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Esercizio “per essere positivi”

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“Conta i fiori del tuo giardino, mai le foglie che cadono” Romano Battaglia

Spesso l’infelicità è provocata da una bassa fiducia in noi stessi, e il mio blog è pieno di post che trattano questo argomento. Essa trae origine da un bilancio poco obiettivo e dalla sopravvalutazione degli episodi in cui non siamo stati all’altezza della situazione o delle aspettative o per entrambi i motivi.

Se cominciamo con il domandarci se siamo incapaci o falliti, è naturale che andremo in cerca proprio dei casi in cui abbiamo fallito. Ovviamente ne scopriremo molti. Questa scoperta, e il conseguente inevitabile pessimismo sono facilme nte evitabili.

Prendete un foglio di carta e provate a scrivere la soluzione per come poter evitare di pensare ai “fallimenti” e poi continuate a leggere ……

C’è una strategia cognitiva molto efficace che dice: cerca, basandoti solo sui casi positivi.

Sbagli approccio se la tua domanda parte dal chiederti dove hai fallito.

Parti sempre pensando dove hai vinto o dove sei stato all’altezza delle tue aspettative, ricordandoti che siamo comunque esseri limitati.

Quando una persona inizia a domandarsi se la sua vita è un fiasco, comincia a riandare al suoi passato e a scoprire una sequenza sterminata di “fallimenti” (che io preferisco chiamare “errori di percorso”). Si autoconvince che è più o meno un fallito, abbassa la sua autoimmagine e tende ad etichettarsi come un incapace.

A questo punto tutti gli episodi della sua vita presenti e futuri che sembrano dargli ragione, rinforzeranno la sua autodiagnosi e andrà avanti così di “profezia” in “profezia”.

Tutti gli episodi che invece gli darebbero torto non vengono nemmeno presi in considerazione, perchè non è di questo che si parla.

Prova ora a stilare una lista di tutte le volte che ce l’hai fatta, tienila a portata di mano e quando senti di cadere nel circolo vizioso del “io sono una fallito” rileggila ……

“Non guardare se il tuo bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Guarda quanta luce c’è nel vetro.” Fabrizio Caramagna

Il dialogo interno

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“Le tue credenze diventano i tuoi pensieri

I tuoi pensieri diventano le tue parole.

Le tue parole diventano le tue azioni.

Le tue azioni diventano le tue abitudini.

Le tue abitudini diventano i tuoi valori.

I tuoi valori diventano il tuo destino”

Mahatma Gandhi

Vorrei riprendere un post in cui ho trattato questo argomento, ampliandone un po’ i concetti.

Non è banale interrompere il corso dei pensieri. Ne sa qualcosa chi si accosta per la prima volta alla pratica della meditazione. Provate a fermarvi un attimo e cercate di non pensare a nulla.

La tecnica consiste nel mettersi in una posizione comoda, lontano da possibili fonti di distrazione. A questo punto si applica il respiro consapevole, contando mentalmente le inspirazioni e le espirazioni, senza forzarle. Capita che tra un respiro e l’altro vengano alla mente le cose più strane: il lavoro che deve essere completato per domani, le chiavi dimenticate nella serratura, la bolletta del telefono da pagare …

I maestri insegnano a non opporsi al flusso naturale dei pensieri, ma ad accettarne il fluire come fossero rondini di passaggio. Occorre molto esercizio e anche una buona dose di umiltà e di pazienza per riuscire a spegnere, non fosse che per pochi minuti, il chiacchiericcio che di continuo si sviluppa dentro di noi, il cosiddetto “dialogo interno”.

Quando per esempio diciamo a noi stessi: “Uffa, un’altra giornata da dimenticare!” oppure “ che simpatica persona che ho incontrato oggi”, tutto questo è dialogo interno. Ma se è vero che parliamo continuamente con noi stessi, che cosa ci raccontiamo e, soprattutto, tutte queste chiacchiere ci fanno sempre bene?

Il fatto è che il dialogo interno non è tutto farina del nostro sacco, ma rappresenta i nostri “maestri interiori”, ricorda cioè quelle voci che ci hanno accompagnato negli anni della nostra formazione e che ci hanno inculcato principi e regole di vita potenzianti o limitanti, a seconda dei casi. Gli adulti di riferimento (genitori, nonni, insegnanti) ci hanno trasmesso, nel corso della nostra crescita, tutto ciò che reputavano essere per il “nostro bene”. Con le migliori intenzioni, insieme ad alcuni programmi educativi utili per vivere, spesso ci sono tramandati anche dei veri e propri killer personali. Le critiche distruttive che ci furono rivolte in passato quasi sempre hanno poi il potere di trasformarsi in etichette alle quali abbiamo finito per uniformarci.

Se, per esempio, ci hanno continuato a ripetere che avevamo un pessimo carattere, probabilmente si siamo rassegnati a “dover” litigare con tutti. Oppure ci sono state inculcate, sempre per il nostro bene, convinzioni limitanti da cui trae origine un dialogo interno negativo.

Ecco a titolo di esempio, alcune frasi autolesioniste di cui le persone si servono, con risultati facilmente prevedibili:

Non ci posso fare niente!!

Tanto non ci riesco!!

E’ impossibile!!

Non ce la farò mai !!

Io sono fatta così!!

Non fa per me!!

Mi hai fatto sentire una stupida!!

Che posso farci se sono giù!!

Tanto non cambierò mai!!

Nell’educazione, si usano, tradizionalmente, più rimproveri che incoraggiamenti, si preferiscono le critiche agli apprezzamenti e, come se ciò non bastasse, si ritiene che tutto questo sia “buona educazione”.

Se, distrattamente rovescio un bicchiere di vino sulla tovaglia pulita, può darsi che la mia prima reazione sia dire a me stessa “Come faccio ad essere così stupida?”. Ecco un esempio di dialogo interno che contiene una critica distruttiva, probabilmente la stessa che mi veniva rivolta quando ero ragazza.

Il prevalere della negatività, delle convinzioni limitanti,della paura è causa di malessere. Se, d’altra parte, è così naturale usare un dialogo interno negativo, come possiamo difenderci?

Poiché il dialogo interno non è un processo inconscio, è relativamente facile prenderne atto: possiamo facilmente ascoltare la vocina interna e registrare ciò che dice, senza giudicarla, come se scattassimo una fotografia e poi la osservassimo in ogni suo dettaglio. Registrare il dialogo interno ci permetterà infatti di migliorarlo. Chi è gentile con gli altri lo è, prima di tutto verso se stesso. Viceversa, le persone arroganti hanno quasi sempre un cattivo rapporto verso la propria persona: decisamente non si amano!!!

Il dialogo interno, come abbiamo visto, fa uso del linguaggio e questo è tanto più efficace quanto più fa uso di espressioni positive e potenzianti.

E’ importante usare frasi positive, perché l’inconscio non coglie le negazioni, è suggestionato solo dalla parola che evoca proprio ciò che vorremmo evitare.

Dire a se stessi “Non devo assolutamente commettere errori” equivale a dire “Devo assolutamente commettere errori”. Questo invito viene così registrato nell’inconscio e il genio della lampada, si sa, obbedisce a modo suo a questo genere di comandi.

E’ meglio anche evitare l’uso abituale di termini totalizzanti come mai, sempre, terribile, allucinante, anche se talvolta queste espressioni vengono usate in senso ironico. Il fatto è che diventano facilmente un’abitudine e influenzano negativamente l’emisfero destro del cervello.

Viceversa è ormai noto che il pensiero positivo favorisca il successo. Non si tratta di indossare una maschera sorridente o di recitare una parte in una commedia senza fine. Non posso dire “che bella giornata!” dopo che ho forato una gomma in autostrada, ho aspettato il carro attrezzi per due ore sotto il sole cocente e dopo un’attesa interminabile ho pure pagato un conto salatissimo. Non solo suonerebbe falso, ma sarebbe addirittura un insulto alla mia intelligenza.

Il pensiero positivo autentico deve basarsi su elementi reali e nasce soprattutto dall’assunzione di responsabilità: posso cambiare le cose e, se non lo posso fare, posso almeno cambiare atteggiamento e vedere come trasformare al meglio la situazione o come risolvere un problema.

Per questo è così importante imparare a gestire il proprio dialogo interno, trasformando le convinzioni limitanti in potenzianti con pazienza e fiducia ……

….. e non è ancora finito …. se ti è piaciuto o interessato l’argomento continua a seguirmi nel prossimo post ….

Addio bianco e nero

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Troppe volte pensiamo che la nostra vita sia fatta solo di bianco o di nero, di positivo o di negativo.

Se una giornata inizia “storta” difficilmente prendiamo in considerazione la possibilità che con il passare delle ore si possa “raddrizzare”, viceversa “se ci dice bene” viviamo con il terrore che il momento “si” possa passare … perché tanto si sa il bel tempo dura poco…..

Provate a fare questo semplicissimo esercizio….

Prendi un foglio e traccia su di esso una riga verticale che lo divida esattamente in due parti.

Procurati due matite , una rosa e una nera.

La rosa indicherà la positività, i momenti sì, le emozioni piacevoli, il nero la negatività, le burrasche del cuore, i momenti “storti”, le emozioni spiacevoli.

Alla fine della giornata, prendi un momento tutto per te e cerca di individuare l’emozione prevalente della giornata appena trascorsa.

Una volta che è individuata, tieni il foglio davanti a te e associa mentalmente il colore alla giornata: rosa o nera?…

Ora ripercorri con il pensiero le ore appena trascorse e le emozioni che hai provato, anche le più sfumate. E man mano che le “incontri” scrivile sul foglio inserendole nella metà rosa o nera a seconda del colore alle quale le associ.

Quando hai finito alzati, distraiti e torna lì dopo qualche minuto.

Guarda il foglio attentamente cercando di rimanere neutrale, semplicemente osservando le emozioni che si sono alternate nella giornata.

Ripeti l’esercizio per qualche giorno.

Grazie a questa tecnica otterrai una visione più panoramica e realistica della tua vita e ti renderai conto che questa è colorata di entrambe le polarità del vivere in un continuo fluire di “pieni e vuoti”, emozioni e stati d’animo differenti e opposti sono sempre compresenti, anche quando una giornata appare, a prima vista, tutta bella o tutta brutta, positiva o negativa…….

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