Sbarazzarsi del senso di colpa

senso di colpa

Ulteriore passo in avanti per liberarsi dalla dipendenza affettiva è sbarazzarsi del senso di colpa.

Poiché si vergogna dei comportamenti generati dalla sua dipendenza e si sente colpevole a priori, il dipendente affettivo si scusa di esistere. Il profondo senso di colpa che avverte altera le sue percezioni. Si colpevolizza rapidamente, perché si sente responsabile della felicità altrui e crede, appunto per questo, di essere direttamente responsabile dell’infelicità di chi gli sta vicino.

E’ colpevole di non esserci stato, di non essere stato abbastanza presente, di aver soffocato l’altro o di averlo amato male.

Si condanna senza pietà. E’ sua colpa, sua grandissima colpa! Di fatto il senso di colpa, alimentato dal dipendente stesso, gli permette di auto flagellarsi. Attraverso questo sentimento, conserva una certa forma di coerenza nel concetto che ha di se stesso: si crede indegno di fiducia e di amore. La sua paura di perdere l’altro viene rafforzata dal senso di colpa; è convinto di aver fatto qualcosa di grave, di non meritare di essere amato.

Poiché si sente colpevole, il dipendente teme di essere smascherato, teme che si scopra in lui un impostore. La sua unica via d’uscita è quella di scontare la sua pena, ossia asservirsi ulteriormente per pagare il suo debito.

Il senso di colpa affonda le radici fin dall’infanzia, dove il dipendente si è sentito a torto responsabile di dolorose perdite. Può avere avuto la sensazione di derubare qualcuno dell’amore, dell’attenzione o di certi momenti di tenerezza che non si riteneva degno di meritare. L’amore era così raro che è stato costretto a rubarlo oppure era talmente presente che ha creduto di averne privato gli altri a causa della sua avidità. Poco importa in quale momento si è instaurato il senso di colpa, è comunque nato da una credenza errata che si è fossilizzata.

La dipendenza affettiva si nutre del senso di colpa. Quest’ultimo crea l’impressione di un debito inestinguibile in colui che si lascia guidare da esso. Scatena reazioni talvolta esagerate; chi è dominato dal senso di colpa si dà senza riserve, è disponibile e non si rispetta, il tutto perché ha sete di amore. Esso si nutre del vuoto che regna nel cuore del dipendente.

Più ci sentiamo colpevoli, più ci scusiamo di esistere e più facciamo spazio agli altri.

La maggior parte delle pene che ci infliggiamo non sono il frutto di un giudizio esterno, bensì la convinzione di essere nel torto. Il dipendente affettivo sopraffatto dal senso di colpa si scusa di continuo. Si scusa di chiedere, di arrivare un secondo in ritardo, di non aver risposto abbastanza velocemente al telefono; si scusa alzandosi il mattino e si addormenta perdonato a metà.

Il senso di colpa del dipendente non è solo nocivo e inutile, è anche per la maggior parte delle volte ingiustificato. Il dipendente si trascina appresso, insieme al senso di colpa, un fardello che in genere non gli appartiene. La colpa rende fragili le persone saziandosi di rimpianti e di rimorsi. Blocca la nostra volontà di liberarci della dipendenza rafforzando quest’ultima.riduce ai minimi termini l’idea che abbiamo del nostro valore.

Il senso di colpa nasce unicamente dentro di noi; crediamo che scaturisca dall’opinione degli altri, in realtà siamo noi che proiettiamo la nostra paura e il nostro senso di impotenza davanti agli occhi di chi incontriamo. Esso è un fardello molto pesante da portare che impedisce di guardare avanti. È un veleno molto tossico, soffoca il desiderio di affermazione condannandoci a rifiuti immaginari.

Essere colpevoli significa essere muti. Il senso di colpa ci imprigiona mediante un ventaglio di emozioni negative. È talmente presente, fedele e opprimente, da abbarbicarsi a noi, che non riusciamo più a liberarcene. Attacca senza posa la fiducia in noi stessi, fa fallire i nostri tentativi di affermarci e ci ricorda in continuazione ogni nostra piccola mancanza.

Esso ci pervade a tal punto che abbiamo l’impressione di portare tatuati in fronte tutti i nostri fallimenti, vergognandoci di noi stessi.

Siamo sicuri che le persone ci giudichino, pensino male di noi e non si fidino. Il senso di colpa ci fa scivolare in un cupo declino. È come se ci condannassimo da soli allo status di indesiderabili senza aspettare il verdetto del mondo esterno.

Il senso di colpa contribuisce ad alimentare una visione mediocre di noi stessi e, di conseguenza, relazioni malsane che ci confermano questa percezione. Portiamo così avanti circoli viziosi e rapporti che non sono costruttivi.

Al suo parossismo esso ci conduce lungo sentieri cuoi e baltici. Diventiamo allora dei fuggiaschi che tentano di negarlo, anche se in fondo è questa sensazione a condurre le danze.

Il senso di colpa è un va porosi energie, non porta a niente di buono, nessuna soluzione, nessuna buon intenzione; esso si limita solo a farci sprofondare sempre di più ….

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