E chiamale se vuoi emozioni …

MENTE 7

“La felicità e la sofferenza vengono dalla vostra stessa mente,

non dal mondo là fuori.

 La vostra stessa mente è la causa della felicità…

 la vostra stessa mente è la causa della sofferenza….

per conquistare la felicità e sedare la sofferenza dovete

lavorare dentro la vostra stessa mente.”

Lama Zopa Rinpoche

La Felicità e la Sofferenza sono due emozioni.

Che cosa sono le emozioni e a cosa servono?…. Domanda da un milione di dollari a cui molti illustri, e certamente più eruditi, signori prima di me hanno cercato di dare un risposta.

Se mi passate una definizione poetica “l’emozione è un movimento dell’animo.

La radice stessa della parola emozione è il verbo latino “moveo” (muovere) con l’aggiunta del suffisso “e” (movimento da), per indicare che in ogni emozione è implicita una tendenza ad agire.

Come dice Galimberti nel suo Dizionario di Psicologia l’emozione è una “reazione affettiva intensa con insorgenza acuta e di breve durata determinata da uno stimolo ambientale. La sua comparsa provoca una modificazione a livello somatico, vegetativo e psichico.”

In altre parole, con emozione indichiamo ciò che proviamo reagendo ad uno stimolo, anzi meglio al significato che attribuiamo allo stesso. Abbiamo quindi il riconoscimento del valore da noi attribuito ad un evento e immediatamente una risposta emotiva che interessa il nostro corpo. L’emozione è un processo che ha un inizio, una durata e una fase di attenuazione; esso è accompagnato da modificazioni fisiologiche (accelerazione o rallentamento delle pulsazioni cardiache, diminuzione o incremento dell’attività di particolari ghiandole e della temperatura corporea), espressioni facciali e comportamenti abbastanza caratterizzati. La finalità più evidente delle emozioni è quella di stimolare una adeguata reazione comportamentale; è una sorta di piano d’azione del quale ci ha dotato l’evoluzione per gestire in tempo reale le improvvise emergenze della vita.

Mi accorgo di un pericolo, provo paura, scappo, chiedo aiuto o mi difendo. Un evento mi apre nuove interessanti opportunità, provo gioia e corro a condividerla con i miei amici più cari.

Le emozioni ci colorano la vita e ci permettono di esprimere i diversi aspetti della nostra personalità. Riconoscerle e viverle appieno significa condurre un’esistenza intensa e ricca.

A questo punto per non incorrere in confusione di termini è bene sapere e differenziare le altre parole che possiamo trovare, spesso erroneamente come sinonimi, quando si parla di emozioni: affetto, sentimento e umore.

Affetto è un termine generico che varia per qualità ed intensità e che include le emozioni, in quanto tutte le emozioni sono ”affettive”, mentre non tutti gli stati affettivi sono emozioni.

Il Sentimento implica un diverso grado di intensità e di intenzionalità rispetto le emozioni. “E’ una risonanza affettiva… più duratura dell’Emozione, con cui il soggetto vive i propri stati soggettivi e gli aspetti del mondo esterno.” Quindi il sentimento è durevole perché assurge al rango di valore e, quindi, anche di credenza in base alla quale confrontiamo ogni situazione. Un valore circa il Sé, la propria vita, i propri rapporti intimi

Usando sempre una metafora poetica : L’emozione è come un pizzico che sfiora solo l’epidermide dell’animo, il sentimento un’incisione profonda che arriva fino al mezzo dell’anima stessa, e vi si radica, lasciando indelebile il segno del suo passaggio.

Potremmo identificare l’emozione con un bagliore violento sulle pupille, accecante e subitaneo, che suscita sensazioni, forti.

Il sentimento invece è “amico del tempo”, è come un solco scavato nella roccia anche con piccolissime ma continue goccioline d’acqua che lentamente cadono, incidendo l’anima attraverso le lunghe stagioni della nostra vita.

L’emozione può durare lo spazio di un’ora, o di un mattino..

Ma il sentimento non teme il tempo, poiché appunto appartiene alla storia e all’essenza di noi singoli uomini.

L’emozione bagna gli occhi, e inumidisce le guance, fuori dal viso..

Il sentimento percola invece denso nella gola, nascosto agli occhi degli intrusi.”

L’Umore è l’esperienza che risulta da una somma di percezioni, il proprio corpo, la situazione circostante ed i fatti che occorrono, il fluire del tempo e che, ugualmente, colora di sé tutte queste percezioni. Così un giorno di pioggia sarà percepito positivamente se sono di buon umore, e mi dirò “ E’ una buona occasione per stare a casa stasera”, oppure, al contrario “Porca miseria proprio oggi che…” etc.

Naturalmente l’umore varia in diverse situazioni, in relazione agli eventi che mi accadano, ed è normale che sia così.

Veniamo ora alle due emozioni dello scritto di Zama Rimpoche che ha ispirato questo post: Felicità e Sofferenza.

La Felicità secondo Argyle “può essere intesa come una riflessione sull’appagamento nei riguardi della vita”. La felicità è provare ciò che esiste di bello nella vita. Non è una emozione oggettiva ma una capacità individuale, non è casuale come un evento del destino ma una capacità da scoprire ed imparare. Bisogna imparare ad essere felici. La felicità non è inseguire i sogni ed aspettative di domani, ma al contrario cercare di godere di quello che sia ha oggi.

La Sofferenza, al contrario, è una emozione che può essere collocata su più livelli di intensità da lieve a grave, di disagio, angoscia, terrore, ecc.

La Sofferenza è esperienza di ferita e di dolore, è accettazione passiva delle circostanze e suggerisce la perdita della speranza. Spesso il termine viene usato come sinonimo di dolore, in realtà la sofferenza insorge quando il dolore viene negato o rimosso. Sperimentare il dolore precedentemente evitato, benché inizialmente spaventi, spesso porta sollievo e conduce a sentirsi vivi, conducendo l’individuo ad una sensazione di pace e tranquillità nuovamente fiduciosi che le cose possano cambiare

Eccoci al punto secondo cui “la felicità e la sofferenza vengono dalla vostra stessa mente”. Secondo la REBT (Terapia Comportamentale Razionale Emotiva) nella maggior parte dei casi il modo in cui ci sentiamo (emotivamente) e il modo in cui ci comportiamo sono la risultante di ciò che pensiamo.

E’ assolutamente vero che certe persone hanno una visione del mondo, altre ne hanno una diversa. Certuni hanno un modo di pensare che li porta più facilmente a sentirsi sconfitti e da qui andare incontro a delle sconfitte più frequentemente di altri. Certi individui vivono meno felicemente di altri, malgrado analoghe avversità. La storiella di vedere un mezzo bicchiere vuoto o pieno ha in fondo una sua evidenza sia sul piano concettuale che pratico.

Il presupposto della REBT è che i comportamenti sono gestiti dai pensieri, così come i burattini dal burattinaio. Posso lavorare sui comportamenti e sulle risposte emotive, ma se non arrivo al livello decisionale (pensiero-movente) non cambierà mai bene le mie reazioni.

Ecco perché è necessario educare la mente potenziandone quell’aspetto capace di favorire reazioni emotive equilibrate e funzionali, cioè cambiando qualcosa nel proprio dialogo interno, ossia nel modo in cui parliamo a noi stessi quando interpretiamo e valutiamo ciò che ci accade. Questo non vuol dire che non si proveranno più emozioni spiacevoli , ma anziché esserne sopraffatti potremo comprenderle e successivamente trasformarle.

Ciò nonostante il mondo va come deve andare e non vuol dire che vada bene. Tuttavia nel mio scorcio di vita ho il diritto di viverci al meglio. Questo presuppone che io abbia aspettative realistiche in linea con le mie possibilità, mezzi e spazi temporali. Se riesco ad ipotizzare uno stile di vita ove nulla o quasi è terribile, catastrofico, insuperabile vivrò meglio. E questo può perfino consentirmi di migliorare in qualche modo questo mondo, ma con l’aspirazione realistica a farlo , non con la pretesa che tutti mi ascolteranno.

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