Il timore del rimpianto

rimpianto 1

“Fai attenzione a cosa pensi e a come parli, potrebbe trasformarsi nella profezia della tua vita …” San Francesco

A tutti è capitato di guardare con occhi sconcertati un anonimo sconosciuto che ci saluta e accorgerci subito dopo che tanto sconosciuto non era ….

Gran parte della nostra conoscenza è inconsapevole, ma condiziona la nostra vita e sceglie per noi inconsciamente, magari mentre ci trastulliamo con l’idea di un libero arbitrio che sarebbe comunque comprensivo con noi, anche se rinunciassimo a un metro dal risultato e per farlo è sufficiente distrarsi per salutare un volto riconosciuto tra il pubblico. Se pensiamo che oggi a così tanta distanza di  tempo da quel momento, assolutamente non faremmo più così, direi che possiamo perdonarci, poiché non siamo più quella persona che ha “sbagliato”, siamo cresciuti!

Forse in passato siamo stati troppo disponibili e magari ci sembra di avere dato le nostre chiavi di casa a troppe persone per poter ancora cambiare vita e decidere che tutto ora potrebbe essere diverso?

Allora proviamo a cambiare serratura riprendendoci i nostri spazi facendoli diventare nostri, forse per la prima volta……

Se continuiamo a ricevere risultati di un certo tipo, è perché è esattamente quello che continuiamo a chiedere. Se invece siamo costretti ad ammettere che anche oggi faremmo la stessa cosa, che non avremmo neppure la forza di reagire e di fare qualcosa di migliore, allora possiamo perdonarci perchè abbiamo la riprova che allora come sempre abbiamo dato tutto quello che potevamo senza riserve.

Ma come ci comporteremmo oggi veramente di fronte ad una situazione analoga? Se nuotando vogliamo avanzare dobbiamo muoverci; se non lo  facciamo, se ci accontentiamo di stare a galla, cosa stiamo facendo? Quello che al mare si dice “il morto”?

Proviamo a vivere pensando alla vita e a muoverci. Pro-attiviamoci, muoviamoci se vogliamo arrivare da qualche parte, se poi quella parte è l’isola che abbiamo scelto e dove volevamo arrivare tanto meglio.

Non è necessario piacere a tutti, ma è assolutamente necessario PIACERE A SE STESSI!

Se ci capita di realizzarci , ma non ci riteniamo meritevoli, troveremo sicuramente il modo di sabotare tutto quello che potremo. Se in passato abbiamo fallito in qualcosa, oggi possiamo pensare che non eravamo ancora riusciti a rendere efficace l’alchimia del nostro entusiasmo, della nostra motivazione e forza. Oppure non avevamo aggiunto a sufficienza l’ingrediente della “passione” e la trasformazione che ne deriverà, se lo faremo, potrebbe essere quella che fa la differenza.

A volte serve, al fine di crescere veramente, uscire da una zona protetta, confrontarsi con il disagio che nasce quando si affrontano difficoltà nuove, in fin dei conti è veramente l’unico vantaggio che consegue dall’averci provato e allora non sprechiamo questo momento! Facciamone tesoro e cerchiamo di sentire e capire quanto più possiamo. Tutti cerchiamo di attirare gli altri nei territori a noi conosciuti in modo da dare il meglio che possiamo.

Anche in passato, se volessimo accorgercene, siamo stati più volte sull’orlo del baratro, magari il bivio si trovava proprio lì ed era rappresentato dall’alternativa tra il lasciarsi andare a sfracellarsi sugli argini del fiume dell’incostanza o restare attaccati alla vita e visto che siamo ancora qua vuol dire che non dobbiamo avere rimpianti, abbiamo scelto la strada giusta al bivio, abbiamo avuto coraggio di non guardare giù e di non aver lasciato alla paura il compito di risolvere.

Chi mi legge da tanto sa che parlando di ri-trovarsi non posso non esortare a prenderci tutta la nostra responsabilità, il potere, per ri-cominciare al meglio. Scoprire che dipende tutto da noi, è una meraviglia e un incubo allo stesso tempo.

Le nostre paure non corrispondono quasi mai alla realtà e se abbiamo messo in scena il peggio che potevamo, questo testimonia che sul fondo c’è ancora spazio per l’errore e la parte peggiore di noi è bravissima a tentare di convincerci che il peggio sia il meglio e che il meglio sia il peggio. Così ci sono cose che conquistiamo per un’inezia, come ce ne sono altre che per un’inezia vengono perse. Talvolta tanto più è vicino un risultato tanto più si dibatte la parte di noi che detesta vederci raccogliere il premio. E protesta e fa appello a tutte le resistenze che vengono richiamate dalle paure per arruolarle e inviarle al fronte sotto forma di sensi di colpa o altri tipi di esperti in sabotaggi.

In prossimità di una conclusione, quindi, è necessario essere più attenti e centrati a non disperdere energie. Rimandiamo tutto quello che potrebbe distrarci, tutti i pensieri negativi, rifuggendo dai nostri tentativi inconsci di convincerci che non meritiamo quello per cui abbiamo lavorato tanto e che stiamo per conquistarci.

Pensiamo che avremo potuto farlo prima, invece che piangerci addosso ? Proviamo a pensare che “prima è ora!” e facciamo subito quello che non abbiamo fatto prima, altrimenti se non lo faremo neanche oggi e poi magari neppure domani, oggettivamente sarà sempre più tardi per farlo.

Potremo anche servirci dell’immaginazione e della fantasia invece di rinunciare del tutto a quello che avremmo potuto avere e in qualche modo “darcelo da soli”. In questo modo potremo avere un’infanzia sufficientemente felice anche se non l’abbiamo avuta, possiamo scegliere di essere noi quelli che metteranno nella nostra vita tutto quello che non è stato, molto ma molto più interessante che iscriversi al ruolo di vittima di turno con tutto quello che questo status comporta.

Nel libro “L’eleganza del riccio” ci sono due personaggi che si preparano un caffè e poi lo lasciano sul tavolo beandosi del suo profumo , mentre bevono del the alla menta. Geniale …. Perché quindi rinunciare????

Ricordiamoci che possiamo sempre darci quello di cui abbiamo bisogno senza aspettare che ci raggiunga dall’esterno e ricordiamoci anche che, come dice Bach, “nessun luogo è lontano …”

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