Cambiare per se stessi

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In momenti diversi della nostra vita tracciamo dei bilanci. Anniversario, compleanno, capodanno …. Sono altrettante tappe che ci spingono a lasciarci alle spalle un periodo e a situarci in rapporto alle proiezioni del passato.

Sono diventata quello che volevo essere? Sono felice? Mi piace vivere in questo modo? La risposta negativa ad una di queste domande dovrebbe stimolare un desiderio di cambiamento; eppure non tutti abbiamo le stesse armi per passare all’azione.

Freud osservava che le persone tengono più alle loro nevrosi, al loro malessere, che a ciò che sono. Egli identificava nell’essere umano due forze antagoniste: una Pulsione di Vita, fatta di elementi dinamici, di desideri che stimolano il cambiamento e una Pulsione di Morte che ci mantiene in uno stato di inerzia o crea un movimento retrogrado alla quale la prima si oppone.

Queste due pulsioni sono collegate alla nostra psiche più primitiva. Fin dalla nascita, infatti, sappiano che moriremo, tuttavia non possiamo vivere tutta la vita con questo pensiero; quindi non abbiamo altra scelta che rifuggire profondamente la seconda e instaurare un compromesso tra queste due forze che si scontrano in noi.

L’equilibrio raggiunto è più o meno stabile e può generare crisi d’angoscia di varia intensità, dalla semplice percezione d’ansia all’angoscia della morte.

Le probabilità di cambiari sono maggiori quando le cose non vanno o, peggio, quando si soffre. Il cambiamento allora comporta una reazione di fronte ad una saturazione: toccare il fondo, non farcela più ….

La battuta più celebre dell’Amleto permette di illustrare la tensione necessaria per mantenerci vigili, per stimolare la nostra dinamica del cambiamento: “To be or not to be….”, “Essere o non essere …”.

Ancora una volta, tutto ci riporta a quello che siamo e a ciò che non siamo. A quello che rinunciamo ad essere, o a ciò che accetteremo di essere. “A essere o a non essere…”.

Essere necessita di un intimo dialogo con se stessi. Questo scambio ci riporta ancora una volta alla nostra posizione infantile. Per esistere è necessario passare da uno stato di “sottomissione”, in cui facevamo di tutto per essere amati, ad uno stato d’azione, di affermazione e dunque di cambiamento.

Esistere implica la capacità di proiettarsi nell’avvenire attraverso azioni piacevoli, non costrittive, che apportano soddisfazione e arricchimento interiore.

Essere non è altro che dialogare con la nostra Pulsione di Vita, accompagnarla, mantenerla e ovviamente incanalarla.

Essere significa divenire. La questione è sapere quali sono i nostri specifici desideri, quelli che alimentano la nostra esistenza ….

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