Da Monet a Mirò: cinque alfabeti dell’anima

Pratiche di ARTcounseling tra percezione, emozione e simbolo

“Ogni linguaggio d’arte è una soglia: non spiega la vita, la rende abitabile. Nel gesto, nel colore, nel frammento, l’anima trova il suo modo di dire ‘ci sono’.” Gabriella Costa

Questo piccolo corso nasce con un’idea semplice ma potente: usare la storia dell’arte come una narrazione viva, non come “cultura generale”, e trasformare le tecniche dei movimenti in dispositivi di lavoro nel setting di Artcounseling.

Non si tratta di “fare come Monet” o “imitare Miró”, né di interpretare i prodotti come se fossero test, si tratta di lasciare che ogni linguaggio artistico apra un varco esperienziale diverso, capace di far emergere qualità di contatto, emozione, immaginario e significato che, con la sola parola, spesso restano indistinti o difesi.

La cornice è quella del processo: l’opera non è un fine, ma una traccia sensibile di ciò che la persona sta attraversando, una forma di pensiero incarnato che può essere osservata, abitata e rinarrrata con delicatezza.

Il corso è pensato come una serie di incontri, ognuno dedicato a un movimento-autore, costruiti con lo stesso ritmo: un breve racconto contestuale del movimento (come risposta storica, emotiva e culturale al suo tempo), l’osservazione guidata di alcune opere come “campo fenomenologico” in cui allenare lo sguardo, un’esperienza espressiva ispirata alle tecniche, e una fase di restituzione in cui la parola non spiega l’immagine, ma la accompagna.

Il filo rosso è sempre lo stesso: passare dal “capire” al “sentire e dare forma”, sostenendo il cliente nell’oscillazione tra controllo e abbandono, tra bisogno di coerenza e possibilità di complessità. Nel linguaggio gestaltico, ogni modulo diventa un laboratorio sul ciclo di contatto: come mi avvicino, come scelgo, come rischio, come porto a compimento, come mi ritiro e assimilo.

L’Impressionismo, attraverso Monet, è la soglia perfetta per entrare nel lavoro.

Monet non dipinge “cose”: dipinge l’incontro tra occhio, luce e tempo.

La sua pratica delle serie, la ripetizione dello stesso soggetto in ore e condizioni diverse, parla direttamente al counseling: la realtà interna non è mai un oggetto fisso, ma un fenomeno che cambia a seconda dello stato, del contesto, della stagione della vita.

Nel setting, l’approccio impressionista può diventare un allenamento alla micro-percezione e alla regolazione: prima ancora di “esprimere”, si impara a sostare.

L’Espressionismo, evocato qui attraverso Van Gogh, porta il corso nella direzione opposta: non più la luce che sfiora, ma l’emozione che incide.

Van Gogh ci consegna un lessico del segno come impronta dell’intensità: il tratto vorticoso, l’impasto, la deformazione, il colore “affettivo” sono un modo di dire “io ci sono” quando la parola è troppo stretta o troppo educata.

Nel setting, questo modulo è prezioso per lavorare sul diritto all’espressione e sulla legittimazione dell’energia emotiva, soprattutto quando la persona teme di essere “troppo”, o quando ha imparato a raffreddare tutto per sopravvivere.

La tecnica può diventare una cornice protetta per dare corpo all’emozione senza agire: usare strumenti che permettono pressione e materia, autorizzare un segno più grande del solito, introdurre il gesto ripetuto come contenitore.

Il Cubismo, attraverso Picasso, introduce una competenza chiave del counseling: la complessità.

Picasso frantuma l’illusione di un unico punto di vista e mostra che un volto può essere visto insieme di fronte e di profilo, vicino e lontano, nel tempo e nello stesso istante.

In Artcounseling, questo è un dispositivo straordinario per lavorare su conflitti interni, polarità, ambivalenze e storie irrigidite in un solo racconto.

Il Dadaismo, con Tristan Tzara, arriva come una scossa salutare.

Dada nasce come risposta radicale al crollo di senso e all’ipocrisia dei linguaggi dominanti: il non-sense, il caso, l’anti-arte sono una critica viva, non un capriccio. In setting, questo modulo è potentissimo quando il cliente è prigioniero del “dover essere”, dell’autocritica, del perfezionismo, oppure quando porta un dolore che ha già consumato tutte le parole “giuste”. La tecnica dadaista può entrare come pratica di disinnesco.

Il Surrealismo, con Miró, conclude il percorso come un invito all’immaginale: non la fantasia come evasione, ma l’immagine come luogo di incontro tra psiche, corpo e simbolo.

Miró lavora con segni essenziali, forme biomorfe, costellazioni, un alfabeto personale che sembra infantile ma è in realtà sofisticato: è un modo per accedere a ciò che è pre-verbale senza renderlo confuso. Nel setting, questo modulo è indicato per esplorare desideri, paure sottili, soglie identitarie, risorse non ancora nominate.

La regola etica per tutti gli incontri: niente interpretazioni dall’esterno, si lavora per risonanza e domanda, lasciando che la persona costruisca il suo dizionario interno.

L’integrazione del corso avviene non mettendo insieme stili, ma riconoscendo funzioni.

Monet allena presenza e sfumatura, Van Gogh autorizza intensità e verità emotiva, Picasso insegna complessità e prospettiva, Tzara libera dal giudizio e riapre il gioco del senso, Miró accompagna nel territorio simbolico con leggerezza e precisione.

Il risultato è un corso che non “spiega l’arte”, ma usa l’arte per insegnare qualcosa di profondamente umano: che esistono molti modi di stare nel mondo e che, quando una persona è bloccata, spesso non serve più forza, ma un linguaggio diverso.

L’Artcounseling diventa allora ciò che sa essere al meglio: un luogo in cui la trasformazione non è un’idea da capire, ma un’esperienza da attraversare, con le mani, con gli occhi, con il respiro, e con una narrazione che, finalmente, torna ad appartenere a chi la vive.

OBIETTIVI:

Questo percorso formativo offre ai counselor un modo nuovo e rigoroso di ampliare il proprio lavoro con lo strumento artistico: attraverso Impressionismo, Espressionismo, Cubismo, Dadaismo e Surrealismo, i linguaggi di Monet, Van Gogh, Picasso, Tzara e Miró diventano dispositivi pratici da portare nel setting, con consegne chiare, materiali mirati e una conduzione attenta alla relazione e alla sicurezza.

Al termine del corso i partecipanti avranno costruito un repertorio di tecniche immediatamente utilizzabili per sostenere presenza e consapevolezza, dare forma e contenimento all’intensità emotiva, lavorare con polarità e ambivalenze senza semplificare la complessità, sciogliere autocritica e ipercontrollo attraverso il gioco del caso, e aprire il territorio simbolico e immaginale senza forzare interpretazioni. Il focus non è “fare arte”, ma usare l’arte come linguaggio di ascolto e trasformazione: dall’immagine alla parola, dal gesto al significato personale.

Il corso, inoltre, rafforza le competenze di conduzione fondamentali per chi lavora in Artcounseling: come presentare una proposta in modo non invasivo, come modulare tempi e attivazione, come leggere l’opera in modo fenomenologico e rispettoso, e come accompagnare la restituzione verbale perché diventi integrazione e non spiegazione.

Ne risulta una formazione che unisce cultura artistica, metodologia e profondità esperienziale, offrendo ai counselor strumenti più ricchi per sostenere i propri clienti nel dare forma a ciò che spesso, da solo, il linguaggio non riesce a dire.

A CHI E’ RIVOLTO:

La formazione è rivolta a counselor (in formazione o già certificati) che desiderano ampliare il proprio repertorio di strumenti espressivi e rendere più solida la conduzione nel setting. È particolarmente indicato per chi già lavora, con linguaggi non verbali e con la dimensione simbolica, mantenendo però una cornice metodologica chiara e rispettosa.

È adatto anche a professionisti della relazione d’aiuto che integrano pratiche creative nel lavoro educativo o di accompagnamento, come educatori, pedagogisti, operatori socio-educativi, facilitatori di gruppi, coach a orientamento umanistico e conduttori di laboratori espressivi, purché interessati a una formazione centrata sul processo e sul setting, non sulla performance artistica.

METODOLOGIA:

La metodologia del corso è teorico-esperienziale e promuove lo sviluppo personale oltre quello tecnico, in quanto impegna in modo vivo le risorse di ogni partecipante. La teoria non viene data in astratto ma in continua relazione con le esercitazioni e le esperienze pratiche.

 STRUTTURA DEL CORSO:

Il monte ore complessive è di 40 ore => 5 moduli per un totale di 5 giornate (cadenza mensile) da 8 ore dalle 9.30 alle 13.30/- 14.30/18.30

IL CORSO è INTERAMENTE ONLINE CON INIZIO DOMENICA 7 GIUGNO

Sono previsti: attestato di partecipazione e dispense molto esaustive ad ogni modulo

Contributi e modalità di contribuzione :

  • Iscrizione Euro 50,00 da versare al momento dell’iscrizione (questo contributo è obbligatorio)
  • Moduli formativi Euro 500,00 (esente IVA)
  • Costo complessivo Euro 550,00 (iscrizione + moduli formativi)
  • Sconto del 10% sui moduli formativi per chi salda in un unica soluzione ( Euro 450,00 + 50,00 per iscrizione)
  • Rateizzazione mensile 100,00 euro + euro 50,00 all’iscrizione