Rendersi felici: … pratiche “ostinate “…

FELICITà PEANUTS

Esiste davvero una saggezza della felicità? Un’osservazione attenta dimostra che, per la maggior parte, i suggerimenti per rendersi felici sono universali e alquanto antichi. E che vertono su approcci assai semplici, perciò facili da mettere in ridicolo e svalorizzare.

Ma è un nostro diritto sognare la felicità, no? In ogni caso, quelli che la sognano mi sono sempre più simpatici di quelli che ci ironizzano sopra. E mi è sempre sembrato che stessero meglio. Ma naturalmente, quando si dice che bisogna fare pratica e creare l’abitudine per essere felici , è un po’ come lavarsi i denti … và fatto tutti i giorni.

Ecco quindi un piccolo vademecum … suggerimenti antichi, provati, trovati sui libri … pescate quello che fa al caso vostro … è tutto gratuito!!!!

I PENSIERI POSITIVI DELLA SERA … => questo esercizio è un classico della psicologia positiva. Consiste nel chiedersi ogni sera, poco prima di addormentarsi: “quali bei momenti ho vissuto oggi?”; spesso le persone alle quali si propone questo esercizio cominciano a cercare non tanto “bei” momenti, bensì momenti “grandi”, delle grandi gioie. Di fatto, si suggerisce di evocare soltanto delle piccole gioie, con semplicità. Questo per abituarsi a vedere il “bello” anche in cose classificate in genere come banali.

CONOSCERE LE PROPRIE ESIGENZE DI FELICITA’ => gli ingredienti della felicità sono molteplici, e a volte opposti: felicità da solitudine e felicità da legame, da azione e da arretramento, da agitazione e da calma … Sono gli stessi per tutti, ma in proporzioni che variano da una persona all’altra. E, per una stessa persona, da un giorno all’altro o da un periodo della vita all’altro. Ora, noi tendiamo ad imprigionarci nelle abitudini di felicità e a non variarle abbastanza. O ad accontentarci delle felicità commerciali che ci vengono vendute. Ancora e sempre una mancanza di consapevolezza verso i nostri bisogni ….

NON PERDERE MAI DI VISTA LE PROPRIE PRIORITA’ => è l’eterna riflessione sulla differenza fondamentale tra ciò che è urgente  e ciò che è importante per nutrire la nostra anima. Tra le cose spesso urgenti: fare la spesa, i mestieri, far riparare la macchina, far ripetere le lezioni ai figli, cucinare, lavorare etc….. Tra le cose importanti: ridere con le persone care, vedere gli amici, fermarsi per respirare, farsi una coccola, prendersi del tempo per leggere un libro,guardare le nuvole che passano nel cielo … In generale, ciò che è urgente è rumoroso e ci mobilita: è difficile resistergli. Mentre ciò che è importante è silenzioso, e si lascia dimenticare, senza far rumore. Ma trascurarlo ci darà a poco a poco un senso più profondo di frustrazione o di vuoto esistenziale, senza capirne bene il perché. Fino a quando capiamo: da quanto tempo non guardo le stelle? .. da quanto tempo non vado a fare una passeggiata nel bosco con i miei figli? … da quanto tempo non mi prendo un po’ di tempo solo per me? …. Da tanto! … Mmmmmm … e se fosse questa la mia “malattia”?

LA FELICITA’ E’ CONTAGIOSA …. CONTAMINIAMO LE PERSONE CHE FREQUENTIAMO … => la caratteristica migliore, in tutti questi “sforzi” per essere felici, è il fatto che sono contagiosi: rendendoci un po’ più felici, renderemo un po’ più felici e persone che incontriamo. Parecchie ricerche nel settore hanno confermato che una persona felice “contamina” le altre fino alla terza cerchia delle sue conoscenze. Vale a dire che della vostra felicità beneficeranno i vostri amici, gli amici dei vostri amici, e che la sua influenza sarà ancora percepibile negli amici degli amici dei vostri amici ….. Più oltre, ovviamente, non resta un gran che: la felicità non obbedisce alle leggi dell’omeopatia. Attenzione però, perché questo effetto di induzione sia tangibile, occorre, come dice lo studio condotto, che la persona sulla quale influite abiti vicino a voi e che la incontriate regolarmente …. Le dotte analisi di  questa ricerca hanno confermato che si trattava effettivamente di un meccanismo di causa ed effetto: quel che spiega perché si trovino più persone felici intorno alle persone felici, non è il principio che “chi si assomiglia si piglia”, ma un’induzione di felicità negli altri.

ACCETTARE LA FELICITA’ COME UNA PRESENZA EFFIMERA => quella curiosa sensazione che la tristezza a volte sia una gioia consumata, una felicità che ha fatto il suo tempo …. Se ci aggrappiamo alle nostre felicità, queste possono trasformarsi in tristezze. E’ necessario accettare di andare avanti abbandonando questa felicità che è morta. La ricchezza e la sottigliezza delle nostre esperienze emozionali in rapporto alla felicità derivano, più che dalle grosse felicità piene, nette, dall’esistenza di quegli stati d’animo che sono legati alla consapevolezza della finitudine delle nostre felicità. E’ questa consapevolezza della dimensione intermittente della felicità che consente di estenderne l’esperienza verso orizzonti temporali più ampi: è per questo che un solo istante di felicità può darci il gusto dell’eternità.

SMILING IN THE RAIN (sorridere nella pioggia) => la capacità di sorridere con l’anima nel violento irrompere della tristezza. Abituarsi a sorridere (o a restare accessibili agli stati d’animo positivi) di fronte alle seccature e ai disagi, fare di tutto per non permettere che le pre-occupazioni ci impediscano di godere della bellezza o dei momenti piacevoli, sforzarsi di estrarre da una grigia quotidianità gli istanti di grazia, indipendentemente dalle nostre costrizioni e dai nostri obblighi.

IL MEZZO SORRISO => quando è troppo difficile sorridere, possiamo sorridere a metà. L’insegnamento di Thich Nhat Hanh, famoso monaco vietnamita, incoraggia alla pratica del “mezzo sorriso” vero strumento di omeostasia interiore: “Mi sorrido per benevolenza verso me stesso, per prendermi cura di me, per darmi amore. So che se non mi prendo cura di me, non potrò prendermi cura degli altri”. Basta spesso un mezzo sorriso per impedire che in noi si inneschi il circolo vizioso delle inquietudini, dell’ansia, dei risentimenti.

SORRIDERE MENTALMENTE => sì, possiamo ridere anche con la testa; all’inizio sarà un po’ complicato , si tratta di indossare una sorta di abito pre-confezionato poi, come mi ha detto una mia cliente :” mi metto la mia maschera del buonumore e spesso arrivo al punto di dimenticare che si tratta di una maschera, e la vita affrontata così, con il sorriso sulle labbra, a poco a poco mi fa sentire meglio”. Da qualche parte ho letto :”Come la fragola ha il sapore della fragola, così la vita ha il sapore della felicità” ma per sentire questo sapore, dobbiamo aprire la bocca sorridendo ….

“Mi sveglio al mattino con una gioia segreta; vedo la luce in una sorta di rapimento; per tutto il resto del giorno sono contento”, dice Montesquieu, personalmente non mi succede così spesso di svegliarmi al mattino con una gioia segreta. Penso che non sia grave, in ogni caso mi piace lavorarci sopra con ostinazione per ritagliarmi un momento di paradiso personale. Guarda “caso” mi sono imbattuta in questa formula che mi ha affascinato: “L’ostinazione ad essere felici”.

E’ questo … è esattamente questo! …

E funziona … spesso …..

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