Eustress … Distress

Eustress distress

La parola Stress è un vocabolo della lingua inglese che significava originariamente difficoltà, avversità e in seguito assunse i significati più ristretti di tensione, pressione, sforzo, applicati sia ad un oggetto che ad un organismo vivente.

Il nostro organismo, quando è sottoposto ad ostacoli fisici psicologici reagisce con particolari risposte che coinvolgono molti apparati e funzioni. Tutte queste reazioni vanno sotto ilo nome di “sindrome adattiva generica” o, più semplicemente, stress.

Lo stress è dunque uno stato di tensione o resistenza di una persona a forze interne o esterne che agiscono su di essa.

Ma che cosa può provocare in noi una reazione di stress? Da un punto di vista generale possiamo distinguere tre fonti di stress:

  • Uno stress legato alla sopravvivenza: il dolore fisico, la malattia, situazioni di minaccia più o meno grave alla vita e alla salute
  • Uno stress ambientale: inquinamento, traffico, sovraffollamento, disagio, scomodità, situazioni di lavoro e di vita insalubri
  • Uno stress di tipo psicosociale, cioè in generale tutti gli stati psicoemotivi che insorgono nell’individuo in relazioni alle novità o situazioni relazionali difficili: la competizione esasperata, le frustrazioni, il senso di inadeguatezza ai compiti richiesi, e tutti i fattori che limitano o impediscono l’autonomia individuale, come la delusione delle aspirazioni, la fine di relazioni significative, i lutti etc..

La genesi dello stress è divisa in tre diverse fasi: l’allarme, la resistenza, il logoramento.

L’allarme è il momento in cui si avverte il pericolo e si reagisce con spavento o attenzione; la resistenza è la fase in cui l’organismo viene sottoposto a stati di tensione più o meno prolungati e in cui cerca di “tenere duro”; il l’esaurimento funzionale è infine la fase del crollo, l’esaurimento delle energie e avviene quando la fonte di stress è superiore alla capacità di resistenza.

Tuttavia non tutto lo stress è “cattivo” esiste anche un eustress (stress buono): uno stato di attenzione e vigilanza dell’organismo che non ne minaccia la salute, ma che al contrario è il segno della sua capacità di reazione, della presenza di stimoli adeguati sia interni che esterni.

Questo stress buono corrisponde alla normale attività dell’individuo quando vive la sua vita quotidiana, contornato da stimoli che richiedono sue continue risposte intelligenti e creative.

Nella sua forma più naturale esso rappresenta lo stato di attenzione volto a far fronte alle richieste dell’ambiente e caratterizza l’esperienza vitale di ogni individuo. Non solo: in quantità non eccessive questo eustress rappresenta il “sale della vita”, quel giusto stato di brio che accompagna l’attività fisiologica e psicologica. Senza eustress, insomma, saremmo un po’ degli zombi incapaci di muoverci e di soddisfare i nostri bisogni e desideri.

La soglia che separa eustress da distress è soggettiva e varia anche in ragione delle diverse fasi della vita. Non solo alcune persone, più attive e dinamiche, sono in grado di sopportare dosi maggiori di eustress rispetto a persone più miti e contemplative, ma la stessa persona potrà variare la sua soglia di rischio anche durante l’anno (più bassa a primavera), durante il procedere degli anni e in concomitanza di eventi e fattori della sua vita che possono limitare le sue capacità.

Il distress, diversamente da ciò che si potrebbe immaginare, non è legato solo a situazioni di pericolo, tensione, ansia protratta, iperattività, ipersollecitazione emotiva etc… Anzi, la sua caratteristica specifica è proprio di potersi riferire sia a situazioni come quelle appena descritte, sia al loro esatto contrario, cioè a condizioni di assenza di stimoli.

Può stressare un lavoro frenetico in un ambiente competitivo che costringe a tenere costantemente le antenne alzate, come un animale che rischia in ogni momento di trasformarsi da predatore a preda, ma stressa allo stesso modo un lavoro noioso, ripetitivo, routinario, in cui mai una novità si affaccia all’orizzonte e tutto procede in una sfiduciata indolenza.

Entrambe le condizioni sono dannose all’organismo e innaturali …. Ne scopriremo di più nel prossimo post …..

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Liberamente tratto da:

Raffaele Morelli, Come essere felici, Ed.Mondadori

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