Il Self Talk

SELF TALK 1

Per scacciare i pensieri negativi è necessario usare parole di certezza e di speranza. Parlare positivamente toglie la sensazione di dubbio e di paura.

Per cambiare pensiero, l’unica via è parlare in modo positivo e creativo. Creativo nel senso che può CREARE opportunità di soluzione e di rinascita, dove sembra che non ci siano.

Queste affermazioni, di cui più volte ho parlato in vari post, aiutano a relazionarci con gli altri, nel lavoro e nella vita privata e possono essere rivolte a noi stessi nei momenti di difficoltà.

Ognuno di noi può creare un bagaglio di frasi positive che possiamo chiamare “parole guida”. La mia “frase guida “è: “SONO CERTA che tutto andrà per il meglio”.

Le parole guida sono diverse per ciascuno di noi e servono a rafforzare le motivazioni che ci spingono ad agire. Si crea così un dialogo interno con noi stessi, fatto di pensieri e di discorsi, che possiamo chiamare “Self Talk”. Esso svolge una funzione efficace sulle potenzialità che l’individuo ha, e che può avere, in una determinata situazione.

Il “Self Talk” è costituito da parole, frasi o immagini mentali positive. Questo metodo implica la capacità di ascoltarsi e di credere fermamente al proprio potere personale. Nella pratica avere un colloquio con se stessi significa contare sulla propria forza interiore. Così nelle prove della vita riusciremo a ragionare, a trasformare i pensieri neri con parole di incoraggiamento rivolte a noi stessi.

Abituarsi al “self talk” fa desiderare ogni tanto la solitudine per guardarsi dentro, rinforzando la fiducia nelle proprie risorse intellettuali. Per imparare a parlare a se stessi basta stare in silenzio, meglio se in un posto a noi familiare e gradito, e rispondere con parole positive ai pensieri negativi, meglio se ad alta voce.

Credere nel dialogo personale e nella forza d’introspezione ci rende sicuri che il nostro potere personale proviene da chi siamo, e non solo da quello che abbiamo ottenuto.

Una volta che conosciamo il potere del pensiero, dobbiamo imparare a trasformarlo con le parole positive.

Quando la situazione è così grave da non darci la forza di parlare in modo positivo, possiamo aggiungere l’avverbio ORA, o espressioni simili, per individuare un positivo cambiamento per il futuro: “ORA sto male, MA SONO CERTA che presto migliorerò” – “ IN QUESTO PERIODO non ho trovato l’anima gemella” – “OGGI mi hanno bocciato all’esame” – “QUESTA VOLTA non sono stata assunta come speravo”.

Se neanche questo escamotage ci aiuta, proviamo ad aggiungere la frase “ E’ NORMALE”, per esempio “mi fa male la schiena ma E’ NORMALE non mi sono mai riposata”. Dare una spiegazione del perché non ci sentiamo bene o della ragione per la quale le cose non sono andate come speravamo, ci aiuta a trovare nuovi metodi per migliorare e per riemergere.

E’ normale infatti che ci sia il bene e che ci sia il male, è normale che ci possa essere la malattia o periodi più duri o che si creino delle incomprensioni. Questo non vuol dire che la vita è sempre bella e che va sempre tutto bene, ma ci rende consapevoli di poter reagire e agire positivamente nei confronti degli eventi.

“Siamo stati abituati a stare seduti, ad aspettare che qualcuno ci bussi alla porta, che il governo risolva le nostre situazioni, che il marito cambi e sia un uomo diverso da quello che è, che la moglie diventi un’altra persona….. Non è più questo momento. Dobbiamo diventare protagonisti della nostra guarigione in tutti i sensi. Dobbiamo attivare quel guaritore interno che va al dilà della logica e della razionalità e che è un ottimo strumento che ognuno può usare per costruire e per scegliere. Dobbiamo prenderci la responsabilità di attivare quel curatore interno che non ha giudizio, ma che è testimone di come noi stiamo vivendo e di come stiamo usando quella goccia di tempo che accade qui e ora” (Gioia Panozzo -lavora sulla Consapevolezza come Via di Guarigione. Ha fondato l’Instituto Universal “a Vida” dove insegna “L’Arte di Vivere e di Morire”.)

Quando si presenta un dolore o una dura prova non bisogna sentirsi arrabbiati nei confronti della vita, non serve sentirsi vittime di un fato infame perché la sofferenza è di tutti. La sensazione di sentirsi colpiti da una sorte nefasta, il pensare di essere noi sfortunati ci rende sempre in lotta con la vita, inattivi e incapaci di trovare soluzioni per cambiare.

Al contrario parlare con noi stessi e creare immagini mentali e parole positive ci restituisce lucidità e ci permette di affrontare le avversità con nuova energia.

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