Tag: presenza

Esprimere il potenziale

POTENZIALE

La grande sfida è diventare tutto ciò che hai la possibilità di diventare. Tu non puoi immaginare cosa fa allo spirito umano il massimizzare il tuo potenziale umano ed estenderlo fino al limite. Jim Rohn

Diversi insegnamenti indicano che l’essere umano è costituito da un nucleo centrale, la sua parte “essenziale”, che è stato chiamato Anima, Io profondo, Sé. Questo nucleo contiene in potenza ed è la fonte di tutto ciò che l’essere umano andrà esprimendo nella sua vita. È la nostra ESSENZA.

Molti hanno cercato di descrivere questa essenza. Le descrizioni sono sempre approssimative: “ un dito che indica la luna, ma non la luna stessa”. Possono però aiutarci ad intuire la presenza della nostra essenza, a percepire che è sempre lì, che non dobbiamo costruirla ma ri-conoscerla, perché è ciò che siamo profondamente.

Una di queste descrizioni, che a me è piaciuta molto,  indica le tre qualità fondamentali della vita in ogni sua manifestazione: intelligenza, affettività ed energia ( A.Blay => psicologia dell’autorealizzazione) . Ogni essere umano è formato da queste tre energie , a livello fisico come a livello psichico e spirituale. La nostra essenza, il nostro essere è costituito da tre centri che in realtà formano un’unità.

Dal nostro centro di affettività proviene tutta la capacità di sentire: empatia, allegria, compassione, ma anche la coscienza della bellezza e soprattutto la coscienza dell’unità della vita. E’ questa percezione di unità che calma l’angoscia di separazione e di isolamento, quell’emozione che sperimentiamo proprio quando viviamo lontani dalla nostra essenza.

Dal nostro centro di intelligenza provengono tutti i processi del pensare, analizzare, comprendere. E’ un’espressione della nostra intelligenza tutto ciò che riguarda la conoscenza, il potere di osservare, di elaborare dati, di scoprire le relazioni tra le cose, l’insight e l’intuizione. Il contatto con questo aspetto della nostra essenza risveglia e calma la sete di sapere chi siamo profondamente, il senso dell’esistenza.

Dal nostro centro di energia derivano tutti i processi relativi a forza, costanza, sicurezza, vitalità, e anche solidità e stabilità. Il contatto con questo centro calma la sensazione di essere come una foglia al vento insicuri e impotenti.

Guardiamo quindi l’essere umano come un’asse con tre qualità fondamentali che formano il suo potenziale essenziale e che si esprimono in ogni atto della sua vita. E’ qualcosa che ci appartiene dalla nascita e che siamo invitati a sviluppare e ad esprimere. Lo sviluppo di queste qualità costituiscono il nostro modo di essere e di stare nel mondo: viviamo esprimendo comunque, che ne siamo consapevoli o meno, la nostra essenza.

Tutto quanto esprimiamo è parte di essa, viene da essa, è essa stessa, lo stesso Sé che si manifesta.

Detto questo possiamo chiederci come mai l’essere umano esprima così poco della sua essenza; emerge qui la nozione di “falsa personalità” o “velo”, una maschera che copre e nasconde l’io profondo e che ci fa credere che noi non siamo quello che siamo – l’essenza – e che siamo quello che non siamo – la falsa personalità.

Forse, quindi il senso dell’esistenza è il dis-velare quello che è velato e ce lo insegna la scuola della vita attraverso le sue esperienze, se riusciamo a imparare da esse.

Lo sviluppo delle qualità non è garantito dallo scorrere del tempo. Solo se la persona matura questo potenziale potrà emergere sempre di più e meglio.

Evolversi o svilupparsi significa quindi poter individualizzarci e manifestare aspetti ogni volta più ricchi e luminosi: un’intelligenza più chiara; un amore più aperto; un’energia più solida.

Quando esprimiamo il nostro potenziale, cresciamo non solo oggettivamente, nel senso che sviluppiamo maggiori abilità, ma anche soggettivamente, in quanto diventiamo più coscienti di noi stessi. Esprimere il nostro potenziale in modo creativo ci fa scoprire che Siamo, che esistiamo; e così cresce in noi un senso interiore di presenza. E nel momento in cui ci sentiremo più centrati nella nostra essenza, scopriremo uno stato di pace e di libertà più profondo e ci accorgeremo di non dipendere dalla contingenza delle situazioni concrete. Potremo vivere situazioni sgradevoli o dolorose, ma lo faremo sotto un segno di accettazione e di interezza.

Voglio terminare con un piccolo racconto che più di mille spiegazioni teoriche illustra la differenza che esiste tra il vivere con Presenza ed esistere senza questa coscienza di Essere.

“ Un forestiero arriva in un paese e mentre visita il cimitero resta colpito dalla lapidi: “… visse 3 anni e 10 mesi”, “ visse 4 anni e 3 giorni”, “visse 2 anni, 3 mesi e 14 giorni”. Osserva che tutte le tombe riportano periodi di tempo simili. Viene colto da una profonda compassione per la perdita prematura di così tante vite, perciò chiede al custode, una persona anziana dalla lunga barba: “Cosa è successo? Che disgrazia è capitata che sono morti così tanti bambini?” L’anziano risponde: “No, nessun bambino; qui siamo tutti longevi; è che abbiamo una tradizione: quando nasciamo, ci viene dato un quaderno nel quale annotiamo i momenti nei quali siamo stati realmente Presenti nella nostra vita, perché solo quando siamo Presenti è Vita. Nelle lapidi viene perciò segnato solo il tempo realmente vissuto dalla persona”.

Amore-dono …. Amore-bisogno…

amore bisogno amore dono

Il nostro modo di amare risente non solo del rapporto che abbiamo avuto con  nostro padre, ma anche del contributo della dea personale che governa la vita psicologica di ognuna di noi. Ci sono dee vergini e dee dipendenti e ci sono due tipi di amore: amore-dono e amore-bisogno.

Questi tipi di amore si collocano lungo un continuum e ognuna di noi occupa, in vari momenti della vita, diversi posti su questa linea, ai cui estremi opposti si trovano il dono e il bisogno.

L’amore-bisogno è quello che ci ha legato a nostra madre, sin da quando siamo nate: amo l’Altro perché ne ho bisogno per vivere, così come da neonata avevo bisogno del latte materno, sono sempre affamata di amore, questo mi spinge a volerne sempre di più e a vivere nel terrore perenne di perdere chi mi “nutre”.

L’amore-dono nasce invece dal piacere di condividere con l’Altro la mia gioia personale di esistere. E’ un sentimento che non nasce dall’altro e non ha necessariamente bisogno di un soggetto d’amare.

L’amore è abbondanza, come dice Osho, “significa avere nel cuore infinite melodie da cantare, che qualcuno ascolti o no è irrilevante”.

Quando per l’amore-bisogno dipendi dall’Altro, ne diventi schiava e nascono rapporti-prigioni; questo uccide il legame sentimentale perché nessuno ama essere schiavo e si sviluppa, inevitabilmente, una insoddisfazione profonda e sotterranea, sia nel carceriere che nel carcerato.

Il criterio che ci permette di distinguere tra una dipendenza affettiva e un sano sentimento amoroso, come più volte ho trattato in questo blog, è il tipo di relazione che esiste nella coppia: se il rapporto è doloroso, insoddisfacente, umiliante, autodistruttivo ma non riusciamo a troncare siamo di fronte ad una dipendenza.

Questo accade perché abbiamo aspettative non realistiche, dovute alla nostra ferita antica, su quello che l’altro vuole/può darci; si crea così un rapporto sbilanciato: il dipendente è mosso dall’ansia e dal bisogno ossessivo di essere rassicurato, e questo lo porta inevitabilmente, ad essere insistente ma più insegue, più l’altro scappa perché ha paura di essere soffocato.

In questo tipo di amore ogni distacco, anche di poche ore, è vissuto come un abbandono e una perdita di identità che spinge a “perseguitare” (dal latino per-seguire= seguire con costanza) l’amato, perché non si tollera né la distanza né l’assenza. Si crea così un circolo vizioso, “né con te né senza di te”: non posso stare con te per il dolore, l’umiliazione, l’insoddisfazione, ma non posso stare senza di te perché mi sento perduta.

E’ a causa della vulnerabilità, implicita nell’innamorarsi, che tra gli amanti si crea un inevitabile rapporto di dipendenza. Innamorarsi implica necessariamente, la rinuncia parziale dell’autonomia: cessiamo di essere totalmente autosufficienti, abbiamo bisogno di essere corrisposte dall’altro per sentirci piene di senso. Amare è la più coraggiosa delle espressioni di fiducia: non possiamo amare veramente se non lasciamo entrare con fiducia, nel nostro intimo, il cavallo di Troia, pur sapendo che forse una notte gli arcieri usciranno dalla sua pancia per distruggere il nostro cuore.

L’innamoramento totalizzate/patologico, è quello in cui il nostro oggetto d’amore ha il potere di renderci assolutamente felici, ricambiandoci, o definitivamente infelici, rifiutandoci, facendoci rivivere una relazione simile a quella avuta con il proprio genitore, nell’infanzia.

Questo che noi chiamiamo innamoramento è, più propriamente, definibile come fissazione/ossessione, mentre quando si ama davvero ci si aiuta reciprocamente ad essere liberi di esprimere se stessi, in modo autentico, nella relazione e non prigionieri di un legame assoluto.

Amore come “dono” vuol dire aiutare l’altro ad essere così pieno del proprio Sé da non dover trasformare noi, e il rapporto con noi, in un bisogno da soddisfare eternamente.

Amore-dono vuol dire, quindi, essere così colma d’amore per la propria vita da volerlo donare senza condizioni a chi lo vuole accogliere; mentre quando amiamo con “bisogno” imploriamo l’amore-cibo, bussando a tutte le porte con una ciotola vuota in mano, destinate a provare rabbia e dolore perché la porta non si apre o il cibo non è sufficiente.

Per riuscire a passare dall’amore-bisogno, amore da mendicante, all’amore-dono, amore da imperatrice, è importante comprendere che la “solitudine” è un concetto vissuto molto diversamente dalle varie donne: se siamo “imperatrici” la solitudine è per noi “l’Essere con se stesse”, la piacevole sensazione di pienezza esistenziale che proviamo quando siamo in compagnia di noi stesse, mentre se siamo “mendicanti” la solitudine ci appare come “mancanza” e nasce dal sentire che solo la vicinanza con l’altro mi rende completa, senza l’altro mi sento perduta.

Il filo d’Arianna che può portarci fuori dal labirinto della dipendenza è proprio ri-trovare quella fiducia in noi stesse, nelle nostre capacità, nella nostra voglia di vivere la vita con pienezza ed autonomia, imparando ad Ascoltarci , seguendo il ritmo del nostro cuore e lasciando che prima di tutto  esso si riempia di Amore per noi ……

Dare un senso alla propria vita ….

ALBERO GRANDE RADICI

“ E ora descriverò l’esperienza che consiste

nel meravigliarsi dell’esistenza del mondo

dicendo: è l’esperienza di vedere il mondo

come un miracolo ….” L. Wittgenstein

 

Una delle più belle caratteristiche dell’essere umano è forse quella di essere un fabbricante di senso. La vita buona non è solo quella nel corso della quale non si soffre, ma è anche un’esistenza che ha (o sembra avere) un senso.

La sensazione di una vita vuota di senso può essere passeggera, come un momento di tristezza, un’ombra che attraversa la nostra giornata. In questo caso è un fenomeno utile perché ci fa prendere consapevolezza delle cose tristi del mondo … è una testimonianza di lucidità; fa nascere un dubbio, e preserva le nostre capacità di rimetterci in discussione, ci consente anche di interrogare le nostre certezze su quel significato che vogliamo dare alla nostra vita. Insomma, un momento di automatico riequilibra mento della nostra vita interiore. Poi troviamo qualcosa, siano esse soluzioni, spiegazioni, azioni che ci rimettono in moto. E ritroviamo il nostro benessere, e con esso la nostra energia per vivere.

Ma, a volte, questa perdita del sapore della vita persiste come una malattia. Può essee la conseguenza di disturbi affettivi, come la depressione, e procede in due sensi, rafforzandosi: siccome sono depressa, non trovo più un senso nella mia vita. Ma siccome la mia vita non ha senso, mi deprimo ….

Inversamente, trovare un senso alla propria esistenza è un importante fattore di protezione nel campo dei disturbi psicologici. Molti artisti o creatori geniali hanno così compensato i propri squilibri e le proprie fragilità psichiche con una straordinaria realizzazione personale, che ha dato un senso alla loro esistenza consentendogli di non sprofondare nella follia.

Vivere lucidamente, equivale a cercare di capire il mondo che ci circonda. Significa andare oltre l’apparenza dell’immediato. Cosa c’è veramente dietro i miei bisogni, le mie motivazioni, i miei sogni? Ciò equivale cercare di stabilire una coesione, una coerenza con tutte le azioni della propria vita, vale a dire connettere tra loro cose sparse.

La mia vita segue una logica? Oppure non faccio altro che rispondere a richieste, obbedisco ai miei impulsi, come una foglia al vento?

Si giunge in tal modo ad una visione di stabilità, sia di valori e di cose sia della propria persona, grazie a quel bisogno di coerenza che è una necessità dell’essere umano.

La ricerca di significato ci spinge a percepire la portata universale di azioni ed emozioni intime.

Ma la ricerca e l’attribuzione di significato, come sempre, non devono restare un semplice concetto, e ci aiuteranno solo se saranno oggetto di una pratica; come dare senso quindi alla propria esistenza attraverso atti quotidiani?

Fermare il flusso dei pensieri … se, ad esempio, stiamo aspettando in una sala d’attesa proviamo ad allontanare i pensieri di fastidio per via del ritardo. Respiriamo e chiediamoci come abitare completamente questo momento. Prendiamoci cura del nostro corpo, sistemandoci più comodamente, respiriamo più a fondo, sorridiamo (perché no?). Insomma, facciamo qualcosa di più “pieno”.

Chiedersi spesso quale è il significato di quello che stiamo facendo o vivendo. Cercare il significato o i significati anche quando apparentemente non c’è ….

Presenza nel momento presente, consapevolezza di essere vivi! Stando attenti a non cadere nella ricerca ossessiva e delirante di un senso nascosto dietro ogni evento casuale, lapsus, malattia o fatto quotidiano. Bensì ricerca di quel senso dimenticato, così come molto spesso si dimentica che dietro la parola “buongiorno” vi è il sincero augurio che la persona alla quale offriamo queste parole possa godere di una buona giornata …..

 

“ …Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch’io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l’eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d’amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante!…” C.Chaplin

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: