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Sulla consapevolezza dei nostri bisogni e desideri …

WISHES

Quando invito i miei clienti a parlare dei propri bisogni e desideri, rimango spesso colpita da quanto diventano goffi, esitanti. E’ molto raro che rispondano subito con chiarezza. Spesso invece è come se lottassero contro una specie di divieto interiore che impedisce loro di sapere o dichiarare quali sono i loro bisogni e desideri più profondi.

Ma come si può vivere o agire con efficacia senza conoscerli?

Questa difficoltà nell’affermare i propri bisogni può essere dovuto a svariati motivi.

Uno può essere che da bambini queste persone abbiano ricevuto dai genitori messaggi del tipo: “Senti piccolo, eccoti la bella novità: la vita non gira intorno a te. La vita non gira intorno ai tuoi bisogni o desideri, ma intorno a quelli degli altri. Tu non conti niente, sei solo un piccolo ingranaggio ..”.

Oppure, quando le necessità e i desideri di un bambino vengono ignorati troppo a lungo, il dolore diventa talmente insopportabile che questo, per sopravvivere, impara a reprimerli, a seppellirli lontano dalla coscienza, cercando rifugio nella non-consapevolezza.

Un altro motivo può essere un trauma che porta i bambino a percepire la vita come così spaventevole e pericolosa da spingerlo a soffocare, una volta adulto, qualunque forma di affermazione di sé, non parliamo poi di esprimere, quello che gli serve e che desidera.

Un ulteriore motivo è che, quando sperimentiamo desideri in contrasto con il concetto che abbiamo di noi stessi, rendiamo a negargli e disconoscerli: ad esempio un uomo adulto può avere bisogno di carezze e coccole che non permetterà mai a se stesso di ammettere perché fa a pugni con il suo concetto di mascolinità e autonomia.

In un modo o nell’altro, spesso bisogni e desideri importanti vengono sepolti vivi. Questo però non vuol dire che cessino di esistere. Significa, semmai, che influenzano i nostri sentimenti e il nostro comportamento in modi in cui non ci accorgiamo neppure.

Per esempio, il bisogno non riconosciuto di carezze e coccole si può manifestare in una continua ricerca di soddisfazione sessuale, in quanto il sesso è l’unica forma di contatto fisico che la persona in questione ritiene accettabile.

Oppure il bisogno di comprensione e visibilità che sono un diritto di nascita del bambino possono manifestarsi nell’adulto con l’ossessione di essere “compiacente” e “popolare” a tutti i costi.

Un esercizio che propongo ai miei clienti è di completare le seguenti frasi (di seguito riporterò anche alcune risposte):

Se mettessi il 5% di più di consapevolezza nei miei bisogni più profondi ….

  • Saprei quali sono
  • Potrei prendermi meglio cura di me stesso
  • Non mi arrabbierei con gli altri perché non indovinano il mio bisogno

Se mettessi il 5% di più di consapevolezza nei miei desideri più profondi ….

  • Saprei che il mio lavoro non mi basta
  • Mi rimetterei a studiare
  • Lascerei il lavoro e aprirei un0attività tutta mia
  • Riprenderei a suonare

Se qualcuno mi avesse insegnato che i miei desideri e bisogni contano …

  • Sarebbe l’infanzia di un altro e non la mia
  • La mia vita sarebbe diversa
  • La mia vita non sarebbe tutta obblighi e doveri
  • Avrei pensato di più a quello che conta veramente per me

Se trattassi con rispetto i miei bisogni e i miei desideri …

  • Non piacerei a nessuno
  • Non avrei amici
  • La gente direbbe che sono egoista

Leggendo queste risposte quali conclusioni trarreste? Non trovereste, forse, che ascoltare e onorare i propri desideri può essere non tanto un atto di indulgenza verso se stessi, quanto di vero e proprio coraggio?

Trattare bisogni e desideri con un minimo di rispetto, combattere per loro, prenderli seriamente, è per molti una sfida formidabile e spaventosa.

Spesso è molto più facile seppellirli, rinunciare persino alla capacità di riconoscerli, praticare il sacrificio di sé. Per fuggire alla responsabilità, oppure per sentirsi accettata la gente vende pezzetti di anima ogni giorno.

Alcuni sono dei veri e propri maestri in questo tipo di resa e sacrificio.

Quando non siamo in contatto con i nostri bisogni e desideri, affrontiamo la vita senza remi e senza timone. La nostra non-consapevolezza è pericolosa, per noi stessi e spesso anche per gli altri. Siamo ciechi alle radici delle nostre azioni, mossi da forse che non comprendiamo.

Nel nostro stato di intorpidimento psichico , possiamo arrivare persino a dire che la nostra mancata connessione con bisogni e desideri rappresenti la “spiritualità del distacco”, ma una spiritualità raggiunta attraverso la non-consapevolezza è una contraddizione di termini.

… ti aspetto al prossimo post ….

Scegliere di dire la verità

dire la verità

Vignetta di Cavez (Massimo Cavezzali)

Scegliere di dire la verità è una scelta molto personale e impegnativa, si tratta infatti di essere sinceri (per prima cosa verso se stessi) intorno a come ci sentiamo, di dire la nostra verità. Ossia dire il nostro modo di vedere e vivere le situazioni sottolineando che è nostro e che ci prendiamo la responsabilità di tutto quello che diciamo.

Questo comporta inoltre consapevolizzare che ci muoviamo entro due livelli di realtà: quella misurabile e condivisibile e quella in cui viviamo esattamente così come noi ci sentiamo, assegnando alle cose l’importanza che crediamo abbiano in sé.

Chi ci ascolta, spesso, o meglio sempre, cerca di farsi un’idea di quel che ci passa per la mente, ne produce una sua “teoria” e non abbiamo alcun controllo sulle ipotesi nei nostri riguardi.

Ad esempio noi possiamo comportarci gentilmente senza nessun secondo fine, ma l’altro può vederne uno, interpretandoci sulla base di sue esperienze passate. In questo caso l’altro risponde con le sue mosse a queste sue interpretazioni delle nostre intenzioni e non alle nostre intenzioni.

Essere chiari il più possibile, rispetto a quello che intendiamo, può essere allora un nostro contributo importante nel semplificare la nostra vita di relazione.

La nostra verità è legata al bisogno di veder riconosciuta la nostra identità. E’ vivere dalla parte delle nostre preferenze, di come ci sentiamo, di poter osservare il nostro stato mentale e come lo realizziamo. E’ un verità che prima di tutto va scandagliata dentro di noi e in un secondo tempo nella comunicazione verso gli altri.

Dire la verità, nel rapporto con gli altri, può essere difficile quando la nostra verità si traduce, per l’altro, in una critica all’idea di sé, quando ne abbiamo paura o temiamo di ferirlo irritarlo. In questo caso abbiamo una sovrapposizione di più bisogni: ad esempio da una parte vogliamo mantenere un rapporto di amicizia con la collega, dall’altra magari è importante per noi che un certo lavoro venga svolto meglio, secondo standard più elevati rispetto a quelli che ci sembrano i suoi.

Come dire allora in questo caso la nostra verità?

Prima di tutto descrivendo la nostra verità, quella delle nostre aspettative, descrivendo cioè il livello di realtà che è alla base del nostro (e soltanto nostro) vissuto.

Per fare ciò evitiamo di scusarci di avere le nostre aspettative: se lo facciamo la nostra verità è che sentiamo il bisogno di risultare simpatici. Insomma, la nostra verità è , ribadisco, come noi stessi ci sentiamo e ha a che fare con il nostro modo di porci nelle situazioni.

Scegliere di dire la nostra verità è essere fedeli a noi stessi, a quel principio di correttezza verso di noi che ci permette di vivere in sintonia con i nostri bisogni/desideri.

Esplicitare le nostre aspettative e la conseguente delusione che proviamo quando non vengono attese, vuol dire anche sentire la verità-per me del mio dolore, della mia delusione, nascoste dietro la mia rabbia.

E vedere come la mia delusione, che sento così vera e fisicamente palpabile, è costruita sulle fondamenta di quelle aspettative.

Dire la verità è allora in questo caso parlare con me stessa della mia avversione verso chi-è-come è e non come preferirei che fosse e questo dialogo può diventare il preludio per una successiva e totale presa in carico delle proprie responsabilità.

Non più quindi delegare all’altro la soddisfazione dei miei bisogni “aspettandomi che …..” bensì, attraverso la mia verità, nata da un ascolto profondo e consapevole, andare verso la piena realizzazione del mio essere al mondo.

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