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Affrontare le paure III parte

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“La nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio. Elio Vittorini”

Come ho detto in chiusura dello scorso post in questo articolo vedremo come verificare la veridicità delle nostre credenze.

Per prima cosa iniziamo ad analizzarne le origini => quando abbiamo sviluppato questa credenza?

Normalmente c’è un momento nella nostra vita in cui essa emerge e noi iniziamo a crederci. Potrebbe essere perché ci veniva ripetuta costantemente dai nostri genitori o da chi si prendeva cura di noi e alla fine ci abbiamo creduto. Oppure perché abbiamo avuto un’esperienza da bambini che ci ha impedito di vedere soddisfatti i nostri bisogni. O ancora perché abbiamo visto qualcuno essere in pericolo o punito a causa di questa esperienza. Vero è che quando uno di questi episodi è accaduto, noi non avevamo ancora la capacità di riflettere e di dare un senso a quello che succedeva; così abbiamo catalogato l’esperienza come pericolosa e l’abbiamo generalizzata, ossia abbiamo preso un’esperienza che ci è capitata una volta e abbiamo stabilito che ci sarebbe capitata sempre.

Proviamo ora ad andare indietro nel tempo cercando di individuare l’esperienza chiave che ha fatto sì che noi sviluppassimo la credenza legata alla paura che ci blocca oggi. Cosa è successo nella nostra vita in quel momento? Che tipo di emozioni abbiamo provato? Che cosa ci ha fatto veramente paura?

Secondo passo, analizzare le conseguenze => se continuiamo a credere a questa storia, quali conseguenze creiamo?

I pensieri che crediamo sono dei grandi condizionatori di realtà e a loro volta condizionano i nostri comportamenti i quali genereranno risposte provenienti dall’ambiente che non faranno altro che rafforzare le nostre credenze. Ossia le storie che ci raccontiamo diventano profezie che si autoavverano.

Proviamo a riflettere su questi punti:

  • Quando diamo retta alla nostra credenza come ci comportiamo con gli altri?
  • Come conseguenza, quale reazione stimoliamo negli altri che può alimentare la nostra credenza?
  • Quale nuovo comportamento potremo adottare in modo da cambiare radicalmente la reazione degli altri?

Terzo passo, analizzare le probabilità => quali probabilità ci sono che si verifichi questa credenza se adottiamo un nuovo comportamento?

Proviamo ad immaginare una situazione in cui potrebbe scattare la paura legata alla nostra credenza. Ora immaginiamo che, invece di reagire come abbiamo sempre fatto, riusciamo ad adottare il nuovo comportamento individuato nel passo precedente. Quante probabilità abbiamo che la credenza si verificherà nuovamente?

Quarto passo, analizzare il contrario => puoi dimostrare che è vera anche la credenza contraria?

Proviamo a trovare quanti più esempi possibili che dimostrano che è vera anche la supposizione opposta. Ad esempio se la nostra credenza è “se avessi bisogno, nessuno verrebbe in mio aiuto”, dovremo trovare alcuni momenti della nostra vita nei quali abbiamo ricevuto aiuto.

L’ultimo passo, forse il più importante e forse quello a cui non abbiamo mai pensato è quello di integrare le qualità del bisogno opposto al nostro.

Le persone che potrebbero metterci più in difficoltà, in realtà sono per noi dei grandi maestri di vita perché hanno accesso a quelle qualità e talenti che noi non abbiamo ancora sviluppato.

La maturità psicologica risiede proprio nell’equilibrio delle contraddizioni; se abbiamo paura di rimanere soli o di essere abbandonati, guardiamo al profilo opposto (vedi schema) qualcuno con un forte bisogno di autonomia. L’integrazione sarà cercando di diventare persone sempre più indipendenti. A questo punto chiediamoci quindi cosa potrebbe aiutarci a spostare il nostro costante bisogno di attenzione e accudimento verso una visione più autonoma e indipendente di noi stessi? Quale relazione nella nostra vita sarebbe più avantaggiata se imparassimo ad essere indipendenti invece di aspettare continuamente una conferma dagli altri di quanto valiamo?

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(schema da “il potere di cambiare” di G.D’Alessio)

Se invece, al contrario, abbiamo paura di essere soffocati dagli altri dovremo imparare a dare noi stessi, permettendoci di entrare in intimità con qualcuno. Quale relazione nella nostra vita ne uscirebbe rinnovata?

Se abbiamo paura di perdere il controllo, dovremo imparare ad apprezzare il cambiamento lasciandoci andare a quello che la vita ci porta e in questo modo proviamo a riflettere cosa potrebbe diventare possibile se evitassimo di preoccuparci di quanta incertezza dovremmo affrontare per una vita ricca di esperienze. Quali relazioni potrebbero trarre vantaggio se smettessimo di assumerci troppa responsabilità e invece lasciassimo andare il nostro lato più libero?

Se, al contrario, abbiamo paura di sentirci intrappolati e regole e confini ci fanno venire l’orticaria dovremo imparare ad accettare di più la routine, gli impegni e gli accordi. Se fossimo più organizzati e prevedibili quali parti della nostra vita migliorerebbero? E quali relazioni rifiorirebbero se non ci identificassimo più con una persona costantemente ribelle?

Proviamo a considerare la paura come una nostra grande amica; ricordiamoci che molto spesso le esperienze che danno inizio ad un processo di crescita ed evoluzione interiore partono proprio da una paura. Una volta incontrata e chiamata con il suo nome abbiamo l’opportunità di fare una grande scelta: guardarla negli occhi e passarci attraverso integrando nel cammino la qualità opposta che l’ha generata e che magari prima avremo criticato negli altri.

Più integriamo aspetti di noi che abbiamo negato o che non ci siamo dati il permesso di vivere, più la nostra esperienza della vita diventa piena, leggera e appagante.

 

 

 

lberamente tratto da: G.D’Alessio – Il Potere di cambiare – Ed.Rizzoli

 

Esercizio “per essere positivi”

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“Conta i fiori del tuo giardino, mai le foglie che cadono” Romano Battaglia

Spesso l’infelicità è provocata da una bassa fiducia in noi stessi, e il mio blog è pieno di post che trattano questo argomento. Essa trae origine da un bilancio poco obiettivo e dalla sopravvalutazione degli episodi in cui non siamo stati all’altezza della situazione o delle aspettative o per entrambi i motivi.

Se cominciamo con il domandarci se siamo incapaci o falliti, è naturale che andremo in cerca proprio dei casi in cui abbiamo fallito. Ovviamente ne scopriremo molti. Questa scoperta, e il conseguente inevitabile pessimismo sono facilme nte evitabili.

Prendete un foglio di carta e provate a scrivere la soluzione per come poter evitare di pensare ai “fallimenti” e poi continuate a leggere ……

C’è una strategia cognitiva molto efficace che dice: cerca, basandoti solo sui casi positivi.

Sbagli approccio se la tua domanda parte dal chiederti dove hai fallito.

Parti sempre pensando dove hai vinto o dove sei stato all’altezza delle tue aspettative, ricordandoti che siamo comunque esseri limitati.

Quando una persona inizia a domandarsi se la sua vita è un fiasco, comincia a riandare al suoi passato e a scoprire una sequenza sterminata di “fallimenti” (che io preferisco chiamare “errori di percorso”). Si autoconvince che è più o meno un fallito, abbassa la sua autoimmagine e tende ad etichettarsi come un incapace.

A questo punto tutti gli episodi della sua vita presenti e futuri che sembrano dargli ragione, rinforzeranno la sua autodiagnosi e andrà avanti così di “profezia” in “profezia”.

Tutti gli episodi che invece gli darebbero torto non vengono nemmeno presi in considerazione, perchè non è di questo che si parla.

Prova ora a stilare una lista di tutte le volte che ce l’hai fatta, tienila a portata di mano e quando senti di cadere nel circolo vizioso del “io sono una fallito” rileggila ……

“Non guardare se il tuo bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Guarda quanta luce c’è nel vetro.” Fabrizio Caramagna

A proposito di certezze … credenze e convinzioni

CREDENZE

“Niente è più pericoloso di un’idea quando è l’unica che si ha” E.Chartier

Abbiamo credenze su ogni aspetto della nostra vita: alimentazione, amore, salute, divertimento, lavoro, amicizia. Su noi stessi, sulle nostre capacità , sul nostro valore. La stessa autostima è la più rilevante delle credenze: incide su tutto.

Le convinzioni sono il nostro modo di interpretare la realtà, ma non la realtà stessa! Moltissime persone scambiano le proprie convinzioni per la verità assoluta, esse invece sono personalissime mappe che servono ad ognuno di noi per interpretare il territorio ossia la realtà.

Una convinzione è quello che riteniamo essere vero, perché abbiamo avuto una o più esperienze (o anni della stessa esperienza) che ci hanno portato a credere una determinata cosa e nel fare questo molto spesso dimentichiamo che si tratta solo di interpretazioni, troppe volte inconsapevoli, delle nostre esperienze personali.

Ci sono molti modi per parlare delle credenze. Uno dei più noti è la “profezia autoavverantesi”: più sei convinta di qualcosa più quella cosa tende a realizzarsi. Le aspettative, le convinzioni, portano ad agire di conseguenza, rafforzando la credenza originaria e rilevando ciò che ci si aspetta di cogliere nel bene o nel male.

Quando l’aspettativa che viene trasmessa riguarda una particolare abilità che si possiede e questa è positiva, ciò può fare aumentare la nostra autoefficacia e autostima o al contrario- nel caso in cui l’aspettativa sia negativa – può condannarci ad una scarsa opinione di noi e ad una conseguente bassa efficacia.

Se credi di non avere molte speranze nel fare qualcosa, quanto impegno ci metterai? Poco , discreto o pari allo zero? Quanta energia, se non credi di farcela? Quanto tempo potrai dedicare a fare qualcosa che sei convinta  già di non riuscire a fare?

Dunque tendiamo a realizzare e confermare quello che pensiamo, crediamo, ci aspettiamo, perché partendo da quello che crediamo vero, ci comportiamo di conseguenza.

Le convinzioni sono così radicate in noi che ci guidano nell’interpretare il mondo, distorcendolo e modificandolo a nostro piacimento. E questo accade costantemente, ogni giorno per molte volte, a ognuno di noi: siamo convinti di qualcosa e puff, magicamente, quella cosa tende ad accadere.

Una delle mie convinzioni preferite è: “quel che non mi ammazza mi rende più forte”. Che tipo di comportamenti posso generare con questa certezza dentro di me, quando mi accade qualcosa di negativo? Apprendimento, fiducia, crescita. E se invece io credessi nella convinzione opposta? “Capitano tutte a me!”, Che comportamenti potrei produrre? Vittimismo, arrendevolezza, eccesso di prudenza.

Ricorda: tendiamo a realizzare quanto crediamo essere vero.

Credenze giuste, sbagliate, vere, false, assurde, perfette, valide erronee?? Nessuno di questi aggettivi va bene. Sai perché? Perché le credenze nascono da nostre personali interpretazioni delle esperienze.

Per “esperienza” intendo qualsiasi avvenimento di pochi secondi o molti anni che influenzi la nostra mappa cognitiva. Dunque non solo episodi vissuti in prima persona, ma anche trasmessici da altri, persino un film o un libro sono capaci di innestare riflessioni che portano alla creazione di certezze.

Ambiente, famiglia, scuola, amici, colleghi: tutte le esperienze che ci sono capitate contribuiscono a creare credenze. Un genitore troppo severo potrebbe averci convinto che nella vita “non farai mai abbastanza” o “qualsiasi cosa tu dica non farà la differenza”.

In altre parole, le esperienze ci fanno credere che qualcosa sia assolutamente vera perché l’abbiamo provata sulla nostra pelle, perché la vediamo ogni giorno, perché è successa alla nostra amica più cara. Dimentichiamo, però, che gli eventi subiscono costantemente la nostra personalissima interpretazione, che a sua volta dipende da altre credenze collegate. Interpretiamo, prestiamo attenzione, ricordiamo, distorciamo, cancelliamo continuamente ciò che succede a noi e agli altri.

Se quello che stimiamo essere vero dipende dal significato soggettivo che diamo alle situazioni, perché mai dovremmo formulare un giudizio sulla loro bontà, sulla loro verità? Come facciamo a valutare ciò i cui credono gli altri, se il metro di giudizio varia da persona a persona? Ecco perché non possiamo etichettare le convinzioni come vere, false, giuste, sbagliate. Esse sono il frutto del vissuto di ognuno di noi e poiché siamo tutti diversi e unici, non abbiamo propri gli strumenti per definirle e catalogare quello che crediamo, come buono o cattivo sempre, in modo definitivo.

Tu hai fatto alcune esperienze fino a ora e hai imparato determinate cose mettendo in atto i tuoi singolari filtri interpretativi, così come io ho fatto altre esperienze e ne ho tratto altre conclusioni. Che senso ha, quindi, giudicare le tue interpretazioni, considerandole vere oppure sbagliate? Nessuno , sarebbe bene invece considerare che effetti ha questa credenza sul tuo comportamento?

Questa è la domanda magica per capire se credi in qualcosa di più o meno utile al tuo benessere, alla tua felicità. E’ importante capire gli effetti che le convinzioni hanno sulle risorse di cui disponi.

Esse ci guidano nel comprendere quando accelerare e procedere spedita o quando è il momento di fermarci e tirare il freno a mano. Indicano cosa possiamo o non possiamo fare.

Possiamo distinguerle in “potenzianti” e “limitanti” …. ma questa è un’altra storia e se ti va di sentirla … seguimi ….

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