Categoria: Ben-Essere

La strada del Ben-essere: dall’apparire all’Essere

maschera

“L’individuazione non ha altro scopo che liberare il Sé, per un lato dai falsi involucri della Persona, per l’altro dal potere suggestivo delle immagini inconsce” C.G.Jung

Che cosa è il benessere? La parola stessa ci suggerisce la risposta: ben-essere. E’ quello stato mentale che ci fa star bene, stare bene con noi stessi e con gli altri.

Che cosa si può fare per raggiungere il ben-essere? Il ben-essere è raggiungibile attraverso le strade dell’apparire? O  l’apparire è uno stato di mal-essere che può portare verso nuove vie per il ben-essere?

A volte si rincorrono vie impervie o facili, strade difficoltose o lineari, ma che si scelgano le une o le altre è importante la meta che ci si propone.

E allora è bene porsi in ascolto di sé per capire che cosa si vuole raggiungere per stare bene nel nostro mondo, per stare bene nel  mondo.

A volte l’individuo sente il bisogno di essere diverso dal suo essere e quindi inventa un modo di essere, l’apparire, che può dare gratificazioni immediate, ma a lungo andare puà divientare fonte di gravi difficoltà interiori.

Nel voler essere diverso dalla propria vera essenza si costruiscono pesanti catene che rendono faticoso l’andare nel mondo e che renderanno faticoso l’uscire dalla prigionia della maschera, dalla galera dell’apparire in falsi panni, in false sembianze.

Ciascuno di noi porta in sé un germe, un’intima natura, un’impronta che sembra data per essere ascoltata: nell’ascolto di questa natura inconscia e nell’ascolto dell’istinto ad essa legato nasce la possibilità del ben-essere.

Ascoltare la propria “natura selvaggia”, quella parte nascosta e troppo spesso inascoltata, significa far fluire energia vitale benefica, significa lasciarsi raggiungere dall’intuito, da quella forma che prepotentemente spinge verso la via della sostanza pura e libera da sovrastrutture appiattenti la spontaneità e la libertà di ciascuno.

Ascoltare l’intuito non significa certo condurre una vita facendo ciò che si vuole o essere noncuranti di quello che ci circonda, bensì significa ascoltare il sano istinto che guida verso uno spazio e un tempo e che dona energia vitale perché rispettoso del proprio e dell’altrui mondo.

A volte è più facile indossare delle maschere e proporsi agli altri con “false sembianze” perché, con questo modo di porsi, ci si sente protetti e rassicurati, perché ciò che più conta è sentirsi accettati dagli altri, sentirsi valorizzati dagli altri.

Ma quale ben-essere può giungere da una base non veritiera?

Ed ecco allora che dobbiamo parlare  di risposte al mondo in termini di meccanismi di difesa: se si soffre per il proprio stato e si ha una difficoltà rispetto al proprio sentire, rispetto al proprio vivere con gli altri, è necessario trovare un modo per attenuare la sofferenza. E un modo per soffrire meno è porre in atto una difesa: l’evitamento o la negazione, la rimozione o la proiezione.

Le malattie psicosomatiche che tanto “furoreggiano” in questi tempi, nascono proprio in funzione del rifiuto del sé, del non essere come “si deve essere” e quindi dalla costruzione di una maschera che consenta di stare nel gruppo per come il gruppo ci vuole, oppure di indossare falsi panni per timore di perdere il partner o un’amicizia.

Ma tutto ciò non è altro che la costruzione del “falso sé”, cioè non è altro che vita non vera, vita sprecata.

E così, spesso, il tempo trascorre senza essere ben vissuto perché si desidera qualcosa  che non si ha o si pensa di non avere oppure perché si è costretti o ci si lascia costringere ad una vita non naturale.

La base dell’uomo è costituita dall’istinto, ma se l’uomo non riconosce e non integra le parti “animali” genera il suo danno: le parti istintive represse possono essere pericolose perché, essendo inascoltate e recluse nell’inconscio, possono agire in modo inconsapevole e quindi diventare parte inconsapevole e dannatamente dannosa.

Spesso queste parti appaiono nei sogni attraverso immagini di animali che bussano appunto alla porta per farsi riconoscere; questi animali portano un messaggio che chiede di essere letto e portato alla coscienza.

Se l’istinto viene reso alla coscienza, si può restaurare la pienezza dell’uomo e iniziare a condurre una vita più integra e più sana. Se l’uomo primitivo era tutta azione, l’uomo moderno dovrebbe aver raggiunto una consapevolezza tale da riuscire a “sentire” l’istinto, portarlo alla coscienza e integrare le parti, donandosi ben-essere nel pensiero e nell’azione.

Certo l’uomo è sottoposto sia alle vibrazioni interiori sia a quelle del mondo esterno e , quando si trova a dover affrontare forze non gradite e contrastanti, preferisce attribuirle all’esterno o al destino infausto manlevandosi così dalle sue responsabilità e dalle sue possibilità di trasformazione.

Avanzare verso la gioia di vivere ….

enjoy the life

“Siate felici! E se qualche volta la felicità si scorda di voi, voi non vi scordate della felicità” R.Benigni

Vivere la vita animati dalla gioia di vivere a volte sembra più facile a dirsi che a farsi. Ogni persona cresce e cambia seguendo un ritmo che gli è proprio. Tuttavia quando intraprenderete il vostro personale processo seguite subito la voglia di rallegrare la vostra vita, battete il ferro finchè è caldo. Mentre ne gusterete i benefici, la vostra gioia di vivere traboccherà e, chissà, forse avrà l’effetto di colorare la vita delle persone intorno a voi.

Per avanzare verso la “gioia di vivere” sono necessarie tre condizioni:

  • Volere e Credere: nessuno all’infuori di noi può darci la gioia di vivere; così come nessuno all’infuori di noi può trasportarci fuori dalla nostra “infelicità di vivere”. La gioia di vivere è soprattutto e innanzitutto un fenomeno interiore, la qualità del contatto con se stessi, uno stato dello spirito. La gioia di vivere è una scelta: voler provare il piacere, la gioia, la felicità, la leggerezza, la facilità, la creatività, “il paradiso nella propria vita”, e credere che la gioia di vivere nella vita di ogni giorno sia possibile. Concedersi la gioia di vivere significa riconoscersi il diritto di star bene in ogni istante della propria vita e di “scegliere” di conseguenza ciò che fa piacere, ciò che ci fa bene, invece di subire la vita brontolando passivamente. La gioia di vivere è una serie di piccoli piaceri, di momenti di qualità, di gioia pura e gratuita. La sua definizione varia con il tempo, con l’età, con le fasi della vita. Una scelta straordinaria fatta due anni fa, oggi potrebbe rivelarsi non gratificante. Ecco perché è sempre meglio chiedersi cosa ci fa star bene nel presente.
  •  Entrare in contatto con la propria anima: questo non ha niente a che vedere con la religione o con Dio, in nessun senso. L’anima è quell’ essere che vive nella parte più profonda di noi. L’essere che apprezza, che ama, che sta bene. Chi vive in noi senza artifici né complessi. L’essere che ritroviamo quando siamo soli, quello che ci consola, che ci consiglia, che ci protegge. L’anima ama la pace, la gioia, la calma, l’armonia, la contentezza. Quando le si lascia tutto lo spazio può esprimersi con un grande spiegamento di forze lasciando al suo passaggio momenti di eternità. Attenzione, non parlo dell’ego che, invece riflette la personalità, l’orgoglio, la sensibilità umana, i processi di reazione e, talvolta, i conflitti non risolti con se stessi.. Di solito quando l’anima non viene interpellata è l’ego che parla. Essere in contatto con la propria anima significa intraprendere la strada della serenità interiori. L’ego vive ad una frequenza energetica più bassa, come nelle situazioni di conflitto in cui si può sentire tensione, disagio, malessere. L’anima vive ad un livello energetico più elevato, come nei momenti di armonia in cui si sente un’energia vivificante piena di luce. Come si può fare quindi per aumentare queste “vibrazioni “ buone nutrendo di conseguenza la nostra anima? Cercando il piacere, le attività in cui ci sentiamo bene, in cui ci si sente in pace e armonia con noi stessi. Provate a fare la lista delle situazioni in cui vi piacerebbe trovarvi e concedetevi questi piaceri il più spesso possibile. Solo dopo passeremo a risolvere i problemi. Di solito, invece, si fa il contrario. Prima si gestiscono i problemi, poi ci si gratifica. Per un miglior risultato, prendetevi innanzitutto cura di voi. Consultate la vostra anima e chiedetele di cosa ha bisogno, di cosa ha voglia. Ascoltate la sua risposta e agite di conseguenza. Gioia di vivere istantanea garantita. Per fare questo basta semplicemente interrogare la vostra “vocina interiore”, chiedetele di cosa ha bisogno per stare bene
  •  Impegnarsi a scegliere la gioia di vivere: sugli aerei, quando spiegano le procedure di sicurezza ai passeggeri, si chiede ai genitori di mettersi la maschera per l’ossigeno prima di metterla ai figli. Ebbene, lo stesso vale per l’acquisizione della gioia di vivere. E’ necessario scegliere la gioia di vivere innanzitutto per noi stessi, prima di pensare a rendere felici gli altri. Perché purtroppo la felicità non si vive per interposta persona. La felicità vissuta per procura è una tiepida compensazione, che, presto o tardi, chiede il conto e spesso porta delusioni. Eccoci dunque alla fase principale da cui tutto può avere inizio l’Impegno con noi stessi ….

IO ____________________  mi impegno, a partire da oggi, a fare le cose più indicate per provare gioia nella vita quotidiana, a prendermi cura di tutto il mio essere come non ho mai fatto prima.

Comprendo che durante il percorso di apprendimento della gioia di vivere potrò attraversare un certo periodo di transizione, nel corso del quale potrò vivere emozioni e reazioni nuove per me o per chi mi è vicino. Allora mi tratterò con amore e com-passione in modo da gestire adeguatamente queste situazioni.

Firma: _______________________________________

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E tu cosa aspetti a impegnarti??????

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