Analizzare o comprendere … riflessioni sparse

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Pensare positivamente non significa “sezionare” all’infinito le cose, perché questo ci porterebbe facilmente ad accusare gli altri e a giustificare noi stessi.

Finalità e nuovo punto di partenza è la “comprensione”. Quella comprensione globale, olistica, che può diventare una sorta di solvente universale.

Analizzare non sempre aiuta. Proviamo ad abbandonare l’abitudine, più o meno radicata in noi tutti, di cercare le cause dei problemi presso gli altri o nel “sistema”. Anche se questo fosse vero (e spesso lo è, almeno in parte), questo pensiero non ci porta lontano: non ci aiuta a risolvere nulla, anzi ci blocca nella passività.

Se invece ci chiediamo: “quale è il contributo che ho dato a creare o a mantenere in vita questo problema?” siamo più disposti a cercare delle soluzioni. Soluzioni nuove, creative anche paradossali. Che potrebbero sembrare insignificanti rispetto all’importanze del problema, ma che potrebbero benissimo funzionare.

E’ difficile andare d’accordo con qualcuno? Lo sarà certamente meno quando si prova a comprendere davvero l’altro: i suoi punti di vista, le sue caratteristiche, i suoi condizionamenti. Se la comprensione all’inizio è difficile, è comunque doveroso partire da un punto fondamentale: il rispetto. Da lì si arriverà a poter augurare di cuore ogni bene, nonostante le diversità e le divergenze.

E’ inutile dire. “il tale mi ha fatto arrabbiare”. Siamo stati noi a lasciare che qualche cosa scatenasse in noi emozioni negative; abbiamo dato il nostro accordo e la nostra collaborazione.

Tuttavia abbiamo anche diverse alternative, per esempio quella di ammettere che avvertiamo l’insorgere di una emozione negativa, ma poi scartarla (consapevolmente) perché comprendiamo che inutile e dannosa. In questo modo non avremo risentimenti verso l’altra persona e non ci troviamo neppure a dover perdonare, né lui né noi stessi, per una situazione spiacevole o una incomprensione.

Osservazione

Spesso un malumore, anche improvviso, guasta il clima. Se non si comprende l’origine del malumore è più difficile ricucire lo strappo. Ma pensate cosa succede quando fate una indigestione. Se passate in rassegna gli ultimi cibi che avete mangiato, riuscite ad individuare facilmente quello che vi ha creato problemi, perché il solo ricordo aumenterà il senso di nausea.

Nello stesso modo potete chiedervi che cosa è successo subito prima che insorgesse il vostro stato di disagio, il vostro malumore. Magari una frase o anche solo una parola o un gesto vi hanno ricordato un evento spiacevole che potrebbe essere lontano nel passato e che forse non ha nulla a che vedere con la persona o il contesto attuale. Comunque , vedere che cosa avete “agganciato” dissolverà la nube; vi aiuterà a tornare più sereni e a giudicare obiettivamente la situazione e la persona che avete di fronte.

Provate ad osservare la realtà sempre senza dare etichette o giudizi. Prendete semplicemente atto di quello che si trova lì, come emozione o come pensiero. Dentro di voi potete dire all’emozione o al pensiero “va bene, ho notato che sei lì” e poi andare oltre in quello che state facendo.

Avete mai osservato i gesti e i modi di dire ripetitivi che quasi ognuno di noi ha? Può trattarsi di un intercalare come “cioè”, “dunque”, “in pratica”, “in realtà” o molti altri, o vezzi come sbuffare, aggrottare la fronte, accarezzarsi il mento o i capelli, mordersi le labbra o le unghie, schioccare le dita etc…  Queste abitudini hanno tutte un significato più profondo di quanto appare a prima vista , fanno parte del linguaggio non verbale proprio di ogni persona e possono essere rivelatori, più di mille parole, della qualità del pensiero. Provate ad osservare semplicemente, senza assegnare giudizi, quelle parole e quei gesti . Osservateli negli altri e in voi stessi vi potranno aiutare a comprendere molto di voi stessi e di chi avete davanti.

Azione

“Ogni cosa a suo tempo”, recita un antico adagio. La corretta sequenza è: Osservare, Decidere, Agire. Ma ci sono momenti in cui rischiamo di re-agire. Quel che facciamo cioè non è determinato dalla nostra volontà ma è semplicemente la risposta automatica ad uno stimolo esterno. E’ in questi momenti che rischiamo di agire in modo irrazionale ed emotivo.

Pertanto, tutte le volte che abbiamo la sensazione di non essere noi a scegliere come agire, attendiamo. Prendiamo tempo senza timore di esprimerlo.

O, se ci sentiamo troppo agitati per parlare in modo pacato, ritiriamoci. Attendiamo: il famoso “contare fino a dieci” nasconde una profonda saggezza.

Agire infatti non è qualcosa di automatico. Quando lo diventa può danneggiarci. Prendiamo ad esempio una persona che mangia come un automa, senza neppure rendersene conto. E’ facile che non si accorga di mangiare troppo e oberare così il suo organismo di un superlavoro di digestione e magari di un peso eccessivo.

Oppure potrebbe mangiare troppo in fretta, arrivando all’acidità gastrica e infine all’ulcera. O ancora potrebbe non accorgersi di mangiare cose che le fanno male.

Se avesse scelto di mangiare con calma e attenzione, concentrandosi esclusivamente su quell’azione in quel momento, avrebbe potuto evitare parecchi guai.

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