Le donne in amore (2° parte)

equilibristi

Continuiamo nel nostro viaggio con altri  copioni sempre tratti dal libro di Giorgio Nardone ““Gli errori delle donne (in amore)””:

 LA BRACCATRICE

Viene in questo modo raffigurata la donna che con assoluta continuità si muove alla ricerca dell’uomo giusto con il quale mettere su coppia e famiglia.

Questa primaria ricerca di stabilità differenzia il profilo della braccatrice da quasi tutti gli altri già e il ruolo attivo lo distingue, ad esempio, dal medesimo scopo messo in atto dalla “Bella Addormentata”.

Una sorta di smania irrefrenabile a costituire il proprio nucleo amoroso e sentimentale prende questa tipologia femminile e induce la donna a comportarsi come un animale predatore sempre a caccia fino al raggiungimento dell’obiettivo.

Quello che può cambiare è lo stile di caccia: aggressivo e diretto; indiretto e sottile; o addirittura raffinato e fatto di espedienti complessi, ma lo scopo è sempre lo stesso: impossessarsi dell’agognata preda.

Di solito, una volta creata la propria relazione amorosa, le “Braccatrici” attivano un isolamento protettivo del proprio uomo rispetto ad altre donne per il timore di una possibile seduzione del partner appena conquistato.

La persona che ha fatto suo questo copione è una donna estremamente tentennante, che ha bisogno di una tana rassicurante dove tenere la preda ben salda, lontano da ogni intrusione. Pertanto ci si trova davanti a donne gelose del partner e che vedono in ogni altra “lei” una possibile e pericolosa rivale.

Come si può ben intendere, una tale smania di costruirsi una sicurezza sentimentale non permette una adeguata selezione del partner ideale: la nostra “braccatrice” si accontenta molto facilmente per poter mettere a freno la sua ansiogena frenesia.

Sull’altare della sicurezza viene così sacrificata la realizzazione di un legame sentimentale davvero felice e compiuto dove spesso la coppia si trasforma in famiglia: i figli servono solo a riempire i tanti vuoti della relazione.

Usualmente questa dinamica si protrae per l’intero corso della vita relazionale: un rassicurante grigiore protegge da qualsiasi rischiosa esplosione di colore e di vita ….

LA TRAGHETTATRICE

In altri termini la donna in gamba e tenace che si occupa prioritariamente di sostenere il proprio partner nell’affrontare le sfide della vita. E’ lei che sacrifica molte delle sue energie per aiutare il compagno ad elevarsi socialmente e personalmente.

Non di rado queste donne si fanno guidare da specialisti per svolgere al meglio il compito al quale si sentono votate, quello di traghettare da una sponda all’altra colui che non sa nuotare, né remare, né governare un’imbarcazione nell’impetuoso fiume dell’esistenza.

Le origini dell’incapacità di navigare dell’uomo sono diverse: dalla fragilità fobica all’insicurezza interpersonale, dal blocco psicologico nelle performance richieste a vere e proprie patologie psicologiche.

Il copione della donna invece è sempre lo stesso: assoluta abnegazione nella missione da portare a termine: condurre il proprio compagno al superamento dei suoi limiti.

Si da il caso anche che in questa tipologia di relazione la componente maschile abbia ben poco talento e che tocchi alla parte femminile saper trovare perfino quello che non c’è.

Purtroppo quello che appare come un nobile intento compiuto con amorevole slancio si evolve nella maggioranza dei casi in un tragico esito per chi avrebbe, invece, i meriti del successo. Infatti il traghettato giunto all’altra sponda molte volte salta giù dall’imbarcazione e continua il suo percorso insieme ad altri, lasciando la nostra traghettatrice con i remi ancora in mano, esausta per lo sforzo e distrutta per l’abbandono.

L’incapace, divenuto abile, viene facilmente travolto dall’ebbrezza del sentirsi finalmente potente e desiderato: pertanto il rigettarla, il tradirla o l’abbandonarla viene vissuto dal maschio non come una colpa, ma come ragionevole ed incontestabile diritto ….

LA LECCATRICE DI FERITE

Nelle società selvatiche degli animali, come quelle dei leoni o dei lupi, quando un soggetto viene ferito il partner lecca la piaga per farla guarire, pulendola e disinfettandola con la saliva.

Il riferimento è a quelle situazioni in cui la donna si lega ad un uomo tramortito e ferito da una relazione appena conclusa e, di solito, finita drammaticamente. Si trova così a doverlo sanare con il suo amore e le sue cure.

Tre sono i possibili esiti di questo copione: se riesce nell’opera di rivitalizzazione del maschio ridotto allo stato larvale, questi una volta di nuovo in forma, non avrà più bisogno della “leccatrice di ferite” e guarderà verso altri orizzonti; se invece non riesce a sanare le ferite del partner, continuerà ad avere accanto un derelitto, bisognoso di cure costanti e quindi non in grado di regalarle alcunché di emotivamente appagante. Il terzo esito, forse il più doloroso, si compie quando il ferito sanato e riabilitato torna con la partner precedente, che ci ha ripensato e che lo rivuole, probabilmente per massacrarlo di nuovo…….

Nel libro di Nardone vi sono altri copioni e relative storie di donne … io mi fermo qui per evitare di riportare tutto il testo che penso neanche si possa ….

Possiamo però chiederci, come fa l’autore nell’ultima parte del libro: “Esiste un amore saggio??? .. Ossia un amore che pur preservando la passione più romantica possa essere al tempo stesso un’equilibrata e costruttiva relazione di coppia?”

Prima di rispondere , dice Nardone, è necessario argomentare bene il problema.

  • L’amore passionale è di per sé l’opposto della saggezza e non risponde certo alla riflessione in quanto effetto di spinte viscerali.
  • Anche lo stimolo più eccitante ripetuto nel tempo riduce in suoi effetti in virtù della nostra capacità di adattamento che piano piano smorza gli entusiasmi.
  • Nella fase dell’innamoramento vediamo nell’altro quello che ci mettiamo noi, idealizziamo il partner di tutte quelle caratteristiche che vogliamo abbia ma che non necessariamente ha. Quando questa carica iniziale della relazione finisce, la delusione quindi è inevitabile.
  • La coppia nasce dall’unione di due partner con caratteristiche uniche, essa è quindi un soggetto terzo . Pertanto nella relazione va considerato il trinomio IO – TU – NOI
  • Per sostenersi la relazione necessita di soddisfare i singoli bisogni: la coppia è la coincidenza di due in-dividui e quando questi non coincidono la coppia non si regge
  • La compensazione in una relazione non è buona: l’altro non è lì per compensarmi; la maggioranza delle complementarietà relazionali è sostenuta dagli elementi disfunzionali dell’interazione tra i due partner che si autoalimentano reciprocamente.
  • La coppia per mantenere il suo equilibrio deve adattarsi, modificandosi in concomitanza dei cambiamenti evolutivi dei singoli componenti e della coppia stessa .

Possiamo quindi concludere con una immagine metaforica che racchiude il “segreto” del saper vivere insieme “due equilibristi che camminano ognuno sulla propria corda tesa avendo però a disposizione una sola barra stabilizzatrice gestita da entrambi in modo da conservare un funambolico equilibrio ….”

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