Le quattro matrioske: temperamento – carattere – personalità – identità

matrioske

Come vi ho promesso in questo post oggi vorrei soffermarmi nel delineare i quattro aspetti distintivi del nostro carattere: il temperamento, il carattere propriamente detto, la personalità e l’identità.

Metaforicamente possiamo rappresentarli come quattro matrioske contenute una nell’altra; cominciamo con la prima.

Il temperamento che possiamo considerare come la matrioska più piccola è “una tendenza costituzionale, stabile, presente fin dalla nascita, geneticamente predisposta e regolata da fattori ormonali e da neurotrasmettitori” (da E.Spalletta – Personalità sane e disturbate – ed. Sovera).

Al temperamento appartengono gli aspetti più generali del carattere come essere estroversi o introversi, timidi o sicuri di sé, docili o tendenzialmente ribelli. Le aree in cui si manifestano queste tendenze sono le emozioni, l’attenzione e l’attività motoria.

Possiamo definire il ”temperamento” come l’indole di fondo di ogni individuo non riconducibile ad altro che ad una misteriosa combinazione di fattori ereditari. E’ importante ribadire che esiste un temperamento dato in natura per non correre il rischio di cadere nel “determinismo educativo” ispirato dal presupposto che è la qualità del rapporto educativo a rappresentare l’unica variabile in grado di determinare il comportamento, l’orientamento valoriale e la riuscita della vita dei nostri figli.

Gli errori dei figli sarebbero quindi sempre e necessariamente riconducibili ad errori educativi e i loro comportamenti inadeguati ad errori dei genitori. Causa questa dell’incubo che tiene aperta l’industria dell’angoscia materna di non essere una madre “sufficientemente buona” ventiquattro ore su ventiquattro.

Al verificarsi di ogni problema dei figli, per chi segue la cultura del “determinismo educativo” la domanda è una: “dove sono i genitori?” Passando severamente al vaglio il loro impegno e la loro capacità educativa e poichè nessun genitore è perfetto, il colpevole è presto trovato.

Questi infatti avrebbero dovuto prevedere ciò che non va. L’errore del figlio è quindi irrimediabilmente causato dal fallimento educativo del genitore, come se questi fosse onnipotente e l’educazione potesse tutto, indipendentemente dalle caratteristiche innate del figlio e dalla sua capacità di decidere da sé.

Questo presupposto, che non tiene conto della nozione sul “temperamento”, non fa altro che assegnare al genitore un eccesso di responsabilità con l’unico risultato di sentirsi perennemente ansioso e fallito se il figlio non è come dovrebbe.

C’è una grande differenza tra il genitore disperato iper-responsabilizzato e quello che soffre per gli errori dei figli. La sofferenza del primo è “malata” perché dettata dal senso di colpa, la seconda è sana perché motivata dal vero dispiacere.

I genitori generano i figli ma non li creano; anche i figli sono portatori di debolezze affettive e morali tipiche di una natura, nella sua grandezza, imperfetta e limitata. Il compito dei genitori è di accoglierli nella loro umanità, aiutarli nel riconoscimento di loro stessi e delle loro debolezze, accompagnandoli nel rafforzamento delle loro potenzialità e nell’accettazione dei loro limiti. Solo la consapevolezza e l’accettazione possono “contenere” e valorizzare quello che la natura ci dà in dono.

Il carattere è la seconda matrioska, entro cui è contenuto il “temperamento”.

Il “carattere” è “la componente della personalità maggiormente plasmata dall’ambiente. Coincide con  l’espressione delle funzioni cognitive, con l’elaborazione di idee e concetti su di sé e sugli altri e sul mondo” (da E.Spalletta – Personalità sane e disturbate – ed. Sovera).

Come si può evincere da ciò che ho scritto sopra, le circostanze educative, in questo caso, possono molto nella formazione del carattere. Non è ininfluente nascere in una famiglia serena ed equilibrata piuttosto che in una famiglia disfunzionale.

E’ proprio nella formazione del carattere che più si dispiega il potere educativo dei genitori che possono, molto spesso inconsapevolmente, alimentarne alcuni aspetti e scoraggiarne altri contribuendo in modo significativo alla configurazione del software psicologico del loro figlio. Se, ad esempio, un genitore si sente in colpa nei confronti del figlio, non sarà sufficientemente determinato nel gestire i suoi capricci finendo per viziarlo.

Se dunque è pur vero che i materiali da costruzione, ossia il “temperamento”, sono dati in natura, il progetto educativo è elaborato dai genitori, che con la mano destra traccia linee armoniose ed equilibrate, e con la sinistra spesso cancellano o distorcono il disegno originale. Vogliono il bene del loro figlio ma inconsciamente ne alimentano gli aspetti meno positivi.

…… se ti interessa leggere anche delle altre due matrioske “personalità” e “identità” ti do appuntamento a domani ….

liberamente tratto da:

O.Poli – “la mia vita senza di me”

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