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Ci sono possibilità

coppia-bici

“I dwell in possibility” E.Dickinson

Anche se oggi sembra minacciata, l’avventura dello stare in coppia resta una proposta magnifica, stupefacente e a volte esplosiva!

Con questo post, nato sulla scia di un libro stupefacente, lucido e a volte chirurgicamente spietato che sto leggendo “Eccomi” di Jonathan Safran Foer, voglio invitare tutti coloro che si impegnano in questa avventura a trovare i mezzi per affrontarla nel migliore dei modi cercando di non farsi intrappolare da:

  • l’accusa dell’altro “é colpa tua, hai sempre ragione, non parli mai, non ti si può dire mai nulla, non ci sei mai”
  • l’autoaccusa: “non vedo mai nessuno, non sono interessante, i miei genitori non mi hanno mai amato, non ho mai avuto possibilità…”
  • il non detto: tutte quelle parole sospese che per paura, noia, fatica, si vanno ad accumulare  dando origine a distanze sempre più incolmabili ….

La vita a due ha bisogno di responsabilizzazione ad ogni istante, di presenza di quell’Eccomi  senza se e senza ma.

Se non ci lasciamo definire dai desideri e dalle paure dell’altro, se non tentiamo di definirlo in funzione dei nostri desideri o delle nostre paure, possiamo sperare di alimentare una relazione viva e duratura con un essere amato o una persona che ci ama.

E’ possibile cominciare a restare in piedi senza vacillare, senza piegarsi sotto la paura …

E’ possibile cominciare a camminare, senza essere titubanti; a scegliere un proprio cammino, ad aprirsi un varco attraverso gli ostacoli e i dubbi.

E’ possibile cominciare a parlare, forse esitando, ma con parole proprie.

E’ possibile osare.

E’ possibile esprimere il proprio stato d’animo, le proprie emozioni, le proprie posizioni.

E’ possibile correre il rischio di perdersi, di soffrire.

E’ possibile correre il rischio di non essere sempre compresi o ascoltati.

E’ possibile abituarsi ad una maggiore solitudine per incontrare meglio la parte migliore di sé.

E’ possibile cominciare ad uscire dai bisogni e dalle mancanze che l’altro proietta su du noi, per vivere relazioni di piacere in cui il desiderio possa esprimersi in tutta libertà nello spazio dentro di noi, nello spazio necessario ad ogni incontro.

E’ possibile vivere inizi e nascite senza ferirsi, senza entrare nelle ferite altrui.

E’ possibile cominciare a nascere di nuovo più vicini a se stessi. Riconoscersi nel sogno, nella tenerezza, nella condivisione delle parole.

Quando l’impossibile attraverso l’ascolto e lo sguardo dell’altro si trasforma in possibile è …. MERAVIGLIA!!!

Vivere la coppia in modo duraturo e in una relazione di creatività prima di tutto vuol dire correre il rischio di assumere una posizione il più possibile chiara nelle nostre aspettative, nei nostri contributi e nelle nostre zone di intolleranza e vulnerabilità.

Vuol dire proporre all’altro di stabilire i suoi confini, di affermarsi anche nelle sue richieste, nelle sue aspettative e nelle sue zone di intolleranza e vulnerabilità.

Vuol dire anche accettare di scoprire con stupore e disagio la possibilità o l’impossibilità di una relazione viva e sempre da costruire, da alimentare e sviluppare con la persona che ci ha scelto e che noi abbiamo scelto.

Ogni relazione contiene una parte aleatoria, imprevedibile, un’incognita legata alle evoluzioni, alle rivelazioni e agli incontri che costellano ogni esistenza. Questo è il rischio legato ad ogni forma di vita.

Un rischio sempre più ridotto se preso in considerazione da uno sguardo lucido sulla realtà.

Vorrei concludere con una sorta di Dichiarazione dei diritti all’amore da leggere ogni tanto insieme strada facendo ….

  • Amarti senza sottometterti
  • Addomesticarti senza metterti in gabbia
  • Conosceti senza irrigidire la mia visione
  • Trovarti senza nascondermi
  • Raggiungerti senza minacciarti
  • Accoglierti senza trattenerti
  • Chiederti senza obbligarti
  • Darti senza svuotarmi
  • Rifiutarti senza ferirti
  • Lasciarti senza dimenticarti
  • Riempirti senza colmarti
  • Esserti fedele senza tradirmi
  • Sorriderti e intenerirmi
  • Scoprirti e stupirmi
  • Meravigliarmi e lasciarmi andare alla fluidità dello slancio
  • E restare così viva e libera, aperta alle possibilità dei nostri incontri

 

 

 

L’altra parte della mela …..

androgino platone

“Per duemila anni, ho camminato verso di te

Per entrare in questa stanza, e restare vicino a te”

Sainko Namtchylak

L’incontro con l’altro porta con sé un’indicibile nostalgia di qualcosa che non si conosce. Uno struggimento, dolcissimo, di ciò che nemmeno si sa. L’altro ci mancava già prima, ancora di conoscerlo. Questa sensazione sottile appartiene intimamente all’innamoramento.

Di solito, infatti, si sente proprio quello, un nitido, preciso senso di appartenenza profonda che va oltre la ragionevolezza della situazione. Qualcosa che trascende il momento reale, che si avvicina all’idea di un destino, di una chiamata inevitabile, di una necessità: un appuntamento.

Dovevamo incontrarci. Dovevamo incontrarci perché era scritto, perché prima eravamo uniti e poi ci hanno divisi e adesso finalmente ci siamo ritrovati.

E voilà, ci siamo, ecco il buon vecchio mito platonico dell’androgino, quello che sta alla base di tutta la storia , romantica e struggente, dell’anima gemella.

Il mito è noto. Platone, nel Simposio, lo racconta più o meno così.

All’inizio non c’era distinzione tra i sessi. Eravamo Uno, l’androgino perfetto. Bruttarello in verità. Con quattro braccia, quattro gambe, due volti su un’unica testa e due organi genitali. Poi un giorno l’androgino, per superbia e ambizione, si ribella agli dei e tenta addirittura di dare l’assalto al cielo. Zeus lo punisce duramente: lo divide a metà, costringendo da quel momento gli uomini – nati da questo taglio – a vagare perennemente in cerca della propria metà perduta. Il desiderio sta esattamente lì nella separazione. E’ perché siamo separati che ci cerchiamo e ci cerchiamo continuamente.

Bisogna ammetterlo, la storia dell’anima gemella è una bella fregatura. Perché pone almeno un paio di problemini. Primo: se è uno, e solo uno, il nostro perfetto corrispettivo, che facciamo se putacaso non riusciamo a trovarlo? Che ne facciamo, eventualmente, di tutti i surrogati che ci si parano davanti? Secondo: posto che l’abbiamo trovato, il nostro corrispettivo originario, dove andiamo a sbattere la testa se per caso – ed è un caso quanto mai probabile – lo dovessimo perdere?

I più pragmatici diranno che se l’abbiamo perduta, allora non era davvero la nostra metà, perché altrimenti saremmo rimasti uniti, come una cosa sola. Si sa, però, che queste considerazioni razionali a poco valgono: la sensazione di aver perduto l’Unico amore è qualcosa di davvero sconvolgente, uno strazio che non ha uguali.

Il mito dell’anima gemella è una trappola romantica di prima grandezza. E’ una trappola infida perché succede proprio così: di fronte ad un certo paio di occhi, un certo giorno, con quella certa luce, in quel certo posto non possiamo eludere l’idea fantastica che proprio quegli occhi abbiano a che fare, in modo misterioso ed inspiegabile, con noi. Che ci sia qualcosa che ci riguarda, lì dentro. E che vogliamo andare a vedere a tutti i costi cosa è.

Freud, è noto, dice che in amore noi amiamo un oggetto perduto. Che nell’amore adulto ricerchiamo, inconsciamente, l’oggetto d’amore dell’infanzia. La madre.

Anche per i neuroscienziati la memoria richiamata dall’altro è memoria dei primi mesi di vita. Le emozioni impresse durante la primissima infanzia dal rapporto con le persone che si sono prese cura di noi sono così potenti da influenzare tutta la nostra vita emotiva successiva, le nostre reazioni e le nostre scelte.

Gli occhi dell’altro,allora, ci parlano forse lo stesso linguaggio senza parole che abbiamo usato da neonati, nella culla, scambiando segnali con gli occhi di nostra madre.

L’altro arriva e riattiva il fantasma del nostro passato: il ruolo della memoria nell’attrazione è fondamentale. C’è effettivamente un “prima e altrove” e sta nella nostra infanzia.

“Nasciamo da una separazione da cui non ci riprendiamo più, e da allora facciamo di tutto, disponiamo ogni cosa, pensiamo, respiriamo, immaginiamo, corriamo dei rischi, amiamo, portandoci sempre dietro l’assurdità di essere nati e di essere soli, di essere stati due e di essere uno solo” (A.Dufourmantelle)

Non ce la ricordiamo più, l’abbiamo rimossa, ma è questa separazione originaria, una specie di perdita iniziale che va ben oltre la madre, a produrre forse la realtà più intima del desiderio e dell’amore.

Amiamo, inseguiamo qualcosa che è sempre stato perduto, ed sempre stato desiderato come tale. Bellissimo. Struggente ….

Essere insieme (II parte)

coppia che balla 1

“ .. Odio e amo. Forse ti chiederai come sia possibile.

Non lo so, ma mi accorgo che accade, e mi tormento”

Catullo

Oltre che per motivi di natura temporale e strutturale, come abbiamo visto nel post precedente, la coppia percorre un ciclo di crescita che, se si conclude, porta alla formazione di una coppia “sana”.

La lettura di tale ciclo si basa sul concetto di autonomia e di separazione-individuazione della Mahler . Il ciclo di autonomia della coppia va, infatti, da una fase di dipendenza ad una di controdipendenza, quindi passando per l’indipendenza raggiunge l’interdipendenza. In ognuna di queste fasi per raggiungere l’autonomia la coppia vive esperienze emozionali particolari.

Queste fasi sono:

DIPENDENZA => detta anche delirio passionale, durante il quale l’idealizzazione del partner è estrema, si pensa a lui come l’anima gemella e l’oggetto che soddisfa ogni proprio desiderio. In questa fase la coppia vive un rapporto simbiotico che, per essere sano, non deve durare più di due anni. Nella dipendenza si ha l’esigenza di avere l’altro e, nello stesso tempo, si vive la paura di assoggettarsi all’altro. Una frase tipica che caratterizza questa fase è: “ti amo perché ho bisogno di te”. Si è molto egoisti rispetto ai propri bisogni che hanno la precedenza sul resto e che, comunque sembrano essere totalmente appagati dall’altro. Questa prima fase si interrompe per favorire il passaggio alla successiva con i primi conflitti legati all’ambiguità e alla ricerca di differenziazione: si manifestano le prime crisi di ansia, utili, appunto, allo scioglimento della simbiosi.

CONTRODIPENDENZA => fase caratterizzata dalla differenziazione: è il periodo della disillusione, della sofferenza dovuta alla scissione tra l’ideale e il reale, nascono i primi sintomi di incompatibilità, si comincia a pensare di creare una giusta distanza. Nascono così le crisi depressive causate da una cattiva gestione della rabbia, generata dalla scoperta che il partner è diverso da come lo immaginavamo. Il conflitto in questo periodo è centrale e fisiologico. Una buona elaborazione di questa fase permette il passaggio alla fase successiva.

INDIPENDENZA => è la fase in cui la coppia sente l’esigenza di uscire dal nucleo a due ed esplorare l’esterno. E’ forse il periodo più problematico e pressante dal punto di vista conflittuale, si presentano litigi anaffettivi, ognuno cerca di andare per la propria strada, si presentano crisi emozionali legate all’alternarsi di rimpianti e speranze. E’ il momento in cui aumenta il rischio di rottura e tradimenti ma anche la voglia di conoscersi meglio e di lottare per un’unione piuttosto che per una separazione.

INTERDIPENDENZA => quest’ultima fase è rappresentata dall’accettazione di un legame imperfetto: si riconosce l’imperfezione e i successi dell’altro, senza caduta di stima e di sostegno e senza entrare in competizione. E’ la fase finale e matura del rapporto di coppia, non vengono fatte proiezioni dei propri genitori sul partner, i bisticci sono su quello che sta capitando e non si mira a colpire intimamente l’altro. I partners possono riunirsi e separarsi senza le paure dell’abbandono e dell’invasione e non si preoccupano più di chi sta dando o prendendo di più.

“ Essere insieme è sapersi ogni volta ri-trovare con entusiasmo nella presenza,

dopo essersi inevitabilmente separati …”

(E.Giusti, A.Pitrone – Essere insieme – Ed.Sovera)

Essere insieme (I parte)

coppia pinguini

Dopo una serie di post in cui si è parlato di innamoramento, anima gemella, amore, passione, tradimenti e gelosia mi sembra corretto fermarsi a riflettere cosa sia una coppia ripercorrendone le sue fasi evolutive.

La coppia si ritiene, solitamente formata da tre elementi, i due individui che la compongono ed una relazione; IO-TU-NOI. Il termine coppia deriva dal latino “copula” che significa legame, insieme, congiunzione.

Una coppia si forma in seguito ad una proposta consapevole o inconsapevole di relazione, basata sulle istanze personali di un individuo e con modalità che sono conformi alle rappresentazioni interne che fanno parte della propria esperienza.

Ogni relazione sentimentale incomincia con un contatto dopo un incontro. Progressivamente, ci si rende conto che si sta bene in compagnia di quella persona, stare insieme stimola la curiosità di conoscere l’altro ed il desiderio di raccontarsi.

Si sviluppa una situazione di attrazione che rende felici, nasce un sentimento e parlarsi, comunicare in tutte le forme di cui si è capaci, avvia il rapporto verso l’amore reciproco

Per quanto riguarda la scelta del partner possiamo dire che essa si basa su una strana mescolanza tra mito familiare, copione e bisogni più strettamente personali.

Si può cercare e quindi scegliere un partner per una serie svariata di motivi che vanno da quello utilitaristico, come vantaggio economico, a motivi connessi ad una pressione sociale legata al raggiungimento di un’età biologica in cui tutti si aspettano che la vita debba avere un’evoluzione, in realtà i motivi principali sono legati ad alcuni bisogni fondamentali dell’uomo, in particolare quello di attaccamento, accadimento e sessuale.

Questo insieme di elementi determina quella che Goethe ha chiamato “affinità elettive”, “sottile affinità chimica in virtù della quale le passioni si attirano e si respingono, s’associano, si neutralizzano e poi si separano e si ricompongono un’altra volta”.

Ognuno, poi, cerca di sperimentare le modalità di contatto che gli sono proprie e cerca di prevedere le reazioni e i comportamenti dell’altro con la speranza di utilizzare queste sensazioni per riuscire a rendere concreto il proprio bisogno di avviare le relazioni affettive.

A questo punto il soggetto che riceve il messaggio ascolta le proprie modalità di contatto e, se si sente predisposto alla relazione affettiva, accetta la proposta e rende possibile lo scambio della comunicazione. Ecco ,quindi, che si realizza nella coppia un monitoraggio affettivo che conferma l’accordo tra i due individui e che produce, nel tempo, un’evoluzione della relazione affettiva appena instaurata.

triangolo sternberg

Un elemento fondamentale per creare e mantenere unita una coppia è l’amore che secondo Sternberg, professore di psicologia e pedagogia a Yale, ha la forma di un triangolo ai cui vertici troviamo l’impegno come componente cognitiva => io ti scelgo, l’intimità come componente emotiva =>io ti amo e la passione come componente motivazionale dell’amore => io ti desidero

La coppia attraversa nell’arco della sua esistenza varie fasi che la caratterizzano e che rendono necessaria una trasformazione della propria organizzazione interna:

  • Nascita della coppia => a questa fase appartengono l’innamoramento, l’amore, la scelta del matrimonio o della convivenza. E’ lo stadio in cui si comincia a formare l’identità della coppia che si differenzia dalla famiglia di origine creando confini sempre più definiti.
  • Nascita del primo figlio => porta con sé una nuova ridefinizione dei confini all’interno della coppia considerando la genitorialità
  • La coppia, di fronte ai figli adolescenti => in questa fase, il compito evolutivo fondamentale riguarda il naturale processo di separazione reciproca; c’è la necessità di una ridefinizione della relazione coniugale, i momenti di intimità e solitudine della coppia aumentano, è quindi indispensabile costruire nuovi spazi sociali come singoli e come coppia di genitori. Appartiene a questa fase anche il favorire la costruzione per il figlio di una propria identità separata, sviluppando un atteggiamento di protezione flessibile, aumentare la duttilità dei confini familiari per permettere e favorire il cambiamento rimanendo tuttavia una guida sicura, soprattutto nei momenti di difficoltà.
  • La coppia con i figli adulti => come i figli devono costruirsi una propria vita affettiva e lavorativa autonoma e indipendente, anche i genitori devono accettare la separazione da loro ridefinendo la relazione genitori-figli nella direzione di un rapporto alla pari. In questa fase i figli escono di casa con lo status di adulti e i genitori possono soffrire della sindrome del nido vuoto. I coniugi si riguardano negli occhi e si riscoprono partner, sperando che si piacciano.
  • Fase del pensionamento => Se la coppia riesce ad adattare le proprie modalità relazionali e a raggiungere un maggior senso di intimità e solidarietà, questa fase può diventare una delle più belle di tutta la vita, perché entrambi i coniugi sono meno impegnati professionalmente e come genitori; possono quindi viversi più serenamente il proprio rapporto di coppia.

Osservando la coppia in questo modo possiamo vedere come essa sia qualcosa che va avanti nel tempo. L’evoluzione è saper rispondere in modo adeguato alle richieste esterne e interne alla persona, ed è possibile maggiormente quando nella coppia esistono due individui che hanno la capacità di distinguersi uno dall’altro, mantenendo dentro di sé l’altro.

Continua ……

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Bibliografia:

Giannella,Palumbo,Vigliar  “Mediazione familiare e affido condiviso”  Ed.Sovera

Giusti, Pitrone  “Essere insieme”  Ed. Sovera

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