Alla ricerca della bellezza assoluta … una fiaba

fiori di campo

“ …Un giorno il vento trasportò lontano il seme di un fiore di campagna e lo depose vicino ad un vivaio pieno di fiori coltivati, perfetti, piantati per essere ammirati e comprati, tutti uguali e con ni petali perfettamente identici.

Il terreno era buono, il clima ottimo e dal seme spuntò presto una piantina.

Quando fu abbastanza grande, si guardò intorno e si disse: “come sono piccola e brutta rispetto a quei fiori dal portamento così nobile! E come sono piene di imperfezioni anche le piantine che mi circondano! Voglio fare amicizia solo con i fiori perfetti!”.

E così cercò di parlare con loro e ogni giorno gli mandava dei messaggi col vento, ma i fiori perfetti non rispondevano mai: avevano troppi pensieri a occuparsi di sé per poterne avere anche per un fiore di campagna così diverso e poco appariscente. Ma la nostra piantina ne soffrì moltissimo e ne fu tanto umiliata che invece di seguire il suo progetto, che era quello di essere un bel fiore spontaneo e vigoroso, decise di diventare un fiore coltivato, come quelli che vedeva da lontano nel vivaio e che non volevano essere suoi amici.

“Devo essere perfetta” si disse allora. “Non devo sbagliare proprio in nulla!”. E si mise alla ricerca della perfezione pretendendo sempre di più da sé e dal mondo che la circondava. Ma per fare questo dovette amputare tutti i suoi germogli più vigorosi, come aveva visto fare al potatore con i fiori coltivati, che per poter essere venduti dovevano essere tutti uguali e senza anima, altrimenti l’anima li avrebbe resi unici e diversi.

E così, giorno dopo giorno, la piantina cercò di imitare sempre i fiori dal portamento nobile e tutte le sue energie erano dedicate a questo sforzo.

Ma amputa oggi, amputa domani, alla fine si ritrovò senza più rami. Si guardò intorno e vide altre piantine del prato: erano tutte cariche di rami, di foglie, di fiori, di frutti. Le farfalle vi si posavano, le pai andavano e venivano col loro carico di nettare, il vento scivolava scherzoso facendole ondeggiare nella brezza.

“Ma qui c’è la vita!” si disse all’improvviso con grande sorpresa. “Ognuno è contento di essere se stesso insieme agli altri!”.

La piantina ebbe una stretta al cuore e guardò i suoi rami più vigorosi che giacevano a terra secchi da quando lei li aveva amputati. Guardò le altre piantine del campo che la circondavano e le vide come erano, nessuna perfetta, ma tutte diverse l’una dall’altra. Ognuna era unica perché aveva un’anima, unica anche lei, che bisbigliava nel vento raccontando la sua storia e quella della terra nel corso del tempo e nessuna era uguale ad un’altra.

Allora una lacrima scese silenziosa lungo il suo stelo: si fermò nel punto deve c’era una vecchia ferita da ramo amputato e da lì a poco spuntò un nuovo germoglio.

La piantina lo guardò felice: da quel giorno ne ebbe molta cura e ritornò ad essere un fiore spontaneo e ad amare il prato che la circondava, carico di vita, sempre uguale e sempre diversa, come è sempre successo, da che mondo è mondo, dall’inizio degli inizi di tutti i cicli del tempo …”

Alba Marcoli

“Il bambino perduto e ritrovato”

Oscar Saggi Mondadori

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Rinunciare alla nostra bellezza e unicità per tentare di raggiungere quell’ideale di perfezione che pensiamo possa essere la cura di tutti i nostri mali,ci fa perdere la parte più vera di noi stessi quella meravigliosa imperfezione che ci permette di godere della diversità che ci circonda.

Nell’ordine omologato non c’è posto per la vita, quella vera e reale, quella anche dell’incerto e del fallibile, quella dei mari d’erba in cui ogni filo è diverso dall’altro, eppure contribuisce a formare un tutto armonico e ordinato; quella della folla in cui ogni persona è un universo a sé, unico e irripetibile, ma contribuisce a costruire i mille volti dell’umanità; quello dello scorrere del tempo sui visi degli uomini e delle donne, in cui ogni ruga racconta qualcosa e fa l’unicità dell’espressione e della vita racchiusa in quel viso.

Il terreno del perfezionismo è un altro, è spesso quello delle bambole perfette e sorridenti, tutte uguali e senza anima, ben pettinate, con il vestito giusto già pronto per l’occasione giusta …

E’ il mondo da cui sono bandite le bambole di pezza, costruite con le proprie mani e con quello che ognuno si ritrova in giro, scarti e avanzi di stoffe già usate per altri scopi, ognuno a testimonianza di qualcos’altro vissuto nel tempo con una sua propria storia …. Ma da quegli scarti e da quegli avanzi nasce sempre un prodotto unico e irripetibile, con un’anima.

E difficilmente è un oggetto perfetto, proprio come la vita è stato costruito per tentativi ed errori e ne porta la testimonianza …..

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