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Speranza: controindicazione ed effetti collaterali tra realtà e illusione

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“La speranza è quella cosa piumata che si posa sull’anima, canta melodie senza parole e non smette mai”. E.Dickinson

La Speranza è uno dei motori della vita.

Senza la speranza ci ripiegheremmo su di noi come fiori appassiti sugli steli.

Ci sentiremmo in balia dell’ignoto e del caos, sopraffatti dalla paura, con gravi ricadute sull’umore e sulla fiducia nella nostra capacità di saper fronteggiare il corso degli eventi.

Probabilmente rinunceremmo a combattere le mille battaglie quotidiane se non avessimo un ragionevole convincimento di riuscire, con un po’ di fortuna, a soddisfare i nostri desideri, a realizzare i nostri progetti, cambiando così in meglio la nostra vita.

A questo scopo confidiamo in una sorte benigna, nella nostra intelligenza e intraprendenza, nell’aiuto di chi ci vuole bene. Speriamo di avere una buona salute, di incontrare l’uomo o la donna dei nostri sogni, di avere successo nel lavoro. Speriamo nella clemenza del clima che sta cambiando, nei progressi della medicina, in nuove scoperte scientifiche che ci chiariscano sempre più i misteri dell’universo. Speriamo nella giustizia sociale, un mondo senza guerre e un futuro più degno di essere vissuto per tutti.

Forse è bene fermarsi perché credere in maniera così totale nella speranza ci può condurre all’utopia inducendoci a confidare nell’impossibile.

La speranza è una parola da prendere con le pinze per evitare di cadere nelle sue trappole.

La prima è quella di scambiare l’illusione con la speranza. Si fa presto a trasformare un’aspettativa anche poco realistica in una persuasione che è già più di una speranza, lasciandoci quindi catturare da miraggi e fantasticherie che offuscano i nostri criteri di giudizio, al punto che diventa difficile distinguere i confini del reale dall’immaginario. Un po’ come i bambini che, nella loro mentalità autoreferenziale, nel gioco costruiscono mondi per loro più veri della realtà.

Potremmo tuttavia scoccare una freccia a nostra discolpa ricordando che, in molte circostanze della vita, è oggettivamente difficile capire se sussistono presupposti ragionevoli per fondarvi una speranza. E’ vero però d’altro canto, che in questo tipo di valutazioni siamo spesso poco attenti proiettando, in molti casi, dal dentro al di fuori di noi desideri e bisogni personali che abbiamo fretta di vedere soddisfatti. Può, ad esempio, succedere in amore quando sopravvalutiamo l’intensità dei sentimenti di cui siamo oggetto, incapaci di accettare l’idea che il nostro coinvolgimento amoroso nei riguardi di qualcuno non sia adeguatamente corrisposto; talvolta proprio per nulla.

La seconda minaccia è che nei momenti di impasse o di difficoltà che ci troviamo a vivere, siamo tentati di usare la speranza come paravento per deresponsabilizzarsi sottraendosi allo sforzo di provare a dare forma concreta ai propri desideri e bisogni.

In maniera alquanto fatalistica rimaniamo in attesa che la soluzione come per magia ci cada dall’alto.

Se osserviamo bene le nostre vite, ponendoci di fronte ad esse in modo lucido e disincantato vediamo, a conti fatti, che la storia personale di ciascuno non è poi così piena di speranze realizzate. Soprattutto se siamo stati poco intraprendenti e abbiamo trascinato la nostra esistenza al riparo da grandi azioni, confidando in qualche colpo di fortuna o in qualche intervento esterno che potesse risollevarci dopo una caduta, sempre a sperare, magari sospirando, che il vento cambiasse.

Con il passare del tempo, il calo della speranza è un fenomeno che potremmo definire fisiologico, perché con l’età si riducono inevitabilmente le risorse e si restringe il nostro raggio d’azione.

Più ci inoltriamo nell’età adulta più diventa difficile mantenere una visione fiduciosa nel futuro, ma nello stesso tempo è anche certo che, quanto più ci arrendiamo, tanto più la nostra vita perderà di significato.

Il match si fa duro: da una parte cercare di armonizzare una presa di coscienza realistica di ciò che ci troviamo a vivere e dall’altra continuare a coltivare la speranza. Sembra davvero un’impresa ardua destinata a fallire: una gara senza fine tra la fiducia nella vita e la resa incondizionata al nemico.

Ma è pur vero che per quanto possa essere faticosa la battaglia alla lunga vince sempre la speranza.

Anche quando sembra che la nostra resistenza sia ormai allo stremo ci scopriamo, in numerose occasioni, ancora capaci di riconoscere la fiamma accesa della speranza che, nonostante tutto, continua a brillare dentro di noi. Ed è proprio quel chiarore che ci impedisce di ridurci a spenti simulacri senza più mordente e motivazione che si lasciano semplicemente trasportare dalla corrente.

Ecco dunque le due facce della speranza; da un lato ci fornisce preziosi stimoli vitali, dall’altro se non teniamo ben sotto controllo le nostre aspettative, rischiamo di allontanarci dalla realtà diventando ostaggi di un’eterna illusione.

Questo duplice aspetto della speranza ci espone al pericolo di continue oscillazioni emotive, talvolta anche intense. Possiamo passare da momenti di irragionevole euforia, nei quali ci prospettiamo un sicuro appagamento dei nostri desideri, ad altri di buia disperazione in cui ci sentiamo completamente privi di risorse.

E’ necessario dunque imparare a governare saldamente la nostra nave anche nella tempesta, imparando a scrutare le onde che si abbattono sullo scafo, per riuscire a dominare il tumulto delle acque e non perdere la rotta.

Ossia diventare attenti osservatori, in grado di distinguere in modo realistico gli ostacoli e le opportunità che la vita ci mette davanti e dopo un attento esame di realtà, si tratterà di intervenire con grande fiducia in sé aiutati dalle migliori strategie messe a punto nel corso della nostra vita, per restare a galla anche in mezzo a dispiaceri, difficoltà e tribolazioni.

Liberamente tratto da:

Ivana Castoldi “Se bastasse una sola parola” Ed.Feltrinelli

L’arte del buonumore

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immagine presa dalla pagina FB Nel nome della Madre

“La felicità non è un traguardo è il sentiero,è l’atto stesso della gestazione di un sogno. E’ deliziarsi con l’odore del pane che si sta impastando, è il costruirsi le ali e sentire mentre si intessono l’immensa gratitudine di essere già in volo” A. L. Márquez

Quando siamo di cattivo umore e pensiamo sia solo colpa del mondo in cui viviamo.

Quando crediamo che le persone di buonumore in realtà sono solo ingenue e superficiali.

Quando contiamo su un amico e scopriamo che l’amicizia è solo un utopia.

Quando un amico ci tradisce, quando non c’è o non ci capisce.

Quando ci accorgiamo che qualcuno ci ha abbandonato.

Quando facciamo affidamento su un amore e capiamo che anch’esso, un giorno o l’altro, finirà.

Quando camminiamo soli con nessuno per mano.

Quando non ci va di vedere gente.

Quando ci sentiamo soli contro tutti, quando non c’è nessuno che ci possa aiutare.

Quando abbiamo una delusione, quando piangiamo per una illusione.

Quando smettiamo di sognare.

Quando sentiamo che non ce la possiamo fare.

Quando facciamo fatica a respirare, a sentire i battiti del nostro cuore.

Quando ci criticano e ci disprezzano.

Quando ci chiudiamo nel nostro mondo e la vita sembra una barca già affondata per metà.

Quando non sentiamo più la nostra forza e la vita perde ogni senso.

Quando non ci batte più il cuore per un tramonto o un’alba.

Quando una rosa non ci emoziona.

Quando il buio diventa la nostra tana per difenderci dal mondo, per difenderci dalle emozioni, per difenderci dalla paura, per difenderci da altri sogni che andranno infranti e scoppieranno come bolle di sapone…..

LOTTIAMO …. Mettiamocela tutta.

Corriamo, saltiamo l’ostacolo più alto, nuotiamo nel più tempestoso dei mari, voliamo, aggiustiamo le nostre ali spezzate per arrivare alla stella più luminosa e poi sempre più su senza guardare in basso, sorridiamo perché tutto cambierà ….. E’ necessario solo aprire il nostro cuore ….

Amiamo, anche se può essere rischioso, buttiamoci a capofitto senza temere, sogniamo, facciamolo, perché senza sogni non si vive e se si smette di sognare ci perderemo e nessuno potrà più trovarci.

Viviamo perché la vita è una sola, non c’è una seconda occasione.

E soprattutto proviamo a non avere paura, se vogliamo dire una cosa diciamola, se vogliamo farla facciamola, se vogliamo dare un bacio diamolo.

Se ci accorgiamo che stavamo sbagliando percorso, abbandoniamolo e ricominciamo … in fondo alla strada, proprio dietro l’angolo, c’è qualcuno che ci aspetta. E se ancora non c’è arriverà presto, perché presto la nostra vita migliorerà e tingendo di ottimismo e buonumore i nostri giorni tutto cambierà aspetto.

Essere di buonumore non significa viverre ingenuamente.

Essere di buonumore non vuol dire banalizzare per nascondere la testa sotto la sabbia.

Il buonumore è una prospettiva realistica per far fronte a tutto il pessimismo che circola nel mondo soprattutto ora che la sfiducia e lo scetticismo sono imperanti.

L’ottimismo, la speranza, l’entusiasmo, la passione nascono e si mantengono anche grazie al buonumore. Se noi utilizziamo il buonumore come filtro attraverso il quale osservare la realtà, ricaviamo il grande vantaggio di vivere il presente nel modo più intenso possibile. Quando esso è vivo, tutti gli stati d’animo volti alla progettualità concorrono affinchè nel nostro intimo si crei una condizione di gioia ed armonia e quando questo succede vediamo il mondo con occhi diversi.

Il buonumore fa acuire i sensi e ci predispone alla logica del desiderio contrapposto al bisogno, è ottimismo costruttivo accompagnato dalla consapevolezza di poter realizzare qualcosa di buono per sé e per gli altri.

E’ una scelta e come tutte le scelte sta a noi decidere da che parte stare.

“Venite sull’orlo, disse.

Abbiamo paura, dissero.

Venite sull’orlo, disse.

Andarono.

Lui li spinse e volarono”

G.Apollinaire

Sperare è potere …..

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La mia autostima alimenta la speranza. Solo se mi riconosco, se mi considero di valore, se mi reputo degno di felicità, se sono consapevole delle mie potenzialità e della forza che posso esprimere, sono anche in grado di desiderare.

La speranza è desiderio e configura un futuro auspicato, ma incerto nella sua realizzazione. La speranza può assumere le forme immaginarie di uno scrittore, la visione di un leader, la strategia di un giocatore, i sospiri di un innamorato. In tutti i casi è movenza attiva e non semplice attesa.

Per scatenare le migliori energie, la speranza deve fare i conti con il principio di realtà, ovvero è necessario ancorare i desideri al possibile e al potenziale. La speranza è tale solo se configura un’utopia possibile, un luogo che non è presente, ma è realisticamente raggiungibile.

E’ la speranza di Colombo, armato di centinaia di mappe, di infiniti giorni di calcolo, di equipaggi professionali, di navi forti e capaci di solcare tempeste, e soprattutto delle sue capacità di navigatore.

Colombo è stato protagonista di un incredibile fallimento: doveva cercare la strada più breve per le indie, ha trovato quella più lunga ……  Ma anche nel fallire possiamo ottenere risultati inaspettati!

E’ il principio di realtà che trasforma l’utopia in programma, obiettivi, strategie di azione. In questo senso la speranza è un fatto di prassi, si azione di iniziativa, di espressione concreta dei propri sogni, di analisi attenta del reale.

Ma l’analisi del reale non è mai soggettiva. La speranza permette all’osservatore di avere una visione attiva della realtà, dal punto di vista del suo possibile cambiamento.

Colui che spera cerca nella realtà le leve che possano permettere di realizzare quello che desidera. La fondazione pratica della speranza dipende dal numero di alleati che riesce a mobilitare intorno a sé. La presenza o assenza di alleati rappresenta l’ecologia della speranza.

Come il pessimista non farà altro che cercare conferme alla sua impotenza, colui che spera cerca indizi che lo conducano alla meta. Mosso dalla volontà di realizzarsi, cercherà nella realtà tutte le opportunità per farlo.

Colui che non ha desiderio, cercherà nella realtà chi gli offre prima un lavoro, qualunque esso sia. Il pensiero caricato dalla speranza, non può contemplare l’esistente, non può fermarsi e osservare; è carico di azione potenziale.

Viviamo in uno dei paesi più ricchi del mondo, eppure sembra che non ce ne accorgiamo …. Se alziamo lo sguardo in cerca di modelli, possiamo vedere centinaia di migliaia se non milioni di uomini e donne che si muovono sul pianeta mossi dalla speranza di una vita migliore. Sfidano stati canaglia, mafiosi senza scrupoli, mari in tempesta, popoli pregni di razzismo, perché animati dalla speranza. Invece di averne paura dovremmo imparare da loro …

La speranza è vita attiva !!!!!

Una teoria del vivere ….

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“Non si può fare a meno di aver continuamente presenti i problemi: se li abbandoni, quando ci ripensi è peggio …” Molti pensano così alla vita. Tutti attraversiamo momenti in cui i pericoli e le preoccupazioni occupano per intero la nostra emotività e i nostri pensieri. Possiamo allora sentirci timorosi, come bambini che stanno rintanati, oppure avere l’impressione di essere come soldati appostati dietro le fortificazioni, impossibilitati ad allentare la guardia, destinati per sempre ad attendere l’arrivo del nemico.

Non vi è nulla di strano o di sbagliato in questi sentimenti; è importante però capire che si tratta di nostre opzioni, di modi di essere che adottiamo per affrontare la vita e non, come spesso crediamo, di ineluttabili necessità generate dalle pur reali difficoltà del vivere. Sono strategie di sopravvivenza.

In questo modo possiamo anche pensare che c’è talvolta un po’ di esagerazione nei nostri pensieri, che il continuo orientamento ai pericoli ed ai problemi rischia di farci sfuggire felicità, soddisfazioni, emozioni anche se si sa che prima o poi i barbari potranno premere ai confini.

La capacità di vivere momenti (o anche lunghi periodi) di felicità e serenità fa parte delle potenzialità affettive dell’essere umano. Essa è collegata ad una sorte di “fiducia di base” che non tutti possediamo in modo uguale e che si genera in fasi precocissime della vita, ma che può essere aiutata a svilupparsi anche in seguito, e non ha nulla a che vedere con la superficialità o l’ottimismo a tutti i costi.

La fiducia di base ci rende speranzosi non tanto e non solo circa il buon esito delle nostre traversie, attuali o future, quanto nel fatto che in quelle traversie sapremo trovare il modo, pur soffrendo, di realizzare, per quanto possibile, compiti importanti della nostra vita o di cavarcela, ricostruendo sulle ceneri di quello che è andato perduto.

In qualche modo la fiducia di base ci facilita la vita perché non ci costringe ad occuparci continuamente della morte.

Già perchè il punto è questo, la paura della morte. Tutti moriamo e tale destino biologico è anche un evento affettivo presente in infinite forme nelle nostre emozioni.

Alla morte ci prepariamo inconsapevolmente nel corso di tutta la nostra vita. Ad essa non abbiamo nulla da opporre tranne la nostra stessa capacità di vivere e di lasciare nella vita qualcosa di noi.

Abbiamo una tensione interna a sopravvivere sia nella specie attraverso i figli, sia nella cultura e nella memoria tramite i ricordi, le ricchezze, gli affetti, i frutti del nostro talento o della nostra creatività. Possiamo quindi dire che vivere bene è in qualche modo collegato ad una pacificazione con l’idea della morte.

La vita ci presenta infinite morti sotto forma di perdite, sconfitte, disillusioni, rovesci, eventi che ci costringono a ricominciare, a sentire l’abbandono, l’incertezza, la solitudine, il fallimento.

Per alcuni questi accadimenti possono assumere la tinta fosca di un destino atroce, di una persecuzione malevola ed è facile che a questo proposito venga elaborata una teoria del vivere in cui vengono eliminate o ridotte al minimo la possibilità di piacere e felicità. Una teoria in cui è bene “non illudersi” ed è pertanto opportuno mantenere alzata la guardia, vivendo ogni momento come se stesse già accadendo quello che si teme potrà accadere. In questo modo l’infelicità viene utilizzata come una barriera immunitaria di fronte al rischio dell’attesa e della disillusione. Meglio vivere nello scontento che affrontare i rischi di un brusco disincanto.

Tuttavia credo che nessuno possa dire che la realtà sia veramente come il sogno. Il sogno è il motore della vita, ma è fatto per spingerci e per motivarci, quasi mai per essere realizzato così come è.

In fin dei conti, aver realizzato i propri sogni significa quasi sempre aver trovato una strada per sentirci amati, capaci, in pace con se stessi e questo avviene percorrendo vie impreviste, affrontando l’incertezza e il dolore come aspetti inevitabili ma utilizzabili per cambiare e per crescere.

E poi i sogni sono come i bambini: possiamo aiutarli, proteggerli, accudirli, ma dobbiamo anche affidali alla vita se vogliamo che crescano …

Ottimismo ….

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“Le persone che hanno successo nella vita

sono quelle che si alzano e cercano le

circostanze che vogliono, e, se non riescono

a trovarle, le creano” G.B.Shaw

Continuando il cammino verso l’Armonia troviamo l’Ottimismo.

L’ottimismo (così come il suo correlato negativo, il pessimismo) è lo stile con cui abitualmente spieghiamo a noi stessi  perché accadono certi eventi.

E’ l’abitudine di attribuire cause agli eventi considerandoli temporanei, neutri e circoscritti, nel caso si sia ottimisti; permanenti, personali e pervasivi, nel caso si sia pessimisti.

L’ottimista tende ad attribuire agli eventi cause temporanee, cogliendo le variabili della situazione e a dare spiegazioni specifiche. “Ho fatto bene il compito perché mi ero preparata e sono brava”. Si coniuga così l’ottimismo della ragione con spiegazioni impregnate di speranza.

Lo stile attributivo temporaneo nei confronti degli eventi negativi è fondamentale per l’ottimista perché porta a ritenere che la causa del “fallimento” sia temporanea: pensa quindi di poter intervenire, con impegno e responsabilità.

L’ottimista si avvale della flessibilità come strumento utile che aiuta a raggiungere gli obiettivi personali e professionali. L’ottimismo è inoltre un utile sostegno della saggezza pratica, perché sa dare i giusti significati alla vita, trovando le energie per impegnarsi per il bene comune e soprattutto debellare l’epidemia della depressione e riempire di gioia di vivere il vuoto esistenziale. E l’ottimismo ama la compagnia della sorella Speranza.

E’ considerata una verità universale che la speranza sia indispensabile per vivere. Quando le cose vanno bene la speranza rappresenta uno stimolo per migliorare sempre più, per raggiungere mete sempre più sfidanti.

Quando le cose vanno male la speranza è un conforto sostenuta dall’idea che il futuro porterà sollievo e  ricompensa.

Speranza è un’emozione anticipatoria che fa auspicare il meglio anche se temiamo il peggio. E’ sia una passione che una virtù diretta verso qualcosa di importante che ci piacerebbe raggiungere.

La speranza è una passione audace perché alimenta un atteggiamento rivoluzionario basato sulla testarda lealtà all’idea della necessità del cambiamento, e alla solida convinzione che qualsiasi cambiamento sia migliore dello status quo: passione che convince che dietro ogni realtà ci siano molte altre possibilità. La speranza come virtù e come passione si allea con il coraggio, crea complicità con l’immaginazione creativa e chiama come guardie del corpo fiducia e perseveranza.

La speranza non ha mai fretta. Sa che in certe occasioni o per certi lavori abbiamo bisogno di tempo, pazienza, tenacia e caparbietà. Abbiamo anche bisogno di ricordare che siamo liberi di scegliere le nostre strade.

Quando siamo sostenuti dalla speranza non sentiamo la stanchezza ma la forza, non ci lamentiamo ma alimentiamo il desiderio, non scappiamo ma combattiamo. La speranza risveglia la nostra indignazione e il nostro coraggio: indignazione per le cose che non vanno come sarebbe necessario e il coraggio per intraprendere le azioni per modificarle.

La speranza aiuta a gestire l’incertezza e la complessità e a cambiare quello che va cambiato, anche se richiede tempo ed energia. Ed è più forte della disperazione perché ci ricorda che abbiamo tante potenzialità non ancora esplorate e la flessibilità metamorfica, come farfalle umane, di trasformarci, secondo le diverse stagioni della vita ….

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