Dipendenza affettiva: polarità e tratti

dipendenza affettiva 3

Foto di: http://www.flickr.com/photos/chiaramatteo/5483037342/

La persona che soffre di Dipendenza Affettiva può dimostrare il proprio vuoto interiore in due forme opposte, ma nello stesso tempo reciproche: “Io sono responsabile della felicità dell’altro”, oppure: “L’altro è responsabile della mia felicità”.

Queste due forme di dipendenza condividono la stessa speranza di trovare negli altri il proprio centro di gravità, la propria fonte di valorizzazione, la propria ragione di esistere e il proprio benessere esistenziale. Quando la persona  dipende stabilisce un contatto serio, vi si attacca come una striscia di velcro e non lascia la sua preda.

Questa persona, infatti, dipende da tutti: dalla famiglia, dal partner, dal capufficio, dagli amici. Facendo degli altri il proprio centro di gravità, abbandona i propri interessi personali, i propri valori, per concentrarsi su quelli delle persone da cui dipende e che considera più importanti. Cerca allora di soddisfare anche il loro più piccolo desiderio e si permette anche di crearne di nuovi, per sentirsi indispensabile.

Oppure, all’opposto, conta sull’altro per regolare la propria vita nei minimi dettagli. E’ l’altro che deve decidere delle sue attività  o delle attività comuni, nelle sue scelte nel vestire e nell’organizzare l’andamento della vita quotidiana.

Ciascuno di noi ha qualità e difetti, che costituiscono un individuo completo, con una propria personalità. A volte, però, poiché è cresciuta in una famiglia disfunzionale, la persona dipendente ha acquisito comportamenti particolari, che le sono stati trasmessi dal proprio ambiente.

Trai i tratti che possiamo trovare nelle persone dipendenti affettivamente ci sono:

  • Orgoglio: poiché la stima di sé non è radicata, la persona dipendente affettivamente non ha un’alta opinione di sé e delle proprie azioni. Inoltre, poiché le manca la fiducia in se stessa, tende a giudicare gli altri, a non riconoscere i loro meriti e le loro qualità. Non vuole essere relegata in secondo piano ed essere considerata inferiore. Tuttavia, si sente sempre incapace di chiedere aiuto agli altri: vuole dimostrare che il suo modo di vedere e di fare le cose non ha bisogno di essere migliorato. Come liberarsi da questa forma di orgoglio? Intanto riconoscendola e allo stesso tempo introducendo un po’ di umiltà, comprendendo che non si perde nulla nel riconoscere il valore degli altri. Al contrario, si potrebbero trovare elementi per far crescere se stessi.
  • Razionalizzazione: sempre per mancanza di fiducia in sé, la persona affettivamente dipendente crede di dover giustificare ciascuno dei propri atti e delle proprie opinioni. Per di più, poiché molto spesso è incapace di condividere le proprie emozioni e i propri sentimenti, questa giustificazione delle cose viene fatta ad un livello razionale: la persona parla con la testa piuttosto che con il cuore. Come liberarsi da questa tendenza? Interrogandosi seriamente sui motivi profondi delle proprie azioni e opinioni imparando a condividerle apertamente. La persona dipendente è necessario che prenda coscienza che ha anch’essa emozioni e sentimenti che valgono la pena di essere espressi.
  •  Perfezionismo: quando si prende come modello uno dei propri genitori e questi è un perfezionista, il bambino cresciuto in una famiglia disfunzionale cerca di sviluppare questa tendenza. In sé, il perfezionismo non è un difetto; lo diventa quando è spinto ad un livello inaccettabile non tenendo conto dei limiti che ci appartengono proprio perché umani. Il soggetto dipendente è necessario che si renda conto che la perfezione non è di questo mondo, che nessuno si aspetta questo da lui e che anch’egli non può reclamarla dagli altri. Una buona dose di semplicità in tutte le circostanze è la soluzione migliore.
  • Rinvio: la mancanza di fiducia in sé, la paura di sbagliare, di essere giudicati fanno sì che alcune persone affettivamente dipendenti rimandino costantemente a più tardi quello che potrebbero fare in quel momento. Esitano a passare all’azione. Solo attraverso l’esperienza e il lavoro possono vincere questo loro difetto e rendersi conto che possono agire altrettanto bene di chiunque altro. Così a poco, a poco, acquisteranno fiducia in sé.
  • Autocompatimento: alcune persone hanno la tendenza a piangere costantemente sulla propria sorte e a non accettare le prove che la vita riserva loro. E’ una caratteristica che si trova sovente presso le persone affettivamente dipendenti. Esse si sentono rifiutate, buone a niente, incapaci di riuscire nella vita. Anche in questo caso si tratta di mancanza di fiducia in se stessi. Per uscire da questa situazione, conviene imparare a sdrammatizzare le situazioni, a relativizzare l’importanza delle cose e degli avvenimenti, ad accettare la vit così come si presenta e soprattutto ad accettare se stessi.
  • Inquietudine: il soggetto affettivamente dipendente è un inquieto. Ha paura di quello che avverte all’interno di se stesso e di ciò che potrebbe succedergli in futuro. E’ necessario imparare a far fronte a questa insicurezza confrontandosi con essa, piuttosto che evitarla. Anche qui si tratta di una questione di fiducia in se stessi.
  • Prostrazione: può succedere che il soggetto dipendente tagli tutti i contatti con gli altri appena si presenta la minima difficoltà. La sconfitta in questa o in quell’altra circostanza produce in lui un senso di scoraggiamento dal quale troverà difficile riprendersi. E’ necessario che la persona affettivamente impari a passare all’azione, a pro-attivarsi, e a dirsi che quella sconfitta non è la fine di tutto, ma unicamente un avvenimento sfortunato e, soprattutto passeggero.

La conclusione di tutto questo???? Imparare ad amarsi, amare e lasciarsi amare; chi è affettivamente dipendente, non conoscendo le proprie risorse né le proprie qualità, ne è incapace. Vive solo in funzione degli altri, per servirli o esserne servito, ignorando totalmente cosa sia una relazione alla pari.

Le depressioni, la violenza coniugale, l’incapacità di prendersi per mano, tutte le forme di tossicomania, le malattie del corpo e dell’anima, a mio avviso, nella maggioranza dei casi, hanno una sola causa: la dipendenza affettiva. E’ necessario comprendere che si può venirne fuori impegnandosi, chiedendo aiuto. Bisogna imparare ad attingere in sé le risorse necessarie indispensabili alla felicità. Credete di non averle??? Io vi assicuro di sì!

La felicità non viene dagli altri. E’ in noi, adesso. Bisogna partire da se stessi, mai dall’esterno. Il/la partner, i figli, i beni materiali possono contribuire a questa felicità, ma non devono diventare la sola ragione di vita.

“IO SONO IMPORTANTE!” ecco quello che ciascuno dovrebbe dire a se stesso ogni giorno. E non si tratta di egoismo, siatene sicuri. Significa ri-centrarsi, prendere coscienza che siamo noi il centro di noi stessi. Il cammino non è sempre facile, ma se si vuole veramente uscire dal circolo vizioso delle sofferenze d’amore a ripetizione, dall’isolamento, dalla depressione è necessario passare all’AZIONE !!!!

Come???? ……. continua a seguirmi …..

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