Interpretazione ottimista versus Interpretazione pessimista.

ottimismo-pessimismo

Come esseri umani, tutti siamo portati a darci una spiegazione di quello che ci succede; è il sistema cognitivo umano che ce lo impone. Naturalmente non esiste un unico modo di spiegare gli eventi e ogni persona ha una sua particolare maniera di attribuire cause e significati a ciò che gli accade.

Per ogni accadimento l’essere umano non può fare a meno di cercare e trovare una spiegazione, attribuendo così alla realtà significati che a loro volta indirizzano le sue scelte e danno forma ai suoi pensieri e alle sue emozioni.

Questo atteggiamento in psicologia è chiamato “stile esplicativo” o “stile interpretativo” ed è il modo in cui solitamente l’individuo spiega a se stesso gli eventi che gli accadono, esso ha pertanto un effetto immediato sulla qualità della vita di ciascuna persona.

Lo “stile esplicativo” si divide poi in ottimista o pessimista. Una prima differenza fra i due consiste nella sensazione che ha l’individuo di esercitare o meno un certo controllo su quanto gli accade.

Generalmente, chi pensa di esercitare un controllo sugli avvenimenti, chi ritiene di poter incanalare la propria vita in una direzione piuttosto che in un’altra, chi è convinto di ptoer raggiungere i propri obiettivi, è un ottimista.

Al contrario è un pessimista chi si lascia trascinare dagli eventi e subisce le relazioni con il prossimo pensando di non avere alcuna influenza sul corso di una esistenza governata capricciosamente dal destino.

Ovviamente non esistono solo due tipologie di stile esplicativo, ma diverse gradazioni che variano dall’ottimismo più estremo, fino al più disperato pessimismo, passando per una zona intermedia, dove si collocano le forme di “ottimismo logico” e di “prudente pessimismo”.

Il concetto di “stile esplicativo” è stato introdotto da Martin Seligman, psicologo statunitense fondatore della psicologia positiva.  Egli ha individuato tre dimensioni fondamentali che caratterizzano lo stile esplicativo:

PERMANENZA => fa riferimento al tempo , la persona può attribuire agli eventi cause durature o permanenti, oppure passeggere e modificabili.

Se l’evento negativo viene spiegato in modo permanente e durevole, in termini di sempre e mai, allora si ha uno stile pessimistico. Le persone con questo stile esplicativo, infatti, sono portate a credere con facilità che la causa dei loro fallimenti sia da ricercarsi in aspetti negativi della loro persona o nella mancanza di abilità che non riusciranno mai ad avere. A partire da questi presupposti è facile capire come questi individui giungano ad arrendersi più facilmente di altri di fronte alle difficoltà. Gli ottimisti, invece, di fronte alle avversità tendono a dare una spiegazione provvisoria e momentanea, interpretano gli eventi negativi come fatti passeggeri e di breve durata, aspettandosi presto tempi migliori. Le persone ottimiste, quelle che persistono nel cercare di raggiungere un obiettivo anche in presenza di errori o fallimenti, sono quelle che da un lato, credono di avere abilità e qualità personali che le porteranno prima o poi a raggiungere il risultato sperato e che, dall’altro, identificano come causa dei loro successi qualità e abilità che appartengono loro.

La situazione si inverte di fronte agli eventi positivi e lo stile di interpretazione è esattamente l’opposto: gli ottimisti pensano che i momenti felici siano dovuti a cause stabili e permanenti; viceversa i pessimisti vedono i fatti positivi come transitori, casuali, assolutamente instabili nel tempo, coscienti che quanto di buono accade loro si dissolverà presto fino ad amareggiarsi anche nei momenti migliori.

PERVASIVITA’ => fa riferimento allo spazio. Un evento può essere considerato circoscritto ad una situazione particolare, legato ad una situazione specifica, oppure generalizzato ad un ampio contesto.

Se la persona interpreta l’avversità come pervasiva, convincendosi che avrà un effetto dannoso in tutta la sua vita, allora il suo stile esplicativo è pessimistico. Proviamo a pensare a quelle persone che danno spiegazioni universali ai propri fallimenti ritenendo che l’insuccesso in un settore si diffonderà a tutte le altre aree della loro esistenza, finendo quindi per arrendersi su tutto e vedendo difficoltà anche dove non ce ne sono.

Chi viceversa riesce a delimitare il problema, a chiuderlo in un cassetto, riesce anche ad andare avanti, continuando ad ottenere soddisfazioni negli altri campi, si può definire un ottimista.

Anche per la pervasività gli stili esplicativi si ribaltano di fronte agli eventi positivi: il pessimista ritiene che siano causati da fattori specifici, mentre l’ottimista crede che essi siano generali e che si manifesteranno in ogni ambito.

PERSONALIZZAZIONE => riguarda come ci si percepisce. Quando si presenta un problema possiamo accusare noi stessi e credere di esserne la causa, oppure accusare altre persone e convincersi che fattori esterni abbiano dato luogo al problema.

Un alto grado di personalizzazione nell’interpretazione degli eventi negativi corrisponde ad un alto livello di pessimismo. Il pessimista considera se stesso una delle cause più importanti, se non la sola causa, dei suoi problemi, si colpevolizza quando le cose vanno male. Questo atteggiamento impedisce di vedere in che modo altri fattori hanno determinato quei problemi e inoltre fa crollare l’autostima.

All’opposto le persone che attribuiscono gli eventi negativi a fattori esterni, a patto che lo facciano con cognizione di causa e senza perdere di vista le proprie responsabilità, non perdono l’autostima e tenderanno ad essere più ottimiste.

Possiamo quindi dire che le origini dell’ottimismo e del pessimismo sono da far risalire ad un particolare modo di interpretare le cause degli eventi che ci accadono: in questo senso gli ottimisti da un lato, tendono ad interpretare gli insuccessi come occasionali, circoscritti e impersonali; dall’altro tendono ad interpretare i successi come personali, cioè dovuti alle loro qualità, generali e permanenti. I pessimisti, invece, fanno esattamente l’opposto.

Tuttavia possiamo anche dire che ottimisti o pessimisti non si nasce, ma lo si diventa . Infattin effetti, secondo Seligman, l’ottimismo può essere appreso e quindi, con sollievo di tutti i pessimisti, anche loro si possono sperare di diventare un giorno ottimisti… a patto che imparino una serie di abilità. Si tratta ta tratta di abilità che consentono alla persona di passare da uno stile esplicativo pessimista ad uno ttimista ottimista attraverso il dialogo con se stessa quando deve affrontare una sconfitta.

La prima è molto semplice: consiste nel distrarsi, nel focalizzare la propria attenzione su pensieri diversi da quelli legati alla propria credenza , cercando per quanto possibile di interrompere i pensieri negativi. In questo senso può essere utile, in presenza di pensieri pessimisti, visualizzare nella propria mente l’immagine di un grosso STOP rosso che contrasti i pensieri negativi.Come è possibile? Ci sono diverse strategie che possono essere utilizzate. Innanzitutto occorre riconoscere che, per spiegarsi un determinato evento negativo, si sta utilizzando uno stile esplicativo pessimista. Dopo aver raggiunto tale consapevolezza, è possibile adottare due strategie per trattare la credenza o spiegazione pessimista.

  • La seconda strategia al contrario, sebbene sia un po’ più difficile, è probabilmente più produttiva a lungo termine: consiste nel cercare di mettere in discussione le proprie credenze pessimiste . In questo caso la prima operazione da compiere è quella di prendere le distanze dalle credenze qualificandole appunto come credenze quindi come assunti che possono corrispondere o meno alla realtà . Per fare un esempio, solo perché si ha paura di non essere adatti ad un determinato impiego, non è detto che sia effettivamente così. In questo senso è opportuno innanzitutto, prendere le distanze da questa credenza, sospendendo il giudizio; in secondo luogo è necessario mettere tale credenza in discussione, così da stabilire se essa sia vera o meno .

Per fare ciò si possono seguire queste 4 modalità:

1.    Raccogliere prove che dimostrino la fondatezza o meno della credenza;

2.    Raccogliere spiegazioni alternative alla credenza. Ad esempio un insuccesso può essere spiegato in molti modi, non necessariamente con la credenza pessimista che abbiamo in mente

3.   Evitare di catastrofizzare. Anche se ci si dovesse accorgere che i fatti non sono sempre dalla nostra parte è importante, come si suol dire, non fare di tutta l’erba un fascio! e quindi circoscrivere l’insuccesso o la credenza ad un determinato ambito;

4.    Imparare dagli errori. In questo senso è importante saper imparare dall’esperienza e quindi utilizzare gli errori commessi come suggerimenti che possano esserci d’aiuto a migliorare la prestazione in futuro.

“Possiamo lamentarci perché i cespugli di rose

hanno le spine, o gioire perché i cespugli

spinosi hanno le rose.”

Abraham Lincoln

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