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Flessibilità e adattamento

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Una delle migliori definizioni dell’intelligenza è proprio “flessibilità”: cioè la capacità di trovare le soluzioni giuste non marciando diritti per la propria strada, ma cercando altri percorsi più fruttuosi. P.Angela

Oggi vorrei nuovamente riflettere sul concetto di flessibilità, già trattato in questo post , soffermandomi, questa volta, sulla “morbidezza” e “fluidità” che la parola flessibilità porta con sé.

Tutto cambia. Cambia il nostro corpo e cambiano le nostre idee, cambia il nostro umore e quello delle persone con cui abbiamo una relazione, cambiano le nostre finanze e i nostri progetti, cambia quello che ci fa soffrire e quello che ci rende felici, cambia la situazione politica, cambia la moda e cambia il tempo, cambiano le nostre amicizie e i nostri amori. Cambia perfino il cambiamento.

In un mondo in cui nulla rimane uguale a se stesso è difficile trovare appigli e certezze e la tecnica per sopravvivere consiste nell’arte di adattarsi ad eventi che di continuo ci sorprendono. Chi si adatta creativamente ha la meglio e sopravvive, chi invece risponde in modo rigido e uguale a condizioni che mutano si estingue.

Basta guarda alla storia dell’evoluzione dove ogni più piccolo particolare del mondo vivente è un inno all’adattabilità.

La flessibilità è una forma di saggezza pratica, un intelligenza che vive nel “qui e ora”, che sa leggere ogni minimo segnale di mutamento, e che, una volta capito quello che sta succedendo, ha la disponibilità e la fluidità necessarie per adattarsi il più velocemente possibile alla nuove condizioni.

Questa saggezza ci aiuta a capire che non possiamo controllare tutto, il controllo totale della nostra vita è un miraggio: ci sono troppi elementi imprevedibili. A voler controllare ogni cosa si diventa matti e si rischia di ottenere l’opposto di quello che si vuole. Spesso è più saggio lasciarsi andare al flusso degli eventi ammorbidendo quelle spigolosità che partono in quarta “lancia in resta “contro quei mulini a vento che ogni tanto troviamo sul nostro cammino. Don Chisciotte “duri e puri” che fanno dell’inflessibilità la loro bandiera.

La flessibilità non è solo una strategia vincente ma una qualità sublime, perché essere flessibili significa essere fluidi adattandosi al divenire anche quando questo ci rema contro. Fluidità intesa secondo il concetto Taoista che ci suggerisce di essere adattabili come l’acqua, che è fluida e si modella alla roccia scorrendovi sopra. Perché questo atteggiamento diventi un modo di vita è necessario che porti con sé la capacità di staccarsi dai vecchi modelli, di vivere pienamente il momento presente insieme all’umiltà di saper ricominciare sempre da capo.

Se siamo in grado di abbandonare le convinzioni cui siamo più affezionati, le idee che tutti condividono, i modelli di pensiero cui dobbiamo la nostra posizione sociale, le abitudini mentali che ci rendono la vita più facile ma ci impigriscono togliendoci vitalità, allora ci possiamo aprire al nuovo, al paradosso, all’assurdo. Questa è la creatività!

Adattarsi alla realtà presente significa anche accettare le frustrazioni senza lasciarsi abbattere, provando invece a considerarle come punti di partenza per nuovi percorsi, sperimentandoci creativamente a trovare nuove forme che possano collocarsi nella situazione che ci troviamo a vivere. Perché “creare – come dice bene la dott.ssa Pamela D’Alisa – non significa solo dar forma a qualcosa di completamente nuovo ma, spesso e volentieri, implica piuttosto un rimaneggiare quello che già c’è o possediamo dandogli un nuovo utilizzo, una nuova collocazione o una nuova impostazione. È questo il principio alla base dell’invito a reinventare se stessi.” (www.giardinaggiointeriore.net )

La capacità di essere flessibili, poi, ha molte ripercussioni sulle nostre relazioni. Per quanta buona volontà, per quanto calore possiamo avere, se troviamo difficoltà ad adattarci al nuovo saremo impegnati con il nostro stress, saremo, quindi, di cattivo umore, seccati, ostili, o travolti da situazioni che non ci aspettavamo con il solo risultato di mancare di quell’energia necessaria per essere al meglio in una relazione. Chi è flessibile riesce a stare con quello che c’è, poco o molto che sia senza aspettative che diventano bisogni esigenti che pretendono di essere soddisfatti.

La flessibiltà passa per la rottura degli schemi di routine che viviamo ogni giorno, significa spogliarsi dalle rigide corazze che apparentemente ci proteggono dalle folate di vento per diventare come le canne del bambù che danzano con il vento. Fuor di metafora vuol dire accantonare quella rigidità di pensiero e comportamento che crediamo ci difenda dall’inatteso, per accogliere il nuovo che avanza con serenità e fiducia in se stessi.

La flessibilità è apertura non solo verso gli altri o le situazioni che ci capitano, ma anche verso se stessi, è aprire la porta all’imprevedibile che vive in noi lasciando che trovi il suo spazio.

Flessibilità, infine, non vuol dire arrendersi bensì omaggiare l’intelligenza della nostra pulsione di vita che saprà sempre come trovare nuovi modi per esprimersi.

“Gli esseri umani sono morbidi e flessibili quando nascono, duri e rigidi quando muoiono. Gli alberi e le piante sono teneri e flessibili quando sono in vita, secchi e rigidi quando sono morti. Perciò il duro e il rigido sono compagni della morte, il morbido e il flessibile sono compagni della vita. Un combattente che non sa arretrare non può vincere; un albero incapace di piegarsi si spezza. La rigidità e la forza sono inferiori, la flessibilità e la morbidezza superiori”. Lao Tzu

In parte liberamente tratto da: P.Ferrucci – La forza della gentilezza – Ed.Mondadori

Prendersi il tempo per adattarsi al cambiamento

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Questo post mi sembra di fondamentale importanza affinchè il percorso che decidiamo di intraprendere per diventare liberi e autonomi possa portare a risultati duraturi. E’ basilare imparare a rispettare i propri tempi e soprattutto imparare che non esiste un’autostrada superveloce per raggiungere il risultato , bensì piccoli passi fatti ognuno seguendo il proprio ritmo.

Succede spesso che nel momento in cui vediamo una soluzione spuntare all’orizzonte, abbiamo la tendenza a mettere tutto sottosopra per sistemare il più velocemente possibile le cose . Invertendo radicalmente la rotta, sconvolgiamo parecchi elementi della nostra vita che si influenzano a vicenda. L’ansia provocata dalla grande instabilità nella quale siamo sprofondati diventa allora insopportabile; ed ecco che regrediamo, mettiamo in movimento tutto per tornare indietro, nei vecchi panni.

Il cambiamento può, invece, essere effettuato con dolcezza, in questo modo, lasciamo al nostro corpo, mente e cuore il tempo di adattarsi alle novità.

Spesso, prendiamo prima di tutto in considerazione le soluzioni magiche che conducono solamente ad altre illusioni. Il dipendente è pronto a tutto per piacere; l’idea di assumere nuove sembianze gli piace come nessun’altra.

Concentrandoci sulle nostre priorità e sugli aspetti più problematici della nostra vita, possiamo risolvere una cosa alla volta senza edificare una serie di cantieri. La stabilità e la tranquillità sono fondamentali, fanno parte del nostro equilibrio. I cambiamenti saranno più duraturi e valorizzanti se ci prendiamo del tempo, ciò che abbiamo acquisito si fissa e abbiamo il tempo di assaporare le nostre piccole vittorie. Il desiderio di evolvere trova spazio nella nostra vita.

Il modo migliore per scoraggiarsi è di guardare in blocco tutto quello che vorremmo fare. E’ quindi preferibile fissarsi obiettivi realistici secondo quello che sappiamo essere nelle nostre possibilità. Suddividiamo la strada in tappe ripartendola, quindi, in azioni più semplici.

E’ più facile cominciare con obiettivi meno imponenti, alzando il livello di difficoltà man mano che prendiamo confidenza.

La difficoltà ad adattarsi al cambiamento può rappresentare un ostacolo quando intraprendiamo un cammino per liberarci dalla morsa della dipendenza affettiva. E’ necessario quindi individuare i nostri fattori di resistenza per evitare passi falsi. Può trattarsi della nostra spiacevole tendenza ad autosabotarci quando si tratta di volerci bene.

Il rifiuto di andare a cercare aiuto, le scelte autodistruttive, il rapido demotivarsi e il rinchiudersi in se stessi sono indici del fatto che il nostro corpo oppone resistenza.

Avere la padronanza dei propri pensieri, volersi bene, esercitare il libero arbitrio, agire in maniera coerente con quello che si è! Concediamoci del tempo!!!

Tentando di controllare l’ambiente, il compagno o la compagna e le persone care, il dipendente affettivo cerca di proteggere ad ogni costo il suo paradiso artificiale. L’impressione che tutto gli sfugga di mano e che sta perdendo il controllo della sua vita è talmente forte da indurlo a compensare cercando compulsivamente di controllare tutto all’esterno. E’ il suo modo di scendere a patti con la sua grandissima insicurezza e la sua paura di perdere tutto.

Smettendo di voler prendere il controllo ad ogni costo, segue una strada molto più serena verso un’indipendenza maggiore. Lasciando andare aspetti della vita sui quali non ha un vero potere, dispone di più tempo ed energia per concentrarsi sulle cose che può veramente cambiare, evitando così di disperdere le energie e si ricentra su se stesso. Agisce concretamente sulla sua vita, senza intromettersi indebitamente in quelle altrui.

E dopo mature riflessioni, dopo numerose prese di coscienza e azioni concrete per liberarsi dalla dipendenza, arriviamo a cambiare per diventare quello che siamo.

Le nostre percezioni, le nostre credenze errate e le nostre cattive abitudini cedono il passo ad un prolifico lavoro su noi stessi. I nostri interessi, i nostri talenti e le nostre motivazioni profonde si manifestano e i nostri ideali disfunzionali lasciano il posto ad una visione tutta personale della vita.

E ci accorgiamo di aver finalmente ripreso le redini della nostra esistenza e il potere sulla nostra vita!!!!

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