calma, a volte l’entusiasmo. In taluni casi ha valore anche una risposta ferma che ci liberi da ambivalenze e ambiguità.

Ha valore aver cura del nostro corpo; ascoltarlo, impararlo, apprezzarlo per lo straordinario lavoro che compie ogni giorno e ogni notte di tutta la nostra esistenza; assecondarne i ritmi e le esigenze, in quanto strumento fondamentale di esperienze e di conoscenza: noi conosciamo il mondo attraverso i nostri sensi. Perché è fonte di piacere. Perché attraverso il corpo comunichiamo e sviluppiamo le nostre relazioni con il mondo.

Amare se stessi non è dunque egoismo. L’armonia personale è anche un bene sociale, è il fondamento di una buona società….

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E Giusti – E. Perfetti

Ricerche sulla Felicità

Ed. Sovera

Ricercatori di noi stessi ….

cercare se stessi

Che magnifico spettacolo intrattiene la vita!

E ogni essere vi partecipa recitando una parte. Ciascuno di noi mentre mette in atto la parte che gli compete, assume  di volta in volta dei ruoli diversi. Inoltre, ogni attore, mentre interpreta il personaggio del momento, interagisce con gli altri e, consapevolmente o meno, contribuisce alla realizzazione dei loro copioni. Lo spettacolo che ne risulta è immenso e affascinante. Tuttavia, i singoli attori sono così compresi dal ruolo che stanno recitando, che solo raramente si interessano allo spettacolo nella sua complessità, oppure al suo funzionamento; soprattutto, di rado indagano per scoprire se esso sia reale o illusorio. Quando accade, significa che faceva parte del loro copione.

Fu così che, tanto tempo fa, due personaggi qualunque, un uomo e una donna semplici conoscenti, si incontrarono “per caso”. Mentre chiacchieravano del più e del meno, l’uomo sentì la necessità di pronunciare questa frase: “Sii te stessa!”.

In un lampo, un brivido intenso percorse il corpo della donna dalla testa ai piedi e si sentì catapultata in un’altra dimensione. Lì tutto sembrava cristallino. Il tempo, lo spazio, il mondo e persino il suo corpo, non c’erano più. L’unica cosa esistente, che era anche il tutto, era qualcosa di morbido che palpitava e irradiava un senso di pienezza totale. Si accorse che non riusciva più nemmeno a pensare.

“Sii te stessa” sembrava aver agito su di lei come la frase magica del gioco delle statuine. Poi, lentamente e come se arrivasse da lontano, nella sua mente fece capolino un pensiero che assomigliava ad un dubbio esistenziale: “Essere me stessa? Vuol dire che sono un’altra e non me ne sono neanche accorta? Che cosa è questo incubo?”

Quando finalmente si riprese, un po’ confusa e disorientata, chiese: “Che cosa intendi con questo?”

E l’altro rispose: “Sii come sei”.

“Ahi dalla padella alla brace!”, pensò la donna. Da quel momento in poi, per giorni, settimane, mesi, aveva continuato a rimuginare: “Chissà cosa avrà voluto dire? E cosa significa esattamente ‘essere me stessa o ‘essere come sono’ ?”.

In seguito, la donna capì che quelle erano state le prime battute di un ruolo che avrebbe recitato per molti anni: quello di ricercatore di sé.

E tu che mi stai leggendo in questo  momento, che ruolo stai recitando ora?

Quando stai per entrare in un nuovo ruolo, accadono spesso situazioni particolari che ti aiutano a calarti nel personaggio. Ma dopo un po’ te le dimentichi.

Poi, ad un certo momento della vita arriva, ospite a volte inatteso, il desiderio di cercare questo “se stessi”. All’inizio questo desiderio, come gli altri d’altronde, è un optional, cioè puoi fare qualcosa per soddisfarlo oppure no; non è fondamentale per la tua vita. Ma dopo un po’, da desiderio diventa bisogno e allora preme, spinge per essere realizzato. Diventa una specie di tarlo mentale: rode, e rode, e ancora rode!

Da un giorno all’altro diventi un “ricercatore di te stesso”! Strano mestiere! Che tu lo faccia part time oppure a tempo pieno, non è contemplato in nessuna categoria lavorativa. E non ti paga nessuno, anzi, ti tocca spendere un sacco di soldi, di tempo ed energia come cercatore di verità. Eh, sì, perché non ti accontenti di qualsiasi risposta, tu vuoi la Verità!

Quando cominci a esercitare il tuo mestiere di ricercatore ti accorgi ben presto che altri prima di te si sono trovati nella necessità di placare il tarlo. Anzi, molti, come Platone, sono convinti che “una vita senza la ricerca non è degna di essere vissuta”.

Nei primi tempi in cui il desiderio è appena comparso, ti puoi anche chiedere” Che cosa avrà di così importante questa ricerca?” E magari ti trovi a leggere, come risposta non cercata, frasi come quella incisa sul frontone di ingresso dell’oracolo di Apollo a Delfi: “Conosci te stesso e conoscerai l’universo”.

E tu potresti replicare: “Dopotutto, io voglio conoscere solo me stesso! L’universo è troppo grande e lontano da me!”

E invece, se decidi di andare avanti con la ricerca, ti toccherà inghiottire in un sol boccone te stesso e l’universo ….. buona digestione …..

“Per gli uomini non esiste nessunissimo dovere,

tranne uno: CERCARE SE STESSI,

consolidarsi in sé,

procedere a tentativi per la propria via,

ovunque essa ci conduca…” H.Hesse

Affermarsi

affermarsi

Il secondo passo verso la riconquista della propria libertà liberandosi così dal giogo della dipendenza affettiva è AFFERMARSI.

Affermarsi significa mettere allo scoperto la propria identità. Vuol dire prendersi lo spazio vitale che ci spetta, nel rispetto di ogni essere umano.

Affermandoci, facciamo sapere che esistiamo, che abbiamo come tutti un valore, delle opinioni e un’identità. Raramente è necessario fare esercizio di affermazione dando fiato alle trombe. In genere è sufficiente prendersi lo spazio che ci spetta.

L’affermazione di sé affonda le radici nella considerazione che abbiamo di noi stessi. Imparando a conoscerci, a conoscere le nostre forze e le nostre debolezze, prendendoci il tempo di scoprirci e di amarci per quello che siamo, arriviamo a capire di essere unici.

Più fiducia abbiamo in noi stessi, nel nostro valore e nella nostra capacità di esprimere chiaramente i nostri bisogni, più diventa facile prendere il nostro posto.

Per il dipendente affettivo affermarsi è difficilissimo, perché non conosce i propri limiti, ha una paura sconfinata di perdere l’altro e un’autostima molto scarsa. Per arrivare ad affermarsi, è necessario innanzitutto fissare dei limiti, mettere dei confini, per quanto stabilirli gli riesca difficile e nonostante la paura delle reazioni altrui e di quello che gli altri diranno.

Imparando ad affermarsi, il dipendente affettivo si concede il diritto di dire “NO” quando, dentro di lui, è “NO”. Anche se sappiamo che il senso di colpa potrà coglierci, siamo consapevoli che dire “SI” quando è “NO” rappresenta una palese mancanza di rispetto verso noi stessi. Porre dei limiti non significa non dar prova di generosità o buonsenso, bensì smettere di tollerare gli abusi per mancanza di autostima.

Affermarsi significa anche correre il rischio di esprimere la propria opinione, nonostante sia impossibile che soddisfi sempre tutti all’unanimità. Nel farlo esercitiamo la nostra libertà di espressione, la libertà di pensare ed essere.

Affermarsi vuol dire:

  • Scegliere tra varie possibilità in funzione dei nostri bisogni
  • Scegliere ciò che rientrerà nella nostra giornata e come organizzeremo il tempo
  • Scegliere le persone che vogliamo frequentare, invece di lasciarci guidare sempre dal caso
  • Scegliere i nostri abiti, anche se non siamo più abituati e ci vorrà del tempo
  • Scegliere il canale televisivo che vogliamo vedere
  • Scegliere il film da noleggiare.

Occorre avere il coraggio di esprimere i propri bisogni e le proprie aspettative, senza imporli né trasformarli in esigenze per l’altro.

E’ importante condividere i propri bisogni anzitutto con se stessi, giacchè siamo noi la persona più in grado di soddisfarli, e poi con gli altri, che non possono sempre indovinare tutto. E’ un modo di dire che esistiamo. Abbiamo dei bisogni, delle aspettative, dei desideri, delle attese e dei sogni. Esprimerli significa dar loro vita. Possiamo condividerli, ripristinando così tutta la loro legittimità.

Affermarsi significa anche:

  • Accettarsi per quello che siamo nel rispetto dei nostri aspetti più complessi, in funzione delle nostre zone grigie
  • Accettare la nostra identità, anche quello che sembra fare di noi una persona ai margini, anche se gli altri hanno difficoltà ad accettare la nostra differenza.

Infine affermarsi vuol dire:

  • Sviluppare un’immagine positiva di noi stessi anche se, come tutti abbiamo le nostre debolezze, i nostri fallimenti, i nostri momenti di dubbio e di incertezza
  • Concedersi il diritto di esistere
  • Assumersi il rischio di vedere chi ci sta intorno cambiare atteggiamento di fronte a noi man mano che ci affermiamo.

Per affermarsi occorre essere pronti a rinunciare di piacere a tutti. Per compensare, iniziamo ad marci di più. Ci permettiamo di assaporare la nostra scalata al successo: ri-trovare noi stessi!

Affermarsi non è sempre facile. Possiamo iniziare da situazioni che giudichiamo meno importanti o meno rischiose, compiendo scelte che in seguito possono anche creare disturbo. Da principio ci affermiamo con goffaggine, talvolta abbandoniamo il nostro fazzoletto di territorio sconfinando in quello del vicino. Tuttavia, possiamo sempre ritirarci ed essere consapevoli che il fatto di affermarsi richiede molta pratica.

Ogni esercizio di affermazione genera risultati concreti e un beneficio che si propaga dentro di noi. Tocchiamo con mano il nostro potere personale e la capacità di esprimere i nostri bisogni. Questo ci trasmette soddisfazione, una forma di legittimità. Le nostre scelte diventano libere e consentite; insomma esercitiamo quello che è il libero arbitrio.

Imparando ad affermarci, forgiamo il nostro carattere e rafforziamo la nostra identità …..

….. e ancora ….

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