Tag: ruolo

Il pensiero degli altri (II parte)

pensiero altri

Un altro argomento è: come vedono i vostri problemi le persone intorno a  voi? Ovviamente, conoscerne le cause è molto importante, e a volte noi non siamo in grado di raggiungere un distacco sufficiente a vederle.

Purtroppo tendiamo a chiedere consiglio agli altri per ricevere conforto e conferma della nostra presunzione di essere nel giusto; ma questo ha mai risolto qualche cosa?

Più spesso abbiamo già le soluzioni dentro di noi, ma è doloroso vederle; quindi speriamo che gli altri possano offrirci soluzioni alternative meno traumatiche.

Spesso per farci accettare dagli altri arriviamo ad ogni sorta di sotterfugio. Come quello di parlare in “negativo”. Quindi di finire con il pensare in negativo.

Un po’ per abitudine, un po’ come giustificazione per piccoli o grandi errori o ancora per (falsa) modestia, arriviamo a dire e a ripetere cose come: “Non sono dotato per le lingue”, “la matematica non è il mio forte”, “non ho memoria per le date”, “non riesco a capire” … e così via.

D’accordo, è una convenzione sociale, è “solo” un’abitudine. Ma è nefasta. Perché il pensiero, come ben sappiamo, è il motore più forte che esista per mettere in moto reazioni e fatti; quindi, ogni volta che affermiamo una cosa, la rafforziamo ulteriormente.

Altrettanto diffusa è l’affermazione: “Si fa così”. Se per esempio cercate di comprendere perché vi suggeriscono (o impongono) di svolgere un lavoro in un dato modo, è facile sentire la questa risposta. Tuttavia è sempre lecito, anzi doveroso, chiedere “perché?” e “chi l’ha detto?”. Solo grazie a domande di questo tipo è stato possibile agli esseri umani progredire, inventare, cambiare.

Tutti vorremmo essere amati e apprezzati dagli altri ma spesso finiamo con il vivere in funzione di questo, o per dimostrare che abbiamo ragione, che siamo buoni, che abbiamo valore etc…

Tutti hanno aspettative su di noi, a partire dai genitori, fino agli amici e al datore di lavoro. Si potrebbe dire che tutti hanno nella mente un “programma” per noi: su come dovremmo agire, ragionare, comportarci.

Noi possiamo soddisfare o deludere queste persone, ma siamo qualcosa di diverso da quel programma.

Se per caso noi “deludiamo” queste persone, loro sopravvivono. E noi, nel tentativo di essere all’altezza delle loro aspettative? Noi rischiamo di identificarci totalmente con quello che produciamo o rappresentiamo o interpretiamo al punto di perdere la nostra identità e di diventare incapaci di creare qualche cosa di nostra volontà.

Identificarsi con un ruolo è sempre un affare ad alto rischio, sia che si tratti di un ruolo scelto da altri per noi, sia che riteniamo di averlo forgiato a nostra misura; in ogni cosa ci toglie la facoltà di osservare “da fuori” e di scegliere di cambiare liberamente.

Se noi non siamo (a ragion veduta e non per comodità) d’accordo su un giudizio negativo di un altro su di noi, il “problema” è dell’altro che non ha osservato bene o non ha compreso. Può dispiacere, ma non toglie nulla alle nostre qualità.

Se riusciamo a vederci senza illusioni, ma ugualmente con comprensione e amore, ci sono due possibilità: l’altra persona si convincerà da sola, osservando meglio; oppure non si convincerà e allora noi non abbiamo perso granchè.

Non fare agli altri … quello che non vorresti fosse fatto a te. E non pensare degli altri … quello che non vorresti che loro pensassero di te.

Vi propongo un esercizio. Prendete cinque fogli e scrivete su ognuno il nome di cinque persone che conoscete. A sinistra scrivete le cose di loro che ritenete positive, a destra quelle che pensate siano negative. Datevi due minuti per compilare ognuno dei cinque fogli.

Ora esaminate il risultato. Credete che piacerebbe alle persone esaminate? E a voi piacerebbe se gli stessi giudizi fossero stati espressi sul vostro conto?

Se la seconda risposta è “no” può darsi che vi siate attorniati di persone non particolarmente positive. Se anche la prima è “no”, la situazione potrebbe essere ancor più critica: forse siete più severi con gli altri che con voi stessi.

Quello che pensiamo degli altri ci torna indietro. I pensieri sono vibrazioni che vengono decodificate dal cervello. Le vibrazioni simili vengono riconosciute e riattivate più facilmente. Quindi nonostante un nostro sorriso di circostanza, un pensiero poco gentile viene registrato e riconosciuto dall’altra persona, e sotto una forma o l’altra riceveremo pan per focaccia.

Se per esempio diamo per scontato che “non cambieranno mai”, rafforziamo questa eventualità  avendo poi a che fare con persone che davvero non cambiano.

Goethe disse “Tratta le persone come se fossero già quello che dovrebbero essere; aiutale a svilupparsi al massimo della loro potenzialità”. Questo significa credere negli altri. Non ciecamente bensì tenendo conto delle loro possibilità, come vorremmo che facessero loro con noi.

E significa anche evitare di giudicare le persone in modo utilitaristico, in funzione di quanto possano essere utili a noi, bensì semplicemente accettarle nella loro unicità e complessità …..

Le maschere sociali II parte

maschera sociale 1

Fotografia di Monica Silva 

Non dal volto si conosce l’uomo, ma dalla maschera. Karen Blixen

La familiarità che noi tutti abbiamo con le regole da seguire per impersonare un determinato ruolo, spesso diventa un elemento di cui è difficile fare a meno, nonostante le prove contrarie alla loro efficienza si accumulino giorno dopo giorno.

Infatti, noi tutti siamo ormai abituati solo a vedere quello che ci interessa e le sconfitte subite a causa delle azioni che compiamo nell’assumere un determinato ruolo, paradossalmente sembrano rafforzare il fardello delle immagini presenti nella nostra memoria.

Questo accade perché l’orgoglio ferito e il senso di amarezza che sperimentiamo, lungi dal portarci ad ammettere gli errori compiuti, ci spinge a persistere nell’errore pur di non cambiare atteggiamento.

Lasciarsi a guidare da certe immagini interiori diminuisce il senso di autoefficacia e concorre, insieme a molti altri fattori, a far si che molte delle nostre capacità rimangano inesplorate. Esse sono come delle profezie destinate ad avverarsi nel futuro, i cui effetti tengono le persone ben al di sotto delle loro potenzialità reali.

Di seguito un breve elenco delle maschere che le persone sembrano adoperare più frequentemente nella vita; è una classificazione puramente esemplificativa, alla quale potremmo aggiungerne molte altre, senza poi considerare le infinite combinazioni che scaturiscono dalla loro associazione. Un gioco in cui chi legge ci si può rispecchiare e, perché no, divertire ad aggiungerne altre…..

EREMITA => è la maschera adoperata da coloro che amano stare soli, evitando la compagnia e la vicinanza degli altri. Tutti nella loro vita sono stati almeno per un periodo dei solitari, tuttavia se questo atteggiamento persiste nel tempo si rischia di diventare dei misantropi buoni soltanto a far scappare le altre persone. Si tratta di una maschera completamente inefficace per poter vivere al meglio le relazioni sociali e familiari.

PERFEZIONISTA => a meno che non svolgiate un lavoro che richieda estrema precisione, tipo la professione di orologiaio o cardiochirurgo, questa maschera non vi consentirà di costruire relazioni sociali che siano davvero autentiche. Le persone fissate con il perfezionismo aspirano a raggiungere un elevato grado di perfezione nelle proprie attività , anche nell’ambito sociale, per cui a torto ritengono che saranno felici soltanto quando tutto sarà sistemato secondo i propri desideri. Dato che tale perfezione e irraggiungibile, ne consegue, che rimarranno sempre scontente da ogni aspetto della vita sociale.

CINICO => maschera tipica di coloro che vogliono apparire più furbi degli altri e per i quali il fine giustifica i mezzi. Quando non riescono ad ottenere ciò che desiderano, indossare questa maschera funge da espediente per proteggere se stessi dalla sofferenza: il ruolo del cinico, infatti, consente di ignorare i sentimenti e le emozioni negative per poi agire unicamente in vista di un fine contrario al bene comune.

SOTTOMESSO ALL’AMORE => chi incarna i comportamenti tipici di questo ruolo tende a mettere su un piedistallo tutti i partner che incontra durante la vita, per farne degli idoli senza mai chiedere loro di soddisfare i propri bisogni. Queste persone traggono piacere dall’assumere una posizione subordinata rispetto al partner per non dover fare i conti con il proprio passato, cui attribuiscono la colpa di essere stato avaro di successi e di soddisfazioni personali. “Delusi” dalla vita cercano di “non deludere” gli altri e di curare unicamente i loro interessi.

VITTIMA/CARNEFICE => sono due immagini complementari e strettamente legate fra di loro, dato che chi si comporta da vittima tende a scatenare l’aggressività dei potenziali carnefici. Prima ancora che ci siano state delle sopraffazioni, ci si sente già oggetto di persecuzione da parte degli altri, spesso senza un reale motivo per pensarlo. Il ruolo di vittima si adatta bene anche a coloro che dedicano la propria vita all’adempimento di un dovere e che dopo un po’ di tempo si sentono schiacciati dalle responsabilità eccessive. Chi è solito dichiararsi vittima dei soprusi altrui, spesso lo fa con l’intento preciso di demonizzare gli avversari.

COLPEVOLE => è una maschera adatta a quelle persone che si sentono in colpa per aver commesso azioni ritenute riprovevoli e ingiuste per cui diventa necessario espiarla punendosi per tutto il resto della vita. I colpevoli si comportano come il Titanic in attesa di sbattere contro un iceberg e giustamente le altre persone tendono a fuggire come la peste chi indossa questa maschera per paura di rimanere coinvolte loro malgrado nelle punizioni che si autoinfligge.

PERDENTE => la maschera caratteristica di chi ha l’aspetto del guerriero che fiuta la sconfitta e che l’eccessivo carico di responsabilità fa sembrare appesantito, con l’aria sgualcita, e le borse sotto gli occhi. Appare così chi nella vita subisce, o meglio non riesce ad evitare, troppe sconfitte senza reagire in alcun modo.

ESIBIZIONISTA => chi indossa la maschera in questione ha la tendenza a mettere in mostra le proprie qualità personali. Per lo più si tratta di una personalità fittizia, creata appositamente per il piacere di destare l’ammirazione e i complimenti altrui. Si tratta di un’immagine che può funzionare per poco tempo, diventando poi controproducente, soprattutto quando gli altri cominciano ad intuire che dietro la facciata si nasconde ben poco, se non la noia di vivere.

PAUROSO => essa si contraddistingue per il fatto che scatena delle reazioni di attacco o fuga di fronte a situazioni che di pericoloso hanno ben poco. Nel primo caso, per reagire a queste situazioni, si tende a diventare esageratamente aggressivi, mentre nell’altro caso si scappa con la falsa promessa che, se si rimanda il problema, ci si sentirà meglio nell’immediato futuro.

PARASSITA => questa maschera caratterizza le persone che amano vivere alle spalle di altri senza dare niente in cambio. I fattori che contribuiscono ad assumere un tale atteggiamento sono la mancanza di fiducia nelle proprie possibilità e la convinzione di essere incapaci di vivere in maniera autonoma e responsabile.

MARZIANO => si tratta di quel personaggio che vive in un’atmosfera ovattata, dentro una campana di vetro in modo da non far capire agli altri le sue intenzioni. E’ una maschera tipica di quegli individui che non riescono ad inserirsi adeguatamente nelle dinamiche di un gruppo, a causa del loro essere misteriosi e poco chiari quando parlano con gli altri.

(…continua nel prossimo post)

Le maschere sociali

maschera sociale

Uno dei trucchi dell’assurdo è di vestirsi da verosimile… Non c’è ora della nostra giornata in cui non ci sfilino davanti siffatte maschere di carnevale.
Gesualdo Bufalino, Il malpensante, 1987

Luigi Pirandello ha colto efficacemente in molti dei suoi romanzi i nodi multiformi e problematici dell’esistenza. Molti suoi scritti, ricordiamo “Uno, nessuno e centomila”, affrontano in maniera originale il tema della frammentazione della personalità: sotto le maschere irrigidite delle convenzioni sociali e delle opinioni altrui, secondo Pirandello si cela sempre il desiderio di vivere un’esistenza più felice, in sintonia con le verità che provengono dal cuore.

Molteplici ricerche scientifiche giungono alla conclusione di ritenere corrispondenti al vero il fatto che gli individui indossino varie maschere per vivere le relazioni sociali in un certo modo e per affrontare le situazioni complesse che si presentano nel rapporto con gli altri. Anche se sicuramente servono per adattarsi meglio a vari aspetti del mondo in cui viviamo, quando l’individuo si identifica in maniera eccessiva con le immagini che desidera trasmettere all’esterno di sé, corre il rischio di perdere i contatti con molte delle sfumature emotive presenti nella sua interiorità ed è proprio questo che frena il pieno sviluppo del nostro potenziale umano.

Svolgere un buon lavoro sulle proprie immagini interiori, soprattutto su quelle che presentiamo agli altri, costituisce un buon modo per migliorare notevolmente le proprie potenzialità creative, rendendo sicuramente più semplice l’applicazione delle capacità sociali alla vita quotidiana.

Alcune delle immagini in questione condizionano pesantemente la condotta delle nostre azioni, impedendoci in tal modo di apportare i cambiamenti che desideriamo alla nostra vita. Questo accade in modo particolare quando i ruoli sociali che ricopriamo, pur rivelandosi del tutto inutili per affrontare determinate situazioni, sono mantenuti nonostante la loro palese inadeguatezza.

Il primo passo per cambiare tutto questo consiste nel comprendere il fatto che l’indossare queste maschere veicola la soddisfazione di bisogni che ormai non sono più attuali per noi. Così come il sistema di valori e di bisogni va incontro a profondi cambiamenti nel corso della nostra vita, allo stesso modo anche l’insieme delle immagini personali necessita di essere continuamente rinnovato per essere funzionale a soddisfare nuovi interessi.

Lo scrollarsi di dosso le vecchie immagini non è naturalmente un processo semplice e tanto meno spontaneo, esso richiede un grande impegno e una grande volontà dato che il distaccarsi dai vecchi ruoli comporta sofferenza. Pensiamo infatti che essi hanno guidato la nostra crescita per molto tempo, controllando le energie a nostra disposizione e mediando fra le emozioni interne e le relazioni sociali. Tuttavia anche se i ruoli che abbiamo sostenuto in mezzo agli altri  sono serviti a facilitare l’adattamento all’ambiente , anzi in molti casi sono nati proprio per poter sopravvivere all’ambiente, dopo un certo periodo la loro funzione si esaurisce. Questo accade quando le “maschere” interiori da cui ci facciamo guidare non servono più a lenire lo stress indotto dall’affrontare delle situazioni difficili, bensì contribuiscono a complicarle ulteriormente poiché ci costringono a recitare sempre la stessa parte e lo stesso ruolo.

Le maschere sociali funzionano un po’ come se fossero dei grossi acquari: anche se all’inizio ci fanno sentire certamente più sicuri perché sappiamo che non accadrà mai nulla di inaspettato, a lungo andare ci permettono di “nuotare” soltanto verso delle direzioni prestabilite, azzerando in tal modo la possibilità di scoprire nuovi percorsi da compiere, più confacenti alle mete da raggiungere nei vari campi dell’esistenza … (continua nel prossimo post….)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: