Tag: errore

Le cause di fallimento più comuni

fallimento-4

“Ho provato, ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò meglio.” S.Beckett

Secondo autorevoli ricercatori quali Robert Sternberg, conosciuto dai più per la sua teoria triarchica dell’amore , possedere buone abilità in generale non vuol dire non commettere mai errori, ma riuscire ad imparare dagli errori compiuti in passato in modo da non ripeterli nel futuro.

Fra le cause dei nostri fallimenti, una delle più comuni consiste nella incapacità di tradurre il pensiero in azioni concrete. La cultura occidentale di cui facciamo parte accetta come un dato ormai acquisito la separazione tra il pensiero e l’azione; nel tentativo di migliorarci oppure per timore di sbagliare, tendiamo a riflettere sulle azioni commesse ieri e a pensare in anticipo alle azioni che faremo domani.

Potremmo chiamarla la strada dei rimpianti e delle occasioni perdute, poiché in questo modo non si fa altro che pensare a cosa avremmo fatto se ci fosse stata offerta un’altra opportunità, cadendo non di rado in dilemmi dal sapore amletico.

Nonostante le buone intenzioni le idee generate in questo modo si rivelano alquanto improduttive, dato che difficilmente si tradurranno in azioni efficaci: si tratta dell’esatto contrario del “cogliere l’attimo fuggente”, poiché a forza di chiedersi quale sia l’occasione giusta non si riesce a raggiungere alcuno scopo importante nella vita.

Strettamente legato a questo troviamo la mancanza di motivazione che affligge quanti non riescono a dare forza alle loro scelte che finiscono per rimanere solo proiezioni in un tempo indeterminato che prima o poi verrà quando tutte le congiunzioni astrali saranno al posto giusto.

Chi si affida solo a motivazioni esterne, come ad esempio l’approvazione dei genitori, per perseguire i propri obiettivi, alla lunga perde di vista il significato delle proprie azioni e tende anche ad arrendersi prima del tempo, mentre chi riesce a motivarsi all’interno prova un interesse reale e sincero per quello che fa.

Anche il rimandare continuamente l’inizio di un’attività rientra tra i fattori in grado di diminuire fortemente il coinvolgimento della persona, la quale appare impaurita di fronte alle responsabilità richieste per portare avanti un compito.

Consideriamo ad esempio il caso di uno studente universitario che non riesce a terminare gli studi perché si è arenato al momento di dover elaborare la tesi conclusiva. Piuttosto che prendersi l’impegno di scrivere la tesi, preferisce rimandare il suo incontro con le responsabilità tipiche dell’essere adulto, come trovare un lavoro e il non essere più dipendente economicamente dai genitori.

Sul piano interpersonale, la paura di cominciare una relazione pienamente coinvolgente, fatta anche di impegno, attanaglia tutti quelli che non riescono oppure non vogliono andare oltre una conoscenza superficiale del partner di turno e che sono abituati a terminare le relazioni prima che queste diventino qualcosa di più serio.

A questi ostacoli Sternberg ne aggiunge un altro, forse più subdolo dei precedenti ma altrettanto frequente: l’eccessiva fiducia riposta nelle proprie abilità  cognitive ed emotive, oppure al contrario la totale mancanza di essa.

Mentre sembra intuitivamente corrispondete al vero che chi non possieda almeno un minimo di fiducia nelle proprie abilità soltanto con estrema difficoltà potrà raggiungere degli obiettivi concreti nella vita, meno comprensibili ci appaiono i danni che un eccesso di fiducia in se stessi possono provocare.

In realtà, la mancanza di umiltà impedisce di prendere atto degli errori compiuti, svolgendo così la funzione di freno al raggiungimento dei risultati che ci aspettiamo.

In ultima analisi il fallimento è qualcosa che fa parte della vita, l’importante è sapersi rialzare, prendersi le proprie responsabilità non avendo paura di mettersi in gioco.

“Fear of failure must never be a reason not to try something.” Frederick Smith

Gestire gli errori

ERRORI

Vignetta di Massimo Cavezzali ( Cavez)

“Il più grande sbaglio nella vita è quello di avere sempre paura di sbagliare.” Elbert Hubbard

Una delle principali caratteristiche delle persone con poca autostima è la difficoltà di ammettere di avere sbagliato. Infatti riconoscere gli errori sarebbe un ulteriore conferma della propria inadeguatezza e mancanza di valore avendo come modello un ideale irraggiungibile di perfezione.

Questo pensiero trova le sue radici nell’infanzia quando si viene rimproverati e corretti se il nostro comportamento non è conforme alle aspettative di genitori, educatori o altre persone per noi significative. Queste correzioni, purtroppo troppo spesso, non sono circoscritte alla nostra condotta ritenuta “sbagliata” ma vengono accompagnate dal messaggio “tu sei sbagliato”, creando le basi per una considerazione negativa di sé.

Questi rimproveri genitoriali nel momento in cui vengono interiorizzati alimentano il nostro Critico Interiore che perpetua il rimprovero nel momento in cui commettiamo un errore o quando il nostro comportamento non corrisponde agli standard stabiliti.

L’autostima non ha nulla a che vedere con la perfezione e non significa evitare gli errori: vuol dire, invece, accettarsi incondizionatamente con difetti ed errori, con ciò che ci piace e ciò che non ci piace.

Imparare a ridimensionare i nostri sbagli interpretandoli in maniera nuova e diversa limita la loro minacciosità e ce li fa considerare come eventi naturali, addirittura validi per la propria vita.

Questa diversa prospettiva ci permette di apprendere dagli errori e di andare oltre. D’altra parte gli errori sono una funzione della crescita e della consapevolezza, in quanto requisito indispensabile per qualsiasi processo di apprendimento: è difficile imparare qualcosa senza commettere alcuno sbaglio.

Ogni errore ci indica che cosa bisogna correggere e ci porta sempre più vicino al comportamento più efficace.

Chi non rischia per paura di fallire ha poche opportunità di imparare cose nuove e crescere: gli errori non sono degli strumenti di valutazione della nostra intelligenza o del nostro valore, sono semplicemente dei passi verso un obiettivo.

Inoltre gli errori sono un requisito fondamentale per la spontaneità: la paura di commetterne inibisce la libera espressione di sé.

Se non ci diamo il permesso di sbagliare, non ci sentiremo mai sicuri e liberi di esprimere nemmeno le cose giuste. La paura di sbagliare porta all’isolamento ed impedisce la spontaneità, perché costringe a vigilare costantemente sulle proprie azioni e rende timorosi e ciechi di fronte ad ogni opportunità che offre la vita.

Quando prendiamo una decisione, in genere scegliamo l’azione che ci sembra poter soddisfare maggiormente i bisogni che premono al momento. Questa capacità di scelta dipende in gran parte dalla consapevolezza con cui si percepiscono e si comprendono tutti i fattori riferiti al bisogno che si vuole soddisfare. “Errore” è una definizione che applichiamo al nostro comportamento in un secondo tempo, quando la nostra consapevolezza è cambiata e siamo di fronte alle conseguenze della nostra azione per cui avremmo voluto agire diversamente.

La definizione di azione “giusta” o “sbagliata” , “buona” o “cattiva” ci spinge a punirci inutilmente.

Valutazioni più ragionevoli come “saggio”, “efficace”, “inefficace”, oltre a non colpevolizzarci tengono conto del fatto che le nostre azioni possono essere influenzate da una scarsa consapevolezza.

E’ importante, quindi, essere consapevole dei nostri bisogni e di come cerchiamo di soddisfarli per poter riconoscere le nostre azioni inefficaci in modo da poter compiere scelte adeguate e funzionali all’obiettivo che vogliamo raggiungere.

Esagerare e divertirsi

ridere di sè

La capacità di ridere di se stessi presuppone che si sappia in genere su cosa si possa ridere.

Ridiamo a volte volentieri delle disavventure degli altri soprattutto quando ne sono i diretti responsabili. Si parla di “terzo che gode” riferendosi ad una persona estranea alla situazione, che osserva una lite e ne sorride proprio perché non ne è coinvolta. Il provare gioia per il male altrui è una forma aggressiva di umorismo.

Nella comicità, nell’ironia e quindi nell’autoironia, c’è bisogno di distanza, ma anche di compassione, bisogna vedere l’altro non come uno stupido che commette degli errori che noi non faremmo mai, bensì come una persona cui è capitato di sbagliare come potrebbe succedere a chiunque. Dovremmo sentirci partecipi della situazione dolorosa che l’altro sta vivendo, e allo stesso tempo, non essendo direttamente coinvolti, riconoscere le circostanze che lo hanno portato all’errore.

Per sviluppare un vero senso dell’umorismo, ci si deve conoscere bene ed essere disposti a prendersi in giro esattamente come faremmo con gli altri.

Una dimostrazione a questo riguardo è proprio la capacità di esagerare i nostri errori abituali ridendoci su, uno stratagemma che nella vita di tutti i giorni può aiutarci a tollerare meglio i nostri insuccessi. Forse in questo modo capiremo che siamo proprio noi a fare in modo che ci capitino sempre le stesse disavventure, acquisiremo più controllo e potere decisionale sulla nostra vita, ci rilasseremo diventando più tolleranti verso noi stessi.

La comicità e l’improvvisazione si influenzano a vicenda, e allo stesso tempo offrono possibilità e suggerimenti per la vita di tutti i giorni che ci avvicinano all’umorismo, sollevandoci dall’inerzia.

Se interrompiamo le nostre abitudini, la vita può cambiare e la gioia aumentare. A questo proposito perché non utilizzare alcune strategie proprie dell’arte comica inserendole nella vita quotidiana?

L’esagerazione è la base della comicità dalla quale discendono la maggior parte delle altre tecniche

Partendo ad esempio dal fare la caricatura di alcuni rituali personali o comportamenti ricorrenti, fino a sdrammatizzare le situazioni stressanti e cogliendo solo l’aspetto comico degli eventi.

Possiamo scoprire tante possibilità comiche in noi stessi. Proprio quando qualcosa va storto, possiamo provare a celebrare la sconfitta trovando forze creative che ci diano energia. Se siamo in grado di accettare i fallimenti e le disavventure che incontriamo nella nostra vita, finiamo con il temerle meno e col liberarci così da paure inutili.

Autoironia come sdrammatizzazione del proprio ruolo e leggero umorismo diretto alla propria persona significa quindi conoscenza dei propri limiti. Quando si riesce a ridere per qualcosa, nel nostro organismo si verifica una scarica di tensioni accumulate che nella mente producono il benefico effetto di sdrammatizzare quello che appariva come un groppo difficile da digerire. Dunque ridere è come versare del lubrificante negli ingranaggi. Tutto tende a divenire meno complicato e più alla portata di qualche soluzione positiva. Avere il dono dell’umorismo è come essere fornito di un passaporto che ci fa superare facilmente molte frontiere senza pagare prezzi esorbitanti.

L’umorismo aiutandoci a scaricare le tensioni ci insegna a relazionarci meno drammaticamente con il mondo e ad avere anche un rapporto migliore con noi stessi. L’autoironia è un segno di equilibrio, di maturità e di saggezza. Chi sa ridere di sé si presenta nel modo migliore agli occhi degli altri e facilità le relazioni smussando i contrasti.

Accettarsi e riuscire a prendersi in giro significa amare se stessi così come si è: riuscire a farlo è indice di una personalità che sa giocare con se stessa e con gli altri.

L’umorismo è una forma particolare di autorappresentazione di sé che ci costringe a guardarci da angolature sempre diverse e che ci permette di riprendere la nostra vera essenza umana, scrostandola da tutte quelle false facciate che adottiamo per vivere in società.

Lavorare sul proprio umorismo, quindi, vuol dire rimettersi in gioco continuamente, e questo non significa affatto dimenticarci del nostro ruolo nella vita ordinaria, ma semplicemente non viverlo in modo totalizzante e annullante. Se riusciamo a fare questo, riusciamo anche a guardare il resto del mondo che ci circonda con un occhio diverso, leggero e divertito, impariamo a comunicare e condividere con gli altri questa nostra particolare visione, migliorando le nostre relazioni e di conseguenza il nostro Ben-Essere.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: