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Addio bianco e nero …..

bianco nero rosa

Troppe volte pensiamo che la nostra vita sia fatta solo di bianco o di nero, di positivo o di negativo.

Se una giornata inizia “storta” difficilmente prendiamo in considerazione la possibilità che con il passare delle ore si possa “raddrizzare”, viceversa “se ci dice bene” viviamo con il terrore che il momento “si” possa passare … perché tanto si sa il bel tempo dura poco…..

Provate a fare questo semplicissimo esercizio….

Prendi un foglio e traccia su di esso una riga verticale che lo divida esattamente in due parti.

Procurati due matite , una rosa e una nera.

La rosa indicherà la positività, i momenti sì, le emozioni piacevoli, il nero la negatività, le burrasche del cuore, i momenti “storti”, le emozioni spiacevoli.

Alla fine della giornata, prendi un momento tutto per te e cerca di individuare l’emozione prevalente della giornata appena trascorsa.

Una volta che è individuata, tieni il foglio davanti a te e associa mentalmente il colore alla giornata: rosa o nera?…

Ora ripercorri con il pensiero le ore appena trascorse e le emozioni che hai provato, anche le più sfumate. E man mano che le “incontri” scrivile sul foglio inserendole nella metà rosa o nera a seconda del colore alle quale le associ.

Quando hai finito alzati, distraiti e torna lì dopo qualche minuto.

Guarda il foglio attentamente cercando di rimanere neutrale, semplicemente osservando le emozioni che si sono alternate nella giornata.

Ripeti l’esercizio per qualche giorno.

Grazie a questa tecnica otterrai una visione più panoramica e realistica della tua vita e ti renderai conto che questa è colorata di entrambe le polarità del vivere in un continuo fluire di “pieni e vuoti”, emozioni e stati d’animo differenti e opposti sono sempre compresenti, anche quando una giornata appare, a prima vista, tutta bella o tutta brutta, positiva o negativa…….

Polarità e conflitti

polarità

I conflitti interiori più insanabili non nascono dalla contrapposizione tra cuore e cervello, ma dal contrasto del cuore con sé stesso. Giovanni Soriano

Ritengo che una delle condizioni indispensabili della conoscenza, della felicità, del ri-trovare se stessi amandoci così come siamo e vivere finalmente una vita piena sia da ritrovare nell’idea del ricongiungimento delle differenze, ossia nella integrazione delle nostre polarità e nell’accettazione del conflitto come strumento di crescita.

Il conflitto può essere sano e creativo oppure confluente e sterile. Quest’ultimo si ha quando non si capisce se stessi e si accusano gli altri di qualcosa di cui siamo colpevoli mettendo in atto il meccanismo della proiezione: attribuisco a te parti di me che “non voglio” riconoscere.

Il conflitto sano si ha quando ognuno di noi è una persona integrata con una certa autoconsapevolezza e un chiaro senso di differenziazione.

Il conflitto nasce quando c’è un chiaro senso di disaccordo su qualcosa che tra di noi rappresenta un problema reale; non è il risultato della proiezione sull’altro di ciò che non siamo in grado di affrontare dentro di noi. Il conflitto sano, se gestito abilmente, produce dei buoni sentimenti tra le persone; è una situazione vincente-vincente e non vincente-perdente.

Inoltre il conflitto dà la possibilità di differenziare noi stessi dai confini di altre personalità. Molto spesso coloro che hanno profondi legami tendono anche a perdersi l’uno nei confini dell’altro, al punto da sembrare simili. Quando, invece, due confini chiaramente differenziati entrano in attrito, le persone vivono un felice senso di contatto.

Lo stesso vale per i conflitti intrapsichici o interiori. Quando vengono portati alla consapevolezza con chiarezza, i conflitti permettono alla persona di avere il senso della propria differenziazione interiore e, a livello di creatività, danno la possibilità di un comportamento integrato, un comportamento che è nettamente adattivo perché spazia nell’intera gamma di risposte tra poli estremi. La persona, in questo caso, è in grado di rispondere con flessibilità ad una varietà di situazioni che non rientrano in quella gamma. Al contrario le risposte polari sono generalmente limitate, povere di immaginazione e hanno scarsa relazione con gli stress della vita quotidiana. Il conflitto che si ripete in maniera stereotipata, senza soluzioni uniche, senza che si impari nulla, porta alla confluenza invece che al contatto con le persone.

Non si può parlare di conflitti senza parlare di polarità: immaginiamo l’individuo come un conglomerato di forze polari che si intersecano fra di loro.

Con un esempio molto semplificato, potremmo dire che una persona ha dentro di sé la qualità della gentilezza e anche la crudeltà, la durezza ma anche la dolcezza. Inoltre una persona non possiede solo un opposto, ma diversi opposti correlati fra loro. Per esempio, la crudeltà può non essere l’unica polarità della gentilezza; un’altra potrebbe essere l’insensibilità, l’indifferenza verso i sentimenti di un’altra persona.

Tutto questo è ovviamente correlato al retroterra del singolo individuo e alla sua percezione della realtà interiore che è costituita da realtà accettabili o inaccettabili per il sé.

Spesso il concetto che abbiamo di noi stessi esclude la dolorosa consapevolezza delle forze polari dentro di noi. Preferisco pensare a me stessa come ad una persona brillante piuttosto che noiosa, aggraziata anziché goffa, tenera e non rude, gentile e non crudele.

In teoria, la persona “sana”, che vive il suo ben-essere,  è un cerchio intero che possiede migliaia di polarità integrate e interconnesse, tutte fuse insieme. Essa è consapevole delle molte polarità dentro di sé, compresi quei sentimenti e quei pensieri che la società disapprova, ed è in grado di accettarsi così come è.

Questa persona dice a se stessa:” qualche volta sono tenera, ma nelle situazioni in cui sono minacciato mi piace molto la mia durezza. Quando sono in fila e qualcuno deliberatamente cerca di passarmi davanti non mi sento tenera e va bene così”.

Una persona può essere in genere aggraziata e tuttavia goffa in certe situazioni. Una persona integrata può scontrarsi con un cameriere in un ristorante senza dover dire a se stessa “che disastro che sono”.

Ci possono essere comunque dei “punti ciechi” nella consapevolezza di questa persona. Può riconoscere la propria dolcezza ma non essere consapevole della durezza dentro di sé. Quando questa durezza viene portata alla sua attenzione, può provare sofferenza, ma comunque essere disposta ad incorporare questa nuova idea di se stessa. Essa non sempre approva tutte le sue polarità, ma il fatto che è pronta a soffrire per conoscerle è un aspetto significativo della sua forza interiore.

Al contrario la persona in difficoltà con se stessa, che vive il suo mal-essere, ha una visione rigida e stereotipata di sé e non è in grado di accettare molte parti di se stessa. Essa rinnega le cosiddette polarità negative, cioè quegli aspetti di sé che è stata condizionata a ritener inaccettabili e tendo invece a proiettare queste caratteristiche sugli altri. Il fatto di diventare consapevole di queste polarità inaccettabili la rende ansiosa. Il risultato sono i sintomi nevrotici, laddove la nevrosi rappresenta la sua incapacità a controllare l’ansia.

Prova ora, se ti va, a rispondere alle seguenti domande… lascia che le risposte affiorino senza porre barriere con la mente …. Ascoltati potrebbe essere l’occasione per mettere a fuoco i tuoi punti ciechi …

  • Quale sentimento ho difficoltà ad accettare? …
  • Perché è inaccettabile per me? …
  • Cosa nascondo di me? …
  • Quando lo faccio e con chi? …
  • Cosa succederebbe se non mi nascondessi? …
  • Cosa fingo di me? …
  • Quando lo faccio e con chi? …
  • Cosa succederebbe se non fingessi? …

L’esperienza della dualità

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Due energie interiori ci animano. Potrebbero sembrare in opposizione, ma fanno parte dello stesso movimento del nostro essere profondo. Così come ritroviamo la fragilità nella potenza, ritroviamo la potenza nella fragilità.

Queste energie, anche se sembrano in opposizione, sono totalmente compatibili e soprattutto complementari. Da esse dipende l’armonizzazione del nostro essere.

All’immagine della natura che comprende le forze del cielo e della terra, del sole e della luna, il nostro corpo presenta un lato destro e un lato sinistro, una parte superiore e una inferiore. Anche il nostro sistema nervoso centrale funziona in base a coppie di opposti: il sistema parasimpatico, collegato all’emisfero sinistro del nostro cervello, sede della logica, del calcolo e degli aspetti più razionali e il sistema simpatico, collegato all’emisfero destro, sede della ricettività e dell’ascolto.

Siamo fondati sulla dualità e facendone interiormente l’esperienza cerchiamo istintivamente di accoppiarci.

Jung ci dice che nasciamo uniti e che è l’atto della nascita che ci fa conoscere la nostra prima separazione dalla matrice.

Da quel momento in poi, cerchiamo immediatamente di ristabilire il contatto con l’altro che, all’origine, era nostra madre.

Così, dal momento in cui la nostra vita ha inizio, cerchiamo di ri-creare l’unità con l’altro, unità che abbiamo conosciuto, a meno di esperienze traumatiche, nel corso della nostra vita intrauterina.

Ovviamente la divisione sarà tanto meglio vissuta se la diade con la madre sarà stata serena. La nostra divisione segue la costruzione della nostra personalità di bambini, adolescenti e poi di giovani adulti, tutto questo nostro malgrado.

Può perfino sfociare in un divorzio con la nostra natura profonda, perché crescendo costruiamo un “altro me stesso”, una falsa personalità per fronteggiare le varie “ferite d’amore” a cui possiamo andare incontro. Ecco perché più avanziamo con l’età, più possiamo sentire il bisogno di riunificarci sul filo di quello che Jung definisce il cammino dell’individuazione.

Gli avvenimenti esteriori possono aiutarci grazie alla sincronicità, grazie al nostro mondo interiore, attraverso sogni e sintomi.

Questo appello a ri-trovare se stessi è ritmato come il movimento di un bilanciere. La dualità che ci anima assomiglia ad un orologio interno il cui bilanciere s’aggiusta per permettere l’unione degli opposti, l’unione delle forse contrarie e complementari: sole e luna, maschile e femminile, conscio e inconscio.

Questa unione non può essere vissuta che a partire dall’asse dell’amore, perché esso solo ci permette di sviluppare una posizione interiore fondata sull’armonizzazione delle forze in opposizione.

Agire l’amore a partire da un’armonia tra gli aspetti più profondi di sé permette allo slancio dell’amore di metterci al mondo.

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