A proposito del lamento …..

abbasso il lamento 1

Foto dal sito del Dott. Salvo Noé www.noecom.it

Un altro post che ci porta a riflettere sulla nostra abitudine al lamento, al vittimismo; al focalizzarci sempre su ciò che non abbiamo piuttosto che vedere quello che c’è e trovare in quello che c’è soddisfazione e gioia.

Di chi ci lamentiamo? Tendenzialmente di tutti: a trecentosessanta gradi. Non ci sono limiti, se non quelli dello spazio e del tempo, che ci impediscono di inondare, nello stesso istante e nello stesso luogo, con tutti i lamenti di cui siamo capaci tutte le persone che ci stanno intorno e che secondo noi lo meritano.

Ci lamentiamo al mattino, prima di iniziare la giornata, come alla sera, dopo averla terminata, sulla macchina privata come sui mezzi pubblici, in casa come sul posto di lavoro, nel corso di una faticosa attività professionale come nelle pause necessarie a riprendere fiato.

Ci lamentiamo segretamente, nell’insondabile rapporto che intratteniamo con noi stessi, e ci lamentiamo platealmente con chi riteniamo ci abbia fatto un torto, anche se poi magari scopriamo di essere tutti quanti vittime di un’incomprensione o di un equivoco.

I nostri lamenti li esprimiamo volentieri davanti agli altri, coinvolgendoli loro malgrado, in tempo reale come in differita, anche se questi altri sono soltanto ignari passanti, neutrali osservatori o inconsapevoli accompagnatori.

Ci lamentiamo in modo diretto e indiretto, esplicito e implicito, nei rapporti personali e parentali, intimi e ravvicinati, come in quelli pubblici e professionali, occasionali o prolungati.

In realtà ci lamentiamo, forse inconsapevolmente o forse involontariamente. Forse soprattutto e forse sempre, con e di … noi stessi.

In particolare ci lamentiamo, giustamente o ingiustamente, di tutto ciò che non corrisponde, per difetto o a volte per eccesso, alle nostre aspettative ed ai nostri bisogni più nascosti. Ed essi, se non lo sono sempre, assai spesso sono espressione di quel Bambino onnipotente che, secondo l’analisi transazionale, è in ciascuno di noi e che molti, anche in età adulta, non riescono a governare adeguatamente.

Perciò ci lamentiamo del tempo troppo stabile e di quello troppo variabile, sui quali in realtà non possiamo esercitare alcun influsso diretto, dell’inquinamento atmosferico e del traffico urbano, che spesso invece contribuiamo in prima persona a creare, del lavoro, che non corrisponde alle nostre aspettative, e delle vacanze, che non ci bastano mai, dell’eccessivo rumore dell’aereo su cui viaggiamo, che in realtà ci permette di non  … precipitare, e dell’eccessiva diffusione dei telefoni cellulari, grazie ai quali tuttavia anche chi si lamenta quando è necessario può comunicare con persone altrimenti irraggiungibili, dei governi nazionali e della globalizzazione mondiale, anche se le persone impegnate a discuterne, magari senza nemmeno accorgersene, attribuiscono significati assai differenti a quella medesima parola …

Tutti questi lamenti, che in apparenza ci rendono un po’ più sollevati e contenti, sarebbero soltanto innocui se in realtà non ci rendessero sempre più … insoddisfatti e dipendenti.

Come resistere quindi alla diabolica tentazione della lamentazione??? “Accendendo il sole che è dentro di noi”; riuscire ogni mattina, appena svegli e per tutti i giorni della settimana, del mese e dell’anno, ad accendere il sole della fiducia, della considerazione e della stima di sé e degli altri.

C’è chi non sa resistere al bisogno di iniziare la mattinata con una bella sigaretta e, in forza di questo perverso rito propiziatorio, si prepara ad inquinare per il resto della giornata se stesso e le persone che gli stanno intorno. Allo stesso modo c’è chi quotidianamente si sveglia con la consapevole intenzione o con l’inconsapevole tentazione di danneggiare lamentosamente se stesso e gli altri. A questo punto perché non coniare uno slogan, come nel caso del fumo, anche contro il lamento? Potrebbe essere : “chi si lamenta inquina anche te, digli di smettere (ma senza lamentarti) …”

Al contrario possiamo imparare ad iniziare ogni nostra giornata, invece che con l’ennesimo lamento, con un radioso sorriso della mente e del cuore. Questo sorriso può non essere affatto ciò che appare: il sintomo di una superficiale evasione dai conflitti e dalla sofferenza  che sono intorno a noi. Un simile sorriso al contrario può essere uno stimolo potente per far emergere quotidianamente il meglio di noi stessi. Nel tempo esso può consentirci di rifuggire sistematicamente dalle risposte reattive, che in apparenza sono contrarie, ma in realtà sono del tutto simili alle azioni lamentose e proprio perciò finiscono inevitabilmente per cacciarci in un vicolo cieco.

Accendere il sole della fiducia, della stima e della considerazione verso se stessi ci permette di sostituire le risposte reattive in risposte propositive, abbandonando il lamento per la costruzione di possibili alternative.

Per essere davvero vincenti e VIVERE anziché sopravvivere dobbiamo imparare ad essere emotivamente intelligenti: dobbiamo imparare a fronteggiare istinti e impulsi reattivi per trasformarli in energia costruttiva, creativa e propositiva.

Perfino nelle più dure avversità conservare intatta la capacità di controllare gli impulsi nostri ed altrui ci consente di impiegarli in modo propositivo e risolutivo contro le difficoltà stesse, invece di permettere che vengano dispersi in modo improduttivo attraverso sterili lamentele

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