I “miti” che ritardano il cambiamento (II Parte)

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Riprendiamo dal post precedente e continuiamo nell’esplorazione di tutti quei “miti” che rallentano il cammino verso il cambiamento.

IL MITO DELLA MODESTIA

Sembra che la modestia si addica molto bene al sesso femminile e spesso, ahimè purtroppo ancora ,  si considera sbagliato che una donna possa aspirare ad un lavoro migliore di quello che ha, o ad un miglior curriculum scolastico, oppure ad una migliore posizione finanziaria.

Ancora oggi, in molte famiglie, si crescono le ragazze affinchè crescano belle e accomodanti, pronte a far sentire gli altri importanti e a proprio agio nella speranza che, come ricompensa, possano essere amate.

Questo nascondere le proprie capacità può rivelarsi una grande inibizione per le donne che vogliono salire i gradini di una qualunque carriera. Se si parte dal presupposto che tutti sono migliori di noi e più meritevoli, è molto improbabile che ci si impegni per conquistare una posizione vantaggiosa, semplicemente perché ci si sente a disagio ad ammettere pubblicamente di credersi all’altezza del compito.

Se si vogliono raggiungere degli obiettivi in campo professionale, è importante imparare a tessere le proprie lodi, è ciò è diverso dall’inutile esibizionismo o dal collocarsi su un gradino superiore agli altri: si tratta solo di farsi valere per essere tenuti nel novero di quelli tenuti in considerazione. Questo non significa che occorre nascondere i propri difetti, al contrario, bisogna sempre ricordarsi dei propri punti deboli per lavorarci sopra.

Saper propagandare in maniera efficace e non aggressiva i risultati ottenuti è una capacità che può essere appresa. Se per gli ultimi venti anni siete stati lontani dalle luci della ribalta, non vuol dire che dovete rimanere esclusi per il resto della vita, e se desiderate progredire nella vostra professione, non dovreste farvi ostacolare dalle vecchie abitudini. Quando osservate le persone che predicano la modestia, vi accorgete che esse rientrano senza eccezione in due categorie: o non hanno la ottenuto alcun risultato, oppure sono preoccupate che la vostra promozione possa intralciare loro.

Non c’è niente di sbagliato nel riconoscere di fare bene il proprio lavoro e di aver successo, e parte di quel successo dipende dalla conoscenza del proprio valore e dalla capacità nel saperlo comunicare.

E’ piuttosto interessante notare la difficoltà che di solito incontrano le persone a parlare apertamente delle proprie qualità. Spesso durante i primi incontri di counseling consegno ai miei clienti due fogli, chiedendo loro di scrivere nel primo “ciò che ti piace di te stessa” e nel secondo “quelli che consideri i tuoi difetti”. La maggior parte delle persone impiega molto tempo per elencare le tre qualità minime che richiedo, mentre il foglio dei “difetti” viene riempito rapidamente fino in fondo.

E’ possibile che siamo più consapevoli delle nostre “pecche” perché ce le hanno sempre rimproverate fin dall’infanzia, ma non c’è dubbio che si può imparare ad essere più positivi nei nostri confronti provando ad enfatizzare i nostri successi invece dei fallimenti.

Superare tale debilitante senso di modestia è importante anche perché poi saremo in grado di accettare le critiche in maniera più costruttiva. A nessuno piace che gli vengano rinfacciati i difetti o i punti deboli, ma le critiche sono accettare in maniera molto diversa dalle persone. La scala va dalla controcritica, all’indifferenza per il gusto altrui, alla totale accettazione passiva fino a farsene distruggere, a seconda del grado di sviluppo dell’autostima.

E’ essenziale essere consapevoli delle proprie qualità e dei propri punti di forza perché, come ho già più volte ripetute in svariati post, essi formano la base della stima in se stessi, è più solidamente è costruita la base, meglio sarà in grado di reggere quando ci rivolgeranno delle critiche.

IL  MITO DELLA “DIPENDENZA”

Un’altra scusa che di solito si adduce per evitare di fare cambiamenti consiste nel non considerarsi indipendenti: “Non riesco a fare nulla senza mio marito, e dato che non abbiamo gli stessi interessi non prenderò parte a questo seminario”, oppure: “mia madre non vuole che esca durante i fine settimana, ecco perché non ho una vita sociale veramente appagante”.

In altre parole, queste individui sono consapevoli di voler espandere i loro orizzonti, desiderano progredire e coltivare nuovi interessi, ma non riescono a farlo perché non ottengono l’aiuto di altre persone o perché queste altre persone non approvano i loro interessi o i loro progetti e poiché, nella maggior parte dei casi,queste persone sono i parenti più stretti, pensano di dover vivere in accordo con le regole che esse hanno stabilito, avendo ormai rinunciato a fare qualsiasi cosa per liberarsi dalla dipendenza nei confronti delle loro opinioni.

In tutto questo si perde di vista il concetto principale: l’unica persona a sapere veramente cosa va bene per voi siete SOLO VOI!!!!

Un figlio/figlia che si sente confinato in casa può avere il bisogno di uscire di più con i suoi amici, ma sua madre potrebbe accusarlo di egoismo dicendogli che il suo posto è in casa, vicino a lei, visto che ormai è rimasta sola e si sentirebbe ancora più abbandonata se lui/lei uscisse tutti i fine settimana.

Si tratta naturalmente di un argomento a cui è difficile opporre obiezioni perché un figlio/figlia non vuole che la madre si senta sola, né desidera essere considerato/a un egoista, con la conseguenza che può arrivare a rinunciare al proprio interesse pur di rimanere nelle sue grazie.

Ma la richiesta materna, in questo caso, è altrettanto egoista e se il figlio/figlia cedesse alle insistenze della madre e restasse a casa, molto probabilmente si sentirebbe offeso/a da questo ricatto emotivo e non sarebbe certamente di buona compagnia.

E’ pertanto importante che tutti e due giungano ad un compromesso accettabile e capace di garantire a ciascuno una parte di ciò di cui necessitano. Madre e figlio/figlia sono entrambi responsabili del proprio benessere e ognuno è necessario che coltivi interessi che non coinvolgono l’altro; solo così si potrà dire che il rapporto sia stato impostato in termini accettabili e piacevoli.

Se credete di non poter fare qualcosa di nuovo senza la presenza del partner al vostro fianco, siete vittime di un’illusione. Molte persone vedove o divorziate hanno scoperto di potersela cavare da sole quando si sono trovate nella necessità di farlo; tuttavia, può accadere, che finchè il partner è presente il sentimento di dipendenza e di insicurezza può di gran lunga superare l’interessante prospettiva di una nuova avventura.

E’ facile abituarsi ad affidarsi sempre ad un’altra persona costantemente disponibile ad aiutarci, rinunciando così a lottare per raggiungere gli obiettivi personali. Tuttavia arriva sempre il momento in cui occorre assumersi le responsabilità personali nel tentativo di realizzare i nostri sogni, altrimenti finiremo per guardare indietro alla nostra esistenza, scoprendo magari di essere stati genitori generosi, figli rispettosi e coniugi onesti non avendo però vissuto la nostra vita e realizzato i nostri fini individuali.

La vera indipendenza è quella interiore, e nessun altro può darcela se non noi stessi.

La crescita personale può avvenire anche nelle circostanze più sfavorevoli, tutto quello che occorre è darsi un obiettivo tenendolo sempre fermo nella mente e il suo raggiungimento dipende unicamente dalla nostra determinazione a voler cambiare le cose per il meglio.

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