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Mi dò l’opportunità ….

io

Alle splendide ragazze che ho l’onore di accompagnare nel loro percorso di formazione in Counseling Espressivo .

Leggendo queste parole di Virginia Gawel, psicologa e scrittrice argentina, ho pensato ai lavori che abbiano fatto durante il week end, alla fiducia dei vostri sguardi e dei vostri gesti. Al nascere di quei germogli che una di voi ha detto “diventeremo splendidi fiori dal colori accesi e dal profumo avvolgente” …..

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Io mi dò l’opportunità di ricominciare da capo.

Io mi dò l’opportunità di guardarmi gentilmente e apprezzarmi per quella che sono.

Io mi dò l’opportunità di circondarmi di persone che mi apprezzano e che valorizzano la mia vita.

Io mi dono il tempo per cambiare ciò che è bene che cambi, per chiedere aiuto se ho bisogno, per mostrarmi come sono, invece che adattarmi alla visione degli altri.

Io mi dono la possibilità di fare quello che non credo di saper fare, perchè non ho ancora la visione di ciò che posso o non posso fare.

Io mi dò l’opportunità di fare errori, ma anche di accettare il successo con semplicità e gratitudine.

Io mi dò la possibilità di dire le parole semplici che sono però importanti nella mia vita: “No”, “Sì”, “NOn voglio”, “Non posso”, “Ho bisogno” …..

Io mi dò l’opportunità di conoscere me stessa, poichè sono nata con me e morirò con me: se io non sono mia amica, mi sentirò sempre sola.

E come faccio a sentirmi sola se una parte del Tutto abita in me?

Per questo sono nata: perchè non basta nascere per essere, io mi dò l’opportunità di rinascere…..

Virginia Gawel

Risveglio

risveglio 2

Foto: “il croco nella neve” Anna Caliendro

Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno.
Pablo Neruda

Sospesa nell’assoluto, ti abbandoni al flusso per fonderti fino a trovare il senso della sua trama.

Ancora non sai chi sei, intuisci solo una impercettibile lieve sensazione che ti spinge a desiderare questo inizio …. Sospinta da questa sensazione desideri soltanto che sia un buon inizio e che, finalmente, tutto quanto grida gioia di nascere in te, riceva ascolto e ti cresca dentro per portare i tuoi frutti …

Non sei più quella di prima, sei nata da poco con gli occhi aperti, sai e ricordi … Neonata, vorresti restare a farti cullare, accudire, nutrire e coccolare, avvolta nella tua pelle di seta che attende soltanto il calore del sole … quel caldino che sa di buono, di grande rispetto per una vita che nasce…. Piano, piano incominci a far chiarezza a portare a coscienza il tuo essere nata …

Camminiamo nella vita trasportando pesi che non sono più nostri, zaini che sembrano appartenere ad altre vite e che non riusciamo ad abbandonare. Ci identifichiamo con aspetti di noi stesse che andrebbero messi in un museo o abbandonati al corso di un ruscello che li porti fino al mare. Ci identifichiamo con i simulacri di quello che siamo state e ci portiamo a spasso, come fossimo manichini abbandonati tra le quinte di un teatro ormai dismesso. Crediamo di essere ancora quello che ormai non siamo più. Un inganno che dura da una vita, così sottile da non lasciarci nemmeno l’occasione di smascherarlo tanto che, scelte dettate da qualcosa di già morto, continuano a farci ignorare il nuovo che avanzerebbe se ne avesse lo spazio.

Riposati ancora un poco, non avere fretta … attendi che la tua trasformazione ti si mostri, come una magica sorpresa …. Ma non è magica … E’ realtà!!

Ora sei pronta ad entrare in contatto con i tuoi reali bisogni, hai lasciato andare, almeno nel silenzio segreto della tua intimità, quelle maschere o quelle corazze che ti eri tenuta stretta addosso.

Stai portando alla luce quegli aspetti di te che hanno dormito fino ad ora, ma che consideri il tuo capitale segreto.

Quante volte hai detto un “mi piacerebbe dipingere, scrivere, cantare, suonare il pianoforte, studiare il giapponese, imparare a cucinare, fare un corso di yoga …. ma non ne ho il tempo??? ..” Quante volte hai represso i “no” che avresti voluto urlare ma che hai trasformato in un “sì” per non fare brutta figura, per non deludere gli altri, per non essere criticata, abbandonata? … Quante volte hai rinunciato ad ammettere il tuo bisogno di amore, oppure la tua rabbia, la tua paura, la tua voglia di stare, scappare, ritornare, abbracciare??? … Quante volte avresti voluto uscire da uno schema, cambiare gioco, perdonare, schiaffeggiare, ma non l’hai fatto??? ….

Il con-tatto con i tuoi veri bisogni è il primo passo per volerti bene e ri-nascere al Nuovo. Non si tratta di capovolgere il mondo ma, caso mai, di vedere lo stesso mondo da altri punti di vista e di percepire te stesso nel mondo, non come vittima di una vita voluta da chissà chi per te, ma alla guida della tua automobile, certa di poter decidere, per quanto ti sia possibile, dove e come condurla. Certa di voler sbocciare per quella che veramente sei e che magari avevi solo dimenticato di essere…..

Hai una missione, la tua energia è di un certo tipo e tu, fedele a te stessa, puoi soltanto abbandonarti al suo flusso e cavalcarla interamente.

La natura invernale si carica di neve, il vento impetuoso la travolge, temporali la devastano, il gelo pare a tratti che la voglia congelare e la metta a dormire per sempre. Ma la natura è viva e rimane la stessa, pur trasformandosi incessantemente.

Tutto ri-nasce, tutto ricomincia ad ogni ciclo di trasformazione, ma l’anima di ogni elemento della natura rimane fedele a se stessa.

Un albero, nonostante il vento, la tempesta, il gelo e la neve rimarrà sempre lui, quell’albero, resistendo fedele a quello che è. Così anche per te ….

Ricomincia il tuo ciclo in ogni istante dell’anno, fluisci con l’energia di quel momento ma sei sempre tu, fedele alla tua natura, fedele all’amore di te ……


liberamente tratto da:

S.Garavaglia – 365 Pensieri per l’anima – Ed. Tecniche Nuove




Il vuoto che “sana”

vuoto 4

Riflettendo sull’intenso modulo che ho condotto in questo week end al corso di formazione per Agevolatori nel Metodo Mandala-Evolutivo® ……

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L’incontro con l’anima è un evento che appartiene alla concretezza, e la felicità e il suo raggiungimento sono operazioni concrete. Per essere felici, c’è qualcosa da fare, qualcosa che ci spetta, un compito da svolgere.

Il cervello è un organo costruito per produrre fatti e, se non ostacoliamo il suo funzionamento, immancabilmente secerne le sostanze della gioia.

Gli “esercizi spirituali” dei filosofi puntavano a produrre praticamente quegli stati cerebrali capaci di realizzare la biochimica della felicità, della tranquillità, della pace interiore.

All’interno del cervello esiste uno spazio eterno, che appartiene a qualcosa di impronunciabile, di indicibile.

L’eternità è uno stato energetico che vive perennemente al di sotto del nostro Io “tangibile”, che si esprime solo in una dimensione sconosciuta, che appartiene più alle regole del vuoto e del nulla, e che, seppur a tratti, può essere contattato dalla coscienza. E’ uno stato energetico che ci chiama incessantemente e che ha una chimica a parte che viene messa in gioco quando siamo capaci di stare con noi stessi in un modo che non si impara a scuola, o sui libri, ma è il seme di tutta la saggezza.

Al di sotto di come appariamo alla nostra coscienza, al di sotto di ciò che crediamo di essere, un’intera vita si svolge, un intero organismo pulsa incessantemente. La pianta che siamo sta facendo la sua parte. Tutto è come in natura: un seme si disfa nel buio della terra e silenziosamente produce il suo germoglio prima, e la sua pianta dopo.

Carl Rogers, il grande psicologo americano, si era accorto che le patate che i suoi genitori conservavano in cantina, lasciate lì al buio e la freddo, allontanate dal loro terreno naturale, nonostante tutto germogliavano. E si è chiesto se, nei momenti difficili, anche dentro di noi, nel nostro spazio interno, c’è qualcosa che vuole germogliare.

Mentre stiamo soffrendo, mentre ci sembra di essere stroncati dagli episodi sfortunati della vita, c’è qualcosa di profondamente naturale che ci sta ricreando.

Il mio organismo vive, evolve, matura, libera i suoi fiori, i suoi frutti del tutto a mia insaputa: la creazione di ciò che sono, dell’albero che mi esprime è totalmente disinteressata agli scopi che mi do, agli obiettivi che voglio raggiungere, al mio passato, alla mia storia.

Il mio germoglio funziona tanto meglio quanto meno lo riempio di illusioni, quanto meno mi sforzo di mettere le cose a posto, quanto meno mi metto a spiegare e a voler capire le possibili difficoltà che mi attraverssano.

Sono molto più me stesso quando respiro, quando mangio, quando ascolto, quando vedo, quando amo rispetto a tutte le volte che penso.

Anzi, il pensiero è resistenza a tutto questo.

Tanto più mi arrendo, tanto più il germoglio fiorisce.

Le “guarigioni” vere arrivano “contemplando” le difficoltà e le varie istanze che le abitano, guardandole senza nessuna intenzione, senza pensieri, senza neppure il desiderio di mandarle via. Siamo noi stessi quando siamo presenti alle nostre azioni, immersi nell’essere che siamo, che mangia, che ride, che annusa, che gode.

Raccogliersi in se stessi significa semplicemente buttare lo sguardo sull’interno, come se quel raggio di luce che lo inonda fosse capace di poteri immensi, che i pensieri non vedono, ma che anzi offuscano.

Ci piaccia o no la nostra essenza riposa nel vuoto e a lui dobbiamo affidarci se vogliamo approdare alla “guarigione” e alla felicità.

Non si può concepire alcuna eternità, alcun senso di continuità se la coscienza non si purifica dei pensieri.

Di fronte ad ogni problema od ostacolo che blocca il mio fluire è necessario che impari  a tuffarmi nell’impotenza, nell’estraneità. Quando sto male, lasciamoci sprofondare nell’incoscienza affidandomi ai suoi sintomi…. “per evadere dall’intollerabile cerchiamoci un derivato, una fuga, una regione  dove nessuna sensazione si degni di avere un nome … recuperiamo la quiete iniziale…” (E.Cioran).

Qualsiasi dolore arriva dalla profondità dell’anima, arriva da quell’oceano infinito che è l’acqua da cui sgorga la nostra essenza: non viene perché qualcuno l’ha mandato, ma per ridare “senso alla nostra vita”

Se il dolore viene imprigionato dai pensieri e dalle cause, viene relegato nella banalità, nei luoghi comuni, nel ragionamento, allora tutto si oscura.

Pensarci su, ragionarci significa renderlo cronico e perdere l’occasione di scoprire lati di noi stessi, capacità, talenti nascosti.

La capacità  di riprodurre il balsamo risanatore è possibile solo per chi si affida al vuoto, per chi, quando sta male, rinuncia a pensare, per chi impara ad affidarsi al caos, al disordine o al cammino senza senso apparente, sotto il comando dell’estraneità del nostro Testimone interiore, del nostro Viaggiatore interstellare ed è proprio da queste immagini offuscate che si aprono le soluzioni che come lampi prorompono dal buio interiore, suscitati da nessuna causa, se non dall’essere vivi e immersi nella propria consapevolezza di sé.

 

 

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Spunto dalla lettura di:

Raffaele Morelli, “Non siamo nati per soffrire”, Ed.Mondadori

Prendere coscienza ….

prendere coscienza

Sospesa nell’assoluto , ti abbandoni al flusso per fonderti fino a trovare il senso della sua trama.

Ancora non sai chi sei, intuisci solo una impercettibile lieve sensazione che ti spinge a desiderare questo inizio …. Sospinta da questa sensazione desideri soltanto che sia un buon inizio e che, finalmente, tutto quanto grida gioia di nascere in te, riceva ascolto e ti cresca dentro per portare i tuoi frutti …

Non sei più quella di prima, sei nata da poco con gli occhi aperti, sai e ricordi … Neonata, vorresti restare a farti cullare, accudire, nutrire e coccolare, avvolta nella tua pelle di seta che attende soltanto il calore del sole … quel caldino che sa di buono, di grande rispetto per una vita che nasce…. Piano , piano incominci a far chiarezza a portare a coscienza il tuo essere nata …

Camminiamo nella vita trasportando pesi che non sono più nostri, zaini che sembrano appartenere ad altre vite e che non riusciamo ad abbandonare. Ci identifichiamo con aspetti di noi stesse che andrebbero messi in un museo o abbandonati al corso di un ruscello che li porti fino al mare. Ci identifichiamo con i simulacri di quello che siamo state e ci portiamo a spasso, come fossimo manichini abbandonati tra le quinte di un teatro ormai dismesso. Crediamo di essere ancora quello che ormai non siamo più. Un inganno che dura da una vita, così sottile da non lasciarci nemmeno l’occasione di smascherarlo tanto che, scelte dettate da qualcosa di già morto, continuano a farci ignorare il nuovo che avanzerebbe se ne avesse lo spazio …

Riposati ancora un poco, non avere fretta … attendi che la tua trasformazione ti si mostri, come una magica sorpresa …. Ma non è magica … E’ realtà!!

Ora sei pronta ad entrare in contatto con i tuoi reali bisogni, hai lasciato andare, almeno nel silenzio segreto della tua intimità, quelle maschere o quelle corazze che ti eri tenuta stretta addosso.

Stai portando alla luce quegli aspetti di te che hanno dormito fino ad ora, ma che consideri il tuo capitale segreto.

Quante volte hai detto un “mi piacerebbe dipingere, scrivere, cantare, suonare il pianoforte, studiare il giapponese, imparare a cucinare, fare un corso di yoga …. ma non ne ho il tempo??? ..” Quante volte hai represso i “no” che avresti voluto urlare ma che hai trasformato in un “sì” per non fare brutta figura, per non deludere gli altri, per non essere criticata, abbandonata? … Quante volte hai rinunciato ad ammettere il tuo bisogno di amore, oppure la tua rabbia, la tua paura, la tua voglia di stare, scappare, ritornare, abbracciare??? … Quante volte avresti voluto uscire da uno schema, cambiare gioco, perdonare, schiaffeggiare, ma non l’hai fatto??? ….

Il con-tatto con i tuoi veri bisogni è il primo passo per volerti bene e ri-nascere al Nuovo. Non si tratta di capovolgere il mondo ma, caso mai, di vedere lo stesso mondo da altri punti di vista e di percepire te stesso nel mondo, non come vittima di una vita voluta da chissà chi per te, ma alla guida della tua automobile, certa di poter decidere, per quanto ti sia possibile, dove e come condurla. Certa di voler sbocciare per quella che veramente sei e che magari avevi solo dimenticato di essere…..

Hai una missione, la tua energia è di un certo tipo e tu, fedele a te stessa, puoi soltanto abbandonarti al suo flusso e cavalcarla interamente.

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Liberamente tratto da:

S.Garavaglia “365 pensieri per l’anima” ed.Tecniche Nuove

Rallenta … rallenta …

terra nelle mani

Tu non sei nata ora, anche se la vita è una continua ri-nascita. Porti con te le tracce di quello che sei stato in questa vita.

Tu sei  quella che tutto quello che la tua voglia di infinito è riuscita a catturare e a portare, ogni volta nel finito.

Lascia andare la mente, potranno arrivarti echi di qualcosa che non sai spiegarti, lacrime improvvise. Sensazioni di aver già vissuto, già sentito, già provato. In quel “già”, ciò che sei stata si unisce alchemicamente a quanto stai per essere e per diventare.

Sai plasmare la tua realtà, la sai liberare da ogni energia dissonante, puoi sciogliere i blocchi di ghiaccio e i nodi che si sono accumulati, ingarbugliandola tutta.

La tua energia che lasci spesso inutilizzata è pronta a essere riattivata per plasmare la tua vita come vuoi.

Rimani nel tuo sentire e dai sempre più fiducia alla tua voce interiore, anche se ti suggerisce bagliori che non comprendi, che non sai capire.

Non controllare, lascia soltanto che tutto questo sia ….

Plasmare richiede pazienza, rallenta … rallenta … e inizia a entrarci dentro, in questo movimento che ha bisogno di maneggiare la materia … metti le tue mani nella terra, trasforma qualcosa usando queste tue mani … e rallenta … rallenta … rallenta ….

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liberamente tratto da: Susanna Garavaglia – “365 pensieri per l’Anima” – Ed.Tecniche Nuove

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