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Il potere della separazione

radici germogli

Nel processo di crescita, separarsi dalle proprie radici è forse il passo più potente e più degli altri capace di conferire potere, ma è anche quello più rischioso e che più spaventa, perché è connesso col profondo terrore di essere puniti, di essere scacciati dalla famiglia o esclusi dagli amici, e di non riuscire a trovare una nuova identità che sostituisca quella che si sta cercando di dissolvere.

Al tempo stesso dentro di noi sappiamo quanto sia vitale attraversare questo processo di separazione e ritrovamento di Sé.

E’ come se in noi ci fossero due parti che si muovono in opposte direzioni: una ci spinge a separarci per trovare noi stessi, l’altra vuole conservare la comodità e la sicurezza di ciò che è noto e familiare. L’interessante è che finchè non ci separiamo consapevolmente dalle nostre radici, continuiamo a mettere in atto il processo di separazione con le persone significative della nostra vita attuale, il che può essere estremamente dannoso per la nostra vita relazionale.

La separazione può cominciare con l’allontanamento fisico dalla famiglia di origine. O, ancora prima, con atti di ribellione. O può cominciare semplicemente con il percepire che qualcosa ci sta chiamando ….  Ma questi primi movimenti di allontanamento dalle nostre radici sono solo l’inizio del processo di separazione.

Perché la separazione diventi integrata e profonda, dobbiamo scoprire chi siamo e riappacificarci con il passato.

Anche se siamo fisicamente separati dai genitori e dalla famiglia, il legame – sottile e potente – ci influenza fortemente, soprattutto se non abbiamo ancora scoperto i nostri propri valori. Finchè continuiamo a vivere così come siamo stati condizionati a vivere e crediamo nei valori, nelle norme e nelle regole che ci sono stati insegnati, facciamo compromessi e non siamo nemmeno consapevoli di quanto influenzino la nostra vita.

Il passo più potente che possiamo fare per separarci dalle limitazioni del nostro condizionamento è prenderci dei rischi. Più precisamente, ciò significa assumersi il rischio di fare qualcosa che il nostro cuore amerebbe fare, ma che il nostro condizionamento ci dice che è sbagliato. O il rischio di fare qualcosa che ci è stato detto che non siamo capaci di fare, o che non sappiamo fare bene. Questi rischi apportano una forte acquisizione di potere. Liberano grandi quantità di energia intrappolata nel nostro sistema ed espandono la nostra visione e il senso del sé.

Il momento in cui la nostra autostima smette di dipendere dall’amore e dall’approvazione di coloro che ci hanno cresciuti costituisce una pietra miliare nella nostra vita.

La nostra parte ferita forse non cesserà mai di volere l’amore e il rispetto che non ricevemmo, ma ad un certo punto possiamo realizzare che coloro cui ci siamo rivolti per ottenere quel nutrimento non possono darcelo nel modo in cui ci è necessario, e scoprire che possiamo trovare l’autostima indipendentemente da loro.

Finchè ci aspettiamo qualcosa da coloro che ci hanno cresciuti, continueremo ad andare da loro come bambini, finendo nella stessa trappola. Ne verremo fuori con un sentimento di vergogna, stanchi, depressi, senza amore per noi stessi e, ancora una volta, avremo rafforzato un’immagine di noi pieni di vergogna.

Se ci avviciniamo alle persone che ci hanno cresciuti come individui che non si aspettano niente da loro, allora il nostro cuore potrà aprirsi. Potremmo allora vedere i nostri genitori per ciò che sono, con tutte le loro limitazioni e i loro difetti, semplicemente come esseri umani che fanno il meglio che possono.

Non è un ruggito da leone che può far ritrovare il rispetto di sé e la fiducia. La ribellione è come una carica esplosiva che ci dà la forza di spezzare una situazione. Ma una reale acquisizione di potere è possibile solo se , oltre che separarci dalle nostre radici, onoriamo ciò che abbiamo imparato e ciò che abbiamo ricevuto da esse.

E’ necessario separarci per crescere. E’ necessario separarci per non sentirci separati.

Uscendo dalla fase di ribellione cominciamo a provare gratitudine per coloro che sono venuti prima di noi e li vediamo per ciò che sono. In molte maniere, inconsce e consce, le nostre vite, e le nostre personalità sono state profondamente modellate dai nostri genitori. Che ci piaccia o no, che ne siamo consapevoli o meno, in molti modi continuiamo a portare il vessillo.

Riconnettersi con la nostra eredità significa lasciare alle spalle il dolore preparando terra nuova perché i semi della nuova consapevolezza di sé possano germogliare.

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Liberamente tratto da:

Krishnananda – Amana  “Fiducia e sfiducia” Ed. Feltrinelli

Sulla fiducia

animale tana 1

Ci saranno sempre dei sassi sul tuo cammino dipende da te se farne dei muri o dei ponti ….

La fiducia, argomento senza fine che apre la porta per riversare litri di inchiostro cercando di delinearne i contorni. Al suo opposto il tradimento ferita indelebile dell’anima da cui parte il doloroso cammino di risalita verso l’amore per se stessi. Amore indispensabile per trasformare quell’antica ferita che ha messo a dura prova il nostro sentirci degni, in fiducia in sé.

A questo proposito vorrei in questo post riportare una parte dell’introduzione del libro di Krishnananda-Amana “Fiducia e sfiducia” che delinea come la “sfiducia” e la paura di essere traditi e abbandonati può essere curata ri-connettendoci  con noi stessi e la nostra integrità, imparando ad ascoltare la voce profonda della nostra saggezza interiore.

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[…] sembra che nella vita non ci sia tema più grande della fiducia. Abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere lezioni sulla fiducia, ed è proprio la nostra fiducia ad essere messa alla prova quando attraversiamo un momento difficile.[…]

[…] La qualità della nostra fiducia è misurata dallo stato della nostra vita: dall’amore che abbiamo per noi stessi, dalla profondità dell’intimità delle nostre relazioni più importanti, dalla gioia con cui affrontiamo la vita. Sviluppare una fiducia matura è il tesoro al termine dell’arcobaleno del lavoro interiore. […]

[…] Molto spesso, quando veniamo feriti (o traditi – ndr), abbiamo la tendenza a chiudere con la persona che ci ha feriti, ma in questo modo ci chiudiamo anche a noi stessi. Questa chiusura è molto dolorosa, anche se a volte non ne sentiamo il dolore, ed è alla base di molti disturbi fisici e psicologici.

Quando ci chiudiamo, ci ritiriamo in uno spazio di profonda sfiducia e guardiamo al mondo e alla gente da questo spazio. Siamo come animali feriti che spiano il mondo con sospetto dalla loro tana. Da questo spazio è praticamente impossibile vedere con chiarezza gli altri, per questo così spesso reagiamo o li allontaniamo per non essere di nuovo feriti.

Quando ci troviamo in questo stato di animali feriti rintanati nella propria sfiducia tendiamo a riciclare in continuazione gli stessi pensieri e le stesse credenze, finendo magari per abituarci ad una vita di isolamento. Viviamo allora in una situazione dolorosa in cui speriamo di essere trattati in un modo che ci faccia sentire sicuri di poterci esporre, ma appena le nostre aspettative vengono deluse, cosa che accade inevitabilmente, ci ritiriamo nella nostra tana pienamente convinti della verità della nostra sfiducia. Ci rassegniamo alla solitudine inventandoci ogni genere di ragione per non incontrare gli altri.

Sentendoci soli e non nutriti nella nostra tana facciamo allora un nuovo tentativo per uscire, sperando che questa volta la vita e gli altri non saranno un pericolo.

Non solo ci basiamo su come veniamo trattati dall’esterno per rinnovare la nostra fiducia, ma ci abituiamo anche a credere che il nostro nutrimento nella vita dipenda da eventi esterni e da come gli altri si comportano verso di noi. Questo atteggiamento verso noi stessi e verso la vita crea rancore e rabbia e non ci aiuta ad imparare ad espandere la fiducia.

Abbiamo bisogno di una comprensione che ci aiuti a riconoscere il valore delle delusioni e degli abbandoni, così che ci possano dare forza, anziché indebolire o distruggere la nostra fiducia nella vita.

Se vediamo il significato emozionale dei nostri momenti difficili, allora possiamo contenere il dolore. Le delusioni e gli abbandoni ci sfidano a scoprire una fiducia reale. Altrimenti le nostre ferite possono diventare terribili e insopportabili.

Forse diamo per scontato che non è possibile avere fiducia o, se abbiamo esperienze di apertura e fiducia, succede poi qualcosa che ci fa chiudere. Magari alterniamo momenti di estatica fiducia in una persona, o nella vita in generale, a momenti in cui sentiamo separati e isolati.

Sembrerà strano, ma la caratteristica di una genuina fiducia è di non dipendere dagli altri, né da qualcosa di esterno. E’ una profonda esperienza interiore di connessione con il nostro essere e con l’esistenza. […]

[…] Non siano così impotenti come potrebbe sembrare quando arriva il momento di aprire il nostro cuore alla vita, agli altri, e in definitiva, a noi stessi. Perché, fondamentalmente, non è negli altri che dobbiamo imparare ad avere di nuovo fiducia, ma in noi stessi. […]

[…] Per lo più non viviamo nella fiducia in noi stessi, e se sperimentiamo un sentimento di fiducia è in realtà ciò che chiamiamo “fiducia fantasticata”, non una fiducia reale.

La fiducia fantasticata è costruita a partire dalle aspettative e opinioni su come l’esistenza (o Dio) e gli altri dovrebbero trattarci. Naturalmente, quando quelle esperienze non vengono soddisfatte entriamo nella sfiducia, provando collera, risentimento e rassegnazione. Inoltre, possiamo facilmente sentirci vittime di come gli altri o la vita ci trattano.

C’è una parte dentro di noi che vive nella fiducia fantasticata e forse vivrà sempre così. E’ uno spazio interiore infantile e ferito che ha bisogno della nostra comprensione e del nostro amore. […]

[…] C’è un altro aspetto della nostra coscienza più profondo e più saggio. Quest’altra parte ci può aiutare a passare gradualmente dalle aspettative, dalle accuse e dalla negatività ad una più profonda responsabilità. Ci può insegnare ad accogliere le delusioni e le frustrazioni come opportunità per andare più in profondità, per crescere e maturare. Può guidarci e mostrarci che la vita è in realtà amorevole e si prende cura di noi. In questo modo vedremo e sentiremo la bellezza reale nella vita e nelle persone che ci sono vicine, in coloro che amiamo, nei nostri amici e nei nostri genitori.

 

Krishnananda – Amana “Fiducia e sfiducia” Ed. Economica Feltrinelli

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