Trova il tempo

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Il tempo degli eventi è diverso dal nostro
Eugenio Montale

“Parte del tempo ce lo strappano di mano, parte ce lo sottraggono con delicatezza,e parte scivola via senza che ce ne accorgiamo”Seneca.

Nella nostra società  “liquida”, sembra che per prendere decisioni e metterle in pratica si debba andare sempre veloci. In questo senso, il tempo esteriore non corrisponde quasi mai al tempo interiore.

Un segnale di tale discrepanza è rappresentato dalle difficoltà psicologiche di cui, più frequentemente, le persone soffrono. I disturbi d’ansia, notevolmente aumentati in questi ultimi anni, ad esempio, ci rimandano al tempo interiore che si è svincolato dalla velocità dell’ambiente.

I disturbi dell’identità, allo stesso modo, ci raccontano di confini mai costruiti, di limiti posti ma poi violati.

Chiaramente un ambiente così instabile e in continuo movimento possiede confini molto dilatati.

I collegamenti via Internet con tutto il pianeta, se da un lato azzerano le distanze permettendoci di usufruire dell’ambiente come se fosse una grande pasticceria dove scegliere, in tempo reale,  quello di cui abbiamo voglia, dall’altro ci fanno perdere la dimensione del tempo necessario per assimilare le esperienze.

Siamo diventati voraci mangiatori di esperienze da consumare e buttare via, senza il tempo di sminuzzarle, masticarle e digerirle. Il paradosso richiesto alla persona è gestire il cambiamento e, nello stesso tempo, recuperare il tempo del ritiro, dell’attesa, dell’ascolto dei propri bisogni.

Per la Psicoterapia della Gestalt il contatto e il cambiamento vanno a “braccetto”: infatti il contatto è visto come un momento creativo di cambiamento.

Nel delineare la sua dottrina Pearls aveva sottolineato la necessità di riattivare i sensi per sperimentare il contatto con l’ambiente.

I contatti del nostro tempo, d’altra parte, sono talmente numerosi e superficiali che, spesso, non ci permettono di ascoltare i nostri sensi e la nostra consapevolezza: non c’è tempo per fermarsi, non esiste uno spazio dell’attesa e della pausa per darci ascolto e assimilare dentro di noi l’esperienza vissuta.

Viviamo come dentro ad un frullatore dove gli ingredienti si mischiano girando ad una velocità folle che ci fa perdere di vista il punto da cui siamo partiti.

Ecco perché è importante riprendersi il tempo… trovarlo… come punto di partenza per il cambiamento. Ri-trovare quella curiosità fatta anche di lentezza che ci spinge verso l’altro da sé, verso il contatto sentendo in ogni momento quello che succede dentro di noi.

Da bambini, nel momento in cui disobbedivamo alle regole e ci sperimentavamo curiosi, se ci siamo sentiti accolti e contenuti dallo sguardo materno avremo appreso che chi si prendeva cura di noi ci permetteva di riconoscere la nostra diversità.

La traccia di questa esperienza sarà stata registrata dentro di noi e da adulti ci daremo il permesso di essere aperti alle novità del contatto: il contatto diventa così momento creativo di cambiamento.

Ri-troviamo il nostro tempo…. pretendiamolo…. Non facciamo che la nostra vita si riduca ad un lungo e veloce viaggio in treno guardando dal finestrino il paesaggio in continuo cambiamento senza la possibilità di scendere per stare, sentire, vivere la nostra storia…..

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