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Gestione creativa delle emozioni

bicicletta 2

“ Il fondamento della vita è l’emozione” A.De Mello

Spesso nella società contemporanea le emozioni sono giudicate negativamente ed è estremamente diffuso inibirle. Dice Fromm: “ […] è diventato un ideale pensare e vivere senza emozioni ..” Riconoscere di essere emotivo è come ammettere una propria debolezza o addirittura una colpa. E’ comunque considerato un handicap che va superato, controllato per avere successo nella vita, per sentirsi forti, efficaci e ammirati dagli altri.

Eppure le emozioni possono essere effettivamente molto piacevoli. Ricordate cosa cantava il grande Lucio???

“ … seguir con gli occhi un airone sopra un fiume e poi ritrovarsi a volare e sdraiarsi felici sopra l’erba ….. e di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire dove il sole va a dormire … parlare del più e del meno con un pescatore per ore e ore … e ricoprir di terra una piantina verde sperando possa nascere un giorno una rosa rossa … tu chiamale se vuoi emozioni …..

E noi vogliamo non solo chiamarle emozioni ma anche viverle al meglio assaporando tutto quello che ci possono portare ….. La creatività umana è strettamente collegata alle emozioni, alla capacità di viverle, valorizzarle e comunicarle.

La strada per ri-trovare se stessi passa attraverso un contatto profondo con le proprie emozioni sia piacevoli che spiacevoli. La vita è un continuum di emozioni . Non è possibile vivere una vita autentica senza di esse. E’ assurdo immaginare e impossibile da realizzare un momento felice che ne sia privo.

Purtroppo nella società contemporanea abbiamo dimenticato queste evidenti verità: scambiando una risonanza emozionale spontanea, autentica e profonda per una “più immobile indifferenza”. Questo può sembrare esagerato, perché basta accendere il televisore in un qualunque momento della giornata per assistere a pubbliche manifestazioni di sceneggiate emotive. Ma questo non significa che la gente sia capace di vivere emozioni autentiche e profonde. In realtà questi individui provano dei vissuti che sono artificiosi, privi di spontaneità e intensità. Assistiamo all’incapacità di relazionarsi in modo schietto con la realtà, di provare sentimenti naturali e profondi. Sono emozioni che non si vivono, ma si indossano, quasi fossero abiti,in determinate occasioni.

Molto spesso si identifica l’emozione con una sensazione di disagio, ci si focalizza più sulle emozioni spiacevoli che su quelle piacevoli. A questo proposito ho provato a fare una ricerca su Internet e ho trovato che le emozioni con più voci e più cercate  sono per lo più quelle che indicano sensazioni spiacevoli.

Gioia, meraviglia, allegria, soddisfazione, entusiasmo, sorpresa, speranza, tenerezza,felicità, appagamento, eccitazione, compiacimento,approvazione ….. sono parole in via di estinzione oppure usate a sproposito, vuote di ogni significato.

La gestione creativa delle emozioni comporta un contatto profondo con il proprio Sé emozionale. Mira alla crescita emozionale intesa non come spinta alla perfezione e all’autocontrollo ma come libera e positiva espressione di Sé nell’ambito di relazioni creative. Mira al successo non come acquisizione e aumento del potere ma come realizzazione di tutte le proprie potenzialità creative. Aspira alla felicità come piena consapevolezza del vissuto di un momento di gioia profonda e unica, anziché come ricerca ossessiva e rincorsa frenetica alla dimensione quantitativa del piacere superficiale, piatto e insapore.

Cosa sono in realtà le emozioni? Non sono una forza astratta e travolgente, sfuggente alla nostra volontà; sono in pratica un insieme di:

  • Sensazioni fisiologiche che coinvolgono vari organi
  • Sentimenti molto intensi
  • Pensieri, cioè frasi che mentalmente diciamo a noi stessi e immagini che noi stessi ci proiettiamo con gli occhi della mente

Gestire creativamente un’emozione significa quindi vivere in modo creativo sia le componenti fisica, affettiva e cognitiva, sia l’esperienza relazionale correlata ad esse.

Proviamo a fare un esempio: l’emozione piacevole di una passeggiata in bicicletta. Cosa significa vivere fino in fondo la bellezza del momento? Prima di tutto non distruggerne la piacevolezza con pensieri negativi anche se fanno parte del vostro presente. Provate ad azzerare tutto e a stare nel “qui e ora”. Sentite le braccia che guidano con sicurezza il manubrio. Le gambe che spingono con forza sui pedali. Sentite la meraviglia dei vostri polmoni che aspirano l’aria fresca piena di ossigeno e la trasformano in energia. Sentite la sintonia tra tutti i vostri organi: cuore, muscoli, polmoni, arterie, vene, naso, bocca, occhi, mani, gambe … E sentite l’armonia tra il vostro corpo, i sentimenti e il pensiero di questi istanti. L’armonia tra questo vostro Sé integrato e tutta la parte di mondo che vive questa esperienza con voi: gli alberi, la strada, il cielo, il vento che vi soffia sul viso, l’aria che vi entra dentro …. Vivete tutto questo con la profonda consapevolezza di esserne il protagonista attivo. Assolutamente concentrati sull’istante presente ….

“ … Onestamente Folco, questo mondo è una meraviglia. Non c’è niente da fare è una meraviglia. E se ci riesci a sentirti parte di questa meraviglia – ma non tu , con i tuoi due occhi e i tuoi due piedi; se Tu questa essenza di te, sente di essere parte di questa meraviglia – ma che vuoi di più, che vuoi di più? …” (Tiziano Terzani)

Immergetevi completamente e profondamente nell’emozione, e questo può succedere facendo varie cose come leggere un libro, ascoltare una musica, guardare un film oppure ascoltare vostro figlio che vi racconta cosa ha fatto con gli amici.

Staccate da tutto il resto e calatevi nell’emozione, anche se è una cosa che agli altri sembra infantile, anche se avreste tante cose serie e urgenti a cui pensare.

Lasciatevi andare in questo istante vitale, vi assicuro che ne risalirete ancora più creativi, più leggeri e più forti di prima. E anche, da non sottovalutare, più capaci di affrontare i vari impegni che avevate…..  è una opportunità per VIVERE!!!!

A proposito di certezze … credenze e convinzioni

CREDENZE

“Niente è più pericoloso di un’idea quando è l’unica che si ha” E.Chartier

Abbiamo credenze su ogni aspetto della nostra vita: alimentazione, amore, salute, divertimento, lavoro, amicizia. Su noi stessi, sulle nostre capacità , sul nostro valore. La stessa autostima è la più rilevante delle credenze: incide su tutto.

Le convinzioni sono il nostro modo di interpretare la realtà, ma non la realtà stessa! Moltissime persone scambiano le proprie convinzioni per la verità assoluta, esse invece sono personalissime mappe che servono ad ognuno di noi per interpretare il territorio ossia la realtà.

Una convinzione è quello che riteniamo essere vero, perché abbiamo avuto una o più esperienze (o anni della stessa esperienza) che ci hanno portato a credere una determinata cosa e nel fare questo molto spesso dimentichiamo che si tratta solo di interpretazioni, troppe volte inconsapevoli, delle nostre esperienze personali.

Ci sono molti modi per parlare delle credenze. Uno dei più noti è la “profezia autoavverantesi”: più sei convinta di qualcosa più quella cosa tende a realizzarsi. Le aspettative, le convinzioni, portano ad agire di conseguenza, rafforzando la credenza originaria e rilevando ciò che ci si aspetta di cogliere nel bene o nel male.

Quando l’aspettativa che viene trasmessa riguarda una particolare abilità che si possiede e questa è positiva, ciò può fare aumentare la nostra autoefficacia e autostima o al contrario- nel caso in cui l’aspettativa sia negativa – può condannarci ad una scarsa opinione di noi e ad una conseguente bassa efficacia.

Se credi di non avere molte speranze nel fare qualcosa, quanto impegno ci metterai? Poco , discreto o pari allo zero? Quanta energia, se non credi di farcela? Quanto tempo potrai dedicare a fare qualcosa che sei convinta  già di non riuscire a fare?

Dunque tendiamo a realizzare e confermare quello che pensiamo, crediamo, ci aspettiamo, perché partendo da quello che crediamo vero, ci comportiamo di conseguenza.

Le convinzioni sono così radicate in noi che ci guidano nell’interpretare il mondo, distorcendolo e modificandolo a nostro piacimento. E questo accade costantemente, ogni giorno per molte volte, a ognuno di noi: siamo convinti di qualcosa e puff, magicamente, quella cosa tende ad accadere.

Una delle mie convinzioni preferite è: “quel che non mi ammazza mi rende più forte”. Che tipo di comportamenti posso generare con questa certezza dentro di me, quando mi accade qualcosa di negativo? Apprendimento, fiducia, crescita. E se invece io credessi nella convinzione opposta? “Capitano tutte a me!”, Che comportamenti potrei produrre? Vittimismo, arrendevolezza, eccesso di prudenza.

Ricorda: tendiamo a realizzare quanto crediamo essere vero.

Credenze giuste, sbagliate, vere, false, assurde, perfette, valide erronee?? Nessuno di questi aggettivi va bene. Sai perché? Perché le credenze nascono da nostre personali interpretazioni delle esperienze.

Per “esperienza” intendo qualsiasi avvenimento di pochi secondi o molti anni che influenzi la nostra mappa cognitiva. Dunque non solo episodi vissuti in prima persona, ma anche trasmessici da altri, persino un film o un libro sono capaci di innestare riflessioni che portano alla creazione di certezze.

Ambiente, famiglia, scuola, amici, colleghi: tutte le esperienze che ci sono capitate contribuiscono a creare credenze. Un genitore troppo severo potrebbe averci convinto che nella vita “non farai mai abbastanza” o “qualsiasi cosa tu dica non farà la differenza”.

In altre parole, le esperienze ci fanno credere che qualcosa sia assolutamente vera perché l’abbiamo provata sulla nostra pelle, perché la vediamo ogni giorno, perché è successa alla nostra amica più cara. Dimentichiamo, però, che gli eventi subiscono costantemente la nostra personalissima interpretazione, che a sua volta dipende da altre credenze collegate. Interpretiamo, prestiamo attenzione, ricordiamo, distorciamo, cancelliamo continuamente ciò che succede a noi e agli altri.

Se quello che stimiamo essere vero dipende dal significato soggettivo che diamo alle situazioni, perché mai dovremmo formulare un giudizio sulla loro bontà, sulla loro verità? Come facciamo a valutare ciò i cui credono gli altri, se il metro di giudizio varia da persona a persona? Ecco perché non possiamo etichettare le convinzioni come vere, false, giuste, sbagliate. Esse sono il frutto del vissuto di ognuno di noi e poiché siamo tutti diversi e unici, non abbiamo propri gli strumenti per definirle e catalogare quello che crediamo, come buono o cattivo sempre, in modo definitivo.

Tu hai fatto alcune esperienze fino a ora e hai imparato determinate cose mettendo in atto i tuoi singolari filtri interpretativi, così come io ho fatto altre esperienze e ne ho tratto altre conclusioni. Che senso ha, quindi, giudicare le tue interpretazioni, considerandole vere oppure sbagliate? Nessuno , sarebbe bene invece considerare che effetti ha questa credenza sul tuo comportamento?

Questa è la domanda magica per capire se credi in qualcosa di più o meno utile al tuo benessere, alla tua felicità. E’ importante capire gli effetti che le convinzioni hanno sulle risorse di cui disponi.

Esse ci guidano nel comprendere quando accelerare e procedere spedita o quando è il momento di fermarci e tirare il freno a mano. Indicano cosa possiamo o non possiamo fare.

Possiamo distinguerle in “potenzianti” e “limitanti” …. ma questa è un’altra storia e se ti va di sentirla … seguimi ….

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