Le maschere sociali III parte

MANI SULLA FACCIA 1

“Molti di noi sanno che la maschera dietro la quale ci nascondiamo è di argilla, prima o poi finisce in frantumi, ed è allora che scopriamo chi siamo veramente”  dal Film “In Hell”

Come ho detto in precedenza la nascita delle maschere è funzionale all’adattamento all’ambiente dell’individuo in situazioni dolorose della sua vita, da ciò ne deriva che gran parte delle persone , in qualche momento della loro esistenza, si sono nascoste dietro alcune di queste maschere per superare le difficoltà e difendersi dalla sofferenza.

Nelle occasioni in cui abbiamo indossato una delle maschere, probabilmente abbiamo avuto il timore di fallire in qualcosa di importante. Spesso, infatti, la paura si concretizza nella resa oppure nella fuga da quelle situazioni che non si conoscono e che quindi non ci sono familiari. La realtà, però, non è affatto così semplice come appare guardandola attraverso le lenti deformate proprie di ogni maschera; al contrario, ci sono tante sfumature di significato e vi è sempre un’alternativa al semplice fuggire a gambe levate di fronte alle difficoltà, così come c’è sempre la possibilità di intraprendere strade che siano nuove rispetto a quelle percorse in passato.

Fare della vita un palcoscenico dove ci si lascia guidare unicamente dai fili intessuti nel corso degli anni, obbliga a creare dei rapporti sociali all’insegna della complementarietà con le maschere che noi e gli altri siamo soliti indossare. Ecco, perciò, che coloro che si comportano da vittima si circondano senza volerlo di carnefici, il pauroso saprà scovare ovunque minacce in quantità industriale, mente il deluso troverà sempre persone disposte a deluderlo ancora una volta.

Mostrandoci poco sinceri agli occhi degli altri ma soprattutto verso noi stessi, finiamo per restringere il campo delle scelte a nostra disposizione fino a sentirci come dei pesci che nuotano in circolo dentro una vasca senza avere una meta precisa.

Una delle risorse possibili per uscire fuori da questo circolo vizioso è quella di mobilitare l’immaginazione, il “come se…” , che ci permette di sostituire le vecchie maschere con immagini interiori nuove, che rafforzino la fiducia in noi stessi.

L’immaginazione quando risulta associata ad un’emozione, possiede la capacità di riportare la mente al passato o di proiettarla verso il futuro: quindi, se usata bene, rappresenta una risorsa che ci aiuta a vivere meglio e ci consente di concepire una realtà nuova e originale. L’attività immaginativa può indirizzare la nostra mente a progettare ruoli più adatti per affrontare le sfide della vita, i quali entrano maggiormente in sintonia con i sentimenti che si provano e con i risultati che si vogliono ottenere.

Naturalmente la scelta del ruolo in cui calarsi dipende dalla storia personale di ognuno di noi. Alcune maschere sono l’esito inevitabile dell’aver attribuito agli altri il potere di gratificare noi stessi con premi o punizioni come di solito accade durante l’infanzia e poi l’adolescenza verso i genitori e altre figure significative. Altre, invece, dipendono dalle nostre azioni mancate, dall’aver voluto ma non aver potuto fare qualcosa, per cui ci sentiamo condannati a portare il peso della sconfitta sempre con noi.

I ruoli stereotipati che usiamo per difenderci dagli altri impediscono il pieno sviluppo delle proprie capacità sociali, oltre a diminuire la fiducia di farcela di fronte alle avversità. Comportarsi da persona adulta richiede l’assunzione delle responsabilità circa le proprie emozioni e la capacità di compiere azioni che possono cambiare in meglio la nostra vita. Avere questa propensione all’apertura verso il mondo e gli altri, consente di accettarli per quello che sono realmente.

Naturalmente non esistono ricette predefinite su come doversi comportare nelle situazioni specifiche, altrimenti si corre il rischio di far fossilizzare gli altri in ruoli altrettanto rigide come le maschere analizzate nel precedente post, le quali, come abbiamo visto, sono causa di sofferenza e di conflitti con il prossimo.

Quello che mi pare sia utile tenere a mente per costruire legami sociali soddisfacenti è di presentarsi agli altri come una persona degna di essere amata e rispettata, capace di affermare e sostenere le proprie idee, pur senza prevaricare gli altri e le loro convinzioni.

Chi impara a valorizzare le proprie credenze con equilibrio e fermezza, riesce a reggere il confronto con le idee degli altri rifiutando di ridurre se stessi a dei servi  dipendenze di qualcuno che li priva della libertà di scelta.

Fra le doti che caratterizzano i ruoli adulti e responsabili non dovrebbero poi mancare la capacità di ascoltare gli altri e di essere aperti verso di loro, accettandoli per quello che sono veramente e non come noi li vorremmo.

Nella vita di tutti i giorni la disponibilità a trattare e collaborare con le persone che manifestano idee diverse dalle nostre si rivela fondamentale per entrare in relazione con gli altri, senza limitarsi a coloro che soddisfano criteri di compatibilità con le nostre vecchie maschere sociali.

Infine, le altre due caratteristiche che a mio parere risultano vincenti per soddisfare i bisogni di vicinanza, stima e affetto che emergono durante le relazioni sociali, sono il mostrarsi pieni di entusiasmo e vivere con ottimismo gli eventi che accadono, sviluppando così un forte coinvolgimento verso quello che si sta svolgendo. La passione per quello che si fa è uno dei migliori ingredienti per vivere al meglio il nostro “ruolo” di animali sociali.

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