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Regala un abbraccio ….

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L’amore  connette con l’esistenza, é la nostra vera radice.

Così come hai bisogno di respirare, allo stesso modo, hai bisogno di amore: l’amore è il respiro interiore.

Se abbracci qualcuno con calore, con amore, se non è solo un gesto formale , se è un gesto caldo, espressivo, vero, se iltuo cuorefluisce in quell’abbraccio, immediatamente entro in contatto con il tuo bambino innocente dentro di te.

Questo bambino innocente, affiorando anche per un solo momento, provoca un cambiamento profondo, perchè l’innocenza del bambino è sempre sana e integra.

Hai raggiunto il punto più intimo della persona… hai raggiunto la terra vergine, ed è sufficiente tornare a far vibrare di vita questa terra vergine, per vivere una vita nuova, appagante e ricca.

E’ sufficiente un abbraccio per toccare la pienezza dell’essere ….

Osho

Questo Natale regala un abbbraccio ….. il tuo abbraccio da cuore a cuore. Un attimo di pura fusione dove i battiti diventano un battito solo …..

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Il contatto corporeo: un linguaggio da recuperare

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“Nell’abbraccio – ciò che è stato spigolo, linea interrotta, groviglio – diventa di nuovo, come per miracolo, cerchio perfetto.” F.Caramagna

Il contatto corporeo rappresenta una delle dimensioni più penalizzate della comunicazione e quindi più bisognosa ad essere riabilitata e sviluppata.

Il gesto più emblematico di tale dimensione è l’abbraccio, che non va visto solo come gesto tra amanti o genitori e figli, bensì come una forma di saluto e di incontro per conoscere meglio l’altro. In alcuni popoli e culture ci si abbraccia perfino tra sconosciuti, che anzi, grazie all’abbraccio non sono più tali.

Tuttavia nel mondo occidentale il contatto corporeo e l’abbraccio sono molto poco frequenti, perfino tra parenti e amici, e quando ci si abbraccia lo si fa in maniera frettolosa, sfuggente, con il minimo di contatto fisico e di durata, quasi a manifestare una paura della dimensione corporea.

Si preferisce comunicare molto di più attraverso le parole che con il linguaggio del corpo. Eppure attraverso un abbraccio ben fatto si può entrare in sintonia con l’altro molto di più che con centomila parole.

A questo proposito ricordo l’abbraccio meraviglioso di una mia cliente, un contatto di empatia profonda, un grazie reciproco vissuto senza parole.

Secondo alcune scuole di pensiero, che appoggio in toto, l’abbraccio ha il potere di facilitare i processi di guarigione del corpo e della mente ed è fondamentale riappropriarsene.

Quindi se fa così bene abbracciarsi, perché lo facciamo così poco? Tutta colpa di alcuni tabù, che limitano il contatto corporeo a poche intime situazioni, riservando l’abbraccio al partner, a figli e genitori e pochi altri soggetti.

E’ poco probabile che nella nostra società abbracciamo una persona che incontriamo per la prima volta e se lo facessimo potremmo incontrare imbarazzo.

Ed anche laddove è consentito e tollerato, raramente ci si abbraccia con pienezza e spontaneità: l’abbraccio è il più delle volte frettoloso e con un contatto fisico limitato al minimo.

Se poi l’abbraccio è tra due individui di sesso maschile, sia pure padre e figlio o fratelli, l’abbraccio è spesso appena accennato ed energico piuttosto che affettuoso.

Già da ciò si può evincere il grande potere dei tabù che circondano questo gesto. Alla base di tutto c’è il tabù della sessualità che tende a limitare a priori ogni forma di contatto fisico. Poi abbiamo il tabù della omosessualità, di grande impatto in questo momento storico, che comunque persiste nonostante tutto. Quanti sono infatti i maschi che considerano gli abbracci qualcosa di effemminato che non si confà alla visione del forte e sicuro di sé propria della loro identità di genere, e non ditemi il contrario, salvo le dovute e benvenute eccezioni. Infine abbiamo il tabù dell’incesto che induce molti genitori a tenere a distanza i loro figli limitato l’occasione e l’intensità dei contatti corporei con essi; nel migliore dei casi c’è una certa vicinanza corporea durante la prima infanzia, che però poi si riduce molto man mano che i figli crescono.

Secoli e secoli di culture e religioni repressive nei confronti del corpo e della sessualità hanno portato la maggior parte delle persone a credere che tutto ciò che è contatto corporeo sia automaticamente sessuale, producendo così non solo persone represse sessualmente ma anche deprivate dal punto di vista affettivo.

E anche se c’è stata a partire dagli anni 60’ una profonda rivoluzione dei costumi che ha in parte riabilitato la sfera sessuale, l’abbraccio è sempre in qualche misura associato al sesso.

Questo però non è vero o almeno non solo …. Il corpo non esprime solo sesso, ma molto, molto di più, e con un abbraccio si possono comunicare e condividere emozioni, gioia di vivere, compassione, calore umano, amicizia, senso di fratellanza e sorellanza e tante tante altre cose.

Quanti figli e genitori sono stati privati e continuano a privarsi della bellezza e del potere benefico del contatto corporeo e dell’abbraccio in nome di anacronistici tabù? Quante persone evitano, per gli stessi motivi, il contatto umano con i loro simili, contatto che pure è riconosciuto dagli studiosi cine uno dei fondamentali bisogni dell’uomo?

Ad ogni modo non sono solo i tabù sessuali che ci precludono l’abbraccio: vi sono anche le nostre paure e diffidenze verso gli altri, che spesso immaginiamo potenzialmente ostili o comunque maldisposti nei nostri confronti.

Molte persone hanno un idea del mondo come di un luogo assolutamente ostile, dove è bene fidarsi di pochissime persone, tenendo le distanze da tutti gli altri Tuttavia anche se in questo momento visto lo scenario che ci circonda questo timore è comprensibile, provare ad avvicinarsi con un abbraccio potrebbe far capire, meglio di qualunque discorso, che in realtà i temuti altri sono esseri umani come noi, con gli stessi nostri timori e bisogni e allora le paure si allontanano e subentra anzi un senso di familiarità, di simpatia e magri di amicizia ….. utopia?

Intanto di seguito vi propongo un esercizio per reimparare l’arte dell’abbraccio; questo è da fare in coppia magari iniziando con il vostro partner o con l’amica o l’amico del cuore ….

Tutto l’esercizio va fatto senza parlare e ad occhi chiusi.

Si inizia mettendosi in piedi uno di fronte all’altro chiudendo gli occhi. Si fanno un paio di respiri lenti e profondi quindi si torna a respirare normalmente e si cercano le mani dell’altro prendendole gentilmente tra le proprie.

Si sta così, mani nelle mani, senza parlare, semplicemente sentendo le mani dell’altro e lasciando affiorare in modo spontaneo le sensazioni che provengono da questo contatto: sentitene la forma, la sensazione di calore o fresco e nello stesso tempo lasciate che i corpi si rilassino sempre di più.

Rimanete in questa posizione per una decina di secondi.

Dopo questa prima fase avvicinatevi ancora di più all’altro e, lasciando le mani libere, abbracciatevi lentamente e con gentilezza.

Trovata una posizione comoda e un buon contatto corporeo rilassatevi e abbandonateci all’abbraccio, senza fare movimenti.

Lasciate affiorare in modo spontaneo le sensazioni che provengono dal vostro corpo.

Dopo una decina di secondi spostate l’attenzione sulla respirazione e cercate gradualmente di sincronizzarla con quella del partner fino a prendere aria assieme e ad espirare assieme.

Abbracciati e respirando all’unisono si può avvertire un senso di intimità e di calore umano molto intenso e piacevole, al quale possiamo abbandonarci a volontà: non ci sono limiti di tempo ….

Quando uno dei due sente di voler smettere, lo farà capire all’altro staccando lentamente le mani dalla schiena e allontanandosi gentilmente fino a riprendere la distanza iniziale…..

Un consiglio: non riaprite bruscamente gli occhi ma riprendete piano piano contatto con quello che vi circonda e ricordate di ringraziare l’altro …..

“Nessuno è troppo grande per un abbraccio. Tutti vogliono un abbraccio. Tutti hanno bisogno di un abbraccio.” Leo Buscaglia

Sull’abbraccio

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” nessuno è troppo grande per un abbraccio … Leo Buscaglia”

Hai mai provato a soffermarti sulle emozioni e sulle sensazioni che è in grado di trasmettere un abbraccio?

Quando abbracci qualcuno, non avverti forse uno straordinario calore umano, un intenso conforto e un profondo senso di pace?

Ritengo che l’abbraccio sia uno dei modi più delicati, intimi e poetici con cui possiamo trasmettere al prossimo la nostra vicinanza, il nostro affetto e la nostra più profonda umanità.

L’abbraccio è emozione pura, un flusso di energia libero e dirompente in grado di sigillare l’intima connessione che lega fisicamente e spiritualmente due individui.

L’abbraccio è in grado di consolare, perdonare, è capace di esprimere attraverso il silenzio profondo amore e amicizia, sostituendosi a mille parole con eleganza e semplicità.

Non risparmiare i tuoi abbracci, sono un dono prezioso che puoi elargire in qualunque istante.

Ogni volta che possiamo, abbracciamo senza esitazioni i nostri genitori e i nostri fratelli, abbracciamo i nostri amici, stringiamo i nostri figli … apriamo le nostre braccia e trasmettiamo senza freni tutto il nostro affetto e calore a chi sta intorno a noi.

Facciamo dei nostri abbracci un oceano di energia, un flusso intenso da trasmettere a chi accogliamo tra le nostre braccia.

In una realtà nella quale i contatti fisici sono spesso del tutto assenti o superficiali, violenti e distruttivi, l’abbraccio rappresenta la via più pura e semplice e intima per connetterci al livello più profondo e segreto con il prossimo.

Abbracciamoci  …..

E’ così straordinariamente semplice e così meravigliosamente magico ……..

” Quando sentiamo il bisogno di un abbraccio 

dobbiamo correre il rischio

di chiederlo … E.Dickinson”

Fonte: www.vivizen.com

Ritrovare il senso del tatto

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Circa due metri quadrati. E’ questa l’estensione media della pelle di una persona adulta: il campo di azione del senso del tatto.

La pelle è il confine del nostro corpo, la soglia tra noi e il resto del mondo, tra l’Io e le altre persone, cose ed elementi della natura. Il tatto è il senso che s trova sulla soglia tra noi e l’esterno. Ed è anche la porta da cui gli altri ( e le cose) devono passare per arrivare al nostro corpo, e da cui noi dobbiamo passare per incontrare fisicamente le altre persone.

Attraverso il tatto, esperienza corporea del confine tra dentro e fuori, il bambino impara a sentire se stesso e l’altro, ciò che è fuori da sé.

Dobbiamo a questo senso la percezione: qui sono io e al di fuori del mio limite corporeo c’è l’altro, il diverso da me.

Attraverso il tatto manifestiamo all’esterno il nostro io, e riceviamo dalla pelle le comunicazioni dagli altri corpi: non solo dalle persone, ma anche dagli oggetti e dai corpi della natura [……]

Nella fondamentale esperienza primaria del rapporto tra il neonato e la madre, il sentire con la bocca il seno materno schiude al piccolo l’esistenza del mondo circostante, mentre lo sguardo della madre su di lui e il sentire il suo tocco sulla pelle è la prima e insostituibile esperienza di sé, della propria esistenza come essere separato dalla madre […..]

In quanto porta del corpo, aperta verso l’esterno, il tatto del bambino viene più o meno strettamente regolato dagli adulti e dalla società. Gli adulti chiudono spesso quella porta, sia per proteggere il bimbo, che nella sua naturale curiosità verso l’esterno potrebbe farsi male, scottarsi o ferirsi, sia per trasferire in lui l’inibizione che a loro volta hanno ricevuto. Il risultato di questa dissuasione al tatto è quella di suscitare nel bambino una diffidenza verso l’incontro delle proprie mani e della propria pelle con l’esterno. Espressioni comuni come: “Guardare e non toccare è una cosa da imparare” servono appunto a suscitare timore verso l’esperienza del tatto, considerata pericolosa, e spesso, dal punto di vista morale, sconveniente e peccaminosa […..]

Si sviluppa allora il tentativo di congelare, ibernare il più possibile la pelle (che spesso diventa davvero fredda), e di limitare il più possibile ogni contatto fisico per impedire all’altro di “entrare” dentro di noi, di mandare informazioni nella “memoria” del nostro corpo. Certe strette di mano date alla velocità di un razzo, e guardando altrove, sono uno dei segnali di queste difficoltà […..]

L’osservazione del tatto ci permette di capire che in questo senso, come negli altri, esiste una percezione sia passiva, che attiva, che si irradia verso l’altro e l’esterno.[ …] Un ruolo notevole nel rafforzare questi aspetti attivi del tatto è svolto dalla tensione presente nella pelle, la sua irrorazione e l’attività degli organi di senso presenti nei vasi sanguigni e nei tessuti interstiziali.

L’incontro di due corpi che entrano in relazione tattile ha anche un importante aspetto spaziale. Ogni pressione esercita una compressione sull’altro corpo, e così in qualche modo riduce la sua espansione nello spazio. Ciò fa sì che nel corpo che viene compresso si sviluppi l’aspettativa di ricostituire, riprendere la forma precedente. In questo processo si sviluppano emozioni, attese anche inconsce, gratificazioni quando il movimento atteso si realizza. Tutto ciò è ben visibile nell’abbraccio e nella sessualità […] Ma questo movimento ritmico è anche uno dei giochi preferiti del bambino, che sia con i coetanei sia con i genitori, ama essere compreso e rilasciato ritmicamente, sperimentando così la sensazione di liberazione e felicità del corpo che si espande e ritrova la sua forma originaria. […]

Riconoscere e valorizzare le diverse manifestazioni del tatto dà (o ricostituisce) la sensazione di fiducia nel proprio corpo. Una sensazione che conosciamo già prima della nascita, e che sempre entra in crisi in questo evento liberatorio ma traumatico, anche a causa del doloroso distacco dal corpo della madre che in esso si realizza. Dopo la nascita, man mano che si sviluppa un Io, una “coscienza” che osserva e percepisce il corpo come oggetto esterno, noi non siamo più pienamente identificati con esso, e non sappiamo bene fino a che punto fidarci di lui. Il tatto è il senso che può aiutarci a riacquistare questa fiducia corporea […]

Toccandoci, tastandoci, accarezzando la nostra pelle, facendoci toccare, sviluppiamo una maggiore fiducia nel corpo […] Questa fiducia nel proprio corpo, rafforzata anche dal contatto e dall’abbraccio con l’altro, è il primo gradino verso la fiducia in se stessi. Nel mio corpo mi sento a casa. […]

La fiducia nel proprio corpo, che corrisponde ad un sentirsi avvolti (la pelle ci avvolge e ci contiene), è un sentimento indispensabile per sentirci bene. Quando invece si sviluppa la sensazione di essere senza questo involucro, abbiamo paura. Paura di un corpo che non ci contiene e non ci protegge, e paura degli altri corpi che, quindi, ci possono in qualsiasi momento invadere, penetrare e ferire.[…]

Pelle e mani, negati nella loro centralità dal pensiero ufficiale sempre più virtualizzato e scorporeizzato, inseguono dall’inconscio il soggetto postmoderno posseduto dalla pulsione di “sentire” l’altro che non può più stringere nella danza (ma anche in un abbraccio spontaneo senza aver ottenuto il suo accordo esplicito, salvo incappare in un’accusa di molestie). Si moltiplicano così le dark room dai diversi luoghi di incontro, alle esposizioni di performance artistiche, dove ci si sfiora o ci si abbraccia senza vedersi, alla ricerca di un senso per ora in parte perduto. Di cui però c’è grande nostalgia …. […]

“Ecco, prendi te per esempio. Tu sei unico», spiegò la mamma, «e anch’io sono unica, ma se ti abbraccio non sei più solo e nemmeno io sono più sola».

«Allora abbracciami», disse Ben stringendosi alla mamma.

Lei lo tenne stretto a sé. Sentiva il cuore di Ben che batteva. Anche Ben sentiva il cuore della mamma e l’abbracciò forte forte.

«Adesso non sono solo», pensò mentre l’abbracciava, «adesso non sono solo. Adesso non sono solo».
«Vedi», gli sussurrò mamma, «proprio per questo hanno inventato l’abbraccio»”
David Grossman, L’abbraccio

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Il testo è liberamente tratto da:

Claudio Risè

“Guarda Tocca Vivi

Ed. Sperling&Kupfer

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