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La creatività e i bambini

CREATIVITA BAMBINA

Voglio oggi postare un articolo scritto un po’ di anni fa quando il mio lavoro era rivolto soprattutto ai bambini, cercando di  preservare quella creatività pura e ricca di immaginazione e fantasia attraverso laboratori di libera espressione creativa.

Penso che in questo momento leggere queste righe possa essere d’aiuto a tutti quei genitori che avendo bimbi piccoli “rinchiusi in casa” hanno non poche difficoltà a gestirli.

Ecco lasciare che esprimano attraverso il segno e il colore quello che provano potrebbe essere una delle soluzioni e non solo, potrebbe tenere aperta quella porta creativa senza limiti di tempo ……..

Buona lettura!

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“C’era un bambino che usciva ogni giorno,
e il primo oggetto che osservava, in quello si
trasfondeva,
e quell’oggetto diventava parte di lui per quel giorno o
per parte del giorno
o per molti anni o vasti cicli di anni

I primi lillà divennero parte del bambino
e l’erba e i convolvi bianchi e quelli rossi, e il bianco e
Il rosso trifoglio, e il canto del saltimpalo,
gli agnelli marzolini, la rosea figliata della scrofa, il
vitello e il puledro
la chiassosa nidiata dell’aia o del pantano vicino allo stagno
e i pesci così stranamente sospesi, e il bel liquido strano,
le piante acquatiche dalle graziosi cime piatte: tutto
questo divenne parte di lui.”

Walt Whitman, Foglie d’erba

 

I versi di Whitman colgono gran parte di ciò che sappiamo sui bambini e la creatività: per loro, la vita stessa è una avventura creativa. Le esplorazioni più elementari compiute dal bambino nel suo mondo sono di per se stesse degli esercizi creativi per risolvere dei problemi. Prima dei tre anni il bambino, nel rapporto con l’ambiente che lo circonda realizza in forma di gioco una grande quantità di esperimenti dai quali ricava dati e leggi del mondo di cui fa parte: intraprende un processo di invenzione di se stesso destinato a durare tutta la vita.

Di fronte ai fenomeni ed ai sentimenti l’atteggiamento del bambino è simile a quello dell’artista: anche lui prova meraviglia, incanto, talvolta dolore.

Quando scopre il segno, il bambino, comincia a raccontare con i primi scarabocchi ciò che conosce del suo mondo; questo linguaggio se viene rispettato nella sua libera evoluzione procede parallelamente con lo sviluppo intellettuale.

Prima ancora di poter dare graficamente una forma a determinati contenuti il bambino è infatti capace di esprimere attraverso il colore, sia la sua capacità discriminativi sia la sua emozionalità.

Giochi inizialmente inconsapevoli di linee e macchie traducono la vivacità dei suoi incontri con il foglio bianco e spesso lo stupiscono dando il via ad una ricerca intenzionale di nuove figure: colori che si sovrappongono l’uno sull’altro, dando vita a nuove tinte in un processo di trasformazione in cui ciò che conta è sempre la sorpresa del nuovo cambiamento e non il prodotto finito.

In generale, se hanno libero accesso ai materiali, i bambini tra i tre e i cinque anni scoprono di poter creare, con relativa facilità, forme e figure semplici. Quindi, si mettono alla prova, inventano creature-girini animate e intraprendono volentieri esplorazioni giocose. E’ quasi magico creare sulla pagina bianca, tirar fuori dal nulla creature e oggetti su cui è possibile esercitare un qualche controllo.

La possibilità di tingere e macchiare, lasciando una indelebile traccia di sé, consente al bambino di esprimersi senza doversi subito subordinare alle richieste dell’altro. In questa prospettiva il bambino che non può tingere e macchiare è un bambino costretto da necessità interiori o da restrizioni esterne ad inibire la propria vitalità.

Inoltre ogni attività “creativa” conferisce ai bambini il potere di fare e disfare, di conoscere l’oggetto e se stessi più intimamente. Il loro coinvolgimento nel “fare arte” è in gran parte diretto all’interiorità: disegnare, dipingere, manipolare sono enunciazioni espressive a proposito di ciò che si conosce, si prova e si vuole capire; è un dialogo con se stessi intrinsecamente affettivo. E’ una attività di problem solving molto spesso pervasa di emozioni intense , non meramente una indagine del mezzo espressivo e dell’abilità necessaria per padroneggiarlo.

Da ciò si evince come il termine creatività abbia assunto negli ultimi anni una importanza pressoché assoluta nell’ambito dei sistemi educativi per l’infanzia poiché è diventata opinione comune che, proprio attraverso l’immaginazione e la fantasia, il bambino possa accrescere la consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda imparando a conoscere meglio se stesso e gli altri.

E’, infatti, nell’ambito delle attività creative che al bambino viene chiesto di impossessarsi del patrimonio culturale che gli viene offerto interpretandolo e rielaborandolo secondo la propria esperienza personale e le proprie inclinazioni, contribuendo, in questo modo, a reinventarlo.

Partendo da questo presupposto, è facile intuire come lo sviluppo delle doti creative non metta in gioco solo fantasia e immaginazione, ma una vasta gamma di facoltà (senso critico, intuizione, rielaborazione attiva dei dati forniti, capacità di esprimere un giudizio e di prendere le distanze dalla realtà) indispensabili per la crescita “sana” del bambino.

Se, quindi, esiste una educazione alla creatività che va impartita e coltivata giorno dopo giorno, è necessario e fondamentale che essa passi attraverso il gioco e la dimensione ludica, per non trasformarsi in uno dei tanti doveri/obblighi verso cui il bambino viene quotidianamente indirizzato e perdere, così, la sua valenza.

A volte la produzione dei bambini, non soddisfacendo i canoni dell’arte classica, ma rispecchiando i canoni dell’arte infantile, risulta indecifrabile se non addirittura insignificante agli occhi di un adulto troppo preso a capire invece che a condividere. Invece l’esperienza del “macchiare”, in senso concreto, richiede che qualcuno sia lì a vedere, ma solo a vedere senza interferire nel suo lavoro, una sorta di “servitore” (=> vedi la teoria di Arno Stern e il metodo del “Closlieau” – luogo protetto) che riconosce la presenza dell’autore senza conferire significato particolare alla sua opera.

Tutti i bambini del mondo nella loro libera ricerca grafica inventano soluzioni tecniche per ogni problema secondo la loro logica. Faccio un esempio: il bambino sa che la terra è giù e che il cielo è in alto, per cui disegna la striscia di terra giù e la striscia del cielo in alto. In mezzo c’è il vuoto finchè viene il momento in cui la sua ricerca porta il bambino a riempirlo, individuando l’orizzonte, disegnando ciò che è vicino come grande e ciò che è lontano come piccolo, ma non tiene conto delle proporzioni, dei chiaroscuri, della prospettiva; molto spesso i colori naturali sono sbagliati ma usati in funzione emozionale, c’è la scoperta della pittura dei sentimenti, non figurativa, in cui il foglio di carta diventa lo specchio delle sue emozioni.

Perché in quei momenti il colore per il bambino non è ancora legato consapevolmente ad un contenuto da esprimere ma ad una modalità di essere presenti nel mondo.
Dice Rudolf Arnheim “…… le immagini della realtà possono essere valide anche se sono assai discoste da ogni somiglianza realistica….” (Arte e Percezione Visiva ed Feltrinelli).

Molti grandi artisti hanno imparato dai bambini che sono stati: Picasso dopo una vita di ricerca, è tornato a dipingere come faceva da piccolo; Chagall disegnava i sogni e se dovessimo valutarlo criticamente secondo i canoni dell’arte classica non riusciremmo ad apprezzarlo e come lui Mirò, Kandinskji e tutta l’arte moderna che è una rottura degli schemi dell’arte classica.

La capacità di particolari abilità grafiche viene acquisita dai bambini attraverso la ripetizione, ciò significa esercitarsi passo per passo senza preoccupazione di ottenere dei risultati.
La ripetizione non serve solo a perfezionale le abilità, ma permette anche al bambino di sentire l’attività come qualcosa di suo, che gli appartiene, che è parte di lui. Alla lunga al fine della creatività questo può essere più importante della semplice padronanza della tecnica, perché mette il bambino in condizione di innamorarsi di quello che sta facendo.

L’esercizio riuscito sviluppa la fiducia ed aiuta a credere in se stessi, i bambini in cui questa convinzione vacilla sono timidi, hanno poca fiducia nelle proprie capacità di avere successo, sono spaventati dal nuovo e dal rischio.

Al contrario mettere in allerta tutti i suoi sensi, aguzzare la sua attenzione, renderlo partecipe e, soprattutto, artefice delle cose che lo circondano, stimolare giorno dopo giorno la sua naturale propensione all’immaginazione e alla fantasia, porta il bambino ad aver fiducia nel proprio potenziale creativo. Inoltre un bambino fantasioso, in grado di immaginare e progettare ciò che ancora non esiste, di vedere oltre l’apparenza sarà un adulto attento e attivo mentalmente, capace di uscire dagli schemi in qualsiasi momento pur di ricercare la verità più profonda delle cose.

D’altra parte va ricordato che la fiducia in se stessi è alimentata anche dalla sensazione, percepita dal bambino, che gli adulti rispettino la sua abilità. Le critiche costanti o la continua indifferenza verso i risultati conseguiti possono minare, anche nel bambino più capace, la fiducia in se stesso.

La creatività fiorisce quando le cose sono fatte per il piacere di farle. Se i bambini sono impegnati nell’apprendimento di una forma creativa, riuscire a conservare il loro entusiasmo ha la stessa importanza, anzi è forse ancora più importante, del chiarimento degli aspetti tecnici.

Ciò che conta è il piacere non la perfezione!

Nella vita, le pressioni psicologiche che inibiscono la creatività dei bambini non tardano a manifestarsi. La maggior parte dei bambini in età prescolare anche quelli di prima elementare amano andare a scuola, sono entusiasti all’idea di esplorare e imparare; ma quando arrivano alla terza o quarta elementare il loro entusiasmo scema e molti di loro non traggono più alcun piacere dalla loro creatività.
Si sono messi in moto i “killer della creatività” cioè quei meccanismi attuati dagli adulti nel processo educativo e sentiti dai bambini come freno per dar libero sfogo alle proprie emozioni:

  • Sorveglianza è significa incombere sui bambini facendo sentir loro che sono costantemente controllati mentre lavorano. Questa continua osservazione crea nel bambino una stati del suo flusso creativo, una impotenza ad arrischiare qualcosa di nuovo.
  • Valutazione è significa infondere una eccessiva preoccupazione del giudizio altrui. I bambini dovrebbero preoccuparsi principalmente di essere soddisfatti del risultato raggiunto e del piacere che provano durante il processo creativo senza concentrarsi sul modo in cui saranno valutati dagli adulti o dai propri compagni
  • Competizione è significa mettere i bambini in una situazione senza vie di uscita, o si vince o si perde, e solo una persona può arrivare al vertice. Ogni bambino, invece, dovrebbe essere lasciato progredire secondo il proprio ritmo, tenendo conto che ogni bambino è un essere unico.
  • Eccessivo controllo è consiste nel dire ai bambini esattamente come devono fare una determinata cosa, nel campo dell’arte come devono disegnare una determinata immagine e quali colori devono usare. Questo atteggiamento induce i bambini a credere che ogni originalità sia un errore e ogni esplorazione una perdita di tempo

Ed in ultimo ma forse come importanza nell’assopirsi della creatività il primo, il Tempo. Se la motivazione intrinseca è un fattore chiave della creatività di un bambino, l’elemento cruciale per coltivarla è il tempo e uno dei maggiori crimini educativi che i genitori e la scuola commettono contro la creatività dei bambini consiste proprio nel privarli di questo tempo.

Rispetto agli adulti, i bambini entrano più spontaneamente in quello stato creativo per eccellenza chiamato “flusso”, nel quale il totale assorbimento può generare il massimo del piacere e della creatività. Nel processo del dipingere è come se il foglio, il colore, i gesti del bambino e le immagini che ne risultano costituissero una totalità. Nel flusso il tempo non conta: c’è solo un presente atemporale. Esso è uno stato più confortevole per i bambini che per gli adulti, dal momento che questi ultimi sono più consapevoli dello scorrere del tempo.

Promuovere la capacità creativa equivale, quindi,  promuovere nel bambino la consapevolezza del suo modo di essere.”

Ogni costruzione della nostra mente è possibile solo a partire dalla nostra esperienza passata e quanto più questa è stata ricca di stimoli, tanto più feconda sarà la nostra capacità presente di immaginare. Il cerchio si chiude quando, sulla base di questi stimoli forniti dalla realtà, siamo capaci di creare qualcosa di nuovo, che si concretizza in una produzione, sia essa di carattere letterario o artistico, come pure di carattere tecnico o scientifico.

Da qui l’importanza di fornire al bambino, fin dalla più tenera età, stimoli di diversa natura, per arricchire di elementi la sua esperienza e offrirgli, in tal modo, maggiori possibilità di crescita.

Educare alla creatività significa, educare i bambini ad aver fiducia nelle proprie capacità personali, aiutandoli a rafforzare la fiducia in se stessi e a rifuggire da soluzioni povere e rigide. Significa, inoltre, educarli a “pensare con la propria testa”, per creare individui liberi e autonomi.

E’ così l’educazione alla creatività diventa anche e soprattutto educazione alla libertà.

 

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Per approfondire:

Claire Golomb   –  L’arte dei bambini – Ed. Raffaello Cortina

Aa Vv – Creativi a scuola. Oltre l’apprendimento inerte – Ed.FrancoAngeli

Singer D. Singer J. – Nel regno del possibile, Il gioco infantile, creatività e sviluppo dell’immaginazione. Ed. Giunti

G.Rodari – La grammatica della fantasia – Ed. Einaudi

A.Carotenuto – La strategia di Peter Pan – Ed. Bompiani

Lawrence  E.Shapiro – Il linguaggio segreto dei bambini – Ed.Fabbri

M.Di Renzo, I.E.Nastasi – Il movimento disegna – Ed. Magi

M.G.Cocconi, L.Salzillo, A.Zanolli – Il bambino creatore – Ed. FrancoAngeli

B.Munari – Fantasia – Ed. Laterza

La spesa intelligente

supermercato

Dopo i precedenti post  in cui le parole, note di un immaginario pentagramma, scivolando via leggere, ci hanno portato in un mondo ovattato un po’ sospeso, una sorta di  “intermezzo” tra il sonno e la veglia, rimettiamoci al lavoro ….

Oggi è tempo di andare a fare un po’ di spesa e poi di riordinare un po’ “casa nostra”.

Immagina il tuo supermercato preferito, luccicante e ordinato, bello, ricco di prodotti, con sconti e offerte … e immagina che al posto di alimentari, bevande e detersivi ci siano altri cartelli che indicano:

  • Credenze fresche per l’autostima
  • Credenze buone per tenersi in forma
  • Credenze utili per la gestione del tempo
  • Credenze fresche per imparare a dire di “No!”
  • Credenze sulle relazioni
  • Credenze sugli altri

Immagina di avere tutti i soldi che vuoi perché la valuta corrente in questo tipo di supermercato è la voglia di migliorare e di provare.

E’ tempo di comprare, di riempire il carrello di tutto ciò che ritieni utile cambiare: che siano due o tre credenze su di te o sugli altri, o che siano una ventina non importa, te lo puoi permettere. Se in futuro vorrai, poi, cambiare questi acquisti, non preoccuparti, potrai sempre farlo, senza scontrino, senza limiti di tempo e senza chiedere nulla a nessuno.

Ora fai i tuoi acquisti di credenze utili e appuntali in un elenco ….

Dopo essere ritornata a “casa”, è necessario trovare il posto per la nuova spesa.

Immagina di fare proprio come se fosse un giorno di grandi pulizie ….

Fai un giro di perlustrazione della tua mente, metti la musica che ti piace e inizia il giro …

Getta nel grande sacco nero tutte le credenze che non ti vanno più, quelle strette, quelle limitanti, quelle inutili, quelle dannose, quelle puzzolenti, quelle che sanno di naftalina ….

Riempi bene il sacchettone, chiudilo con il cordoncino apposito e immagina di scendere in strada e di gettarlo nel cassonetto delle credenze non più desiderabili.

Ora vai a recuperare la tua spesa e immagina di fare un nuovo giro per la tua mente visitando le parti che gestiscono la tua stima, la tua libertà, le tue possibilità, la tua forza, le relazioni, la visione del mondo e riempi gli spazi lasciati vuoti dalle pulizie con le nuove credenze utili.

Fai un bel respiro e passa in rassegna il cervello con gli occhi interni della mente come quando entri in una stanza in ordine e pulita, luminosa e brillante. …

Guardati in giro, nota le differenze e rilassa il corpo …

Benissimo, hai fatto i tuoi acquisti, pulito la casa, sistemato la spesa, immaginando come potrebbe essere la tua vita con queste nuove credenze.

Tuttavia come i prodotti freschi al supermercato, anche le credenze che hai da poco acquistato hanno una scadenza che è rappresentata dalla motivazione e dall’impegno messo per poter usare al meglio una credenza.

Cosa significa questo? Che fare le pulizie e immaginare solo una volta di rimpiazzare le credenze non utili con delle nuove scelte non basta, ci vuole del tempo …

Questo vuol dire che dopo aver individuato le nuove credenze e aver immaginato uno o due volte come sarebbe la tua vita con queste nuove convinzioni, non  ti puoi aspettare di averle cambiate per sempre. Le credenze che hai scelto resteranno nella tua mente ancora per poco se non le consolidi, moriranno quando altre novità ruberanno la tua attenzione e la motivazione sarà dedicata ad altri obiettivi quotidiani.

E allora cosa fare per consolidare adesso le convinzioni scelte?

E’ IMPORTANTE IMMAGINARE E PRATICARE, GODERE E RICORDARE!!!

Prova così: prendi ciascuna credenza acquistata e per ciascuna rispondi alle seguenti domande ….

  • Quando nel mio passato ho manifestato comportamenti che la rispecchino?
  • Come mi sono sentita?
  • Se non ti viene in mente niente, prova a immaginare come ti sentiresti adesso?
  • Come mi comporterei?
  • Chi conosco che possiede questa convinzione?
  • Come mi sentirò domani con questa nuova credenza?
  • E nelle prossime occasioni in cui sarebbe utile averla?
  • Come posso ricordarmi di convalidare questa credenza e renderla sempre più vera per me?

Trova esperienza nel passato in cui ti sei comportata come se avessi quella credenza, ricorda come ti sei sentita, immagina di sentirlo ora e proiettalo nel futuro ….

Ad esempio se una tua vecchia credenza era quella di non essere all’altezza, sicuramente al supermercato avrai comprato una credenza opposta: io sono sempre all’altezza e se non lo sono posso imparare…..

Ora prova a convalidarla dentro di te:

  • Ho già vissuto situazioni in cui mi sentivo adeguata e all’altezza? Come mi sono sentita?
  • Se non lo ricordi prova a usare la fantasia immaginando di esserti sentito all’altezza in un a determinata situazione ….
  • Come ci si sente dentro quando si crede di essere all’altezza? Some sento la sensazione nel corpo? Come scorre? Che idea mi dà?
  • Quale metafora può aiutare a ricordarmi questo stato emotivo?
  • Chi conosco che sembra all’altezza della situazione?
  • Come si comporta? Cosa fa che mi piacerebbe fare?
  • Come parla? Come si muove?
  • Come sta con gli altri? E quando è solo?

Concludendo è importante sapere che molte volte le credenze sono date per scontate e questo è un errore; quando vengono individuate, bisogna capire che nella maggior parte dei casi, esse non sono nostre ma apprese per educazione.

Le credenze sono come tutte le abitudini: con la voglia e l’impegno,  un po’ di pratica e di tecniche giuste si possono cambiare in quello che vogliamo e questo TE LO ASSICURO PROPRIO!!!

 

Il teatro interiore: rifiuto, accettazione, ascolto …

TEATRO INTERIORE

Il teatro interiore è il luogo dove si svolgono le scene della vita che chiedono di essere viste e sentite, per poter star bene con noi stessi e con gli altri.

Nell’ascolto della “voce interiore” si dona una casa alle nostre cose, si dona il giusto linguaggio al nostro bisogno di espressione per accettarsi e per essere accettati.

E nel teatro interiore a volte c’è molto disordine ed è proprio questo groviglio di sensazioni e di emozioni, di immagini e di suoni, che ci ferma e, indicandoci la fermata, fermata necessaria, non tanto per pensare, vuole dare valore a quel preciso momento della vita, affinchè si possa uscire dai luoghi comuni, da situazioni stagnanti, da proiezioni inutili, per raggiungere così dimensioni più rispettose del nostro modo di essere.

Siamo noi i registri del nostro teatro interiore e con ciò dobbiamo avere chiaro che siamo responsabili dei nostri atti, delle nostre scelte, del nostro modo di vivere, ma ciò presuppone anche il fatto che ogni atto, ogni scelta, ogni modo di vivere, dipendono dalle nostre possibilità e che queste presuppongono dei limiti.

Nel teatro interiore si mettono in scena le nostre identità, le nostre molteplicità, i nostri sentimenti, rendendoci immagini che viviamo come reali e che,ci offrono suggerimenti di senso e tutti chiedono di essere ascoltati.

E nel teatro interiore si mettono in scena, anche, i “sintomi” e i simboli: gli uni e gli altri strettamente intrecciati per indicare il nostro stato interiore attuale e per dare la possibilità di ri-soluzione dei dolori scatenati dai “sintomi” attraverso cui ildolore parla.

Accettazione o rifiuto dipendono quindi dalle nostre possibilità e dai nostri limiti: possibilità e limite ci sono dati non solo come strumenti cognitivi e volontari, ma soprattutto come elementi che dipendono dalla nostra capacità di porci in contatto con lcon la nstra parte più profonda. Allora si anima in noi quella capacità di trasformare radicalmente la visione della vita e la nostra prospettiva esistenziale prenderà nuove forme e nuovi colori.

In questo teatro interiore, con i suoi personaggi e nelle diverse scene, si costruisce l’identità che non è costituita solo dall’Io, ma dal Sé, quell’istanza che è così difficile da definire e da afferrare, ma è quella totalità così misteriosa e grande, così pregnante e inafferrabile, ma così vicina a noi, se sappiamo “vedere” e “sentire”.

Questa totalità è percepibile quando si crea il ponte tra ciò che pè visibile e comprensibile e ciò che non lo è ma vive nelle nostre profondità, quando diventiamo consapevoli delle nostre fatiche e sappiamo ascoltare la nostra vera e intima natura riuscendo a portare avanti percorsi di vita che non sviliscono i nostri progetti e non tradiscono le nostre spinte più interne.

Il senso delle cose si attua e si apre alla vita in diversi rivoli che si preparano per abbracciare le nostre inclinazioni, le nostre attitudini, il nostro sentire: qui sta il senso.

Vivere significa dare senso a ciò che si vive e, per vivere pienamente, ci vuole passione: con questa nascono anche il dolore e la gioia, ma senza la passione viene a mancare la linfa necessaria al dispiegamento della nostra Anima.

E il senso delle cose, a volte, anzi più spesso, si trova nelle piccole luci quotidiane, nei frammenti di vita, nei significati reconditi di sottili gesti, nelle visioni di forme impalpabili.

Certamente la vita è fatta di concretezza, ma luci e suoni, emozioni e sentimenti, sensazioni e intuizioni, possono sembrare poco concreti, invece sono il sale e il sole della vita.

Entrare nella concretezza della vita significa porsi in ascolto di sé e questo è l’unico modo possibile per attuare una vera vita, piena e gratificante che valga veramente la pena di essere vissuta …..

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