Dalla solitudine all’essere soli ….

sola con me

“ .. non si può toccare l’alba

 se non si sono percorsi

 i sentieri della notte….”

Gibran

Vorrei riprendere un articolo postato qualche tempo fa su come sbarazzarsi dalla paura delle ferite di abbandono con una riflessione sulla solitudine cosa ben diversa dall’essere soli.

Affrontare l’abbandono, la privazione e il vuoto, che siano piccoli o grandi, significa affrontare la nostra solitudine, confrontarsi con quello spazio interiore in cui ci sentiamo soli nell’universo, non protetti, non amati e senza nessuno che si prenda cura di noi.

E’ un buco nero nel quale non vogliamo assolutamente entrare!

Quando siamo immersi nel dolore dell’abbandono non sentiamo la gioia e la libertà di essere soli, almeno non all’inizio.

Abbiamo paura e soffriamo, proprio di quel dolore che abbiamo  così astutamente evitato con il nostro essere anti-dipendente. Aprirsi all’amore invita il dolore della perdita ad entrare. Rimanere chiusi e non dover mai fare l’esperienza di questo dolore è più sicuro, ma allora viviamo senza amore.

Fa male in entrambi i casi, ma se attraversiamo il dolore, si risolve; se non lo facciamo si protrae per tutta la vita.

Fondamentalmente, abbiamo tutti un profondo desiderio dentro di noi, quello di essere riempiti, di essere completi. Il dolore dell’abbandono e  della privazione risveglia semplicemente questo desiderio che noi, normalmente proiettiamo su un partner. Ma nessun amante può contenere o soddisfare questo desiderio. Esso è la parte più profonda del nostro essere perché noi desideriamo ritornare alla fonte a quel paradiso perduto da cui siamo stati cacciati diventando orfani. Rappresenta il cuore della nostra ricerca e viene erroneamente indirizzato verso un’altra persona. L’abbandono provoca questo desiderio. Spesso lo sentiamo come una spaventosa solitudine ed è necessario soffrirne tutto il dolore prima di arrivare a godere del nostro essere soli riscoprendo in questo una beatitudine interiore e la fiducia nella vita.

L’incontro con la nostra solitudine è uno dei punti in cui il nostro cammino perde le sue fantasie romantiche e idealiste. Quando questa ferita si affaccia siamo in trincea. Fa male ed ogni parte della nostra mente vuole evitare di sentire dolore.

Finchè non abbiamo la volontà di affrontare questa ferita, la nostra relazione con la vita e con gli altri è controllata dal nostro bambino che pretende. Incontriamo dolore, delusione e frustrazione con rabbia e aspettative. Il nostro viaggio attraverso la vita non può essere profondo e beato e le nostre relazioni saranno solo espedienti superficiali che ricoprono montagne di risentimento. Non troveremo mai un altro che ci riparerà dalla paura o dal dolore. Una volta che abbiamo ritirato questa proiezione, possiamo realmente condividere con un’altra persona il cammino di ricerca. Ma fino ad allora il nostro partner non è ancora un compagno, ma qualcuno su cui proiettiamo le nostre frustrazioni per alleviare il nostro dolore.

Quale modo migliore per superare la sofferenza se non passarci attraverso? … Di seguito due esercizi che vi aiuteranno a toccare quel nucleo di dolore da cui tutto ha inizio per poterne avere consapevolezza e finalmente lasciarlo alle spalle ….

Sentire la privazione….

Sistemate un cuscino di fronte a voi e fingete che rappresenti la persona che , nella vostra vita odierna, suscita maggiori emozioni.

Dietro a questo cuscino mettetene altri due, uno che rappresenta vostra madre e uno vostro padre.

Chiudete gli occhi e concentratevi sul primo cuscino e richiamate alla memoria tutti i modi in cui vi sentite o vi siete sentiti privati, delusi e frustrati da questa persona.

Passate in rassegna tute le fonti di privazione, tutti i modi in cui sentite di non ricevere ciò di cui avete bisogno e ciò che desiderate. Sentiteli …. Sentiteli come vi influenzano ….

Andate oltre la rabbia e sentite semplicemente che non avete nessuna speranza di poter cambiare mai l’altra persona, sentite la disperazione per questi bisogni che non saranno mai soddisfatti. Provate a sentire come sarebbe se non li aveste …

Passate del tempo con ciascuno di essi, con ciascuna delle maggiori fonti di privazione, sentendola e permettendo a voi stessi di vedere cosa provoca dentro.

Ora portate la vostra attenzione sui cuscini piazzati dietro, vostra madre e vostro padre. Se da bambini non avevate uno dei due, immaginate che sia vuoto.

Sentendo il vostro bambino interiore, lasciate che vi tornino in mente tutti i modi in cui ciascuno dei due vi ha causato delle privazioni. Esaminate accuratamente tutti gli aspetti della privazione che potete avere provato, sentirsi non nutriti, fraintesi, ignorati, abusati, respinti, messi sotto pressione, manipolati, sminuiti o giudicati. Limitatevi a notare e sentire.

Osservate le similitudini fra ora e allora.

Questa è la storia della vostra privazione. Questo è ciò che siete destinati a ripetere se continuate a vivere senza consapevolezza …..

Toccare la ferita dell’abbandono …

La ferita è sepolta sotto i nostri sforzi di controllo. Spesso il primo modo di mettersi in contatto con questa ferita consiste nell’osservare cosa sentiamo quando non otteniamo ciò che desideriamo.

Lasciate che vi torni in mente l’ultima occasione in cui vi siete sentiti frustrati dal vostro partner o arrabbiati con lui, oppure l’ultima volta in cui vi siete sentiti irritabili.

Riuscite a individuare il fattore scatenante si queste sensazioni?  Ecco che state toccando la ferita dell’abbandono….

Immaginate che qualcuno che amate vi abbia appena privato della sua energia per qualche ragione. Cosa sentite? … quale è la vostra reazione ? … provate ora a sentire cosa sta sotto a quella reazione ? …. Una paura? …. Vedete se riuscite a ricordarvela …

Andando più in profondità, vedete se riuscite a ricordare un’occasione, nel passato lontano o recente, in cui qualcuno che amavate vi ha lasciato.

Lasciate venire in superficie queste emozioni …. Sentite il dolore della perdita, rendetevi conto che non vedrete mai più allo stesso modo quella persona …. Lasciate che queste sensazioni rimangano presenti … dando loro spazio, permettendovi di sentire il dolore della perdita.

Lasciandovi andare, magari entrando in uno spazio di accettazione dello stato delle cose…. Sentendo l’energia nel vostro cuore, un senso di espansione mentre lasciate andare ….. mentre accettate … mentre permettete alle cose di essere come sono … forse anche sentendo un senso di vastità nella tristezza, persino un senso di gioia nella fiducia …. nel lasciare andare …..

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