Io sono …

feto

La metafora del post precedente è un modo per comprendere il concetto olistico di persona.

Noi siamo il prodotto di due piccolissime cellule e del desiderio di due persone. E ancora prima di nascere riceviamo il primo regalo: il nostro corpo. Una sorta di carrozza disegnata apposta per noi, un veicolo progettato per accompagnarci durante tutto il nostro viaggio, capace tuttavia di adattarsi ai cambiamenti e modificarsi con il passare del tempo.

Nel breve istante prima di abbandonare la sicurezza della casa materna, il nostro corpo percepisce un impulso e si muove. Senza desideri, bisogni, affetti o pulsioni che lo spingono all’azione il corpo rimarrebbe fermo, come una carrozza senza cavalli.

Nei nostri primi mesi di vita è sufficiente piangere per conseguire la piena soddisfazione dei nostri bisogni. Basta stirare le braccia, aprire la bocca e voltare la testa con un piccolo sorriso per ottenere tutto quello che vogliamo, senza correre alcun rischio.

Tuttavia, ben presto diventa chiaro che i desideri, se lasciati liberi, potrebbero, a volte, condurci per sentieri pericolosi e ci rendiamo conto della necessità di indirizzarli.

E’ in questo momento che diventa essenziale la figura del cocchiere, ovvero la nostra mente, il nostro intelletto, la nostra capacità di pensare razionalmente.

Un vetturino efficiente sa indirizzare il nostro cammino facendo attenzione ai sentieri pieni di pericoli inutili e rischi eccessivi.

Ciascuno di noi è al tempo stesso tutti i quattro personaggi che entrano in scena nella metafora: siamo la carrozza, i cavalli, il cocchiere e anche il passeggero.

Siamo il nostro corpo, i nostri desideri ed emozioni, siamo il nostro intelletto e siamo anche la nostra componente più spirituale.

E’ bene instaurare un equilibrio fra tutte queste componenti per ottenere quel Ben-Essere necessario ad essere il protagonista del nostro viaggio.

Lasciare per esempio, che il corpo sia guidato solo dalle passioni e dagli impulsi può risultare pericoloso. Abbiamo bisogno della mente per esercitare un certo controllo sulla nostra vita.

Il cocchiere serve a valutare il percorso, però quelli che materialmente tirano la carrozza sono i cavalli e non dobbiamo permettere che il cocchiere li trascuri, perché… che ne sarebbe di noi se non ci fossero i cavalli? Se fossimo fatti solo di corpo e cervello? Come sarebbe la nostra vita se non avessimo alcuna emozione e desiderio?

Ovviamente nemmeno la carrozza deve essere trascurata: bisogna ripararla, prendersene cura, predisporre ciò che serve per la sua manutenzione perché deve trasportarci per tutto il nostro cammino.

Solamente quando riesco ad armonizzare tutto quanto, quando divento consapevole che sono il mio corpo, le mie mani, il mio cuore, il mio mal di testa e la mia fame, quando ammetto che sono le mie voglie, i miei desideri, i miei istinti, le mie emozioni così come il mio amore e la mia rabbia; quando accetto che sono le mie riflessioni, la mia mente pensante e le mie esperienze…. Solo allora sono in grado di percorrere il cammino migliore per me, e cioè quello che oggi sto percorrendo….

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