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Il riparo è già dentro di noi

albero strade

Voglia di tana, di area protetta: indispensabile, in tempi difficili. Và trovata dentro di sé sviluppandola resilienza: in fisica è la capacità della materia di assorbire i colpi senza rompersi.

Ecco, certi individui sono così: capaci di andare avanti dopo batoste tremende, di cadere e rialzarsi. Oggi, una qualità ineludibile.

Per svilupparla prescrivo alcune pillole strategiche:

  • Prima => Non evitare la crisi ma attraversarla. Come diceva il poeta Robert Frost: “Se vuoi venirne fuori, ci devi passare in mezzo”.
  • Seconda => fare i conti con le debolezze senza nasconderle, per trasformarle in punti di forza. Per esempio chi affronta un abbandono (ma vale anche per i licenziamenti e i lutti) spesso ingoia le lacrime e ostenta sicurezza. Invece bisogna avere il coraggio di ammettere che si sta da cani: offrire di sé un’immagine reale è un atteggiamento più forte, vincente.
  • Terza => sapere che la vera area protetta è il sogno. Una domanda che faccio spesso è: “Dove ti piacerebbe essere tra sette anni, a fare cosa?” . Una specie di viaggio onirico guidato che costringe a proiettare noi stessi nel futuro. Perché non è mai il momento sbagliato per sognare. Anzi, a volte sono le fantasie, le logiche non ordinarie, a rivelarsi illuminanti. E a indicarci a sorpresa la soluzione di un problema.

Giorgio Nardone, psicoterapeuta .

Fondatore con Paul Watzlawick del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, evoluzione della scuola di Palo Alto

Le donne in amore (2° parte)

equilibristi

Continuiamo nel nostro viaggio con altri  copioni sempre tratti dal libro di Giorgio Nardone ““Gli errori delle donne (in amore)””:

 LA BRACCATRICE

Viene in questo modo raffigurata la donna che con assoluta continuità si muove alla ricerca dell’uomo giusto con il quale mettere su coppia e famiglia.

Questa primaria ricerca di stabilità differenzia il profilo della braccatrice da quasi tutti gli altri già e il ruolo attivo lo distingue, ad esempio, dal medesimo scopo messo in atto dalla “Bella Addormentata”.

Una sorta di smania irrefrenabile a costituire il proprio nucleo amoroso e sentimentale prende questa tipologia femminile e induce la donna a comportarsi come un animale predatore sempre a caccia fino al raggiungimento dell’obiettivo.

Quello che può cambiare è lo stile di caccia: aggressivo e diretto; indiretto e sottile; o addirittura raffinato e fatto di espedienti complessi, ma lo scopo è sempre lo stesso: impossessarsi dell’agognata preda.

Di solito, una volta creata la propria relazione amorosa, le “Braccatrici” attivano un isolamento protettivo del proprio uomo rispetto ad altre donne per il timore di una possibile seduzione del partner appena conquistato.

La persona che ha fatto suo questo copione è una donna estremamente tentennante, che ha bisogno di una tana rassicurante dove tenere la preda ben salda, lontano da ogni intrusione. Pertanto ci si trova davanti a donne gelose del partner e che vedono in ogni altra “lei” una possibile e pericolosa rivale.

Come si può ben intendere, una tale smania di costruirsi una sicurezza sentimentale non permette una adeguata selezione del partner ideale: la nostra “braccatrice” si accontenta molto facilmente per poter mettere a freno la sua ansiogena frenesia.

Sull’altare della sicurezza viene così sacrificata la realizzazione di un legame sentimentale davvero felice e compiuto dove spesso la coppia si trasforma in famiglia: i figli servono solo a riempire i tanti vuoti della relazione.

Usualmente questa dinamica si protrae per l’intero corso della vita relazionale: un rassicurante grigiore protegge da qualsiasi rischiosa esplosione di colore e di vita ….

LA TRAGHETTATRICE

In altri termini la donna in gamba e tenace che si occupa prioritariamente di sostenere il proprio partner nell’affrontare le sfide della vita. E’ lei che sacrifica molte delle sue energie per aiutare il compagno ad elevarsi socialmente e personalmente.

Non di rado queste donne si fanno guidare da specialisti per svolgere al meglio il compito al quale si sentono votate, quello di traghettare da una sponda all’altra colui che non sa nuotare, né remare, né governare un’imbarcazione nell’impetuoso fiume dell’esistenza.

Le origini dell’incapacità di navigare dell’uomo sono diverse: dalla fragilità fobica all’insicurezza interpersonale, dal blocco psicologico nelle performance richieste a vere e proprie patologie psicologiche.

Il copione della donna invece è sempre lo stesso: assoluta abnegazione nella missione da portare a termine: condurre il proprio compagno al superamento dei suoi limiti.

Si da il caso anche che in questa tipologia di relazione la componente maschile abbia ben poco talento e che tocchi alla parte femminile saper trovare perfino quello che non c’è.

Purtroppo quello che appare come un nobile intento compiuto con amorevole slancio si evolve nella maggioranza dei casi in un tragico esito per chi avrebbe, invece, i meriti del successo. Infatti il traghettato giunto all’altra sponda molte volte salta giù dall’imbarcazione e continua il suo percorso insieme ad altri, lasciando la nostra traghettatrice con i remi ancora in mano, esausta per lo sforzo e distrutta per l’abbandono.

L’incapace, divenuto abile, viene facilmente travolto dall’ebbrezza del sentirsi finalmente potente e desiderato: pertanto il rigettarla, il tradirla o l’abbandonarla viene vissuto dal maschio non come una colpa, ma come ragionevole ed incontestabile diritto ….

LA LECCATRICE DI FERITE

Nelle società selvatiche degli animali, come quelle dei leoni o dei lupi, quando un soggetto viene ferito il partner lecca la piaga per farla guarire, pulendola e disinfettandola con la saliva.

Il riferimento è a quelle situazioni in cui la donna si lega ad un uomo tramortito e ferito da una relazione appena conclusa e, di solito, finita drammaticamente. Si trova così a doverlo sanare con il suo amore e le sue cure.

Tre sono i possibili esiti di questo copione: se riesce nell’opera di rivitalizzazione del maschio ridotto allo stato larvale, questi una volta di nuovo in forma, non avrà più bisogno della “leccatrice di ferite” e guarderà verso altri orizzonti; se invece non riesce a sanare le ferite del partner, continuerà ad avere accanto un derelitto, bisognoso di cure costanti e quindi non in grado di regalarle alcunché di emotivamente appagante. Il terzo esito, forse il più doloroso, si compie quando il ferito sanato e riabilitato torna con la partner precedente, che ci ha ripensato e che lo rivuole, probabilmente per massacrarlo di nuovo…….

Nel libro di Nardone vi sono altri copioni e relative storie di donne … io mi fermo qui per evitare di riportare tutto il testo che penso neanche si possa ….

Possiamo però chiederci, come fa l’autore nell’ultima parte del libro: “Esiste un amore saggio??? .. Ossia un amore che pur preservando la passione più romantica possa essere al tempo stesso un’equilibrata e costruttiva relazione di coppia?”

Prima di rispondere , dice Nardone, è necessario argomentare bene il problema.

  • L’amore passionale è di per sé l’opposto della saggezza e non risponde certo alla riflessione in quanto effetto di spinte viscerali.
  • Anche lo stimolo più eccitante ripetuto nel tempo riduce in suoi effetti in virtù della nostra capacità di adattamento che piano piano smorza gli entusiasmi.
  • Nella fase dell’innamoramento vediamo nell’altro quello che ci mettiamo noi, idealizziamo il partner di tutte quelle caratteristiche che vogliamo abbia ma che non necessariamente ha. Quando questa carica iniziale della relazione finisce, la delusione quindi è inevitabile.
  • La coppia nasce dall’unione di due partner con caratteristiche uniche, essa è quindi un soggetto terzo . Pertanto nella relazione va considerato il trinomio IO – TU – NOI
  • Per sostenersi la relazione necessita di soddisfare i singoli bisogni: la coppia è la coincidenza di due in-dividui e quando questi non coincidono la coppia non si regge
  • La compensazione in una relazione non è buona: l’altro non è lì per compensarmi; la maggioranza delle complementarietà relazionali è sostenuta dagli elementi disfunzionali dell’interazione tra i due partner che si autoalimentano reciprocamente.
  • La coppia per mantenere il suo equilibrio deve adattarsi, modificandosi in concomitanza dei cambiamenti evolutivi dei singoli componenti e della coppia stessa .

Possiamo quindi concludere con una immagine metaforica che racchiude il “segreto” del saper vivere insieme “due equilibristi che camminano ognuno sulla propria corda tesa avendo però a disposizione una sola barra stabilizzatrice gestita da entrambi in modo da conservare un funambolico equilibrio ….”

Le donne in amore ….

BACIARE ROSPO

In una delle mie solite scorribande in libreria ho trovato un volumetto che ha stuzzicato la mia curiosità e leggendolo mi sono trovata più volte a sorridere riconoscendomi in più di uno delle varie donne descritte. Si tratta di “Gli errori delle donne (in amore)” di Giorgio Nardone, psicoterapeuta fondatore insieme a Paul Watzlawick del Centro di Terapia Strategica.

Il libro è una galleria di ritratti femminili legati ad altrettanti copioni sentimentali. Ognuno di noi inevitabilmente costruisce un proprio stile di gestione della realtà basato sulla propria esperienza, che poi si compone nel tempo come un mosaico attraverso la combinazione di quelle modalità che si sono dimostrate capaci di produrre gli esiti desiderati. E’ proprio l’efficacia di certe modalità che ci induce ad acquisirle come qualcosa da riprodurre in situazioni analoghe.

I copioni sentimentali sono quindi azioni e reazioni elette a proprio stile personale. Per questa ragione tendono a mantenersi costanti anche quando si cambia partner: la persona dunque continua a “recitare” il suo personaggio dentro differenti commedie.

Il problema emerge quando l’interprete non riesce più a cambiare il suo personaggio, quando la parte, in senso teatrale, non può più essere modificata in quanto l’attore ne è intrappolato.

Così avviene in amore quando si insiste sullo stesso copione anche di fronte al fallimento, quando si ha l’incapacità di cambiare quella serie di atteggiamenti e comportamenti che alimentano la disfunzionalità della relazione sentimentale.

E ora si alzi il sipario ed entrino i personaggi …….

LA FATA …..

Bella, brava, buona, sempre motivata dalle migliori intenzioni; affascinante, sempre dolce e disponibile con tutti; intelligente, diligente, di successo negli studi e nella professione. All’apparenza talmente perfetta che quasi ci si dovrebbe guardar bene dall’averci a che fare per non “contaminarla”.

Tuttavia come ogni medicina in sovradosaggio si trasforma in veleno, anche l’essere “adorabile comunque” può diventare una pozione letale.

Il limite più evidente del suo agire in amore è rappresentato dall’inabilità a dare inizio, e poi a mantenere, una dinamica conflittuale all’interno della coppia. Inevitabilmente la Fata tende a voler superare i contrasti a qualunque costo.

Spinta da questo imput riesce soavemente  a passare sopra qualunque sopruso o torto subito, proprio perché per lei l’esigenza primaria resta conservare la serenità nella relazione con l’altro.

Purtroppo per lei, la Fata incorre frequentemente in partner complementari. Infatti, il modello di uomo che più le si lega non è certo un pacifico e ben disposto “mago”, ma per lo più una persona scorretta, mossa dalle passioni più negative. La dolce Fata sarà così massacrata da colui che contrapporrà alle sue buone maniere modi di fare diametralmente opposti: aggressività e maleducazione, scorrettezza e il più delle volte propensione al tradimento.

Una combinazione dunque Fata-Fedifrago tanto letale per la prima quanto estremamente frequente.

E’ come se lei riuscisse a calamitare su di sé, anche dalle persone apparentemente più miti, un imprevedibile rancore, e questo certamente a causa della sua insopportabile assenza di difetti.

E seppure alla base dell’esperienza diretta la Fata dovesse convincersi che il mondo è fondamentalmente malvagio, neppure di fronte a tale evidenza riuscirebbe ad acquisire quel po’ di sana cattiveria necessaria. Pertanto, alla fine, si renderebbe conto di essere lei quella che non va, vivendo tragicamente il paradosso di essere punita perché troppo amabile…..

LA BELLA ADDORMENTATA …

Per quell’aspetto piacevole, sempre curato nei modi; per quei suoi ritmi di vita sempre lenti e morbidi, potresti prenderla per la modella di un pittore. In lei tutto è improntato alla pacatezza di chi sa aspettare.

Ed è proprio l’attesa il leitmotiv comportamentale di questo genere di donna: è in fervente attesa del cavaliere che la possa svegliare con un caldo bacio dal suo essere una Bella Addormentata.

A vederla interagire con l’uomo si ha l’idea che sia costantemente portata ad una sorta di “bradisismo relazionale”. L’attesa per lei è la strategia vincente.

La nostra Bella Addormentata però non ha fatto i conti con la scomparsa, nella notte dei tempi, del cavaliere baciante e l’attesa del risveglio il più delle volte si prolunga tanto da divenire insopportabile. Così in assenza dell’agognato cavaliere, la Bella si accontenta del “bravo ragazzo” conosciuto sui banchi di scuola o del buon amico di famiglia. Decreta per se stessa, in questo modo, un’autentica resa amorosa.

La coppia che così viene a formarsi dei due “bravi e buoni”, di norma si adegua a tutte le regole familiari e sociali e si fonda sulla rassicurante stabilità di un rapporto senza né picchi né baratri.

Tutto sembra bilanciato, e di solito lo è per qualche anno, ma al primo turbamento l’equilibrio un po’ artificioso raggiunto crolla. Infatti, basta che la Bella Addormentata incontri, anche casualmente, un uomo che risvegli in lei i sensi accantonati prima dell’interpretazione data al suo copione, che l’esplosione della donna si trasforma in uragano. La morigeratezza diventa l’opposto trasformandosi in frenesia e la pacatezza in desiderio irrefrenabile.

Il bradipo, in una incredibile metamorfosi, si trasforma in una tigre affamata. A questo punto non si trattiene più: è disposta a tutto pur di ottenere l’oggetto del suo desiderio. Adulterio e trasgressioni per lei diventano qualcosa di legittimo.

Il “buono e bravo” partner con il quale aveva condotto fin lì la sua esistenza viene ritenuto colpevole di tutti i brividi mancati.

Spesso, però, concedendosi tutto quello a cui avevano rinunciato, non trovano affatto la felicità, bensì delusione e solitudine, se possibile maggiore di quella con cui avevano convissuto prima del “risveglio” . Infatti l’uomo perturbante ben di rado è l’agognato cavaliere e dopo una prima fase sentimentale esplosiva, magari più di matrice erotica, anche questa relazione si rivela deludente.

S’innesta così un circolo vizioso: la non più addormentata si trasforma in braccatrice di nuove prede, sempre alla ricerca dell’uomo giusto che non c’è.

L’epilogo più frequente di questa progressione è che la nostra, ora attiva, per mettere fine alla sua vana ricerca ritorna un po’ sui suoi passi. Cioè si riprende un uomo rassicurante e protettivo tornando alla pacata e tiepida realtà di coppia senza brividi avendo di fronte a sé la disperante alternativa della solitudine …….  (continua nel prossimo post)

Continuiamo con la nostra carrellata di personaggi tratta dal libro di Giorgio Nardone “Gli errori delle donne in amore”.

LA BACIATRICE DI ROSPI

Anche questo copione sentimentale si rifà metaforicamente, come la Bella Addormentata, alla tradizione fiabesca: ovvero all’immagine della principessa che baciando il rospo lo trasforma in principe, rompendo con il suo atto amoroso l’incantesimo maligno che lo aveva imprigionato dentro le sembianze dell’animale.

Questa raffigurazione calza perfettamente a quella tipologia di donne che, nella loro forte e decisa convinzione di poter trasformare con l’amore qualsiasi tipo di uomo, sembrano attratte da relazioni con persone sgradevoli nel loro aspetto fisico, inaffidabili e talvolta perfino pericolose. L’aspirazione di fondo di queste donne resta quella di mutare un rospo orripilante in un principe di cui potersi fidare.

Ma si sa che certe cose accadono solo nelle fiabe: non si è infatti mai visto un rospo trasformarsi in un principe, tantomeno dopo il bacio di una donna. Anzi, il contrario: di solito più baci ricevono e più animali, nel senso deteriore del termine restano. E già: poiché questa attenzione amorosa rinforza in loro la convinzione di essere nel giusto con quel loro modo di essere.

Questo copione può essere confuso con quello della “Crocerossina”, la distinzione tuttavia risiede nel fatto che l’inclinazione a voler trasformare l’latro non si basa su un amorevole atteggiamento di soccorso, bensì sul voler vedere nella “bestia”, quasi a tutti i costi, quel qualcosa di buono che in realtà non c’è. E’ simile, invece, nei due copioni, la tendenza ad operare un meraviglioso autoinganno che giustifica e alimenta l’attrazione per soggetti altrimenti da evitare.

Di certo le sensazioni forti non le mancheranno e le dinamiche tra la donna e il rospo tendono a strutturarsi il più delle volte in forma morbosa: una sorta di sindrome di Stoccolma applicata alla sfera dei legami sentimentali, nella quale è proprio la vittima a esaltare nel suo ruolo di torturatore l’aguzzino.

La dinamica si basa sulla caparbia tendenza della donna a voler cambiare il proprio partner, modalità relazionale, questa, che non riesce a tenere a freno così come non riesce ad accettare l’idea che l’oggetto del suo desiderio possa essere davvero un immutabile rospo….

L’AMAZZONE

Le amazzoni erano un’antica popolazione del Medio Oriente asiatico retta sul potere assoluto delle donne, le quali comandavano nella gerarchia sociale ed erano anche le guerriere in grado di proteggere il territorio dai possibili attacchi di altre popolazioni. Descritte come invincibili combattenti, pare che lo stesso Alessandro Magno le abbia temute al punto di averne rispettato l’autonomia.

L’amazzone contemporanea è una donna decisamente in carriera, socialmente vincente. Il tratto fondamentale in lei è un’ostentata sicurezza, una straordinaria energia che sprigiona in ogni contatto umano e una spiccata inclinazione al comando.

Il copione sentimentale che ne deriva è fortemente connotato dal fatto che questo tipo di donna tende a tenere il maschio costantemente sottomesso e, seppure dovesse incontrare un uomo che dovesse tenerle testa, non avrà pace se non riuscirà a metterlo in condizione di inferiorità.

Questa vittoria dell’orgoglio femminile nella competizione tra i due sessi si può facilmente trasformare in un micidiale boomerang. La donna-amazzone, infatti, mantenendo la supremazia nel rapporto di coppia può subire effetti devastanti, in quanto all’apparente soddisfazione di essere leader corrisponde la constatazione della debolezza del partner che mina in lei la desiderabilità del maschio.

Pertanto appare evidente l’effetto lacerante di questo sforzo e la condanna ad un continuo passaggio da un uomo all’altro, ossia da una delusione all’altra nell’ambita e irrealizzabile quadratura del cerchio: un uomo che sia contemporaneamente dominatore e dominato.

Ne risulta di solito una dinamica amorosa decisamente contrastata, che spesso si esprime in una serie prolungata di relazioni che finiscono perché chiuse drasticamente dalla nostra guerriera in cerca di una nuova battaglia da vincere.

Solo le più fortunate riescono a trovare un partner in grado di farle sentire al tempo stesso leader e per qualche aspetto inferiori, così la dinamica amorosa e sentimentale viene ad essere bilanciata dall’oscillazione tra il sentirsi al comando e il chiedere aiuto e protezione ….

( …. la conclusione nel prossimo post ….)

Tratto da:

Giorgio Nardone – Gli errori delle donne (in amore) – Ed. Ponte alle Grazie

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