Tag: perdono

Perdona te stesso ….

bambino che corre

Uno degli ostacoli che non ci permette di mollare la presa verso quelle situazioni che ci creano pesantezza e interrompono il nostro flusso vita sono le emozioni e  i sentimenti negativi , tra cui, i più nocivi sono quelli che ci riguardano direttamente: il senso di colpa e il risentimento verso noi stessi.

In questo caso il perdonare, il lasciare andare diventa ancora più difficile perché comporta accettare i propri limiti, ridimensionare i nostri vagheggiamenti di esseri “perfetti”.

Il fatto di riuscire a perdonare se stessi permette di andare avanti, lasciandoci alle spalle ciò che è stato ieri per dare tutta la propria attenzione a quello che si può vivere oggi.

Mollare la presa sul risentimento contro se stessi significa smettere di vivere con i propri vecchi fantasmi e prepararsi ad accogliere pienamente quello che la vita ci offre.

E tu sei pronto a perdonare te stesso?…..

Seguimi…..

Metti una musica dolce e rilassante. Poi prendi un foglio e una penna e lascia vagare la mente…..

Ritorna indietro nel passato e pensa a tutte le cose per cui sei risentito, arrabbiato, furioso con te stesso.

Scrivile tutte….

Lo so….. è difficile… è più facile perdonare gli altri che se stessi…. continua, ammorbidisci la presa della penna…. respira…. continua….

Spesso, troppo spesso, siamo duri, da noi  pretendiamo la perfezione, forse chissà l’unica via per arrivare al cuore di coloro da cui vogliamo essere amati e accettati….. e quindi ogni errore che facciamo deve essere severamente punito ….

Ora è giunto il tempo di superare questo vecchio atteggiamento perché è attraverso gli errori che puoi imparare. Se fossi perfetto, non avresti nulla da imparare, non avresti bisogno di stare sulla terra…..

Inoltre “essere perfetto” non ti guadagnerà neppure l’amore e l’approvazione dei genitori, ti farà solo sentire in torto e mai abbastanza bravo…

Lascia questo peso…. prova ad attaccarlo ad un palloncino e molla la presa….

PERDONATI…….

Datti lo spazio per essere spontaneo e libero….

Non hai bisogno di provare vergogna e sensi di colpa…..

Ricordati di quanto era meraviglioso correre libero da bambino! …..

Ascoltati…. Senti quello strano formicolio che parte dalla punta dei piedi e piano piano sale lungo le gambe…. la pancia…. il cuore…. il viso… la testa…. quella voglia di leggerezza…. le spalle più morbide …. il respiro più fluido ….

Cogli l’attimo … vivi il presente ….esci….

Vai sulla spiaggia, o in un parco, o anche in un parcheggio vuoto e mettiti a correre…. correre …. correre…: non una corsetta composta, ma una corsa libera e selvaggia….

E se proprio ti senti ridicolo monta sul letto … salta…. balla …. E mentre lo fai ridi!!! Porta con te il tuo bambino interiore e divertitevi….

Che importa se qualcuno ti vede??? Questa è la tua libertà!!!!!

Ancora sul senso di colpa

senso di colpa 3

“Ho la conoscenza, ma agisco sotto la costrizione del mio essere” ( Euripide)

Visto che il post precedente sul “senso di colpa” ha sollevato un grande interesse, posto un’altra riflessione sullo stesso argomento questa volta unito al concetto di autostima. La “colpa” sentimento che sta alla base di molti disagi ed è spesso causa di azioni disfunzionali che ci allontanano sempre più dall’obiettivo ben-essere ……

Lo scopo di un lavoro su se stessi, come potrebbe essere un percorso di Counseling, è quello di sviluppare un concetto di Sé positivo cercando di ri-tessere i passaggi emotivi mancati in modo da essere in grado di fronteggiare i passaggi della vita indipendentemente dall’approvazione o disapprovazione esterna.

Lungo la strada verso questo obiettivo, il modo in cui consideriamo il nostro comportamento, i criteri con cui lo giudichiamo e il contesto in cui lo osserviamo assumono un’ importanza fondamentale, specialmente nei momenti in cui tendiamo a rimproverarci e a sentirci colpevoli.

Parlando di assertività, cioè la capacità che permette ad una persona di agire nel suo pieno interesse, di difendere il suo punto di vista senza ansia esagerata, di esprimere con sincerità e disinvoltura i propri sentimenti e di difendere i suoi diritti senza ignorare quelli altrui, spesso si teme che mettendola in atto si possa incorrere in un potenziale rischio di perdita dell’affetto e dell’approvazione da parte degli altri.

Il timore di mostrarsi assertivi deriva anche dalla paura del conflitto e dalla scarsa accettazione dell’assertività dell’altro.

La paura della disapprovazione, delle critiche e del rifiuto da parte di persone considerate importanti è una delle cause dei nostri “sensi di colpa” ed è il fondamento del risentimento che spesso ne è alla base.

Per liberarsi dai sensi di colpa occorre essere onesti verso se stessi, riconoscendo la rabbia e il risentimento legati al fatto di vivere secondo le aspettative altrui e non le proprie, esprimendo costruttivamente i propri sentimenti nei confronti degli altri.

Quando il nostro comportamento entra in conflitto con quello che consideriamo giusto e non sappiamo con chiarezza “per chi” è giusto e quale criterio stiamo usando (nostro o altrui), perdiamo il rispetto per noi stessi. Le nostre azioni riflettono sia quello che siamo, sia quello che pensiamo di essere. I sensi di colpa per gli errori commessi non sono produttivi, tanto meno riparativi.

Se ci autopuniamo invece di acquisire consapevolezza, la nostra autostima diminuisce. E’ importante considerare il contesto in cui si è verificato il comportamento e i motivi per cui in quel momento quella ci è sembrata la migliore tra le scelte possibili. Un’altra reazione frequente è quella di negre l’accaduto e le sue conseguenze. Piuttosto che negare è proficuo invece entrare in profondità nel contesto in cui l’”errore” si è verificato, chiedersi quali bisogni si cercava di soddisfare con quel comportamento e quali erano eventuali alternative che in quella circostanza sono state scartate.

Le nostre azioni sono sempre legate allo sforzo di sopravvivere, di proteggerci, di evitare la paura e il dolore, di nutrirci, di mantenere il nostro equilibrio e di crescere. Anche quando commettiamo un errore o ci comportiamo in maniera autodistruttiva, a qualche livello cerchiamo di prenderci cura di noi stessi.

Quando riusciamo a perdonarci i nostri errori, possiamo compiere azioni riparative e il nostro comportamento migliora, mentre se continuiamo a condannarci implacabilmente, il nostro comportamento, come la nostra autostima tendono a peggiorare. Essere comprensivi e benevoli verso se stessi non significa negare le proprie responsabilità, ma sentirsi in colpa non rappresenta una virtù: in realtà lascia passivi ed impotenti. Un atteggiamento costruttivo richiede di non arrendersi ai sensi di colpa, bensì di emanciparsi da essi.

Accettare la nostra fallibilità “vuol dire accettare le nostre imperfezioni, imparare a perdonare ed a riconciliarsi con se stessi più e più volte. Accettarsi non come alibi per continuare ad operare nell’errore e nella distruttività, ma come impegno a migliorarsi”.

La tendenza a giudicare le proprie caratteristiche ed il proprio comportamento mina il senso di autostima, poiché sancisce l’impossibilità al cambiamento e va a rinforzare la giustificazione per la propria passività: “nessuno mi amerà mai”, “non riesco mai bene”. Per migliorare l’autostima dobbiamo invece imparare a vivere senza le scuse dei “non posso”, “non sono capace”, “sono fatta così”. I sensi di colpo ci tengono legati all’inattività senza darci l’opportunità di sperimentare nuovi  comportamenti “è colpa mia”, “sono una delusione”, “sono sempre stata così”, “così è la vita”, “non posso cambiare”: il messaggio implicito è: “non aspettatevi niente da me”.

A qualcuno l’infelicità risulta familiare, anche se non piacevole. Come potrebbe diventare la nostra vita senza la depressione e l’infelicità che ci isolano e ci proteggono? La felicità richiede di più in termini di consapevolezza, impegno ed investimento di energia.

Anche la persona migliore del mondo, se mai esista, prima o poi andrà incontro ad un errore. L’errore e la fallacità sono parte dell’uomo e della sua crescita. Basti pensare che uno dei principali metodi con cui apprendiamo fin da piccoli è proprio quello per “tentativi ed errori”. I nostri errori non ci sottraggono valore come persone e non indicano che siamo individui degni di disprezzo. Perdonarsi significa riconoscere quelle che sono le nostre caratteristiche negative, le nostre debolezze, le nostre paure e accettarle come parte di noi. Solo così può essere possibile cercare di trasformarle in positivo.

Se sapremo perdonare noi stessi, lo sapremo fare anche con gli altri.

Se lo sappiamo fare con gli altri è ora che iniziamo a farlo anche con noi stessi…….

E per chi volesse approfondire ulteriormente:

Lucio Della Seta –  “Debellare il senso di colpa”  – Ed. Marsili

“ … l’ amor che move il sole e l’altre stelle”

bimbi

Photo by Flickr: http://www.flickr.com/photos/-schmetterling-/3527937337/

Con queste parole si conclude l’ultimo verso del Paradiso della Divina Commedia di Dante Alighieri. L’amore è alla base di ogni cosa ed è sinonimo di vita: senza l’uno non ci può essere l’altra e viceversa. E’ l’amore che fa girare il mondo e che ci fa sentire vivi e felici.

La sofferenza umana, intesa come mancanza d’amore, nasce quasi sempre da un inganno mentale: quel senso di separazione che ci fa sentire isolati, abbandonati al nostro destino, come se fossimo navi senza timone, alla deriva.

L’amore non è una semplice emozione, ma un sentimento ben più profondo e duraturo. Ha il potere di autoalimentarsi e di moltiplicarsi, praticamente senza limite alcuno. Tuttavia, crescendo, le esperienze, le prove che la vita ci riserva fanno sì che, a poco a poco, ci costruiamo una specie di corazza per difenderci da eventuali attacchi esterni. Cominciamo così ad avvertire la separazione dal resto del mondo, e a distinguere fra dentro di me e fuori di me. Usciamo definitivamente dal Paradiso Terrestre e ci costruiamo, mattone su mattone, il nostro inferno personale, fatto di barriere e di diffidenza.

Così facendo, finiamo con l’indebolire la nostra capacità di aprirci agli altri e blocchiamo il nostro cuore fino a chiuderlo, a volte, completamente.

Diverse sono le cause di questo comportamento. Ci chiudiamo principalmente per paura, per diffidenza: temiamo, manifestando i nostri sentimenti, di essere considerati vulnerabili, facilmente attaccabili. Il nostro istinto di protezione ci porta ad indossare una maschera, a fingere, perfino con noi stessi.

Oppure, soffriamo per antiche ferite  e continuiamo ad alimentare il nostro risentimento, chiudendoci non solo di fronte a coloro che effettivamente ci ferirono, ma anche a tutti gli altri, perfino a quelli che ci vogliono bene, privandoci così delle molteplici opportunità che la vita ci offre per essere felici. Eppure, ognuno di noi, per quanto possa essere stato chiuso in passato, è sempre in grado di aprirsi nuovamente alla vita, con un gesto volontario di accettazione dell’amore.

Si dice che , se durante l’infanzia non abbiamo ricevuto abbastanza attenzioni dai genitori o dalle persone che ci hanno accudito, potremmo incontrare notevoli difficoltà, in età adulta, a coltivare l’amore. E’ vero. E’ un po’ come quando, in aereo, gli assistenti di volo raccomandano di aiutare chi ci è seduto vicino solo dopo aver indossato noi stessi la mascherina per respirare. Per essere di aiuto agli altri bisogna, prima di tutto, che noi stessi ci troviamo in buone condizioni. Eppure, specialmente noi occidentali, spesso rifiutiamo questo concetto. Nella nostra cultura, infatti si confonde l’amore per se stessi con l’egoismo, mentre, in realtà, solo chi è capace di amare se stesso è realmente in grado di offrire amore anche agli altri.

Ma è possibile imparare ad amare? Sì, ed è anche abbastanza facile, proprio perché tutti veniamo al mondo con questa capacità. Si tratta solo di recuperarla.

Amare se stessi vuol dire soprattutto accettarsi, migliorarsi quando è possibile, ma con la piena consapevolezza del nostro essere umani, quindi non privi di difetti.

Ecco, dovremmo forse imparare a correggere tutto ciò che ci limita e ad accettare tutto ciò che, viceversa, pur non rappresentando la perfezione, ci fa sentire unici.

L’amore si manifesta in noi naturalmente alla nascita, poi lo disimpariamo. Eppure, se, domani, un marziano sbarcasse sul nostro pianeta e cercasse di farsi un’idea degli esseri umani ascoltando le nostre canzoni, probabilmente finirebbe col pensare che l’amore sia per noi la cosa più importante in assoluto. E’ raro, infatti, che una canzone non parli d’amore.

Nella realtà di ogni giorno, invece, la maggior parte della gente si lamenta per mancanza di amore. Cerchiamo per tutta la vita qualcuno che ci ami per ciò che siamo e, per far sì che il nostro sogno si realizzi, ci adoperiamo per migliorare il nostro aspetto, a volte al di là di ogni ragionevolezza, oppure ci sforziamo di mostrarci. Vogliamo che qualcuno ci accolga con il suo affetto, ma, poiché non siamo sicuri di noi stessi, siamo pronti a trasformarci esteriormente per attrarre l’attenzione dell’altro o dell’altra. In realtà molto più semplicemente ciò che attira l’amore è … l’amore. Il modo migliore per essere amati è amare !!!!

L’amore è come una corrente che ha bisogno di un mezzo per circolare liberamente. Chi sorride contagia chi gli sta intorno. Analogamente, una persona che coltiva un atteggiamento di apertura alla vita non può che attrarre amore verso di sé.

Se il risentimento è la barriera che impedisce all’amore di fluire liberamente, il perdono è il rimedio. Mi piace molto questa parola: per-dono. Contiene in sé l’idea del regalo , della gratuità. Per-donare dunque è un’azione gratificante. Incominciamo con il per-donare noi stessi. Poi, una volta fatto questo, potremo godere della felicità di donare la stessa gioia agli altri. L’amore si trova in ogni piccolo gesto che sappia accogliere l’altro, che sappia valorizzarlo, gratificarlo, perché l’altro ha un valore in sé.

Amare significa esserci, saper ascoltare, capire, aiutare, partecipare alla felicità dei nostri simili.

Spesso confondiamo l’amore con altri sentimenti e ciò si rivela ben presto fuorviante: da qui le inevitabili delusioni. Si fraintende e si crede che sia amore una semplice attrazione sessuale, o il bisogno di ricevere aiuto dagli altri o il desiderio di possedere qualcuno.

Si tratta di una vera e propria trappola. Perfino nella relazione genitore-figlio, si incontrano diversi casi di questo genere. Avete mai incontrato genitori che si aspettano dai propri figli comportamenti e scelte di vita coerenti con la propria mappa del mondo, o che aspettano di veder riscattate dai figli le proprie personali frustrazioni? Ci sono mamme, ansiose oltre ogni limite ragionevole, che dicono di preoccuparsi per amore dei figli, ma che, in realtà, desiderano controllare i propri ragazzi, impedendo loro di svilupparsi in modo autonomo.

L’amore vero è un’inesauribile fonte di energia positiva, alla portata di tutti e, soprattutto, rende felice sia chi lo riceve sia chi lo offre. Essenziale, tuttavia, è acquisire consapevolezza ed equilibrio interiore e questo si ottiene solo quando la parte consapevole e quella inconscia della nostra mente riescono a comunicare con un costruttivo dialogo interno , fino ad essere tra loro coerenti.

Abbiamo visto come le persone spesso confondono l’amore con l’attrazione sessuale, con il desiderio di possedere qualcuno o con l’attaccamento. In realtà nessuno è in grado di possedere un altro essere umano. I figli non sono di proprietà dei genitori, così come nessun uomo possiede completamente una donna né viceversa. Lo sappiamo bene: in ognuno di noi c’è sempre qualcosa di inafferrabile, che sfuggirà inevitabilmente al controllo di chicchessia.

Amare qualcuno significa infatti accettarlo così come è, senza la pretesa di cambiarlo, di palsmarlo secondo i nostri desideri.

Si può amare anche chi è completamente diverso da noi: chi soffre, chi è emarginato, chi ha sbagliato, chi è migliore di noi.

Amare significa recuperare quella dote che, intatta, ci venne consegnata alla nascita e che, crescendo, abbiamo spesso, purtroppo, dimenticato. I bambini, più attenti, sono a volte capaci di grandi gesti. Se li osserviamo con attenzione, ci saranno di grande aiuto a recuperare quello che , crescendo, abbiamo disimparato.

Per amare, bisogna aprirsi al rischio di vivere, essere capaci di perdonare se stessi per essere più comprensivi verso chi ci sta a cuore. Amare è accogliere con semplicità .

I bambini, non ancora travolti dalla cosiddetta educazione degli adulti, si sentono davvero parte dell’Universo, sono curiosi, non hanno pregiudizi, sono spontanei e hano il cuore aperto alla vita. Sanno istintivamente che nessun gesto è sprecato quando si tratta di amare. La generosità non conosce calcolo, non nasce dalla ragione ma dal cuore. Non è necessario compiere grandi gesti, ma piccoli gesti, ogni giorno. L’Oceano infatti è formato da tante piccolissime gocce, tutte collegate fra loro e capaci di attrarre altre gocce, senza porsi alcun limite ……

Se ti è piaciuto questo post seguimi nel prossimo … troverai una bellissima storia …..

Nobiltà d’animo …..

nobilta animo

E arriviamo alla prossima nota dell’Armonia: la Nobiltà d’Animo …..

La Nobiltà d’Animo ci aiuta a fertilizzare dentro di noi l’ascolto, la comprensione dell’altro come diverso e unico, il rispetto, la generosità, la compassione e il perdono. Per questo è importante mantenere buone relazioni con i propri cari, con i familiari, gli amici, i vicini di casa, gli altri da noi e anche con tutti quelli che abitano dall’altra parte del globo. Per questo è importante che nelle relazioni sociali, di qualunque genere esse siano, ci facciamo orientare dalla bussola della Cortesia che segnala i quattro punti cardinali di Rispetto, Gentilezza, Benevolenza e Generosità.

La bussola ci segnala le parole, i toni e i modi giusti per fare stare bene le persone intorno a noi.

La ricetta sembra semplice; un po’ d’attenzione, un po’ di riflessione, una selezione empatica di parole positive, l’uso appropriato dell’intelligenza sociale sostenuta dalla benevolenza e dal rispetto per la dignità di ciascun essere umano.

Il rispetto ci porta a riconoscere che l’altra persona ha la sua dignità e che i suoi interessi, bisogni, valori, diritti e unicità meritano la nostra considerazione, senza pregiudizi.

Ogni persona è degna di un’adeguata porzione di attenzione, un’autentica cura ed empatia onesta, senza falsità. La cortesia ci fa rispettare le posizioni sociali dell’altra persona mai ignorando la sua presenza, mai minacciando la sua dignità, mai sminuendo il suo prestigio.

Gentilezza è un sincero sorriso espresso con sguardo discreto e parole gradevoli. Ognuno sa come umiliare, offendere, squalificare un’altra persona; ognuno, tuttavia, è anche capace di trasformare una potenziale offesa in uno scambio di benevolenze. La benevolenza è l’atteggiamento mentale che porta a scoprire l’umanità che c’è in ogni persona.

E’ la Nobiltà d’Animo che impedisce azioni squalificanti, offensive, umilianti, maleducate. E’ la nobiltà d’animo che fa privilegiare il perdono al rancore. Il perdono lenisce la sofferenza emotiva e cognitiva del dolore subito e fa riguadagnare fiducia in noi stessi e negli altri, ristabilendo relazioni positive con le persone che ci hanno fatto del male.

Il perdono ha valore catartico connesso alla clemenza, alla compassione, alla generosità e soprattutto alla rinuncia del legittimo diritto di nutrire rabbie e risentimento.

La Nobiltà d’Animo stimola a trattare alcuni argomenti con delicata sensibilità, perché sappiamo che potrebbero far soffrire la persona, conoscendo l’impatto negativo di parole o gesti offensivi o minaccianti.

Se cogliamo le somiglianze che vi sono tra gli esseri umani, ricchi o poveri, donne o uomini, religiosi o atei, di destra o di sinistra, proviamo profonda empatia e sintonia con i nostri simili, consapevoli che ognuno di noi per crescere ha dovuto superare tappe difficili e sopportare pene e dolori, perdite e rinunce.

Se sentiamo i nostri interlocutori simili a noi, imperfetti come noi, perché hanno sofferto, perché hanno avuto cattivi maestri, perché non hanno ancora imparato, allora i nostri gesti nei loro confronti esprimono generosità e benevolenza: non pensiamo più male degli altri esseri umani né concepiamo di fare loro del male. Ci sentiamo profondamente simili.

Quando parliamo e ci comportiamo seguendo le indicazioni della bussola della cortesia diamo concretezza al desiderio di creare intorno a noi un clima di gentilezza, benevolenza, generosità e soprattutto rispetto. Questa logica contribuisce a far sentire gli altri a proprio agio, a salvare la loro faccia sociale, proteggendo il loro prestigio.

Non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a un altro uomo.

 La vera nobiltà sta nell’essere superiore

 alla persona che eravamo fino a ieri.

Samuel Johnson

“ … l’ amor che move il sole e l’altre stelle”

amore

Con queste parole si conclude l’ultimo verso del Paradiso della Divina Commedia di Dante Alighieri. L’amore è alla base di ogni cosa ed è sinonimo di vita: senza l’uno non ci può essere l’altra e viceversa. E’ l’amore che fa girare il mondo e che ci fa sentire vivi e felici.

La sofferenza umana, intesa come mancanza d’amore, nasce quasi sempre da un inganno mentale: quel senso di separazione che ci fa sentire isolati, abbandonati al nostro destino, come se fossimo navi senza timone, alla deriva.

L’amore non è una semplice emozione, ma un sentimento ben più profondo e duraturo. Ha il potere di autoalimentarsi e di moltiplicarsi, praticamente senza limite alcuno. Tuttavia, crescendo, le esperienze, le prove che la vita ci riserva fanno sì che, a poco a poco, ci costruiamo una specie di corazza per difenderci da eventuali attacchi esterni. Cominciamo così ad avvertire la separazione dal resto del mondo, e a distinguere fra dentro di me e fuori di me. Usciamo definitivamente dal Paradiso Terrestre e ci costruiamo, mattone su mattone, il nostro inferno personale, fatto di barriere e di diffidenza.

Così facendo, finiamo con l’indebolire la nostra capacità di aprirci agli altri e blocchiamo il nostro cuore fino a chiuderlo, a volte, completamente.

Diverse sono le cause di questo comportamento. Ci chiudiamo principalmente per paura, per diffidenza: temiamo, manifestando i nostri sentimenti, di essere considerati vulnerabili, facilmente attaccabili. Il nostro istinto di protezione ci porta ad indossare una maschera, a fingere, perfino con noi stessi.

Oppure, soffriamo per antiche ferite (leggi QUI) e continuiamo ad alimentare il nostro risentimento, chiudendoci non solo di fronte a coloro che effettivamente ci ferirono, ma anche a tutti gli altri, perfino a quelli che ci vogliono bene, privandoci così delle molteplici opportunità che la vita ci offre per essere felici. Eppure, ognuno di noi, per quanto possa essere stato chiuso in passato, è sempre in grado di aprirsi nuovamente alla vita, con un gesto volontario di accettazione dell’amore.

Si dice che , se durante l’infanzia non abbiamo ricevuto abbastanza attenzioni dai genitori o dalle persone che ci hanno accudito, potremmo incontrare notevoli difficoltà, in età adulta, a coltivare l’amore. E’ vero. E’ un po’ come quando, in aereo, gli assistenti di volo raccomandano di aiutare chi ci è seduto vicino solo dopo aver indossato noi stessi la mascherina per respirare. Per essere di aiuto agli altri bisogna, prima di tutto, che noi stessi ci troviamo in buone condizioni. Eppure, specialmente noi occidentali, spesso rifiutiamo questo concetto. Nella nostra cultura, infatti si confonde l’amore per se stessi con l’egoismo, mentre, in realtà, solo chi è capace di amare se stesso è realmente in grado di offrire amore anche agli altri.

Ma è possibile imparare ad amare? Sì, ed è anche abbastanza facile, proprio perché tutti veniamo al mondo con questa capacità. Si tratta solo di recuperarla.

Amare se stessi vuol dire soprattutto accettarsi, migliorarsi quando è possibile, ma con la piena consapevolezza del nostro essere umani, quindi non privi di difetti.

Ecco, dovremmo forse imparare a correggere tutto ciò che ci limita e ad accettare tutto ciò che, viceversa, pur non rappresentando la perfezione, ci fa sentire unici.

L’amore si manifesta in noi naturalmente alla nascita, poi lo disimpariamo. Eppure, se, domani, un marziano sbarcasse sul nostro pianeta e cercasse di farsi un’idea degli esseri umani ascoltando le nostre canzoni, probabilmente finirebbe col pensare che l’amore sia per noi la cosa più importante in assoluto. E’ raro, infatti, che una canzone non parli d’amore.

Nella realtà di ogni giorno, invece, la maggior parte della gente si lamenta per mancanza di amore. Cerchiamo per tutta la vita qualcuno che ci ami per ciò che siamo e, per far sì che il nostro sogno si realizzi, ci adoperiamo per migliorare il nostro aspetto, a volte al di là di ogni ragionevolezza, oppure ci sforziamo di mostrarci. Vogliamo che qualcuno ci accolga con il suo affetto, ma, poiché non siamo sicuri di noi stessi, siamo pronti a trasformarci esteriormente per attrarre l’attenzione dell’altro o dell’altra. In realtà molto più semplicemente ciò che attira l’amore è … l’amore. Il modo migliore per essere amati è amare !!!!

L’amore è come una corrente che ha bisogno di un mezzo per circolare liberamente. Chi sorride contagia chi gli sta intorno. Analogamente, una persona che coltiva un atteggiamento di apertura alla vita non può che attrarre amore verso di sé.

Se il risentimento è la barriera che impedisce all’amore di fluire liberamente, il perdono è il rimedio. Mi piace molto questa parola: per-dono. Contiene in sé l’idea del regalo , della gratuità. Per-donare dunque è un’azione gratificante. Incominciamo con il per-donare noi stessi (leggi QUI) ). Poi, una volta fatto questo, potremo godere della felicità di donare la stessa gioia agli altri. L’amore si trova in ogni piccolo gesto che sappia accogliere l’altro, che sappia valorizzarlo, gratificarlo, perché l’altro ha un valore in sé.

Amare significa esserci, saper ascoltare, capire, aiutare, partecipare alla felicità dei nostri simili.

Spesso confondiamo l’amore con altri sentimenti e ciò si rivela ben presto fuorviante: da qui le inevitabili delusioni. Si fraintende e si crede che sia amore una semplice attrazione sessuale, o il bisogno di ricevere aiuto dagli altri o il desiderio di possedere qualcuno.

Si tratta di una vera e propria trappola. Perfino nella relazione genitore-figlio, si incontrano diversi casi di questo genere. Avete mai incontrato genitori che si aspettano dai propri figli comportamenti e scelte di vita coerenti con la propria mappa del mondo, o che aspettano di veder riscattate dai figli le proprie personali frustrazioni? Ci sono mamme, ansiose oltre ogni limite ragionevole, che dicono di preoccuparsi per amore dei figli, ma che, in realtà, desiderano controllare i propri ragazzi, impedendo loro di svilupparsi in modo autonomo.

L’amore vero è un’inesauribile fonte di energia positiva, alla portata di tutti e, soprattutto, rende felice sia chi lo riceve sia chi lo offre. Essenziale, tuttavia, è acquisire consapevolezza ed equilibrio interiore e questo si ottiene solo quando la parte consapevole e quella inconscia della nostra mente riescono a comunicare con un costruttivo dialogo interno , fino ad essere tra loro coerenti.

Abbiamo visto come le persone spesso confondono l’amore con l’attrazione sessuale, con il desiderio di possedere qualcuno o con l’attaccamento. In realtà nessuno è in grado di possedere un altro essere umano. I figli non sono di proprietà dei genitori, così come nessun uomo possiede completamente una donna né viceversa. Lo sappiamo bene: in ognuno di noi c’è sempre qualcosa di inafferrabile, che sfuggirà inevitabilmente al controllo di chicchessia.

Amare qualcuno significa infatti accettarlo così come è, senza la pretesa di cambiarlo, di palsmarlo secondo i nostri desideri.

Si può amare anche chi è completamente diverso da noi: chi soffre, chi è emarginato, chi ha sbagliato, chi è migliore di noi.

Amare significa recuperare quella dote che, intatta, ci venne consegnata alla nascita e che, crescendo, abbiamo spesso, purtroppo, dimenticato. I bambini, più attenti, sono a volte capaci di grandi gesti. Se li osserviamo con attenzione, ci saranno di grande aiuto a recuperare quello che , crescendo, abbiamo disimparato.

Per amare, bisogna aprirsi al rischio di vivere, essere capaci di perdonare se stessi per essere più comprensivi verso chi ci sta a cuore. Amare è accogliere con semplicità .

I bambini, non ancora travolti dalla cosiddetta educazione degli adulti, si sentono davvero parte dell’Universo, sono curiosi, non hanno pregiudizi, sono spontanei e hano il cuore aperto alla vita. Sanno istintivamente che nessun gesto è sprecato quando si tratta di amare. La generosità non conosce calcolo, non nasce dalla ragione ma dal cuore. Non è necessario compiere grandi gesti, ma piccoli gesti, ogni giorno. L’Oceano infatti è formato da tante piccolissime gocce, tutte collegate fra loro e capaci di attrarre altre gocce, senza porsi alcun limite ……

La Nobiltà d’Animo

nobilta animo

….. direi che oggi sia questo il post che sento di più ……

La Nobiltà d’Animo ci aiuta a fertilizzare dentro di noi l’ascolto, la comprensione dell’altro come diverso e unico, il rispetto, la generosità, la compassione e il perdono. Per questo è importante mantenere buone relazioni con i propri cari, con i familiari, gli amici, i vicini di casa, gli altri da noi e anche con tutti quelli che abitano dall’altra parte del globo. Per questo è importante che nelle relazioni sociali, di qualunque genere esse siano, ci facciamo orientare dalla bussola della Cortesia che segnala i quattro punti cardinali di Rispetto, Gentilezza, Benevolenza e Generosità.

La bussola ci segnala le parole, i toni e i modi giusti per fare stare bene le persone intorno a noi.

La ricetta sembra semplice; un po’ d’attenzione, un po’ di riflessione, una selezione empatica di parole positive, l’uso appropriato dell’intelligenza sociale sostenuta dalla benevolenza e dal rispetto per la dignità di ciascun essere umano.

Il rispetto ci porta a riconoscere che l’altra persona ha la sua dignità e che i suoi interessi, bisogni, valori, diritti e unicità meritano la nostra considerazione, senza pregiudizi.

Ogni persona è degna di un’adeguata porzione di attenzione, un’autentica cura ed empatia onesta, senza falsità. La cortesia ci fa rispettare le posizioni sociali dell’altra persona mai ignorando la sua presenza, mai minacciando la sua dignità, mai sminuendo il suo prestigio.

Gentilezza è un sincero sorriso espresso con sguardo discreto e parole gradevoli. Ognuno sa come umiliare, offendere, squalificare un’altra persona; ognuno, tuttavia, è anche capace di trasformare una potenziale offesa in uno scambio di benevolenze. La benevolenza è l’atteggiamento mentale che porta a scoprire l’umanità che c’è in ogni persona.

E’ la Nobiltà d’Animo che impedisce azioni squalificanti, offensive, umilianti, maleducate. E’ la nobiltà d’animo che fa privilegiare il perdono al rancore. Il perdono lenisce la sofferenza emotiva e cognitiva del dolore subito e fa riguadagnare fiducia in noi stessi e negli altri, ristabilendo relazioni positive con le persone che ci hanno fatto del male.

Il perdono ha valore catartico connesso alla clemenza, alla compassione, alla generosità e soprattutto alla rinuncia del legittimo diritto di nutrire rabbie e risentimento.

La Nobiltà d’Animo stimola a trattare alcuni argomenti con delicata sensibilità, perché sappiamo che potrebbero far soffrire la persona, conoscendo l’impatto negativo di parole o gesti offensivi o minaccianti.

Se cogliamo le somiglianze che vi sono tra gli esseri umani, ricchi o poveri, donne o uomini, religiosi o atei, di destra o di sinistra, proviamo profonda empatia e sintonia con i nostri simili, consapevoli che ognuno di noi per crescere ha dovuto superare tappe difficili e sopportare pene e dolori, perdite e rinunce.

Se sentiamo i nostri interlocutori simili a noi, imperfetti come noi, perché hanno sofferto, perché hanno avuto cattivi maestri, perché non hanno ancora imparato, allora i nostri gesti nei loro confronti esprimono generosità e benevolenza: non pensiamo più male degli altri esseri umani né concepiamo di fare loro del male. Ci sentiamo profondamente simili.

Quando parliamo e ci comportiamo seguendo le indicazioni della bussola della cortesia diamo concretezza al desiderio di creare intorno a noi un clima di gentilezza, benevolenza, generosità e soprattutto rispetto. Questa logica contribuisce a far sentire gli altri a proprio agio, a salvare la loro faccia sociale, proteggendo il loro prestigio.

Non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a un altro uomo.

 La vera nobiltà sta nell’essere superiore

 alla persona che eravamo fino a ieri.

Samuel Johnson

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