L’importanza di ascoltare con il cuore

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“Gli Dei hanno dato agli uomini due orecchie e una bocca per poter ascoltare il doppio e parlare la metà.” Talète, 624 a.C.

La capacità di ascolto è un presupposto primario per una comunicazione efficace, sia perché consente di conoscere meglio l’interlocutore, sia perché ci fa rendere conto di eventuali fraintendimenti o problemi relazionali.

Una definizione sintetica capace di esprimere le componenti essenziali coinvolte nei processi di ascolto dice che “l’ascolto è l’arte di accogliere le informazioni di chi parla senza esprimere giudizi, essendo empatici”.

Infatti l’arte dell’ascolto esige la capacità di accogliere/raccogliere ampiamente tutte le informazioni e i significati presenti in una comunicazione senza filtri e/o pregiudizi di alcun tipo.

Un processo d’ascolto effettivo è mosso dall’esigenza di condividere i significati che chi comunica attribuisce alle cose dette; questa esigenza deriva dal fatto che ognuno di noi è diverso dall’altro per cultura, esperienza, età, modo di sentire, sesso sicchè è impossibile capirsi immediatamente. Pertanto l’ascolto richiede un processo di indagine (l’arte del porre domande) per comprendere e un processo di rispecchiamento per mettersi sulla stessa lunghezza d’onda, per sincronizzare pensieri, parole, sentimenti, tra coloro che comunicano.

L’ascolto efficace permette alle persone di riconoscere i punti di vista altrui e avvicinarli nella comprensione dei reciprochi bisogni, così che perlomeno ci sia più verità nella comunicazione.

Un ascolto efficace sposta il focus dal “perché ” l’altro dice, interpreta o vive una situazione al “come ” la dice: avendo, e quindi mostrando, interesse e comprensione (“sei importante, ho stima di te e riconosco, rispetto e condivido il tuo sentimento”).

In questo modo potrebbe succedere che chi parla, sentendosi ascoltato, tenterà di migliorare la comunicazione sia nella quantità che nella qualità a tutto vantaggio della ricchezza delle informazioni, del senso di sicurezza, della fiducia e dell’onestà.

Applicare una più efficiente modalità di ascolto avrà diversi vantaggi nei vari ambiti:

* riduce le incomprensioni.

* induce l’interlocutore ad esprimersi a pieno senza timore: spesso stimola in lui la ricerca delle migliori possibilità espressive, anche nei contenuti!

Da ciò ne deriva un miglior rapporto con  gli altri e di conseguenza un aumento  dell’autostima e della fiducia in se stessi.

La capacità di ascolto si può dividere in tre livelli caratterizzati da determinati comportamenti che hanno effetti sull’efficacia dell’ascolto:

  •  ASCOLTO PASSIVO => chi ascolta passivamente ascolta a scatti, sintonizzandosi alternativamente sulla conversazione poiché poco consapevole degli altri, e presta poca attenzione, soprattutto a se stesso.

Sono generalmente quelle persone per cui la discussione è un pretesto per parlare. Chi ascolta a questo livello è un ascoltatore passivo senza reazioni.

Spesso finge attenzione mentre pensa ad altro, formula giudizi, replica o consiglia, o prepara ciò che vuol dire dopo. Sono i tipici ascoltatori dallo sguardo assente!

  •  ASCOLTO INTERMITTENTE => a questo livello di ascolto, le persone stanno alla superficie della comunicazione e non capiscono i significati più profondi di quello che si dice. Esse cercano di sentire che cosa sta dicendo chi parla, ma fanno poco sforzo per capire l’intenzione di chi parla. Questi ascoltatori tendono ad ascoltare logicamente, interessati più al contenuto che al sentimento rimanendo emotivamente distaccati dalla conversazione.

L’ascolto a questo livello porta a incomprensioni pericolose perché chi ascolta è concentrato solo superficialmente su ciò che si dice. A questo livello, chi parla può essere indotto a un falso senso di essere ascoltato e capito.

  •  ASCOLTO EMPATICO => in questo caso chi ascolta si astiene dal giudicare chi parla e si mette nei panni dell’altro, tentando di vedere le cose dal punto di vista dell’interlocutore. E’ attento e presente confermando e rispondendo, non lasciandosi distrarre, ponendo attenzione a tutta la comunicazione di chi parla, incluso il linguaggio del corpo, essendo empatici con i sentimenti e i pensieri dell’altro, sospendendo i propri e “sentendo” di dare solo attenzione all’ascolto dell’altro. L’ascolto efficace richiede che chi ascolta mostri, sia verbalmente sia non verbalmente, che sta realmente ascoltando.

Il segreto di tutto è ascoltare con il cuore, cosa che apre la porta alla comprensione, all’attenzione,all’empatia.

L’uso dell’ascolto attivo permette di guidare il nostro interlocutore dove vuole andare, di entrare nella sua mappa del mondo, di accogliere il suo linguaggio.

Marianella Sclavi ,celebre antropologa, nel suo libro “Arte di ascoltare e mondi possibili” rilancia l’attenzione sulla differenza tra ascolto passivo e ascolto attivo nell’ambito della comunicazione interculturale, partendo dalla riflessione su situazioni concrete. Proprio l’analisi di eventi della vita quotidiana permette di cogliere l’importanza della comunicazione ma, anche, le difficoltà della comunicazione tra le quali possiamo considerare i malintesi, l’imbarazzo, la diffidenza.

Nel suo testo l’autrice propone sette regole per esprimere completamente l’arte di ascoltare:

  • Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca,
  • Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista,
  •  Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva,
  • Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico,
  • Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze,
  •  Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti,
  • Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica.

Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sè.

Se e vero che ascoltare è un’arte è altrettanto vero che l’arte può essere appresa; imparare l’arte dell’ascoltare gli altri apre l’opportunità di imparare ad ascoltare se stessi. Si pensi a quanto analfabetismo nel riconoscimento delle (proprie) emozioni c’è in giro e al fatto che se non si sa dare parola alle proprie emozioni, non si riesce nemmeno ad intendere quelle degli altri.

Un modo semplice per capire come ascoltare è quello di ricordarsi quelle volte in cui noi ci si è sentiti ben ascoltati, cogliere che cosa, in quella esperienza, ha dato la qualità dell’ascolto.

Capire il nostro modo abituale di essere ascoltati e di ascoltare gli altri è già un passo importante.

“Ascoltare è una cosa magnetica e speciale, una forza creativa. Gli amici che ci ascoltano sono quelli che avviciniamo. Essere ascoltati, ci fa aprire e espandere.” K.Manninger

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Per chi volesse approfondire:

Marianella Sclavi “Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte”, Bruno Mondadori, Milano 2000.

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