Tag: polarità

Contraddizioni

contraddizioni

“ ….. Era ormai buio quando la donna smise di parlare. Rimasero lì a guardare insieme la luna che sorgeva.

<<Molte delle cose che mi hai detto sono in contraddizione fra loro >> disse lui.

Lei si alzò

<<Addio>> disse <<tu sapevi che le campane in fondo al mare non erano una leggenda. Ma sei riuscito ad udirle solo quando hai capito che il vento, i gabbiani, il fruscio delle palme facevano parte del rintocco delle campane. Allo stesso modo il Guerriero della Luce sa che tutto quanto lo circonda – le sue vittorie, le sue sconfitte, il suo entusiasmo e il suo scoramento – fanno parte del Buon Combattimento. E saprà adottare la giusta strategia nel momento in cui ne avrà bisogno.

Un Guerriero non cerca di essere coerente: apprende, piuttosto, a vivere con le sue contraddizioni.>>

<< Chi sei? >> le domandò lui.

Ma la donna si stava allontanando. Camminava sulle onde del mare, in direzione della luna che sorgeva ….”

P.Coelho – Manuale del guerriero della luce –

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Citando Whitman: “Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono grande, contengo motitudini ..”

E “moltitudine” vuol dire ricchezza, vuol dire possibilità, vuol dire capacità di vedere le cose da più angolazioni.

Vuol dire anche pieno e vuoto e poi pieno e ancora vuoto.

Vuol dire Essere quello che si è … non più divisi … ma in-dividui unici e irripetibili …

Vuol dire accettare le nostre polarità, le nostre con-fusioni, integrarle dentro di noi ….

Vuol dire guardare la vita con dolcezza e decisione “tenendo botta” da una parte e lasciando andare quello che non serve più dall’altra.

Vuol dire VIVERE PIENAMENTE !!! ….

Addio bianco e nero …..

bianco nero rosa

Troppe volte pensiamo che la nostra vita sia fatta solo di bianco o di nero, di positivo o di negativo.

Se una giornata inizia “storta” difficilmente prendiamo in considerazione la possibilità che con il passare delle ore si possa “raddrizzare”, viceversa “se ci dice bene” viviamo con il terrore che il momento “si” possa passare … perché tanto si sa il bel tempo dura poco…..

Provate a fare questo semplicissimo esercizio….

Prendi un foglio e traccia su di esso una riga verticale che lo divida esattamente in due parti.

Procurati due matite , una rosa e una nera.

La rosa indicherà la positività, i momenti sì, le emozioni piacevoli, il nero la negatività, le burrasche del cuore, i momenti “storti”, le emozioni spiacevoli.

Alla fine della giornata, prendi un momento tutto per te e cerca di individuare l’emozione prevalente della giornata appena trascorsa.

Una volta che è individuata, tieni il foglio davanti a te e associa mentalmente il colore alla giornata: rosa o nera?…

Ora ripercorri con il pensiero le ore appena trascorse e le emozioni che hai provato, anche le più sfumate. E man mano che le “incontri” scrivile sul foglio inserendole nella metà rosa o nera a seconda del colore alle quale le associ.

Quando hai finito alzati, distraiti e torna lì dopo qualche minuto.

Guarda il foglio attentamente cercando di rimanere neutrale, semplicemente osservando le emozioni che si sono alternate nella giornata.

Ripeti l’esercizio per qualche giorno.

Grazie a questa tecnica otterrai una visione più panoramica e realistica della tua vita e ti renderai conto che questa è colorata di entrambe le polarità del vivere in un continuo fluire di “pieni e vuoti”, emozioni e stati d’animo differenti e opposti sono sempre compresenti, anche quando una giornata appare, a prima vista, tutta bella o tutta brutta, positiva o negativa…….

Polarità e conflitti

polarità

I conflitti interiori più insanabili non nascono dalla contrapposizione tra cuore e cervello, ma dal contrasto del cuore con sé stesso. Giovanni Soriano

Ritengo che una delle condizioni indispensabili della conoscenza, della felicità, del ri-trovare se stessi amandoci così come siamo e vivere finalmente una vita piena sia da ritrovare nell’idea del ricongiungimento delle differenze, ossia nella integrazione delle nostre polarità e nell’accettazione del conflitto come strumento di crescita.

Il conflitto può essere sano e creativo oppure confluente e sterile. Quest’ultimo si ha quando non si capisce se stessi e si accusano gli altri di qualcosa di cui siamo colpevoli mettendo in atto il meccanismo della proiezione: attribuisco a te parti di me che “non voglio” riconoscere.

Il conflitto sano si ha quando ognuno di noi è una persona integrata con una certa autoconsapevolezza e un chiaro senso di differenziazione.

Il conflitto nasce quando c’è un chiaro senso di disaccordo su qualcosa che tra di noi rappresenta un problema reale; non è il risultato della proiezione sull’altro di ciò che non siamo in grado di affrontare dentro di noi. Il conflitto sano, se gestito abilmente, produce dei buoni sentimenti tra le persone; è una situazione vincente-vincente e non vincente-perdente.

Inoltre il conflitto dà la possibilità di differenziare noi stessi dai confini di altre personalità. Molto spesso coloro che hanno profondi legami tendono anche a perdersi l’uno nei confini dell’altro, al punto da sembrare simili. Quando, invece, due confini chiaramente differenziati entrano in attrito, le persone vivono un felice senso di contatto.

Lo stesso vale per i conflitti intrapsichici o interiori. Quando vengono portati alla consapevolezza con chiarezza, i conflitti permettono alla persona di avere il senso della propria differenziazione interiore e, a livello di creatività, danno la possibilità di un comportamento integrato, un comportamento che è nettamente adattivo perché spazia nell’intera gamma di risposte tra poli estremi. La persona, in questo caso, è in grado di rispondere con flessibilità ad una varietà di situazioni che non rientrano in quella gamma. Al contrario le risposte polari sono generalmente limitate, povere di immaginazione e hanno scarsa relazione con gli stress della vita quotidiana. Il conflitto che si ripete in maniera stereotipata, senza soluzioni uniche, senza che si impari nulla, porta alla confluenza invece che al contatto con le persone.

Non si può parlare di conflitti senza parlare di polarità: immaginiamo l’individuo come un conglomerato di forze polari che si intersecano fra di loro.

Con un esempio molto semplificato, potremmo dire che una persona ha dentro di sé la qualità della gentilezza e anche la crudeltà, la durezza ma anche la dolcezza. Inoltre una persona non possiede solo un opposto, ma diversi opposti correlati fra loro. Per esempio, la crudeltà può non essere l’unica polarità della gentilezza; un’altra potrebbe essere l’insensibilità, l’indifferenza verso i sentimenti di un’altra persona.

Tutto questo è ovviamente correlato al retroterra del singolo individuo e alla sua percezione della realtà interiore che è costituita da realtà accettabili o inaccettabili per il sé.

Spesso il concetto che abbiamo di noi stessi esclude la dolorosa consapevolezza delle forze polari dentro di noi. Preferisco pensare a me stessa come ad una persona brillante piuttosto che noiosa, aggraziata anziché goffa, tenera e non rude, gentile e non crudele.

In teoria, la persona “sana”, che vive il suo ben-essere,  è un cerchio intero che possiede migliaia di polarità integrate e interconnesse, tutte fuse insieme. Essa è consapevole delle molte polarità dentro di sé, compresi quei sentimenti e quei pensieri che la società disapprova, ed è in grado di accettarsi così come è.

Questa persona dice a se stessa:” qualche volta sono tenera, ma nelle situazioni in cui sono minacciato mi piace molto la mia durezza. Quando sono in fila e qualcuno deliberatamente cerca di passarmi davanti non mi sento tenera e va bene così”.

Una persona può essere in genere aggraziata e tuttavia goffa in certe situazioni. Una persona integrata può scontrarsi con un cameriere in un ristorante senza dover dire a se stessa “che disastro che sono”.

Ci possono essere comunque dei “punti ciechi” nella consapevolezza di questa persona. Può riconoscere la propria dolcezza ma non essere consapevole della durezza dentro di sé. Quando questa durezza viene portata alla sua attenzione, può provare sofferenza, ma comunque essere disposta ad incorporare questa nuova idea di se stessa. Essa non sempre approva tutte le sue polarità, ma il fatto che è pronta a soffrire per conoscerle è un aspetto significativo della sua forza interiore.

Al contrario la persona in difficoltà con se stessa, che vive il suo mal-essere, ha una visione rigida e stereotipata di sé e non è in grado di accettare molte parti di se stessa. Essa rinnega le cosiddette polarità negative, cioè quegli aspetti di sé che è stata condizionata a ritener inaccettabili e tendo invece a proiettare queste caratteristiche sugli altri. Il fatto di diventare consapevole di queste polarità inaccettabili la rende ansiosa. Il risultato sono i sintomi nevrotici, laddove la nevrosi rappresenta la sua incapacità a controllare l’ansia.

Prova ora, se ti va, a rispondere alle seguenti domande… lascia che le risposte affiorino senza porre barriere con la mente …. Ascoltati potrebbe essere l’occasione per mettere a fuoco i tuoi punti ciechi …

  • Quale sentimento ho difficoltà ad accettare? …
  • Perché è inaccettabile per me? …
  • Cosa nascondo di me? …
  • Quando lo faccio e con chi? …
  • Cosa succederebbe se non mi nascondessi? …
  • Cosa fingo di me? …
  • Quando lo faccio e con chi? …
  • Cosa succederebbe se non fingessi? …

Dipendenza affettiva: polarità e tratti

dipendenza affettiva 3

Foto di: http://www.flickr.com/photos/chiaramatteo/5483037342/

La persona che soffre di Dipendenza Affettiva può dimostrare il proprio vuoto interiore in due forme opposte, ma nello stesso tempo reciproche: “Io sono responsabile della felicità dell’altro”, oppure: “L’altro è responsabile della mia felicità”.

Queste due forme di dipendenza condividono la stessa speranza di trovare negli altri il proprio centro di gravità, la propria fonte di valorizzazione, la propria ragione di esistere e il proprio benessere esistenziale. Quando la persona  dipende stabilisce un contatto serio, vi si attacca come una striscia di velcro e non lascia la sua preda.

Questa persona, infatti, dipende da tutti: dalla famiglia, dal partner, dal capufficio, dagli amici. Facendo degli altri il proprio centro di gravità, abbandona i propri interessi personali, i propri valori, per concentrarsi su quelli delle persone da cui dipende e che considera più importanti. Cerca allora di soddisfare anche il loro più piccolo desiderio e si permette anche di crearne di nuovi, per sentirsi indispensabile.

Oppure, all’opposto, conta sull’altro per regolare la propria vita nei minimi dettagli. E’ l’altro che deve decidere delle sue attività  o delle attività comuni, nelle sue scelte nel vestire e nell’organizzare l’andamento della vita quotidiana.

Ciascuno di noi ha qualità e difetti, che costituiscono un individuo completo, con una propria personalità. A volte, però, poiché è cresciuta in una famiglia disfunzionale, la persona dipendente ha acquisito comportamenti particolari, che le sono stati trasmessi dal proprio ambiente.

Trai i tratti che possiamo trovare nelle persone dipendenti affettivamente ci sono:

  • Orgoglio: poiché la stima di sé non è radicata, la persona dipendente affettivamente non ha un’alta opinione di sé e delle proprie azioni. Inoltre, poiché le manca la fiducia in se stessa, tende a giudicare gli altri, a non riconoscere i loro meriti e le loro qualità. Non vuole essere relegata in secondo piano ed essere considerata inferiore. Tuttavia, si sente sempre incapace di chiedere aiuto agli altri: vuole dimostrare che il suo modo di vedere e di fare le cose non ha bisogno di essere migliorato. Come liberarsi da questa forma di orgoglio? Intanto riconoscendola e allo stesso tempo introducendo un po’ di umiltà, comprendendo che non si perde nulla nel riconoscere il valore degli altri. Al contrario, si potrebbero trovare elementi per far crescere se stessi.
  • Razionalizzazione: sempre per mancanza di fiducia in sé, la persona affettivamente dipendente crede di dover giustificare ciascuno dei propri atti e delle proprie opinioni. Per di più, poiché molto spesso è incapace di condividere le proprie emozioni e i propri sentimenti, questa giustificazione delle cose viene fatta ad un livello razionale: la persona parla con la testa piuttosto che con il cuore. Come liberarsi da questa tendenza? Interrogandosi seriamente sui motivi profondi delle proprie azioni e opinioni imparando a condividerle apertamente. La persona dipendente è necessario che prenda coscienza che ha anch’essa emozioni e sentimenti che valgono la pena di essere espressi.
  •  Perfezionismo: quando si prende come modello uno dei propri genitori e questi è un perfezionista, il bambino cresciuto in una famiglia disfunzionale cerca di sviluppare questa tendenza. In sé, il perfezionismo non è un difetto; lo diventa quando è spinto ad un livello inaccettabile non tenendo conto dei limiti che ci appartengono proprio perché umani. Il soggetto dipendente è necessario che si renda conto che la perfezione non è di questo mondo, che nessuno si aspetta questo da lui e che anch’egli non può reclamarla dagli altri. Una buona dose di semplicità in tutte le circostanze è la soluzione migliore.
  • Rinvio: la mancanza di fiducia in sé, la paura di sbagliare, di essere giudicati fanno sì che alcune persone affettivamente dipendenti rimandino costantemente a più tardi quello che potrebbero fare in quel momento. Esitano a passare all’azione. Solo attraverso l’esperienza e il lavoro possono vincere questo loro difetto e rendersi conto che possono agire altrettanto bene di chiunque altro. Così a poco, a poco, acquisteranno fiducia in sé.
  • Autocompatimento: alcune persone hanno la tendenza a piangere costantemente sulla propria sorte e a non accettare le prove che la vita riserva loro. E’ una caratteristica che si trova sovente presso le persone affettivamente dipendenti. Esse si sentono rifiutate, buone a niente, incapaci di riuscire nella vita. Anche in questo caso si tratta di mancanza di fiducia in se stessi. Per uscire da questa situazione, conviene imparare a sdrammatizzare le situazioni, a relativizzare l’importanza delle cose e degli avvenimenti, ad accettare la vit così come si presenta e soprattutto ad accettare se stessi.
  • Inquietudine: il soggetto affettivamente dipendente è un inquieto. Ha paura di quello che avverte all’interno di se stesso e di ciò che potrebbe succedergli in futuro. E’ necessario imparare a far fronte a questa insicurezza confrontandosi con essa, piuttosto che evitarla. Anche qui si tratta di una questione di fiducia in se stessi.
  • Prostrazione: può succedere che il soggetto dipendente tagli tutti i contatti con gli altri appena si presenta la minima difficoltà. La sconfitta in questa o in quell’altra circostanza produce in lui un senso di scoraggiamento dal quale troverà difficile riprendersi. E’ necessario che la persona affettivamente impari a passare all’azione, a pro-attivarsi, e a dirsi che quella sconfitta non è la fine di tutto, ma unicamente un avvenimento sfortunato e, soprattutto passeggero.

La conclusione di tutto questo???? Imparare ad amarsi, amare e lasciarsi amare; chi è affettivamente dipendente, non conoscendo le proprie risorse né le proprie qualità, ne è incapace. Vive solo in funzione degli altri, per servirli o esserne servito, ignorando totalmente cosa sia una relazione alla pari.

Le depressioni, la violenza coniugale, l’incapacità di prendersi per mano, tutte le forme di tossicomania, le malattie del corpo e dell’anima, a mio avviso, nella maggioranza dei casi, hanno una sola causa: la dipendenza affettiva. E’ necessario comprendere che si può venirne fuori impegnandosi, chiedendo aiuto. Bisogna imparare ad attingere in sé le risorse necessarie indispensabili alla felicità. Credete di non averle??? Io vi assicuro di sì!

La felicità non viene dagli altri. E’ in noi, adesso. Bisogna partire da se stessi, mai dall’esterno. Il/la partner, i figli, i beni materiali possono contribuire a questa felicità, ma non devono diventare la sola ragione di vita.

“IO SONO IMPORTANTE!” ecco quello che ciascuno dovrebbe dire a se stesso ogni giorno. E non si tratta di egoismo, siatene sicuri. Significa ri-centrarsi, prendere coscienza che siamo noi il centro di noi stessi. Il cammino non è sempre facile, ma se si vuole veramente uscire dal circolo vizioso delle sofferenze d’amore a ripetizione, dall’isolamento, dalla depressione è necessario passare all’AZIONE !!!!

Come???? ……. continua a seguirmi …..

Addio bianco e nero

colore rosa

Troppe volte pensiamo che la nostra vita sia fatta solo di bianco o di nero, di positivo o di negativo.

Se una giornata inizia “storta” difficilmente prendiamo in considerazione la possibilità che con il passare delle ore si possa “raddrizzare”, viceversa “se ci dice bene” viviamo con il terrore che il momento “si” possa passare … perché tanto si sa il bel tempo dura poco…..

Provate a fare questo semplicissimo esercizio….

Prendi un foglio e traccia su di esso una riga verticale che lo divida esattamente in due parti.

Procurati due matite , una rosa e una nera.

La rosa indicherà la positività, i momenti sì, le emozioni piacevoli, il nero la negatività, le burrasche del cuore, i momenti “storti”, le emozioni spiacevoli.

Alla fine della giornata, prendi un momento tutto per te e cerca di individuare l’emozione prevalente della giornata appena trascorsa.

Una volta che è individuata, tieni il foglio davanti a te e associa mentalmente il colore alla giornata: rosa o nera?…

Ora ripercorri con il pensiero le ore appena trascorse e le emozioni che hai provato, anche le più sfumate. E man mano che le “incontri” scrivile sul foglio inserendole nella metà rosa o nera a seconda del colore alle quale le associ.

Quando hai finito alzati, distraiti e torna lì dopo qualche minuto.

Guarda il foglio attentamente cercando di rimanere neutrale, semplicemente osservando le emozioni che si sono alternate nella giornata.

Ripeti l’esercizio per qualche giorno.

Grazie a questa tecnica otterrai una visione più panoramica e realistica della tua vita e ti renderai conto che questa è colorata di entrambe le polarità del vivere in un continuo fluire di “pieni e vuoti”, emozioni e stati d’animo differenti e opposti sono sempre compresenti, anche quando una giornata appare, a prima vista, tutta bella o tutta brutta, positiva o negativa…….

Vuoto Pieno Unità

MONDRIAN

Piet Mondrian – “Grande Composizione A”

Pieno o vuoto, ombra o luce, corpo o anima, essere o non essere. Inesorabilmente il positivo respinge il negativo ma con la stessa irrimediabilità lo attrae, lo chiama a sé.

L’uno esiste in funzione dell’altro; l’uno per l’altro; l’uno per l’altro. In opposizione ad un pieno, c’è solo un vuoto, che lo possa riempire e la pretesa di pienezza, senza un vuoto che la possa contenere, resta solo impertinenza.

Se vuoi la luce, la luce vera, devi cercarla nel buio con il coraggio della notte.

Spogliati di ogni luce di superficie, spegni luccichii e bagliori, fai buio. Accetta il nero, convivi con l’oscurità, guardaci dentro.

Una piccola luce si accende…poi un’altra…e un’altra ancora…..

VUOTO….

Nan-in, un maestro giapponese, ricevette la visita di un professore universitario che voleva studiare Zen. Nan-in servì il tè. Riempì la tazza del visitatore e poi continuò a versare.

Il professore osservò il tè che stava traboccando, fino a che non potè più contenersi: “E’ strapiena. Non ce ne sta più!”

“Come questa coppa”, disse Nan-in, “tu sei colmo delle tue opinioni e preconcetti. Come posso mostrarti lo Zen se non svuoti la tua tazza?”

Nyogen Senzaki

L’essenzialità è una conquista. Il vuoto capace di generare sostanza non si dà in modo gratuito ma solo al termine di un percorso; un atto di spoliazione tanto drastico rispetto alle leggi della vita quotidiana quanto è connaturato alle leggi più intime della nostra vita interiore….

Ora prova il vuoto…. cominciando dallo spazio ….

rettangolo

Scegli una stanza che ti sia

famigliare; un luogo che

custodisca la tua trasformazione,

il tuo processo di “svuotamento”.

I muri, i mobili e gli oggetti

trasudano gesti, ricordi, eventi,

pensieri,amore,dolore.

Svuota la stanza. Libera lo spazio.

Linee rette definiscono le pareti e

disegnano il pavimento.

Angoli…Spigoli..Contorni…

Siediti al centro della stanza vuota. Fissa il tuo sguardo sul muro.

N o n   c ‘ è   p i ù   n u l l a ,  s o l o   b i a n c o   e   l u c e . . . . .

Osserva il silenzio più assoluto. Liberati di tutte le parole, quelle dette e quelle non dette. Zittisci ogni suono e rumore; prima fuori di te, poi dentro di te.

Solo quando tutto tace puoi cominciare a “SENTIRE”. ASCOLTA IN SILENZIO. ASCOLTA IL SILENZIO.

PIENO

Riempi il fisico. Inspira

lentamente e profondamente;

travasa dentro tutto ciò che

è fuori; riempitene il più

possibile i polmoni, il corpo….

Trattieni…. Espira, vuotando

il corpo e la pancia fino ad infossarla

“La pratica respiratoria tende ad immettere nel corpo il

ch’i (aria) più sottile affinchè lo nutra e pian piano elimini

la parte densa e impura, portandolo alla stessa sottigliezza

 e purezza  del Cielo immortale. Ciò si ottiene inspirando

dal naso l’aria che, mediante la visione interiore, viene

guidata e fatta circolare in tutte le parti del corpo, dove

deve essere trattenuta il più a lungo possibile, espirandola

alla fine dalla bocca”

Lieh-tzu, “Il Vero Libro della Sublime Virtù del Cavo e del Vuoto”

 

Ora mangia una mela. Rossa, piena … mangiala tutta … assaporala … riempiti la bocca con la sua polpa …

 

Ed ora…accostati nuovamente al muro.

Avvicinati lentamente fino a che il bianco

svela la sua trama. La parete, tutt’altro

che piatta, rivela la propria topografia:

escrescenze infinitesimali, tracce di pennellata,

di setole pesanti, segni di stuccatura.

Sotto le spoglie di un muro vuoto,

un piano fitto di segni che affiorano,

svaniscono, si accavallano…..

Lascia un segno nello spazio, un oggetto: un solo ed unico elemento che riempia la stanza..

IL VUOTO E’ ORA PIENO

UNITA’ 

“La polarità di positivo e negativo è destinata a divenire unità. Non c’è concavo senza convesso, non c’è convesso senza concavo. Entrambi si fondono in una unità significativa Nel procedimento creativo come nella vita, pieno e vuoto è una polarità una coincidenza di opposti, come nel negativo di una fotografia in cui la luce diventa ombra e l’ombra diventa luce” (A.Archipenko)

PIENO   VUOTO

INSPIRA   ESPIRA

PIENO   VUOTO

INSPIRA   ESPIRA

L’alternanza perpetua di questo unico movimento pervade te, la tua stanza, le cose dell’uomo e della natura, il cosmo, l’universo ….

Affacciati alla finestra e porta il tuo sguardo oltre i limiti del muro; osserva gli alberi che si stagliano sulla linea d’orizzonte:

VERTICALEORIZZONTALE.

Cielo e terra si incontrano….

Maschile e Femminile s’intrecciano….

Spirito e materia si con-fondono….

Tutto ciò che è in rapporto complementare tende all’unità.

Ogni elemento si perde nel proprio antagonista

come in un gioco di fluidi che si incontrano, si

toccano, lottano, si uniscono ma nell’Uno conservano la propria distinzione….

+   –

PIENO   VUOTO

DENTRO   FUORI

ORIZZONTALE   VERTICALE

AMORE   ODIO

BIANCO   COLORE

SOLE   LUNA

VITA   MORTE

La felicità?  “l’unità di positivo e negativo”

TAO

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