Scegliere la libertà

catena spezzata

In genere, quando proviamo una sensazione forte e intensamente disturbante in relazione a qualcosa, soprattutto quando l’agitazione è sproporzionata rispetto a quello che sta accadendo, siamo di fronte al segnale che un’abitudine emotiva sia entrata in azione.

E qui si pone il punto di svolta: possiamo lasciare che la reazione prenda il sopravvento, nella trance indotta dall’abitudine, oppure portare un’attenzione più piena a ciò che sta accadendo, entrando ancora di più in contatto con  il disagio e con qualsiasi altro sentimento doloroso, o anche disperato, si nasconda sotto la superficie.

Se, invece di esaminare l’emozione con piena coscienza, la mettiamo semplicemente in atto, non facciamo altro che rafforzare l’abitudine. Se invece scegliamo di confrontarci con l’abitudine, diventando più attenti al miscuglio di pensieri impazziti e sentimenti sconvolgenti, evitando di farci spingere all’azione da loro, si verificherà una progressione tipica il cui risultato sarà che le emozioni inzieranno a fluire attraverso di noi, piuttosto che a controllarci.

Inizialmente, quando rivolgiamo la consapevolezza verso l’esperienza è probabile che i sentimenti diventino anche più intensi e dolorosi. Ma, se rimaniamo con loro, li sentiremo indebolirsi progressivamente e diventare più sopportabili. Poi, se continuiamo a sostenere l’attenzione con continuità mentre la nostra mente attraversa i vari stadi del cambiamento, può succedere che dalla con-fusione emergano intuizioni sulle nostre continue coazioni a ripetere, sui nostri “schemi” comportamentali. L’emergere delle intuizioni e delle possibili soluzioni e vie d’uscita portano con sé l’indebolimento del meccanismo che ci tiene prigionieri.  E’ come se lo schema sapesse che non abbiamo più tanta paura di provare quelle emozioni e allentasse la presa per poi scomparire dalla nostra mente.

La prossima volta che esso comparirà avremo quindi una maggiore familiarità con lui e una maggiore consapevolezza di quello che sta accadendo riuscendo così a distinguere con più chiarezza come opera.

Se vogliamo spezzare la catena dell’abitudine è necessario cercare di diventare coscienti del “magico quarto di secondo”, l’intervallo tra l’intenzione e l’azione, raffinando la consapevolezza così da poterci soffermare con una precisione pienamente cosciente sulle nostre intenzioni.

Un mezzo per sviluppare questa qualità è la pratica della meditazione che si esegue camminando.

Prima di ogni passo , prima di ogni cambio di direzione, la mente genera l’intenzione di compiere un movimento. La piena coscienza porta quel momento, quarto di secondo, a livello di consapevolezza.

State in piedi con le gambe divaricate in modo che tra un piede e l’altro ci sia una distanza simile a quella dell’ampiezza delle vostre spalle. Prendete consapevolezza delle sensazioni che provate, mentre passate mentalmente in rassegna il corpo.

Provate le sensazioni che provengono dalle gambe e dai piedi: la pressione del vostro peso distribuita sulle suole, le sensazioni in ciascuna delle vostre gambe, che stanno facendo piccoli movimenti per mantenervi in equilibrio …

Se la mente si rivolge ad altri pensieri, riportatela semplicemente alle sensazioni legate ai piedi e alle gambe.

Ora iniziate gradualmente a spostare il peso su un solo piede. Osservate le sensazioni legate al movimento … la leggerezza o la pesantezza di ciascuna gamba…

Verificate quanta accuratezza riuscite a mettere nell’osservazione della sensazione che provate, mentre spostate il peso sull’altro piede. Stabilite se si tratta di fatica, pressione, tensione, o tremore e prendetene nota.

Ora sollevate lentamente un piede e appoggiatelo sul pavimento davanti a voi, spostando su di esso il vostro peso. Sperimentate le sensazioni mutevoli suscitate dal vostro movimento, il contatto con il pavimento, lo spostamento dei muscoli quando muovete la gamba …

Quando arrivate alla fine del tratto di strada che state percorrendo, oppure avete bisogno di cambiare direzione, prendete prima consapevolezza del fatto che siete in piedi, poi del processo necessario per girarvi e cambiare direzione.

Muovetevi con circospezione, assorti nell’esperienza di camminare e nelle sensazioni delle vostre gambe e dei vostri piedi, concentrandovi sull’esperienza presente. Quando la mente si distrae tornate con consapevolezza alle sensazioni legate al movimento.

Camminate ad un ritmo che vi consenta di essere pienamente coscienti…..

Potete fare questa esperienza di osservazione in qualsiasi altra situazione, anche con le vostre reazioni emotive. Provate a fare pratica durante la giornata, in modo da capire quanti momenti di intenzione riuscite a cogliere in quel “quarto di secondo” che precede ogni azione.

Per esempio se qualcuno fa qualcosa che vi irrita, prima di reagire fermatevi e portate la consapevolezza sulle vostre intenzioni. Osservate quale sia il vostro impulso, che cosa avreste voglia di fare, e provate a considerare altre possibili reazioni.

E’ sorprendente con quanta velocità il cervello riesca ad elaborare le informazioni, facendo rientrare moltissimi dati in quel quarto di secondo che vi accorgerete sarà più che sufficiente per liberarsi della catena delle reazioni “abitudinarie”

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liberamente tratto da:

T.Bennett-Goleman – Alchimia Emotiva ed. BUR

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