Consapevolezza esterna e interna…..

filo luci

“la consapevolezza esiste in un continuum,

come una luce di cui si possa scegliere l’intensità…”

N.Branden

Si lo so ritorno sempre sugli stessi punti: consapevolezza, responsabilità, accettazione di sé, rispetto, amore  per sé, questo perché essi costituiscono le fondamenta da cui partire per ri-trovarsi imparando a diventare autonomi vivendo pienamente; inoltre lo spunto di oggi è direttamente proporzionale al lavoro fatto nel week end nell’agevolare un Gruppo di Crescita.

Quando iniziamo a riflettere su cosa significhi vivere consapevolmente, possiamo ritrovarci a pensare in termini di attenzione all’ambiente, comprensione del mondo circostante, prove che ci dicano che le nostre conclusioni sono giuste o sbagliate, ricerca di informazioni riguardanti i nostri obiettivi o altre questioni relative al mondo esterno.

Tutto questo va bene, ma rappresenta solo una parte dell’impegno che ci dobbiamo assumere.

L’altra parte riguarda la consapevolezza di sé e la disponibilità a capire il mondo interiore dei bisogni, delle motivazioni, dei pensieri, degli stati mentali, delle emozioni, delle sensazioni corporee.

Conosciamo tutti persone piene di informazioni sul mondo esterno e magari anche dotate di un grande spirito di osservazione, ma completamente inconsapevoli dei propri processi interni e del loro significato.

Se vogliamo funzionare con efficacia, dobbiamo imparare a guardare in due direzioni, a mantenere il contatto con il mondo e con noi stessi.

Per esempio se vogliamo raggiungere un determinato obiettivo, dobbiamo sapere che cosa una data situazione richiede oggettivamente e quale significato emotivo può avere per noi. Dobbiamo conoscere i fatti e la nostra valutazione di essi. Dobbiamo sapere che cosa fare e i sentimenti che queste azioni suscitano in noi.

Quando una persona decide, in linea generale, di interrompere il contatto con le proprie emozioni per funzionare efficacemente nella realtà esterna, sabota la propria capacità di pensare negli ambiti chiave. Se ci stacchiamo dal nostro contesto personale, non possiamo operare razionalmente in ambito personale: non sappiamo più che cosa significano per noi le cose.

Una persona che nega la presenza di un bisogno, tende, allo stesso modo, a non vedere le opportunità per soddisfarlo, come succede di solito quando una persona nega il proprio bisogno di compagnia, soffre la solitudine e non riconosce le buone occasioni per fare amicizia.

Chi nega la realtà dei propri dolori tende a non riconoscerne la fonte e si espone di continuo a nuove sofferenze, come accade per esempio a quelle donne che si legano ripetutamente a uomini che le sfruttano e le portano al collasso nervoso.

Una persona che rinnega con senso di colpa i propri desideri può, attraverso il meccanismo della proiezione, attribuirli ad altri: succede quando ci rifiutiamo di riconoscere la nostra invidia e l’attribuiamo ad altri.

La consapevolezza deve fluire liberamente in entrambe le direzioni, altrimenti non fluirà in nessuna parte.

Se impariamo a vedere più chiaramente al nostro interno, impariamo a vedere più chiaramente anche all’esterno aumentando quindi la nostra efficacia e di conseguenza la stima di noi stessi.

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