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Trova il tempo

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Il tempo degli eventi è diverso dal nostro
Eugenio Montale

“Parte del tempo ce lo strappano di mano, parte ce lo sottraggono con delicatezza,e parte scivola via senza che ce ne accorgiamo”Seneca.

Nella nostra società  “liquida”, sembra che per prendere decisioni e metterle in pratica si debba andare sempre veloci. In questo senso, il tempo esteriore non corrisponde quasi mai al tempo interiore.

Un segnale di tale discrepanza è rappresentato dalle difficoltà psicologiche di cui, più frequentemente, le persone soffrono. I disturbi d’ansia, notevolmente aumentati in questi ultimi anni, ad esempio, ci rimandano al tempo interiore che si è svincolato dalla velocità dell’ambiente.

I disturbi dell’identità, allo stesso modo, ci raccontano di confini mai costruiti, di limiti posti ma poi violati.

Chiaramente un ambiente così instabile e in continuo movimento possiede confini molto dilatati.

I collegamenti via Internet con tutto il pianeta, se da un lato azzerano le distanze permettendoci di usufruire dell’ambiente come se fosse una grande pasticceria dove scegliere, in tempo reale,  quello di cui abbiamo voglia, dall’altro ci fanno perdere la dimensione del tempo necessario per assimilare le esperienze.

Siamo diventati voraci mangiatori di esperienze da consumare e buttare via, senza il tempo di sminuzzarle, masticarle e digerirle. Il paradosso richiesto alla persona è gestire il cambiamento e, nello stesso tempo, recuperare il tempo del ritiro, dell’attesa, dell’ascolto dei propri bisogni.

Per la Psicoterapia della Gestalt il contatto e il cambiamento vanno a “braccetto”: infatti il contatto è visto come un momento creativo di cambiamento.

Nel delineare la sua dottrina Pearls aveva sottolineato la necessità di riattivare i sensi per sperimentare il contatto con l’ambiente.

I contatti del nostro tempo, d’altra parte, sono talmente numerosi e superficiali che, spesso, non ci permettono di ascoltare i nostri sensi e la nostra consapevolezza: non c’è tempo per fermarsi, non esiste uno spazio dell’attesa e della pausa per darci ascolto e assimilare dentro di noi l’esperienza vissuta.

Viviamo come dentro ad un frullatore dove gli ingredienti si mischiano girando ad una velocità folle che ci fa perdere di vista il punto da cui siamo partiti.

Ecco perché è importante riprendersi il tempo… trovarlo… come punto di partenza per il cambiamento. Ri-trovare quella curiosità fatta anche di lentezza che ci spinge verso l’altro da sé, verso il contatto sentendo in ogni momento quello che succede dentro di noi.

Da bambini, nel momento in cui disobbedivamo alle regole e ci sperimentavamo curiosi, se ci siamo sentiti accolti e contenuti dallo sguardo materno avremo appreso che chi si prendeva cura di noi ci permetteva di riconoscere la nostra diversità.

La traccia di questa esperienza sarà stata registrata dentro di noi e da adulti ci daremo il permesso di essere aperti alle novità del contatto: il contatto diventa così momento creativo di cambiamento.

Ri-troviamo il nostro tempo…. pretendiamolo…. Non facciamo che la nostra vita si riduca ad un lungo e veloce viaggio in treno guardando dal finestrino il paesaggio in continuo cambiamento senza la possibilità di scendere per stare, sentire, vivere la nostra storia…..

Scelgo di prendere del tempo per me…

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“Scelgo di prendere del tempo per me sul cammino della mia vita, mi fermo qualche istante…

Ascolto ciò che si combatte

ciò che vive in me

le mie emozioni nascoste

le mie paure segrete

le mie disperazioni infiammate

i miei desideri torrenziali

le mie voglie piene

le mie ire tempestose

io lascio che mi si mostrino tutte queste possibilità..

dolci e fragili

violente e forti

amate o maltrattate

io le accetto e le riconosco

ascolto quello che hanno da dirmi

da dove vengono

a chi sono rivolte

Io mi prendo il tempo necessario per questo ascolto

Può essere che un avvenimento del mio passato risorgerà

può essere che un legame si formerà

può essere che un incontro prenderà tutto il suo senso

può essere che io capisca come io riproduca delle situazioni simili e qualche volta dolorose

può essere che vada a scoprire una ricchezza nuova in me camuffata, rifiutato schermo

delle mie paure o dei miei rifiuti

può essere che vado semplicemente ad imparare a mettermi all’ascolto di me

Si, io scelgo di prendere del tempo per me ed incontro me stesso…”

Jacques Salomè

Il tempo dotato di senso

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Leggo e posto questo brano tratto dal libro della Dott.ssa Katia De Luca e della Dott.ssa Enrichetta Spalletta “ Praticare il tempo”, Editrice Sovera, perché mi sembra un ottimo spunto di riflessione sul senso del tempo che viviamo e molto spesso perdiamo rincorrendo “sogni di gloria” e mete impossibili per evitare le fatidiche domande: “che cosa voglio io dalla vita?” … “come posso fare per raggiungerlo?” …. e “quali risorse ho nella mia faretra?” …..

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Noi tutti abbiamo bisogno di dare una struttura al nostro tempo perché questo ci dà la sensazione di vivere davvero, di essere padroni del nostro tempo.

Percepiamo che il tempo è dotato di senso quando ci impegniamo in interazioni ed esperienze che sentiamo significative. In questi scambi tutto il nostro essere è coinvolto, con i sensi, le emozioni e i pensieri. Si aprono armonie di significati nutrienti per tutto il nostro essere e i neurotrasmettitori del piacere e della soddisfazione circolano nel nostro organismo.

L’obiettivo ottimale diventa la ricerca del senso autentico del tempo della vita, un senso che va oltre il dover riempire re attivamente e nevriticamente ogni minuto per sfuggire dalla noia, dal vuoto e dall’angoscia. Si comincia con il restituire il senso ad ogni esperienza, indipendentemente dalla sua durata e dalla sua “leggerezza” Dire il solito “buongiorno” può riacquistare significato se non è detto con distrazione e superficialità.

Il senso della vita rappresenta la ricompensa per il lavoro interiore paziente ed incessante che la persona intraprende su se stessa. Una volta trovato il senso della vita, le tinte forti del dolore si attenuano, le preoccupazioni e le tensioni del quotidiano risultano meno pressanti.

Quello che aiuta a trovare il significato della vita è la ricerca e la scoperta di una visione-guida personale; per svilupparla può essere utile porsi alcune domande:

  • Che cosa voglio ancora raggiungere nella mia vita?
  • Che sento importante per me?
  • Quali sono le mie capacità e le mie risorse?
  • Se provo ad immaginarmi alla fine della mia vita, cosa mi aspetto di aver realizzato?

Cambiare la propria vita significa sentire profondamente il desiderio di arricchirla e migliorarla, agendo in una determinata direzione. Il tempo dotato di senso riporta la persona costantemente ai significati impliciti ed espliciti delle scelte realizzate durante la vita.

Credere nella visione-guida mette in movimento potenti energie, dà impulso ad alcune attività e ne stimola delle altre. Questo ci fa sentire che stiamo lavorando ad un progetto importante e ci permette di concentrarci sui nostri veri obiettivi.

Il primo passo pr sviluppare la visione-guida è riflettere sulla propria situazione personale e professionale attuale e poi su quella futura attraverso domande che hanno la funzione di guidarci nella ricostruzione del nostro momento attuale e di progettare quello futuro.

Attraverso questi suggerimenti, e le riflessioni che ne scaturiscono, puoi guardare con un occhio nuovo (quello dell’obiettivo fotografico) la tua vita; può diventare più chiaro cosa intendi mantenere e cosa vuoi cambiare, ricordando che tutto quello che accade è, comunque, importante: ogni difficoltà, ogni esperienza è utile nella realizzazione della vita, ogni ostacolo o errore costituisce un’occasione fondamentale per un nuovo apprendimento.

Il tempo acquista senso dal modo in cui godiamo dell’evento, piuttosto che dal contenuto dell’evento stesso. La totale, eccitante, immersione nell’esperienza, che si tratti di un’impresa memorabile o di una semplice azione quotidiana, attiva stati emozionali positivi che contribuiscono a far sentire che quel tempo è un tempo buono, speso bene.

E ancora: il tempo acquista senso quando noi crediamo profondamente in ciò che facciamo, quando sentiamo di realizzare un’ambizione personale e quando pensiamo che la nostra zione, il nostro impegno contribuiscono a un benessere più ampio.[…]

[…] Quando stabiliamo un contatto pieno con l’ambiente e siamo presenti con tutti i sensi, con il cuore e con la mente, allora attraversiamo esperienze di grande intimità soggettiva e relazionale.

Esperienze vivide che scandiscono il tempo in un “prima” (che l’evento avesse luogo) e un “dopo” l’accadimento.

“ Quando la vita non ha una visione  verso la quale tendere, per la quale anelare, che si vuole realizzare, allora non c’è nemmeno un motivo per darsi da fare.” Erich Fromm

[pagg.59-61 opera sopra citata]

Il tempo della noia

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“Noia: il desiderio di desideri… ” Lev Tolstoj

La noia è una esperienza emozionale, o meglio esistenziale, che sconfina a volte nella malinconia. Nell’una e nell’altra si ha la dissociazione fra il tempo interiore (Kairos) e il tempo della clessidra (Kronos); nel senso che quest’ultimo cammina e avanza e l’altro invece inciampa e si arresta.

In ogni caso, nella noia il tempo vissuto (ossia l’esperienza soggettiva del tempo) è divorato dal presente ma non sprofonda nella voragine del passato.

Non c’è una sola forma di noia ma ce ne sono molte: ci sono forme leggere e profonde, motivate e immotivate, prevedibile e imprevedibili, visibili e invisibili; ci sono forme di noia che ci portano a meditare sul senso della vita e altre che ci immergono nel vuoto e nel nonsenso della vita.

L’esperienza della noia è una caratteristica che troviamo molto spesso nel mondo adolescenziale. L’elemento, che più abitualmente contrassegna la vita emotiva dell’adolescente che si annoia, è l’indifferenza.

Indifferenza emozionale che lo induce a negare valore e significato alle persone e alle situazioni e indifferenza etica che lo porta a non distinguere il bene dal male.

Dalla noia e dall’ansia di uscirne nasce la condizione di eccitamento momentaneo che, spesso nella modalità adolescenziale d vita, inducono i ragazzi ad azioni aggressive nei confronti degli altri e di se stessi, alla guida selvaggia di automobili e con frequenza sempre maggiore all’assunzione di sostanze alcoliche o stupefacenti.

Ma al di là di questi gesti, una vita emozionale immersa nella noia si fa arida togliendo lo slancio vitale necessario all’evoluzione e al benessere. Allora come è possibile vivere una vita dotata di senso quando le emozioni hanno perso la loro spontaneità? Il luogo eletto nel quale far vivere queste ambivalenze emozionali e relazionali diventa internet che coinvolge non solo la giovane popolazione “annoiata” ma anche quella adulta.

Vediamo, infatti, che molto spesso internet non  viene utilizzato come strumento di conoscenza, una finestra sul mondo , bensì diventa il principale mezzo per mettersi in “relazione” con l’altro da una distanza che protegge da ogni coinvolgimento senso-emozionale.

Dalla noia può allora nascere una vera e propria dipendenza da interne nella quale si conosce stando fermi, si stabiliscono contatti senza entrare in contatto, si provano sensazioni senza vicinanza umana.

I contesti emozionali delle famiglie, nelle quali crescono adolescenti divorati dalla noia, sono non di rado contraddistinti da aridità e da inadeguatezza nelle relazioni, dalla incapacità di ascoltare e dalla mancata volontà di confrontarsi con i problemi interiori dei figli.

La crisi e poi lo smarrire il senso della vita hanno molte radici e una di queste è rappresentata negli adolescenti, ma anche negli adulti, dall’inaridirsi delle emozioni e dal loro naufragare nella noia.

Come dice Galimberti in “L’ospite inquietante”, quello che nella nostra società si avverte sempre di più è la sovrabbondanza di stimoli esterni e la conseguente aridità di comunicazioni che portano all’indifferenza esistenziale.

Quali possono essere le cause della noia, del deserto emozionale, che ne consegue? Uno dei motivi principali è la mancanza di una educazione emotiva famigliare dove gli adolescenti trascorrono il loro tempo con la televisione ed internet sempre accesi. Anche la scuola non è sempre all’altezza nel suo compito di educare alle emozioni oltre che preoccuparsi della maturazione intellettuale dei ragazzi.

Ad accrescere poi il deserto emozionale, così intrecciato alla noia, si aggiunge il fatto che i valori dominanti di oggi sono incentrati sul successo, sulla negazione del dolore, sui soldi e difficilmente indirizzati verso la solidarietà.

Come dice ancora Galimberti, nel deserto della comunicazione emotiva, che da bambini non ci è arrivata, da adolescenti non abbiamo incontrato, e da adulti ci hanno insegnato a controllare, crescono un individualismo esasperato, e insieme una grande difficoltà ad una riflessione interiore che consenta di creare relazioni autentiche.

Così non si sa più mettere in contatto il cuore con la mente, la mente con il comportamento e il comportamento con le risonanze emozionale che gli avvenimenti destano nel cuore…….

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liberametne tratto da:

E.Borgna “Il tempo e la vita” ed. Mondadori

La nostalgia come metafora della vita

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“Per mettersi in viaggio

c’è bisogno della

nostalgia di qualcosa …..” S.Tamaro

La nostalgia fa parte della vita, come ne fa parte la memoria, dalla quale la nostalgia nasce sulla scia dei ricordi, luminosi e oscuri, dolorosi e salvifici, scintillanti e umbratili, che la nutrono.

Non c’è vita che non sia attraversata dai sentieri talora enigmatici della nostalgia, e delle sue emozioni sorelle, la malinconia, il dolore dell’anima, il rimpianto, e talora la gioia, la emozione più eterea e incorporea della nostra vita, e molte sono le forme in cui la nostalgia si manifesta nelle sue intermittenze, e nei suoi orizzonti di senso.

Andare alla ricerca delle emozioni, delle emozioni perdute, e la nostalgia lo è, non è solo compito di coloro che si occupano dei labirintici meandri della mente umana, ma di chiunque viva, nel mare sconfinato delle relazioni umane che non si comprendono, anche se spesso ci si ostina a non volerlo fare, nei loro significati se non sono ricondotte alle loro fondazioni emozionali.

Ma è sicuramente molto più facile riconoscere le fondazioni razionali dei nostri modi di essere, e di comportarci, che non quelle emozionali , del nostro sentito così camaleontico e fluido, nondimeno tuttavia necessario ad una vita che non voglia rimanere estranea ai valori di umana solidarietà oggi così in pericolo.

Ma è mai possibile vivere senza una continua riflessione sulla storia della nostra vita, sul passato che la costituisce, sulle cose che potevano essere fatte, e non lo sono state, sulle occasioni perdute, sulle ragioni delle nostre nostalgie e dei nostri rimpianti? Sì, temo sia possibile, e sia frequente, questo sfuggire al dialogo con noi stessi galleggiando in una superficie opaca insieme ai detriti di vita che vogliamo non lascino un segno.

Dialogare con se stessi, anche se magari fa male, è comunque premessa alla conoscenza di quello che siamo stati e di quello che ora siamo. Ricostruire la storia interiore della nostra vita, ripensare alle cose delle quali dovremmo avere nostalgia o rimpianto non è perdere tempo ma riflettere sul senso della nostra vita ,ed educarci a non ripetere, se è possibile, le mancanze, o gli errori del passato.

Senza ovviamente lasciarci risucchiare dalle sirene del passato, delle cose che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, dalle ossessioni che non ci consentono di vivere liberamente quello che sta accadendo nel presente e di accettarlo.

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Liberamente tratto da:

E.Borgna – “Il tempo e la vita” – ed.Mondadori

Impariamo a gestire il tempo

Tutti vorremmo tutto e la possibilità di fare tutto ma, già da quando avevamo tre anni ci siamo dovuti scontrare con il concetto dello spazio-tempo.

A quell’età i bambini sono molto capricciosi. Ma “capricciosi” non è il termine più appropriato: stanno soffrendo molto, perché la presa di coscienza del concetto di spazio-tempo toglie loro l’illusione di poter far tutto nello stesso momento. Caduta l’illusione, affrontano la difficoltà della scelta, che spesso viene vissuta come privazione.

Se il nostro bisogno è assecondare qualcuno che amiamo o temiamo, per evitare il senso di frustrazione o il senso di colpa, cerchiamo di dilatare il tempo e accorciare le distanze, ma dal momento che non è possibile, danneggiamo solo noi stessi.

Corriamo da un luogo all’altro, sottraiamo tempo al sonno, perfino ciò che ci concediamo spesso è fatto a rotta di collo, non vissuto pienamente.

La difficoltà maggiore che le persone sperimentano infatti è quella di non riuscire a separare due termini fondamentali nella gestione del tempo:

urgenza ed importanza.

Per la maggior parte infatti la giornata è vissuta come il susseguirsi di urgenze a cui far fronte, accumulando una quantità sempre maggiore di stress tralasciando tutte quelle cose che ritengono davvero importanti per il proprio benessere.

Tutti noi, del resto, abbiamo a disposizione 24 ore al giorno. Ce lo ricorda una famosissima frase dello scrittore H. Jackson Brown, alla quale dovremmo ripensare un po’ più spesso: “Non dire che non hai abbastanza tempo. Hai esattamente lo stesso numero di ore al giorno che hanno avuto Pasteur, Michelangelo, Madre Teresa, Leonardo da Vinci, Thomas Jefferson e Albert Einstein”.

Il segreto sta nell’utilizzare al meglio le ore a nostra disposizione per non andare incontro a due spiacevolissime sensazioni:

  • sentirsi in colpa per non avere fatto ciò che avremmo dovuto/voluto fare
  • avvertire di aver perso il controllo della nostra vita

L’essenza alla base di una gestione efficace del tempo e della propria vita consiste nell’organizzare e nell’eseguire le attività in base a priorità ben bilanciate.

Le cause di una gestione del tempo insoddisfacente possono essere :

  • l’incapacità di fissare priorità;
  • l’incapacità di organizzarsi intorno alle proprie priorità;
  • la mancanza dell’autodisciplina necessaria per eseguire tali priorità, attenendosi ad esse

E allora proviamo ad imparare a gestire il nostro tempo. Certo, dobbiamo individuare che cosa è importante e poi compiere scelte drastiche.

In questo obiettivo ci può venire in aiuto Stephen Covey, uno dei guru della crescita personale che nel suo libro “Le 7 regole per aver successo” ci offre uno strumento che può fare la differenza: il metodo dei 4 quadranti o “matrice di Covey”.

Considerando le variabili di importanza ed urgenza ogni attività può essere inserita in una delle 4 categorie.

MATRICE DI COVEY 1

Nel primo quadrante si scrivono le cose urgenti ed importanti;

E’ chiamato il quadrante delle “crisi”, ignorandole  sperimentiamo immediatamente delle difficoltà.

Sono scadenze per noi significative e che non possiamo rimandare.

Ad esempio: crisi lavorative che richiedono un nostro intervento immediato,scadenze per lavoro, esami …

Nel secondo quadrante scrivi le cose importanti ma non urgenti;

E’ il quadrante delle “opportunità”.

E’ il quadrante nel quale di solito le persone dedicano minor tempo, ma che porta i maggiori benefici a lungo termine. Trascurandolo ci ritroviamo a percepire una minor capacità di controllo sulle nostre attività, un esempio chiaro è quello riferito al trascurare attività che riguardano la salute o la prevenzione che di solito le persone non scrivono in questo quadrante.

Di solito si riassumono nella frase “lo farò quando avrò più tempo..”

Ad esempio: Corsi di formazione/corso di studi/ aggiornamento, pianificazione di progetti/attività/viaggi a medio –lungo termine, relazioni/ rapporti interpersonali che vogliamo  sviluppare o cui vogliamo dedicare più tempo, salute ed attività fisica

Nel terzo quadrante scrivi le cose urgenti ma non importanti;

E’ chiamato il quadrante dell’”inganno”

A volte questo quadrante è riempito più degli altri quando stiamo dedicando troppo tempo ai compiti che altri ci richiedono trascurando le nostre urgenze e necessità.

Ad esempio: Telefonate/mail non importanti che interrompono quello che  stai facendo, in generale attività richieste da altri nelle quali non vediamo alcun vantaggio ma cha facciamo con urgenza per gli altri

Nel quarto quadrante scrivi le cose non urgenti e non importanti;

E’ chiamato il quadrante delle “sprecoi”

Di solito quando questo quadrante è troppo pieno terminiamo la giornata con un senso di noia e incompiutezza come se avessimo perso tempo.

Ad esempio: Tv , Chat/internet ,lettura, attività che aiutano a svagarci

Dopo aver provato a riempire lo schema prova a vedere quanto tempo dedichi ad attività importanti per il tuo benessere (quadrante 2)…..

Una semplice abitudine per iniziare a migliorare il proprio benessere infatti è quella  dedicare maggior tempo ed attenzione allo sviluppo di attività che ricadono dentro questo unico quadrante.

Se sei in una fase di mancanza di motivazione o confusione riordinare e ri-progettare questa area ti aiuta a sperimentare maggior soddisfazione e minore stress nel quotidiano fornendoti una direzione chiara verso la quale TU ritieni importante andare.

E per finire sdrammatizzando una carinissima storiella trovata nel web che rafforza il concetto che sapere gestire il tempo non significa fare più cose possibili ma fare soprattutto le cose che consentono il raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo posti…..

“ … Un giorno un agricoltore disse alla moglie: “domani andrò ad arare il campo ovest”.

 Il mattino successivo uscì per lubrificare il trattore, ma gli mancava l’olio e andò al negozio a procurarselo. Per strada notò che non era stato dato da mangiare ai maiali. Si diresse verso il silos per prendere il granoturco.

Là vide dei sacchi che gli ricordarono che c’era bisogno di mettere le patate a germogliare. Si avviò verso la buca delle patate e per strada scorse il deposito della legna e si ricordò che prima aveva promesso di portarne un po’ a casa.

 Prima però doveva tagliarla e aveva lasciato l’accetta nel pollaio.

 Andando a cercare l’accetta incontrò sua moglie che dava da mangiare alle galline e sorpresa lei gli chiese: “Hai già finito di arare?”

“Finito?” gridò l’agricoltore “Non ho nemmeno cominciato!”….”

Prendersi il tempo per adattarsi al cambiamento

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Questo post mi sembra di fondamentale importanza affinchè il percorso che decidiamo di intraprendere per diventare liberi e autonomi possa portare a risultati duraturi. E’ basilare imparare a rispettare i propri tempi e soprattutto imparare che non esiste un’autostrada superveloce per raggiungere il risultato , bensì piccoli passi fatti ognuno seguendo il proprio ritmo.

Succede spesso che nel momento in cui vediamo una soluzione spuntare all’orizzonte, abbiamo la tendenza a mettere tutto sottosopra per sistemare il più velocemente possibile le cose . Invertendo radicalmente la rotta, sconvolgiamo parecchi elementi della nostra vita che si influenzano a vicenda. L’ansia provocata dalla grande instabilità nella quale siamo sprofondati diventa allora insopportabile; ed ecco che regrediamo, mettiamo in movimento tutto per tornare indietro, nei vecchi panni.

Il cambiamento può, invece, essere effettuato con dolcezza, in questo modo, lasciamo al nostro corpo, mente e cuore il tempo di adattarsi alle novità.

Spesso, prendiamo prima di tutto in considerazione le soluzioni magiche che conducono solamente ad altre illusioni. Il dipendente è pronto a tutto per piacere; l’idea di assumere nuove sembianze gli piace come nessun’altra.

Concentrandoci sulle nostre priorità e sugli aspetti più problematici della nostra vita, possiamo risolvere una cosa alla volta senza edificare una serie di cantieri. La stabilità e la tranquillità sono fondamentali, fanno parte del nostro equilibrio. I cambiamenti saranno più duraturi e valorizzanti se ci prendiamo del tempo, ciò che abbiamo acquisito si fissa e abbiamo il tempo di assaporare le nostre piccole vittorie. Il desiderio di evolvere trova spazio nella nostra vita.

Il modo migliore per scoraggiarsi è di guardare in blocco tutto quello che vorremmo fare. E’ quindi preferibile fissarsi obiettivi realistici secondo quello che sappiamo essere nelle nostre possibilità. Suddividiamo la strada in tappe ripartendola, quindi, in azioni più semplici.

E’ più facile cominciare con obiettivi meno imponenti, alzando il livello di difficoltà man mano che prendiamo confidenza.

La difficoltà ad adattarsi al cambiamento può rappresentare un ostacolo quando intraprendiamo un cammino per liberarci dalla morsa della dipendenza affettiva. E’ necessario quindi individuare i nostri fattori di resistenza per evitare passi falsi. Può trattarsi della nostra spiacevole tendenza ad autosabotarci quando si tratta di volerci bene.

Il rifiuto di andare a cercare aiuto, le scelte autodistruttive, il rapido demotivarsi e il rinchiudersi in se stessi sono indici del fatto che il nostro corpo oppone resistenza.

Avere la padronanza dei propri pensieri, volersi bene, esercitare il libero arbitrio, agire in maniera coerente con quello che si è! Concediamoci del tempo!!!

Tentando di controllare l’ambiente, il compagno o la compagna e le persone care, il dipendente affettivo cerca di proteggere ad ogni costo il suo paradiso artificiale. L’impressione che tutto gli sfugga di mano e che sta perdendo il controllo della sua vita è talmente forte da indurlo a compensare cercando compulsivamente di controllare tutto all’esterno. E’ il suo modo di scendere a patti con la sua grandissima insicurezza e la sua paura di perdere tutto.

Smettendo di voler prendere il controllo ad ogni costo, segue una strada molto più serena verso un’indipendenza maggiore. Lasciando andare aspetti della vita sui quali non ha un vero potere, dispone di più tempo ed energia per concentrarsi sulle cose che può veramente cambiare, evitando così di disperdere le energie e si ricentra su se stesso. Agisce concretamente sulla sua vita, senza intromettersi indebitamente in quelle altrui.

E dopo mature riflessioni, dopo numerose prese di coscienza e azioni concrete per liberarsi dalla dipendenza, arriviamo a cambiare per diventare quello che siamo.

Le nostre percezioni, le nostre credenze errate e le nostre cattive abitudini cedono il passo ad un prolifico lavoro su noi stessi. I nostri interessi, i nostri talenti e le nostre motivazioni profonde si manifestano e i nostri ideali disfunzionali lasciano il posto ad una visione tutta personale della vita.

E ci accorgiamo di aver finalmente ripreso le redini della nostra esistenza e il potere sulla nostra vita!!!!

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