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Esercizio “per essere positivi”

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“Conta i fiori del tuo giardino, mai le foglie che cadono” Romano Battaglia

Spesso l’infelicità è provocata da una bassa fiducia in noi stessi, e il mio blog è pieno di post che trattano questo argomento. Essa trae origine da un bilancio poco obiettivo e dalla sopravvalutazione degli episodi in cui non siamo stati all’altezza della situazione o delle aspettative o per entrambi i motivi.

Se cominciamo con il domandarci se siamo incapaci o falliti, è naturale che andremo in cerca proprio dei casi in cui abbiamo fallito. Ovviamente ne scopriremo molti. Questa scoperta, e il conseguente inevitabile pessimismo sono facilme nte evitabili.

Prendete un foglio di carta e provate a scrivere la soluzione per come poter evitare di pensare ai “fallimenti” e poi continuate a leggere ……

C’è una strategia cognitiva molto efficace che dice: cerca, basandoti solo sui casi positivi.

Sbagli approccio se la tua domanda parte dal chiederti dove hai fallito.

Parti sempre pensando dove hai vinto o dove sei stato all’altezza delle tue aspettative, ricordandoti che siamo comunque esseri limitati.

Quando una persona inizia a domandarsi se la sua vita è un fiasco, comincia a riandare al suoi passato e a scoprire una sequenza sterminata di “fallimenti” (che io preferisco chiamare “errori di percorso”). Si autoconvince che è più o meno un fallito, abbassa la sua autoimmagine e tende ad etichettarsi come un incapace.

A questo punto tutti gli episodi della sua vita presenti e futuri che sembrano dargli ragione, rinforzeranno la sua autodiagnosi e andrà avanti così di “profezia” in “profezia”.

Tutti gli episodi che invece gli darebbero torto non vengono nemmeno presi in considerazione, perchè non è di questo che si parla.

Prova ora a stilare una lista di tutte le volte che ce l’hai fatta, tienila a portata di mano e quando senti di cadere nel circolo vizioso del “io sono una fallito” rileggila ……

“Non guardare se il tuo bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Guarda quanta luce c’è nel vetro.” Fabrizio Caramagna

Herrare umanum est, perseverare diabolicum ….

gorgo

“Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi “ Albert Einstein

“Un’altra volta lo stesso problema, ma non è possibile!”

“Mi succede sempre così”

“E’ la terza volta che questo appuntamento mi va storto”

“Non ce la faccio più, con te si litiga sempre per gli stessi motivi”

“Trovo sempre partner sbagliati!”

Qualcuna di queste frasi ti suona familiare? Magari l’hai sentita dire a qualche tua amica, oppure ti è capitato di dire qualcosa di simile? Conosci persone che commettono sempre gli stessi errori? Che agiscono seguendo sempre gli stessi schemi? Che non analizzano le esperienza passate? Che non imparano la lezione?

Si potrebbe anche dire che “non hanno sofferto abbastanza”.

Ma non basta solo sbattere la testa contro il muro, perché c’è anche chi, pure se soffre come un pazzo, non impara la lezione, anzi peggiora. Per fortuna, c’è anche chi trova la forza di rialzarsi dopo essere caduto in una buca profonda.

Alle volte sembra davvero di essere bloccati nei famosi “corsi e ricorsi storici”, abbiamo l’impressione di essere la puntina che gira su un disco graffiato che s incanta sempre nello stesso punto oppure abbiamo sensazione di déjà vu e ci ritroviamo in situazioni simili ad altre già vissute in passato chiedendoci:”come ho fatto a cascarci un’altra volta?”.

Questa domanda è cruciale ed è davvero utile, peccato che spesso sia formulata in maniera retorica e quasi autocommiserativa, senza realmente cercare quella risposta che eviterebbe, probabilmente, di tornare a porsi in futuro il medesimo interrogativo.

In realtà formalmente ci chiediamo come abbiamo fatto a sbattere di nuovo sullo stesso muro, ma di fatto ci stiamo dicendo: “Ah povera me!” e andiamo in giro raccogliendo attenzione e approvazione: “Dai non importa, vedrai che la prossima volta andrà meglio”.

E come farà ad andare meglio se non ci interroghiamo su cosa si possa migliorare? Sarà la prova, l’esame, il contratto, la presentazione, la storia d’amore, la relazione con gli altri ad andare meglio o, per caso, dovremmo essere noi a fare qualcosa di diverso affinchè la prossima volta qualcosa di meglio effettivamente accada?

C’è da dire che l’abitudine è un elemento fortemente presente nella vita di ciascuno di noi e non corrisponde, per forza, a qualcosa di negativo. Basta pensare a quante migliaia di cose abbiamo imparato a fare da quando siamo nati, che ora facciamo automaticamente. Dal camminare, al guidare, la reiterazione è qualcosa che da sicurezza, che permette di risparmiare tempo, che consente di sfruttare uno schema collaudato nel tempo.

Però che succede se il comportamento che si ripete non è qualcosa di voluto o sperato? Cosa accade se invece che conforto e benessere per una consuetudine piacevole, proviamo un grande senso di insofferenza e di frustrazione per la necessità di affrontare ancora una volta una situazione sgradita?

La ripetizione dei nostri comportamenti, anche quelli poco produttivi, crea un solco, esattamente come il passare sempre per lo stesso cammino in un bosco crea un sentiero e alla fine, anche se ci rendiamo conto che il sentiero non è buono, che in alcuni punti si impantana o prende salite troppo ripide, preferiamo continuare a percorrerlo piuttosto che cercarne (o crearne …) uno nuovo.

Di solito, se si percorre sempre lo stesso sentiero, si arriva sempre nello stesso punto e questo crea la sensazione che ci sia una sola strada percorribile. Risultato: monotonia, irritazione, frustrazione e senso di incapacità nel cambiare lo stato delle cose.

Con la ripetizione dei medesimi errori non solo otteniamo sempre gli stessi risultati ma rafforziamo anche le nostre credenze limitanti su quella particolare situazione.

Visto che non ci si ferma a guardare l’errore, a osservarlo e imparare da esso, si comincia a credere di essere sbagliati o a credere che qualcosa nell’ambiente sia sbagliato (colleghi, partner, clienti … etc ..).

Tutto questo nel breve termine ci allevia sollevandoci da un po’ di responsabilità, ci fa sentire meglio perchè in fin dei conti non dipende da noi e quindi non ci possiamo fare nulla: problema risolto!

Ma a lungo termine ci crea frustrazione e insoddisfazione. E continuiamo a commettere gli stessi errori. Un inferno in terra ……

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