L’ostinazione nel proseguire un relazione ormai esaurita ….

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Molto spesso i rapporti “alla deriva” continuano a causa del senso di conforto e di sicurezza che la familiarità offre unita alla paura di stare da soli. Ciò detto accade sovente che, quando la persona osa interrompere un rapporto ormai esaurito, si renda conto dell’infondatezza dei suoi timori provando, invece, un alleggerimento e un n uovo senso di vitalità ed energia.

Altri, invece, perseverano nella relazione sperando di poterla migliorare. Eppure, troppo spesso il torpore erode la forza vitale stessa del rapporto, facendo affievolire ogni speranza di cambiamento.

Altri ancora un giorno si accorgono all’improvviso che stanno vivendo e dormendo accanto a qualcuno che non amano più, e riescono a trovare dentro di sé, nell’esigenza di difendere la propria energia vitale, il coraggio di andarsene.

Il fatto di perseverare in relazioni ormai esaurite può essere il risultato di un rapporto genitore-figlio debole, impersonale o formale, segnato da una repressione dell’amore genitoriale. Questo tipo di inibizione comprende di solito uno o più dei seguenti aspetti:

  • Cultura familiare che privilegia le buone maniere e la forma
  • Repressione delle manifestazioni d’amore e mancanza di spontaneità al riguardo: il genitore non dice mai al bambino “ti voglio bene” o “sei un amore”, o lo fa molto di rado
  • L’amore è limitato a piccoli gesti affettuosi, come ad esempio l’offerta di cibo
  • Il bambino non si sente adeguatamente aiutato quando è angosciato
  • Il bambino sente che i genitori non condividono la sua gioia o addirittura viene criticato per essersi sovraeccitato

Il messaggio implicito che arriva al bambino è che, nel caso in cui dovesse provare grandi emozioni, come rabbia, angoscia o cocente delusione, i suoi genitori non sarebbero in grado di rispondere adeguatamente. Spesso per effetto di come sono stati trattati da bambini, questi genitori non sono in grado di affrontare le emozioni più intense dei figli, e pertanto si allontanano da loro (fuga) o li criticano (attacco). Come risultato, il bambino impara che le forti emozioni sono pericolose e minacciose e devono essere bloccate.

Non stupisce quindi che bambini educati in questo modo crescendo riescano ad instaurare solo rapporti emotivi superficiali. Da adulti potranno sposarsi, avere dei bambini, un buon lavoro, ma non riusciranno mai ad arricchire il loro rapporto con una intimità spontanea e/o condividendo con il partner le loro sensazioni più profonde riguardo a se stessi, la vita e il partner stesso.

Alcune persone, invece, mantengono rapporti ormai in via d’esaurimento in età adulta sempre per motivi che affondano nell’infanzia, ma di tenore ben diverso. Queste persone hanno assistito a troppi spaventosi sfoghi vulcanici di una figura genitoriale. Da questo hanno anch’esse imparato che le emozioni forti sono pericolose. Pertanto, le reprimono in se stessi privilegiando rapporti caratterizzati da un blando investimento emotivo perché vi si sentono più al sicuro. Tuttavia, come abbiamo visto nel post precedente, ironicamente è proprio questa “sicurezza” a privare una relazione della sua forza vitale.

Un altro esempio di relazione che può trascinarsi per forza d’inerzia è la relazione simbiotica dove entrambi i partner hanno una tale fobia del conflitto da “concordare” di avere gli stessi punti di vista sulla vita, le stesse sensazioni sulle persone che li circondano, le stesse opinioni su politica, società, cultura. Ciò significa poter tener ben lontana dalla loro relazione quella cosa pericolosa che risponde al nome di “conflitto”.

In una relazione simbiotica i due partner si fondono sotto molti aspetti in una persona sola. Possono persino cominciare a dire cose come “noi pensiamo”, “noi sentiamo” etc … Alcune coppie simbiotiche hanno anche, letteralmente o metaforicamente, un qualche “rifugio” cui possono accedere solo loro, sbarrando la porta ad ogni altra avventura o esplorazione.

Alcune relazioni simbiotiche sopravvivono a lungo perché entrambi i partner amano trascorrere un sacco di tempo a lagnarsi degli altri, trasferendo in tal modo sugli altri tutte le sensazioni di rabbia, rancore e amarezza che provano l’uno nei riguardi dell’altro, collusi a giocare a “tu e io contro il mondo”.

Nel caso in cui , però, uno dei due dovesse mai  rompere il tacito accordo di non concordare su tutto, e osasse comportarsi in modo diverso o esprimere un’opinione diversa, potrebbe suscitare l’indignazione della’altro. Quest’ultimo potrebbe prorompere in un “Come osi dire/pensare questo? Hai infranto il nostro patto!”. Sarebbe come far esplodere una bomba nel rapporto. La ricaduta potrebbe essere tanto esplosiva e violenta da distruggere la relazione stessa.

Concludendo, spesso è difficile valutare la qualità di una relazione importante. Di conseguenza, è arduo decidere se convenga mantenerla e lavorarci su o chiuderla e passare oltre. Da una parte c’è il rischio di allontanarsi da un rapporto fondamentalmente arricchente perché non corrisponde ad una immagine fiabesca e idealizzata di come dovrebbe essere una relazione intima. Dall’altro, quello di perseverare in un rapporto sempre più povero di emozioni soltanto perché sicuro e confortevole.

Ricordiamoci, tuttavia, che per vivere pienamente è necessario osare e il coraggio di lasciare andare quello che ci accorgiamo essere diventato una zavorra è la condizione necessaria per poter godere del cammino ……

“Aprendo la porta di servizio, Colin rabbrividì alla ventata

di aria fresca proveniente dal mondo esterno …” Cook

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liberamente tratto da:

M.Sunderland – Disegnare le relazioni – ED.Erickson

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