La fiducia e la fortuna

Namaste-Gregory-colbert

Namastè – foto di Gregory Colbert

Mi inchino al luogo in te
in cui abita
l’intero universo.

Mi inchino e onoro il luogo in te
dove dimora l’amore
la verità
la luce
e la pace.

Quando Tu sei in quel luogo in Te,
ed io sono in quel luogo in me,
allora
siamo una cosa sola …

Namasté

Sicuramente dopo l’11 Settembre 2001 ci ritroviamo tutti con meno certezze; una netta linea di demarcazione ha diviso il “prima” con il “dopo”. La fiducia nei mercati, la fiducia nel lavoro, la fiducia nel progresso, nella crescita vengono meno.

Quando la realtà supera l’immaginazione tendiamo a perdere fiducia come se non ci fosse più tanto tempo davanti per crescere e cambiare, come se tutto diventasse improvvisamente più urgente , più immediato. Perché la sorpresa, l’agguato aumentano le probabilità.

Così questi episodi così travolgenti snaturano la ciclicità della vita. Un qualcosa che poteva capitare una volta nella vita, passa a due, si raddoppia e crolla la fiducia. L’imponderabile, il fattore “succede”, che sgomenta da sempre noi uomini, aumenta di probabilità. Drasticamente è questo il mondo in cui viviamo ora.

In questa fase più che mai, diventa centrale il confronto con l’altro, la relazione come condivisione, l’affetto come diretta conseguenza del ritrovarsi con vissuti simili e diversi che diventano una ricchezza per tutti.

Solo così può rinascere la fiducia: dall’incontro di varie persone che insieme alimentano l’unica energia capace di opporsi anche simbolicamente all’evento distruttivo: la solidarietà.

In un mondo centrato volutamente sulla paura, sulla strategia del terrore, l’altro non c’è mai, se non come oggetto proiettato di un bisogno disperato di dipendenza e quindi sempre distante, sempre irraggiungibile. Invece l’altro è qui. Basta che alziamo gli occhi, lo vediamo, lo riconosciamo ed è qui pronto a vederci, a riconoscerci, a smascheraci, ad amarci per quello che siamo. Prendere o lasciare, questa è la fiducia. Un’opportunità.

Ma che cosa è la fortuna? La fortuna non è un caso, né passività. Se noi onoriamo noi stessi, ci rispettiamo profondamente e facciamo la stessa cosa con gli altri, arriva la fortuna che non è altro che la percezione di un’essenza sacra dentro di noi ….. Namastè  “mi inchino al divino che è in te”.

La fortuna è qualcosa di sacro. Tutte le volte che disprezziamo noi stessi, senza andare fino in fondo al processo di dolore,senza elaborare il disprezzo, senza trasformarlo ma abbandonandoci al vittimismo, allora la fortuna non compare, non può comparire.

La fortuna arriva se c’è la volontà di rispettare la vita.

Lo stesso vale per la paura. Quando è lontana da un messaggio di cambiamento, quando è semplicemente frutto di un condizionamento, di un’abitudine, quando è un elemento parassita, allora va affrontata e trasformata. Come? Attraverso il corpo.

Il corpo può diventare uno strumento straordinario di trasformazione della paura. Si tratta di Fare. Di muovere questa grande energia. Una volta trasformata, la paura diventa il viatico per il piacere. Scoprendo il velo, cessa di essere un’emozione che paralizza, lasciando fluire il dolore si apre la porta al piacere. E la paura riprende il suo giusto posto ritornando ad essere un avviso, un campanello d’allarme per rientrare in noi stessi per ri-indicarci la strada del ritorno a casa.

Per me la fiducia è un dono che spesso perdiamo e dobbiamo riconquistare, come??? Con un duro lavoro su noi stessi. E’ qualcosa di mobile, vitale, che si riconquista lottando.

La fortuna è frutto della fiducia.

La fiducia è credere nel cambiamento. E’ lavorare ogni giorno per migliorarsi, per arrivare a VIVERE. La vita è un viaggio caldo e appassionato, non è quel vagabondare in un deserto arido e freddo che spesso ci troviamo a percorrere pensando che non possa esistere altro paesaggio.

Nasciamo in un certo modo, con un certo bagaglio che ci rende unici, particolari, con una nostra bellezza originale. Attraverso la strategia e poi la marea di meccanismi di difesa originati nella famiglia e propagatisi a macchia nel mondo esterno, finiamo per perdere contatto con la nostra essenza fino a sentirci alienati da noi stessi.

Il nostro sforzo, compito o missione è tornare ad essere quel che siamo sempre stati. E’ questo il vero cambiamento. Solo in questo vecchio-nuovo stato ci possiamo sentire veramente comodi, a nostro agio, come abbiamo sempre desiderato ….

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