Quello che dovremmo “aspettarci” da nostro padre

 

padre e figlia

Proseguo questo viaggio nella terra dei padri , e in più oggi è San Giuseppe, facendomi sempre aiutare dal libro della Morganti “Figlie di padri scomodi” ……

Madre… madre ..madre …. spesso, troppo spesso, si fa risalire la causa di tutti i nostri mali e di tutto il nostro bene al cattivo o buono rapporto con nostra madre. Il padre, elemento imprescindibile per la nostra venuta al mondo è relegato in un cantuccio quasi a voler dire che assolto il compito procreativo la sua figura serve a ben poco.

Nostro padre, spesso sconosciuto “terzo incomodo” nella diade madre-figlia svolge, parimenti, una funzione educativa fondamentale proprio nell’aiutarci a rompere il rapporto simbiotico con il materno, proponendoci un modello non di intimità, come quello femminile, ma d’azione verso il fuori, di crescita e di cambiamento; lui è per noi il portatore del senso e della consapevolezza del “limite”, presente in ogni aspetto della realtà, è il garante delle norme sociali ed è in opposizione ad ogni simbiosi.

Per crescere in modo sano è, infatti ,necessario che ogni bambina si stacchi dall’unione simbiotica con la mamma e concepisca un sentimento d’amore profondo per il papà, per poi accorgersi, con il tempo, che anche a questo sentimento occorre rinunciare altrimenti può diventare pericoloso e proibito.

Il legame amoroso con nostro padre può assumere molte forme e dal suo andamento dipenderà, in larga misura, quello dei nostri amori e legami futuri.

Il padre “positivo” è quello disponibile ad avere un rapporto responsabile ed autentico emotivamente con la figlia, di cui incoraggia lo sviluppo del lato intellettuale e professionale pur dando valore alla sua femminilità. Nostro padre ha, infatti, il compito di insegnarci il rispetto e la stima per noi stesse e a coltivare quei comportamenti e valori che mantengono e accrescono questa autostima.

Il suo insegnamento principale è trasmettere alla figlia il valore di “essere se stessa”, nella sua specificità ma anche nei suoi difetti e debolezze. E’ questo il nucleo profondo della nostra autostima: è la consapevolezza del valore di noi stesse e del progetto di vita di cui siamo portatrici e artefici.

Il padre “positivo” si lascia idealizzare dalla figlia, ma le permetterà poi, gradualmente, di rimanere delusa dei limiti personali che lei scoprirà in lui senza, per questo, allontanarsi offeso; questo è possibile, però, solo se anche il padre ha una buona autostima personale e non ha bisogno dell’adorazione degli altri.

E’ un padre che cerca, anche, di rappresentare ai nostri occhi un modello maschile interiore positivo, per aiutarci nella ricerca di un partner adatto a noi: affettuoso, appassionato, forte, che non ha paura della rabbia, dell’amore, dell’intimità, che sta accanto ed è paziente, ha iniziativa ma sa confrontarsi, è stabile ma sa, anche, giocare. Capace di dare e avere fiducia, confidenza, lealtà, mantiene le promesse e ama la libertà in ogni suo aspetto interiore ed esteriore.

In conclusione il padre “positivo” dovrebbe svolgere la duplice funzione di holding, cioè protezione e contenimento emotivo, e affidabilità assoluta.

Amare questo padre ci permette di amare il nostro Io ideale ma, allo stesso modo, saper rinunciare all’idea di un padre ideale ci aiuta ad accettare la nostra imperfezione, la nostra idealità …..

…. e la storia continua nei prossimi post ….

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